DIZIONARIO DEGLI SCRITTORI DI MUSICA
A. — B.
DIZIONARIO
_STORICO-CRITICO_
DEGLI SCRITTORI DI MUSICA
E DE' PIÙ CELEBRI ARTISTI
_DI TUTTE LE NAZIONI_
SÌ ANTICHE CHE MODERNE
_DELL'AB. GIUSEPPE BERTINI_
MAESTRO DELLA REGIA IMPERIAL CAPPELLA PALATINA
_In medio omnibus
Palmam esse positam qui artem tractant musicam._
Ter. Prol. in Phor.
TOMO PRIMO
PALERMO
DALLA TIPOGRAFIA REALE DI GUERRA.
1814.
_ALL'ECCELLENTISSIMA SIGNORA_
D. MARGARITA PIGNATELLI
E PICCOLOMINI
_PRINCIPESSA DI CUTÒ_
DAMA DI CORTE
DI S. M. LA REGINA, ec. ec.
_ECCELLENZA_
_Non vile interesse o indegna adulazione son le cagioni, per cui o
Signora a voi consacro la presente opera. Tralasciando i singolari
talenti e le rare doti che fregiano l'animo vostro, il zelo che avete
per l'avanzamento di così Bell'Arte la Musica, era stimolo grande che mi
spronasse ad onorarla del vostro nome, ed io non sapeva a chi meglio
indrizzata venisse se non a voi._
_Non isdegnate per tanto quest'atto di riconoscenza, il massimo tributo
che a voi possa solo offerire._
L'Autore
CATALOGO
_DE' SIGNORI ASSOCIATI_
Sig. Cav. D. Francesco Abbate.
Sig. Cav. D. Vincenzo Abbatelli di Catania.
Sig. Cav. D. Luigi Agras.
Illus. Sig. Marchesino Airoldi.
Ecc.mo Sig. Principe di Alcontres di Messina.
Sig. Cav. D. Luigi Alliata.
Sig. D. Francesco di Amore di Messina.
Ill. Signora D. Paolina de Angelis.
Ecc.mo Sig. Duca di Angiò.
Sig. Dott. D. Raffaele Arena.
Sig. D. Andrea Arena di Messina.
Sig. Luigi Armellini romano.
Sig. D. Carlo Assensio.
Sig. D. Natale Bertini.
Illus. Sig. D. Catarinella Bosco.
Sig. D. D. Giuseppe Bottaro di Messina.
Sig. Dott. D. Luigi Bruno pubbl. prof. di filosof. ne'
Regj studj di Messina.
Biblioteca de' Rev. PP.
dell'Oratorio, Olivella.
Biblioteca dei PP. Cassinesi di
Catania.
I Signori Borel e Pichard librai in Napoli,
e in Palermo per 20 copie.
Illus. Sig. D. Lucrezia Calascibetta.
Ecc.ma Sig. Duchessa di Calascibetta Beltrano.
Ecc.mo Sig. Duca di Calascibetta.
Ecc.mo Sig. Principe di Campofranco.
Ecc.mo Sig. Conte di Caltanissetta.
Ecc.mo Sig. Duchino di Campobello.
Ecc.ma Sig. Duchessa di Castrofilippo.
Ecc.ma Sig. Principessa del Cassaro.
Sig. D. Emmanuele lo Cascio.
Sig. D. Francesco Cardinale }
Sig. Dott. D. Paolo Cannizzaro } da Messina.
Sig. D. Francesco Cespes }
Sig. B.ne D. Vincenzo Cianciolo }
Rev. Pad. D. Pier-Luigi Colonna Cassinese.
Sig. D. Angelo Compagni.
Conservatorio di Musica di
Palermo.
Sig. D. Michelino Cugino.
Ecc.mo Sig. Principe di Cutò Capitano della Guardia degli
Alabardieri.
Rev. Pad. D. Benedetto Denti Cassinese.
Sig. D. Tommaso Dolce.
Ecc.mo Sig. Principe di Fitalia.
Sig. Dott. D. Carmelo la Farina da Messina.
Sig. D. Giuseppe Falletti Alaberti da Messina.
Sig. D. Vincenzo Ferrara da Messina.
Ecc.mo Sig. Marchese Filingeri Spinola in Catania.
Sig. Ab. Cav. Niccolò Filingeri Spinola.
Ill. Sig. Barone Ficilino.
Ill. Sig. Barone Friddani.
Ill. Sig. Duca di Gaffi.
Ill. Sig. Marchese di Gallodoro.
Sig. D. Geronimo Gemelli da Messina.
Sig. Cav. D. Ferdinando Gerardi.
Ill. Sig. Marchesino di S. Giovanni.
Ill. Priore D. Gaetano Grano.
Ill. Signora D. Vincenza Grassellini.
Sig. Cav. D. Giovanni la Grua.
Sig. D. Stefano Interdonato da Messina.
Ill. Signora D. Mariannina Lucchesi.
Ill. Signora D. Agatina Lucchesi-Palli.
R. Sig. Ab. D. D. Vincenzo Mango.
Sig. D. Salvadore Mantegna.
Rev. Pad. D. Gio. Battista Marassi Cassinese.
Ecc.mo Sig. Conte di San Marco.
Sig. Cap. D. Francesco Marsiglia nel Corpo d'Artiglieria,
Messina.
Biblioteca de' RR. PP. Cassinesi di S. Martino de Scalis.
Ill. Signora D. Carolina Minneci.
Sig. D. Giovanni Mittica in Messina.
Sig. D. Benedetto Mondino.
Ill. Signora D. Girolama Montaperto.
Ill. Sig. Marchesino Montaperto.
Ecc.mo Sig. Principe di Monteleone.
Ill. Sig. Duca di Monteleone.
Sig. D. Emmanuele Nani primo violino del teatro di
Catania.
Sig. D. Croce di Napoli.
Sig. Ab. D. Giovanni Narici.
Ill. Signora D. Francesca Natale.
R. P. Priore D. Placido Natoli Cassinese.
Sig. Ab. D. Pietro Noto.
Sig. D. Giovanni Olzina in Messina.
Ecc.mo Sig. Principe della Pantellaria.
Rev. Pad. D. Francesco Palermo Cassinese in Messina.
R. P. Ab. D. Giov. Andrea Paternò, Castelli Cassinese di
Catania.
Ecc.ma Sig. Principessa di Paternò.
Ill. Signora D. Rosina Papè.
Ill. Sig. Barone Pastore.
Sig. Cav. D. Camillo Paternò de Gregorio.
R. P. Priore D. Bernardo Platamone Cassinese.
Sig. Cav. D. Carlo Perez de Hita.
