AP. Chi sono gli autori?
DIC. Credo che siano stati Belgi, o Germani, ma di quello che ho detto
all'ultimo sono due gli autori, tutti due Germani, i quali si sono
ingegnati di battere le malfattrici con un martello, e con maggior
forza, e più giustamente che non fe' Nicreonte Ciprio Anassagora
Abderite.
AP