Sig. D. Giuseppe Raimo.
Ill. Sig. D. Emmanuele Requesens Colonnello del primo
Reggimento Siciliano.
Sig. D. Giovanni Rosso.
Ill. Signora D. Antonietta Ruffo.
Ill. Signora D. Giacinta Salomone.
Sig. Ab. D. Ignazio Sansone.
Ecc.mo Sig. Principe di Scilla.
Sig. N. N. Scullica da Messina.
Sig. D. Nicola Sollima da Messina.
Ecc.mo Sig. Conte di Summatino.
Sig. Cav. D. Enrico Statella.
Sig. D. Michele Tamajo.
Rev. Pad. D. Gregorio Tarallo Cassinese.
Sig. D. Antonino Tardi da Messina.
RR. Sig. Ab. D. Pietro Tasca Maestro Cappellano.
Sig. D. Domenico Testa.
Spett. D. D. Pietro Tognini Giudice.
Sig. Dot. D. Antonino Torretta.
Ecc.mo Sig. Principe della Trabia.
Ecc.ma Signora Principessa di Trabia.
Sig. Dot. D. Antonino Traverso publ. Professore
d'Eloquenza ne' regj studj di
Messina.
Sig. D. Francesco Urso da Messina.
Sig. D. Placido Vasta da Messina.
Ill. Signora D. Teresa Villanova.
Ecc.mo Sig. Duchino di Villafiorita.
Sig. D. Fran.sco Orazio Visalli da Messina per 5 copie.
Ill. Sig. Bar. Giuseppe Zappulla.
_Si avverta che nell'articolo di_ Barthelemy _è occorso un errore di
tipografia alla pag. 85, dove la parola_ soverchio _dee del tutto esser
tolta per non guastare il senso._
_Ce qui est plus à regretter c'est le peu de goût, que nous avons pour
la musique... Nous croions rassembler aux anciens, mais, que par cet
endroit, les Italiens rassemblent bien plus que nous! Condillac, Orig.
des Connoiss. humain. t. 2, sect. 1, c. 6._
DISCORSO PRELIMINARE
L'Italia “quella celebre nazione, alla quale null'altro rimane della sua
antica grandezza, che quella delle idee nelle Bell'Arti”[1]: l'Italia il
bel paese della musica, che per raro caso la fè rinascere nel suo seno
in mezzo alla barbarie, che signoreggiava nel resto dell'Europa:
l'Italia, a cui, per confession medesima dell'altre culte nazioni
debbonsi i progressi, la perfezione e la più nobil cultura di
quest'arte: l'Italia, io dico, contenta sol della gloria di aver dati
all'Europa intera i più gran genj coltivatori della medesima, le
migliori Opere didattiche, la migliore Scuola, e i più perfetti modelli
per la pratica, niuna briga si è presa finora di coltivare la
_Bibliografia Musicale_, cioè quella porzione di Storia, che riguarda le
notizie degli autori, e delle loro Opere[2]. Quale storia letteraria o
biografica della Musica si è infatti intrapresa giammai nell'Italia? e
sebbene da Letterati di estere nazioni siansi date fuori più Opere in
questo genere, quale traduzione almanco se ne è fatta dai nostri?
Cosicchè un Hawkins, un d.r Burney fra gl'Inglesi[3]: un d.r Forkel,
un Mitzler, un Greber, un Walther, un Gruber fra' Tedeschi, ed altri
moltissimi, le di cui Opere riscontrar si possono in più articoli di
questo Dizionario, sono tutt'ora nomi ignoti alla più parte degli
amatori ed artisti di nostra nazione, non che per difficoltà
d'intenderli nelle loro lingue originali, come ancora per lo scarso
commercio che de' loro libri si fa nell'Italia. Sì fatta considerazione
mi ha mosso ad intraprendere il presente Dizionario, il quale comecchè
atto non sia a riempir del tutto il voto della nostra letteratura,
contiene non pertanto i materiali tutti della Storia letteraria della
musica, e tutte ne addita le fonti, onde più agevolmente tesser la
possa, quando il voglia, alcun valente italiano, fornito di lumi e di
talenti, che fanno a tal uopo.[4]
Tra l'ordine cronologico, e quello delle materie, io ho prescelto
l'ordine alfabetico, perchè più comodo riesca a' miei Lettori, qualora
venga lor pensiero di soddisfare all'occasione la curiosità di sapere
in qual tempo e in qual luogo fiorì quel tale Scrittore, quel tal
Compositore, quel tal celebre Artista: quali Opere scrisse quegli e
intorno a qual ramo della Musica: quali composizioni musicali e con
quale successo diè al pubblico quell'altro: quale singolar merito ebbe
nell'esecuzione quell'Artista: e quantunque convenga io benissimo
dell'utilità del primo metodo, che di mano in mano darebbe una storia
progressiva dell'origine e degli avanzamenti di quest'Arte e Scienza: nè
men vantaggioso io nieghi esser l'altro nel ripartire gli Autori giusta
l'ordine delle materie, e secondo quella porzione, ch'essi han
coltivata, della Musica: ho proccurato tuttavia, che non totalmente
defraudati vengano i Lettori del doppio vantaggio che trar si può da
ambi questi metodi. Per il primo io darò alla fine di tutta l'Opera una
_Tavola Cronologica_, che disporrà tutti i Scrittori e gli Artisti, di
cui abbiam ragionato ne' rispettivi loro articoli, secondo l'ordine dei
tempi. L'oggetto di questa Tavola si è d'esporre in una maniera pronta e
sensibile i progressi successivi delle cognizioni musicali presso tutte
le nazioni. In riguardo al secondo, daremo da prima un quadro di tutti
gli aspetti, sotto a' quali può riguardarsi la Musica, che servir possa
come d'introduzione alla storia di quest'Arte e Scienza, ed alla fine
del Dizionario si darà un _Catalogo ragionato_, ovvero una _Biblioteca
scelta_ di tutti gli autori disposti giusta l'ordine delle materie,
sulle quali hanno eglino scritto.[5]
Può dunque considerarsi la Musica o come _Arte_ o come _Scienza_.
Riguardata come arte ella è un linguaggio che ha per elementi quella
specie di suoni, che meglio dinotar non si possono che col termine di
_Suoni musicali_[6]: linguaggio che del pari d'ogn'altro, ha per oggetto
di piacere, di dipingere, o di muovere[7]. All'arte musica in generale
si appartiene la disposizione de' suoni in quanto al tuono, in quanto al
ritmo ed all'altre modificazioni, di cui son essi suscettibili, come
eziandio la scelta de' segni, co' quali vengono rappresentati. A questo
ramo dell'Arte musicale si appartengono tutti i Scrittori di Elementi,
di Principj, cioè delle prime nozioni grammaticali di questo
linguaggio, come ancora gli Autori de' Dizionarj musicali, in quanto
spiegano essi i termini tecnici, i segni e i caratteri sì antichi che
moderni della Musica.
Quest'_Arte_ si divide in due rami; l'_esecuzione_, e la _composizione_.
La prima insegna a trovare, mercè l'interpretazione de' caratteri, i
suoni con tutte le loro modificazioni, e a riprodurli per mezzo degli
organi e degl'istrumenti d'ogni specie: essa ha quindi molte divisioni
relative a questi stromenti, e alle modificazioni del suono. L'arte che
riguarda l'organo della voce, dicesi _Musica vocale_, e quella che
riguarda i suoni di varj stromenti, dicesi _Stromentale_. Tutti quegli,
che hanno scritto su la maniera di cantare, e sulle regole di formare,
di modificare e di riprodurre i suoni con la voce: come ancora quelli
che co' loro trattati, insegnano la maniera di sonare i diversi
stromenti, o pneumatici, o lirici, appartengono a questo ramo della
Storia dell'arte. La _Musica Arte_ è quello che in altra maniera si
chiama la _Musica Pratica_, denominazione, che può ben adottarsi, posto
che non ci porti a confondere un sistema fondato sopra osservazioni
assai giuste, assai delicate e spesso molto profonde con l'uso e 'l puro
abito, che non è se non la cognizione della pratica scevra ed isolata
dalle considerazioni di ragione, di gusto e di sentimento, sulle quali
essa è stabilita. Ristretta ne' suoi limiti, l'_Arte_ basta a se stessa,
e colui che giunge ad essere eccellente anche in una sola delle sue
menome parti, ottiene a buon diritto (che che dir ne possano alcuni
ignoranti e presuntuosi teorici) il titolo di _Musico_, e la
qualificazione di _Artista_. Per tal ragione destinati abbiamo varj
articoli a più celebri _Cantanti_, ed a più egregj e valenti
_Suonatori_, che si han fatto un nome al mondo sì negli antichi, che ne'
moderni tempi.
Dopo aver considerata la _Musica Arte_ come un linguaggio, che ha per
elemento il suono musicale, bisogna successivamente conoscere come il
_tuono_ e la _durata_, che ne sono le prime modificazioni, sottoposte,
_quello_ alla modalità, _questa_ al ritmo, producano mercè le loro
combinazioni la sillaba, la parola, la frase e 'l discorso musicale;
come queste medesime modificazioni, della stessa maniera che le altre,
sono la sorgente degli effetti: come quest'effetti caratterizzano i varj
stili, rinforzano l'espressione, operano l'azione della Musica, e sono
il germe delle idee. Sotto questo rapporto han luogo tutti coloro che
hanno scritto sulla Rettorica e poetica musicale: dell'unione della
musica con la poesia[8], dell'applicazione della medesima musica alle
diverse forme del discorso, e de' varj stili di chiesa, di teatro, di
camera ec.
La _Composizione_ è l'arte di far della musica. Questa definizione, per
quanto ella sembri, e veramente sia triviale e bassa, è non per tanto la
migliore che dar si possa di quest'_Arte_. La parte _Didattica_, che
consiste nelle regole della Composizione, forma piuttosto una scienza di
cui si dirà in appresso: quì intendiamo solo la pratica di cotesta
scienza, ed essa comprende tutti i Compositori di Musica sì antichi, che
moderni. De' primi (per i quali intendo i Greci, i Romani e alquanti
Arabi de' tempi culti), assai pochi annoverati verranno in questo
Dizionario, stante che niuna produzione e scarse notizie ci sopravvanzan
di loro: e de' moderni vi ha forse troppo gran copia, comecchè mi sia
pur ristretto a far menzione soltanto de' più rinomati e più celebri,
ben sapendo da Orazio che
_mediocribus esse poetis_
_Non homines, non dii, non concessere columnae._
Ma come per i moderni s'intendono tutti i Compositori che han fiorito
dopo il risorgimento di quest'Arte nell'Europa, ho dovuto per
conseguenza abbracciare la serie de' più secoli, ne' quali gran numero
veramente troviamo di bravi scrittori, le di cui composizioni, se non
hanno il merito del gusto alla moda, han quello dell'originalità e della
scienza[9]. Mi sono bensì astenuto dal rapportare i nomi di tutti quei
gotici Compositori di madrigali, di enimmi musicali e di quelle tante
difficili inezie onde in certi tempi era caricata la musica, “da
paragonarsi (come riflette un dotto autore) agli anagrammi, logogrifi,
acrostici, paranomasie, equivoci, e simili sciocchezze, ch'erano in voga
presso a' poeti del seicento[10].”
Una ragionevole delicatezza mi avrebbe dovuto far ancora astenere di
parlar degli Autori, e de' Compositori tuttora viventi: ho voluto non
pertanto contentare anche in questo la più parte de' miei Lettori, e non
lasciare una considerevol lacuna nella storia dell'Arte e degli Artisti,
a costo di meritar la taccia di avermi voluto erigere in censore o in
panegirista di persone, cui la posterità sola ha dritto di giudicare. Mi
lusingo tuttavia di poter disporre questi severi Aristarchi a scusare
questa mia apparente temerità, qualora vorranno riflettere, che della
stessa maniera si sono condotti gli Autori di Biografie musicali di
sopra citati: ed allorchè vedranno eglino con quale circospezione ed
accortezza mi son io condotto in così delicata e malagevole impresa.
Che se vuolsi ora riguardar la musica come _Scienza_, essa si divide
ancora in due parti, cioè la _Teoria_ e l'_Erudizione musicale_. La
prima è quella scienza, per la quale quest'Arte è ridotta in
principj[11]. Il Fisico disaminando la natura del _Suono_, e cercando
la cagione delle sue modificazioni: ed il geometra rendendosi padrone
delle di lui osservazioni, cercano insieme di formar delle ipotesi, per
mezzo delle quali possano coll'ajuto de' calcoli, ricondurle alle leggi
generali della fisica. Da questi loro travagli e da sì fatte ricerche ne
deriva un ramo di mattematiche miste, a cui si è dato il nome
di _Acustica_ dalla parola greca αχουω[12], che significa
_udire_, o di _Teoria fisico-mattematica_. Questa scienza esamina il
suono in se stesso, ricerca le leggi della sua generazione, della sua
propagazione; il principio e le leggi delle sue modificazioni, lo
compara con lui medesimo sotto tutti i rapporti, cerca in conseguenza di
determinar quei rapporti che conservano tra loro i suoni del Sistema
musicale, e riguarda come una delle sue più importanti applicazioni la
fattura, la costruzione e soprattutto la divisione degli istromenti di
Musica. A questo ramo si appartengono dunque tutti gli Scrittori, che da
Pitagora sino a quest'ultimi tempi han ridotta a calcolo la Scienza de'
suoni, e che hanno preteso formar della Musica una scienza esatta.
Si è infatti da antichissimo tempo, cioè da Pitagora in poi agitata la
questione, se la Musica derivi dalle proporzioni mattematiche, e se ella
sia una porzione di questa scienza. Nell'antichità divise essa i
Pitagorici e gli Aristossenici, sostenendo i primi le proporzioni
numeriche, e rigettando queste i secondi come incerte e fantastiche,
standosene soltanto agli sperimenti dell'orecchio, come erasi fatto
sempre sin da principio dagli antichissimi Musici[13]. I moderni non
contenti delle ragioni di numero a numero che usarono gli Antichi per
trattar della Musica, vi aggiunsero le tre proporzioni armonica,
aritmetica e geometrica; e perciò i libri di molti sono pieni zeppi di
numeri, e voti di musica: ovvero dopo aver cominciato con un grande
apparato di principj mattematici, finiscono, entrando nella pratica, con
non far più conto di quegli stessi principj: il che dà a divedere
abbastanza che tutte coteste ragioni sono accidentali all'Armonia, e che
“la considerazione delle proporzioni geometriche, aritmetiche ed
armoniche è illusoria nella Teoria dell'arte musicale[14].” Quindi è che
molti filosofi musici, come l'Alembert, e il Sacchi, e l'Eximeno e
Choron e più altri si sono giustamente impegnati a sottrarre la Musica
con ogni sorta di argomenti da' ceppi della mattematica; e a sgombrar
dalle menti un sì antico ed invecchiato pregiudizio. “Può veramente il
calcolo, dice uno de' più gran Geometri dello scorso secolo (_M.
d'Alembert_), facilitare l'intelligenza di alcuni punti della teoria,
come del rapporto fra i tuoni della scala e del temperamento; ma quel
che abbisogna di calcolo per trattar di questi due articoli è così
semplice, e per dir tutto, è così poca cosa, che non merita di farsene
pompa. Non imitiamo que' Musici, che credendosi Geometri, o que'
Geometri, che credendosi d'esser Musici, ammassano numeri sopra numeri,
immaginandosi forse, che quest'apparato sia necessario all'arte. La
brama di dare alle sue produzioni un falso aspetto scientifico, impone
solamente agli ignoranti, e non serve che a rendere i loro trattati più
oscuri e meno instruttivi[15]. Come Geometra, io credo aver qualche
diritto di protestar quì _contro questo ridicolo abuso della Geometria
nella Musica_: e con tanto più di ragione farlo io posso, quanto in
questa materia i fondamenti de' calcoli sono sino ad un certo punto
ipotetici, e non sono anche più che ipotetici etc.” (_Discours prélimin.
aux Elém. de Musiq. p. XXIX._) E più chiaramente nella lettera a M.
Rameau così s'esprime questo celebre Mattematico: “Il senso dell'udito
non può in veruna maniera darci la nozione, di _rapporto_, e di
_proporzione_, che noi acquistar non possiamo se non per mezzo della
vista e del tatto. Per avere un'idea chiara delle _proporzioni_ e de'
_rapporti_, è necessario comparare i corpi per mezzo di questi due
ultimi sensi; la percezione dei suoni non vi contribuisce assolutamente
per nulla, nulla vi aggiunge e vi è del tutto straniera. Per dir tutto
in brieve, quando gli uomini sarebbero sordi, non vi sarebbero meno per
loro de' rapporti, delle proporzioni, una geometria... La considerazione
de' _rapporti_ è senza dubbio ad alcuni riguardi necessaria nella Musica
per la comparazione de' suoni tra loro: il calcolo, che altro non è se
non l'arte di combinare e di trovare i rapporti, è utile per
l'intelligenza di certi punti della teoria; ma la considerazione de'
rapporti è illusoria per render ragione del piacere che ci cagiona la
Musica. In riguardo alle proporzioni, egli è certo, che le _proporzioni
aritmetiche ed armoniche sono del tutto straniere, e per conseguenza
inutili all'arte musicale,_” p. 213, 214.
L'_Eximeno_ poi più che ogn'altro, nell'eccellente sua Opera
dell'_Origine e delle Regole della Musica_, impegnossi a provare che la
Musica non ha correlazione colla Mattematica: che le corde della Musica
possono bensì misurarsi, e con queste misure formarsi molte ragioni: ma
che tali ragioni sono accidentali all'armonia, e che per ottenere questa
non bisogna regolarsi con quelle. Egli munito di profondi studj sulle
mattematiche attacca le formole algebraiche, colle quali l'_Eulero_ fa
della Musica un nuovo trattato di Algebra, e con ragioni di geometria e
di fisica impugna quanto vi ha di vano e d'ingannevole intorno a queste
materie, nel tanto celebre una volta e tanto discreditato oggidì sistema
del Sig. _Rameau_. Ecco come del buon successo di quest'Opera parla
l'elegante insieme e sensato _Bettinelli_: “Un bravo spagnuolo fatto
romano di gusto anche in musica con alla mano un principio
semplicissimo, che è la sola maniera di scandagliare e di urtar le gran
macchine, fece man bassa non sol su la teoria del P. Martini, ma su
tutte l'altre, quasi un nuovo Galileo per le qualità aristoteliche, e un
nuovo Newton pei vortici Cartesiani di questa scienza, _e d'ogni sistema
eziandio fondato su le basi mattematiche credute sempre inviolabili e
sacre_. Io non ho ancor trovato, chi dopo quella lettura non ne sia
persuaso.” (_Risorgimento d'Italia_ ec. Part. II, cap. 4. Musica, p.
168.)[16]
L'applicazione, che si è tentato di fare alla Musica della _Fisica_, e
della _Geometria_, o di ambedue insieme ha prodotto un'infinità di
sistemi misti, e di teorie acustico-musicali, che da noi annoverate
verranno in varj articoli del Dizionario. La cognizione e lo studio di
tali opere servir può al dilettante e al professor di quest'arte per
metterli in istato d'intendere tutte le questioni di tal genere, e di
valutare il grado di utilità, che da questa sorta di ricerche può
derivar loro ed all'arte medesima[17].
Da tutto ciò ben si vede che questa _Teoria_ essenzialmente differisce
dalla _Didattica_, la quale consiste nel dar le regole della pratica,
ovvero nello sviluppare i dettagli pratici della Composizione, e che
ella medesima, come più avanti si è detto, forma da se una scienza
particolare. Egli è ben vero che si è tentato di combinarle insieme, il
che si è fatto con più o meno di successo; ma questo tentativo medesimo
non autorizza a confonderle, come è sovente avvenuto, e come ve ne ha
più esempj nelle teorie miste di moltissimi autori da noi riferiti nel
presente Dizionario[18], che meno adatti son perciò divenuti a guidar
lo studente nei sentieri della pratica.
Di tutte le parti della Musica la più importante è senza dubbio la
_Composizione_. L'Autore del Dizionario di Musica diffinisce la
Composizione “l'arte d'inventare e scriver de' canti, e di accompagnarli
con conveniente armonia.” Ma siffatta diffinizione è troppo particolare.
Essa conviene bensì allo stile libero, in cui canta una sola parte, e
tutte le altre sono d'accompagnamento; ma non già conviene allo stile
severo o obbligato, nel quale tutte le parti egualmente cantano, e niuna
serve d'accompagnamento. _Sulzer_ nel suo Dizionario delle belle arti,
per una di quelle omissioni che gli sono ordinarie, trascura di
definire la Composizione, e par che voglia confonderla col
_Contrappunto_, che solo ne è un ramo. Bisogna starsene dunque alla
diffinizione che di sopra ne abbiam data, come la più semplice e la più
generale.
Ma in che consiste quest'arte, e quale è il suo metodo? Secondo
gl'insegnamenti di tutti i maestri e di tutti i tempi bisogna sapere che
in ogni Composizione si ricerca _il soggetto, senza il quale si farebbe
nulla_, come dice il Zarlino (_Istit. armon. 3, part. cap. 26_). Ciò
posto, la Composizione è l'arte di trattare un soggetto, il che può
farsi secondo due modi o sistemi, ossian stili diversi: cioè lo _stile
severo o ideale_. Ma poichè quest'ultimo non è se non una modificazione,
ed un caso particolare dell'altro, e che s'egli forma un ramo distinto,
ciò è piuttosto a cagione della sua importanza e delle frequenti sue
applicazioni, anzichè a motivo della sua natura, ne deriva perciò che
qualsivoglia Composizione effettivamente riducesi allo _stile severo_.
Questo stile è quel che si chiama _Contrappunto_, e la ragione di tal
nome è ben nota a tutti coloro, che alcun poco iniziati sono nella
storia di quest'arte.
Che che sia di ciò, quest'Arte ha molti gradi: il primo consiste nel
determinare quali sono gli altri suoni che debbono essere intesi insieme
con ciascuno di quelli, dai quali è formato il soggetto. Cotesta
determinazione si fa a norma di certe regole che costituiscono quel che
dicesi l'_arte dell'accompagnamento_. Chiamansi _Accordi_ quelle
riunioni di suoni che possono farsi sentire insieme, e si chiama
_Armonia_ la scienza che tratta delle proprietà di questi Accordi. Si
sono moltiplicati i sistemi intorno a questa materia, secondo i diversi
punti di vista sotto i quali si è ravvisata, e secondo i pregiudizj o
gli errori che si sono adottati. Che diremo del sistema del
Basso-fondamentale e de' rivolti del Sig. _Rameau_? Il primo a
rovesciarlo in Italia fu l'illustre spagnuolo Eximeno: quindi il dotto
geometra Conte Giordano Riccati[19], e un pò dopo il P. D. _Giovenale
Sacchi_ scrittore dottissimo di Musica. “Che giova, dice costui,
insegnarmi, e pormi dinanzi agli occhi tanti modi, in cui ciascuno
accordo diretto può rivoltarsi, se poi nè il rivolto al diretto, nè
l'uno all'altro rivolto generalmente si può sostituire? Per queste
ragioni a me sembra, che _il novello sistema de' rivolti sia affatto
ingannevole_. A primo aspetto per l'autorità degli Scrittori[20], che lo
favoriscono, per l'opinione della novità che lo accompagna, molto più
per certa apparenza non so se io dica di filosofia o di misterio, sotto
di cui ci si presenta, quasi in un ricco e nobil manto inviluppato, e
coperto impone altrui; e dà molto a sperare di se medesimo. Ma
considerato che sia da vicino, e tanto quanto ricercato nel suo interno,
si scopre non esser solido, e la illusione svanisce.” Rapporta quindi
molte ragioni in prova di ciò, e così conchiude. “Queste sono le mie
difficoltà contro la celebre opinione del Sig. _Rameau_, il cui peso io
non dubito che gli ammiratori e seguaci suoi sentiranno assai
bene[21].”
Egli è dunque contro ogni ragione che si è voluto proclamare Rameau qual
fondatore della scienza dell'armonia, o come quegli ch'era giunto
finalmente a trovar nella natura il principio e 'l centro ove unirsi
tutte le regole sparse quà e là come a caso prima di lui. Se questi
elogj sono stati ripetuti da intere Accademie e da Scrittori del primo
ordine, come un d'Alembert, un Condillac, un Rousseau[22] e più altri,
ciò non prova assolutamente altra cosa, se non il rischio che vi ha nel
parlar di quello che non si conosce. Tutti gli accordi, tutte le regole
d'armonia e i principj di composizione esistevano già molti secoli prima
di lui: perchè fossero vie meglio intesi non v'era d'altro bisogno che
di essere presentati con chiarezza e con ordine. E questo è quello ch'è
stato già fatto da mani più maestrevoli e più dotte, e precisamente dal
P. _Martini_, dal _Vallotti_, dal _Paolucci_, dal _Sabbatini_,
dall'_Eximeno_, da' tedeschi _Knecht_, _Marpurg_ e da molti altri più
recenti, che riscontrar si potranno in più articoli di questo
Dizionario.
_L'erudizione musicale_ finalmente ch'è l'altra parte della Musica
considerata come scienza, ne abbraccia la Storia e la Bibliografia, che
non è se non un ramo della medesima. La Storia generale di
quest'Arte-Scienza tratta de' successivi progressi della medesima in
tutti i luoghi ed in tutti i tempi: la particolare non ne considera che
un solo ramo, o allorchè essa si limita a un certo spazio di tempo o di
luogo. La Bibliografia contiene la notizia di tutte le Opere che trattan
della Musica, che è ancora il soggetto del presente Dizionario. Essa è
molto utile servendo di guida a' curiosi ed ai studenti di questa
facoltà perchè sappiano di quali Opere provveder si debbano, quali
consultar fia loro d'uopo, quali sien le classiche, quali le mediocri,
quali le cattive e le inutili, e particolarmente allorquando questa
porzione di Storia letteraria vien trattata con iscelta erudizione e
sana critica. Un'opera metodica in questo genere è ancora a desiderarsi,
e tanto più essa è necessaria, quanto che i libri di Musica, come quei
di Pittura, di Scultura ec. siccome non convengono che ad un certo
numero di amatori e di artisti, tosto si spargono per le case ove
quest'arti coltivansi, ed escono finalmente dal commercio ordinario de'
libri che sono in uso presso gli uomini dotti: quindi è che con
difficoltà s'incontrano fin anco nelle più ricche Biblioteche, dacchè
sono una volta dispersi, e facilmente se ne perde la traccia.
Finalmente han luogo nel nostro Dizionario tutti gli Scrittori di
considerazioni filosofiche, di cui è suscettibile questa Bell'Arte; come
di tutte le opere che trattano della parte _estetica_ della medesima,
cioè de' diversi artifizj che essa adopera per piacere a' nostri sensi;
o della _patetica_, cioè di quei mezzi che essa mette in opera, per
muovere gli affetti, ed agire su le nostre passioni: di tutti i
prodigiosi effetti in somma, così fisici che morali, che essa produce
sull'animo e sul corpo umano.[23] E a tal riguardo è d'uopo ancora che
annoverati vengono que' celebri professori di Medicina, i quali guidati
da filosofico ragionamento e dalla esperienza, non che dall'antica
storia hanno date al pubblico le loro ricerche sulla forza e l'energia
di quest'arte nelle malattie, e sul vantaggio che trar ne può la
medicina[24].
Ecco il quadro e l'insieme di tutti i vicendevoli rapporti di tanti
oggetti diversi, o per dir meglio dei diversi aspetti sotto a' quali può
ravvisarsi questo medesimo oggetto, affinchè il Lettore sia in istato di
giudicar meglio delle mie intenzioni e dell'idea che mi sono formato
nell'intraprendere questa qualunque siasi opera.
Dovendo dir ora alcuna cosa su la cultura della Musica presso le antiche
nazioni e le moderne, ben si sa che di tutti i popoli dell'antichità,
che l'han coltivata, non sopravvanzano che pochi Scrittori su la Teoria
della medesima, e niuno su la pratica, e questi dei Greci e di alquanti
Arabi soltanto[25], imperocchè quei de' Latini non sono che de' meschini
copisti dei primi. La musica in generale, dice molto sensatamente uno
degli autori dell'Enciclopedia metodica, ha una doppia proprietà, che le
fa esercitare un doppio potere su i popoli più instruiti, come su quelli
men civilizzati. Essa lusinga piacevolmente i sensi, e per gustarla non
v'abbisogna che quella sensibilità d'orecchio suscettibile di più o meno
di perfezione e di delicatezza, ma che la natura non niega se non ad un
picciol numero di esseri disgraziati. Apre essa in oltre un campo libero
alle combinazioni dello spirito, ai calcoli ed ai sistemi, e in questo
senso non è conosciuta che dalle nazioni dotte, e da coloro che in
queste nazioni hanno assuefatto il loro spirito alla riflessione ed allo
studio. Cosichè può dirsi che vi sia Musica presso tutti i popoli,
perchè l'istinto del genio musicale è comune a tutti i secoli ed a tutte
le nazioni: ma che non vi ha sistema di Musica se non presso quei popoli
che hanno unito alla coltura di quest'Arte quella delle altre scienze.
E per parlare primieramente degli Ebrei, di quella nazione che primeggia
fra tutte per l'antichità e certezza de' suoi storici monumenti, e per
l'affinità che ha con noi cristiani, ben sappiamo l'uso grandissimo che
sin da' più rimoti tempi fecero essi della Musica, l'immenso numero di
persone che fra loro vi s'impiegava, le scuole erette per formar degli
allievi in quell'arte, che di esercitar non isdegnavano nè i re, nè i
profeti, nè i religiosi ministri della nazione[26]. Le lodi di un Dio
sommo ed onnipotente, e che non ammette compagnia di altri Dei ne furono
il soggetto, e ciò la rese invariabile per lo spazio di più di mille
anni, in cui conservossi pura ed intatta l'ebrea credenza. Ma i
progressi fatti in questa facoltà da un popolo, come fu l'Ebreo per
religione e per genio segregato dal commercio di ogn'altra nazione,
perirono insieme con questa Repubblica, e nulla contribuirono alla
perfezione di quella Musica, che si propagò per tutte le colte nazioni
dell'Antichità.
Benchè egli sia certo, che non furono i Greci i primi inventori della
Musica, e che dovettero anzi apprenderla in su i principj da nazioni
della loro in que' tempi più ripulite e più antiche[27]: pur nondimeno i
Greci, la di cui immaginazione era così bella, di cui l'ingegno era così
sublime, e l'anima così sensibile, tanto presi rimasero dagli incanti
della Musica che divenne ben presto tra le loro mani la prima delle
Arti. I musici de' primi loro tempi furono i Poeti, che erano insieme i
legislatori, gli storici e i teologi della nazione. La Musica, dice _Mr.
de Barthelemy_, diede anima successivamente ai versi d'Esiodo, d'Omero,
d'Archiloco, di Terpandro, di Simonide, e di Pindaro: essa era
inseparabile dalla poesia, e l'una e l'altra tramandavansi a vicenda i
proprj vezzi. (_Viagg. d'Anac. cap. 27._) La Storia, le massime, le
esortazioni, i proverbj, le leggi, gli oracoli degli antichi Greci non
si appalesavano che in versi ed in musica. Onde è che la persona del
musico-poeta era tenuta come sacra dal popolo ed in somma venerazione e
rispetto. Oltr'a ciò tutta l'Enciclopedia de' Greci consisteva nella
Musica: essa comprendeva l'oratoria, la morale, la politica, la fisica,
la medicina; nè veruno riputavasi in queste uomo di vaglia che non fosse
insieme un bravo Musico. Tale era lo stato di quest'arte sino a
Pitagora: ell'era perfettissima pria che venisse al mondo
quest'ingegnoso filosofo, come cel dimostra la storia di più valenti
artisti, che riscontrar si possono nel nostro Dizionario. “Benchè
Pitagora, dice un recente Scrittore, non sia stato nè il primo, nè il
solo tra' Greci che abbia dinotato il potere della Musica su
gl'individui, e la sua influenza su i costumi delle nazioni intere, e
che abbia impiegata la Musica, o per guarire delle malattie, o per
eccitare o calmare le passioni, fu il primo frattanto, secondo l'opinion
generale e riconosciuta per vera, che cercò di soggettare quest'arte a
certe regole.” (_Meiniers, Histoire des Sciences dans la Grèce, traduite
par Laveaux._) Egli stabilì una nuova teoria della musica, con
introdurre in essa le ragioni numeriche, e credendo di trovare un legame
intimo tra l'astronomia e la musica, formò il fantastico sistema
dell'armonia celeste e terrena, il quale altro effetto non produsse che
di spargere sull'arte l'incertezza, la confusione, e le tenebre.[28]
Prova di ciò ne sia l'oscurità che s'incontra nelle opere dei filosofi
posteriori a quest'epoca, di quelli eziandio che non furono seguaci di
Pitagora. Essi rendonsi inintelligibili, se non si sanno le regole
armoniche fondate sopra i numeri de' musici pitagorici. Da ciò derivano
ancora tutte le questioni e i dubbj su la greca musica, che han diviso e
dividon tuttora i letterati, malgrado i tanti Scrittori della medesima
di questa nazione, le cui opere salvate si sono dalle ingiurie de'
tempi, come un Aristosseno, un Aristide Quintiliano, un Gaudenzio, un
Nicomaco, un Bacchio, un Euclide, un Tolomeo, un Briennio ec. Se non che
il più volte da noi lodato _Requeno_ con un zelo degno di sì grand'uomo,
e con indefesso studio è venuto a capo d'interpetrarci cogli sperimenti
e co' fatti, i principj musicali di siffatti scrittori, e di ordinare in
un corpo di Storia le preziose memorie della Greca Musica. Tuttochè egli
abbia avuta la modestia di non dare alla sua luminosa opera che il
titolo di _Saggi_, parmi, che dir si possa a ragione, aver egli
soddisfatto appieno alle brame d'ogni uomo di lettere, espresse alcun
tempo avanti dalla geometrica penna del Signor d'Alembert[29].
In Roma, secondo l'espressione di un dotto Inglese[30], fu la musica
quasi innestata, e trapiantata onde non potè avere quell'influsso su i
costumi, sul governo e sull'educazione che ebbe presso i Greci loro
maestri. Nulla in fatti hanno aggiunto i Romani alla Musica di costoro,
contentandosi solo di copiarli e di tradurli. I Scrittori latini della
teoria musicale, come S. Agostino, Cassiodoro, Albino, Marciano Capella,
Macrobio e più di tutti Boezio più non dissero di ciò, che avevano
imparato da' Greci, cui ciecamente seguivano.
Ma lo stato della musica divenne ancor più deplorabile alcun tempo dopo
la rovina dell'impero Romano. Fra tante nazioni barbare che se ne
impadronirono, solo trovò un'asilo, il che sembra incredibile, presso i
Saraceni o gli Arabi. Costoro dopo di aver distrutto nelle loro prime
conquiste tutti i monumenti delle Scienze e delle Arti, e tutti i tesori
letterarj che conservavansi nella famosa biblioteca d'Alessandria,
appassionatamente si diedero quindi a ristabilirle, e con particolarità
nella Spagna. Sopravanzano ancora alcuni loro scritti su la Musica, che
essi coltivarono con impegno e come Arte, e come Scienza, recato
avendovi l'ajuto delle matematiche cognizioni. L'Ab. _Andres_, che fè
tradurne alcuni dal dotto _Casiri_ autore della Biblioteca Arabo-Ispana,
per la sua Storia Letteraria, così ne giudica. “Si vede, egli dice, che
gli Arabi, benchè seguaci della dottrina de' Greci, non l'abbracciarono
senza esame; ch'ebbero forse più giuste cognizioni della parte meccanica
de' suoni, che gli stessi loro maestri, e che in varj punti ne corresser
gli errori, ed empirono il vuoto della loro dottrina. Ma degli scritti
arabici su la Musica rimasti sepolti nelle biblioteche, poco, o nulla
sappiamo per poterne ritrarre qualche lume, e conoscere i progressi, che
dovrà forse quella scienza all'erudite loro fatiche, ma che sono a noi
poco noti.” (_Dell'origine, dei progressi ec. tom. 4._)[31].
Nel decorso di questi secoli d'ignoranza dee la Musica alla Religion
Cristiana qualche misero avanzo di cultura: non considerossi più allora
come un'arte di genio, di cui i progressi interessar dovessero la
sensibilità e 'l piacere, ma come una specie di liturgico rito, cui
bastava aggiugnerne quello soltanto e non più che richiedevasi per
soddisfar al bisogno. “Non per erudizione e cultura, non per compiere il
quadrivio delle scuole, non per illustrare le matematiche discipline, ma
per cantare degnamente i divini ufficj si coltivava lo studio della
musica: e nel lungo catalogo, che si potrebbe formare degli Scrittori di
musica di que' tempi, non s'incontrano che monaci ed ecclesiastici.”
(_Andres ib._)
Dissipatasi finalmente in Europa poco a poco la spessa nebbia, che per
lungo tempo oscurato aveva l'intendimento degli uomini, e postosi il
genio in attività, rinnovossi l'amor delle scienze e le arti liberali
cominciarono a riprendere il loro antico vigore. La Musica, egli è vero
è stata fra queste l'ultima a coltivarsi, perchè non trovò essa come le
altre, degli antichi esemplari e modelli da imitare, perita essendo
quasi del tutto la pratica musicale de' greci e de' latini, e non
essendosi scoperte ancora le opere di costoro, che in qualsivoglia
maniera ne contenevano i precetti. Per tal ragione si è quest'arte
dovuta creare nuovamente del tutto in Europa. Rozzi è vero ne furono i
principj, ma questi non debbonsi che all'Italia[32]: i primi albori di
questa scienza non apparvero che in questo clima felice. Guido monaco
d'Arezzo sul cominciare dell'undecimo secolo fu l'inventore di un metodo
precettivo di Musica, e dettò delle regole certe. A ragione, dice
l'_Arteaga_, “vien egli comunemente considerato come il fondatore ed il
padre della moderna musica. In que' tempi tenebrosi egli è ciò, che nel
mare agli occhi de' naviganti smarriti è una torre, che veggasi
biancheggiar da lontano. I suoi meriti principali sono d'aver migliorata
l'arte del cantare, ampliata la stromentale, gittati i fondamenti del
contrappunto, e agevolata la via a imparar presto la Musica troppo per
l'addietro spinosa e difficile.” (_Rivol. tom. 1, pag. 106._) Dopo
costui altri valenti Italiani si accinsero a migliorarne il metodo, e a
slargarne i confini. Tali furono un Marchetti maestro del re Roberto di
Napoli, e Prosdocimo ambi di Padova, e Mascardio e Franchino Gaffurio di
Lodi, e Anselmo Parmigiano, e Fisifo da Caserta e più altri. Nel secolo
XV e su i principj del seguente cominciossi ancora in Italia a
dissotterrare e a tradurre in latino le opere dei Greci Armonici. Niuno
di questi Scrittori era stato sino allora pubblicato nè in greco, nè in
latino. Giorgio Valla da Piacenza nel 1497, diè il primo una versione
latina dell'Introduzione Armonica di Cleonide, o del preteso Euclide,
insieme con l'Architettura di Vitruvio, ove questo latino Scrittore
tratta ancora di musica. Valgulio da Brescia nel 1507, diè al pubblico
una non spregevole traduzione del Dialogo su la Musica di Plutarco con
un suo Discorso su l'Antica Musica, e contenente la spiegazione di più
termini musicali di questo autore. Troviamo in oltre che nelle opere del
prelodato Gaffurio stampate sulla fine del decimoquinto secolo vengono
da lui citati i Greci Musici Aristosseno, Tolomeo e Porfirio suo
scoliaste, il vecchio Bacchio, Briennio e Plutarco. È prova oltracciò
del suo sapere la traduzione di Aristide Quintiliano a sua istanza
intrapresa da Francesco Burana Veronese circa 1494, che manoscritta si
serba in Verona per testimonio del Maffei (_Veron. illustrat._)
A promuovere vie più i progressi dell'Arte stabilironsi allora in Italia
molte Accademie. Nel 1543, quella de' _Filarmonici_ in Vicenza, d'onde
passò ella poi a Verona. Nel 1662, formossi in Bologna una società dello
stesso genere col titolo di _Accademia de' Filomusi_, e l'anno di
appresso quella de' _Musici Filachisi_, che cedettero quindi il loro
luogo al cel. Istituto di quella città. E come è assai naturale il
cercar di dare maggior rilievo e annobilire i titoli della prima gloria,
si diè allora in Italia il fastoso nome di _Virtuosi_ a coloro che
esercitavan l'arte del canto o del suono. Sorsero ancora in que' tempi
molti grand'ingegni che co' loro lumi cercarono, per quanto fu loro
possibile di fissare le vere regole sì per la teoria, come per la
pratica, un Galilei, un Caccini, un Zarlino, un Doni, e altri molti
dotti italiani. A riformar poi il cattivo gusto del gotico contrappunto,
ch'era in gran voga presso le nazioni tutte d'Europa non vi contribuì
che solo l'Italia. “Se la musica italiana, dice _Mr. Beattie_, ancora
nella sua infanzia, non fosse venuta a cadere sotto la direzione d'un
gran genio, come _Palestrina_, non sarebbe così prontamente giunta alla
sua virilità. Una lunga serie di Compositori subalterni può menare ad
alcune scoperte in un'arte; ma non potrà farla giammai sortire dalla
mediocrità, poichè cotali persone non esercitano un'influenza capace
d'interessare i dotti ed il volgo ai successi d'un'arte novella. Ma
_Palestrina ha fatto della sua arte un oggetto d'ammirazione non solo
del suo proprio paese, ma d'una gran parte ancora dell'Europa_, e tutti
gl'intendenti, buoni giudici di questa materia, vedevano con piacere che
_il suo sistema era fondato sopra ben ragionati principj_, e che
quantunque potesse esser condotto a maggior perfezione, non poteva
frattanto riguardarsi come perfetta se non perchè vi era conforme. Dopo
quest'epoca in fatti, la Musica è stata coltivata in Italia con
altrettanta attenzione che successo. Bisogna dunque farsi maraviglia
_dell'eccellenza senza pari della Musica Italiana_?” (_Essay on poetry,
and music, sect. III._)
Un altro efficace mezzo trovato anche in Italia si è l'istituzione de'
_Conservatorj_, nome che si è dato alle scuole pubbliche di musica,
senza dubbio perchè son eglino destinati a naturalizzar perpetuamente
quest'arte, a perfezionarne il gusto, e a _conservarla_ in tutta la sua
purità. Prima di tai stabilimenti eranvi a dir vero in diverse città
d'Italia delle scuole assai celebri per il canto ed il suono, per la
composizione e per il miglioramento della teoria musicale, ma non eran
queste delle fondazioni a perpetuità, e tenevansi solo in case di alcuni
particolari. Roma dove la particolar esecuzione della musica sacra avea
da lungo tempo introdotta la necessità degli studj, e de' maestri, ebbe
la celebre scuola dei _Fedi_, e degli _Amadori_. Modena quella di
_Peli_: Milano di _Brivio_, e Firenze quella di _Redi_. Bologna ebbe per
caposcuola _Pistocchi_, e quindi il cel. _Bernacchi_, e per la
stromentale il _Corelli_, ec. Ma l'esperienza ha dato a diveder
chiaramente la maggior utilità de' _Conservatorj_, dove la buona scuola
si perpetua, e più agevolmente si propaga. Sono essi in Italia delle pie
fondazioni, ove i ragazzi vi sono alloggiati, mantenuti e gratuitamente
instruiti. Vi si ammettono inoltre de' pensionarj, di modo che tutte le
classi de' cittadini andar possono a cercarvi comodamente un'educazion
musicale, che deesi molto preferire alle lezioni particolari. I teatri,
e le chiese traggono egualmente da' _Conservatorj_ i soggetti, di cui
hanno bisogno.
Venezia si reca il vanto di possederne quattro destinati all'educazione
delle giovani orfane donzelle, mantenute ivi a spese de' ricchi amatori
di musica, nobili, negozianti e altri. Rigorosamente tenute in riguardo
a' costumi, vi sono instruite da' migliori maestri dell'Italia; Jommelli
e Sacchini furon di questo numero. Tutti i sabati e le domeniche alla
sera vi si fanno de' pubblici concerti, ed egli è curioso pei
forastieri, che vi assistono, il sentire non solo tutti i diversi generi
di voce, ma ancora tutte le specie di strumenti maneggiati da donne,
senza che la durezza delle corde del contrabbasso, o gli aspri suoni
della tromba e del corno sbigottissero la debolezza de' loro polmoni, o
la delicatezza delle loro dita. Queste ragazze vengono in que'
_Conservatorj_ alimentate, finchè vanno a marito.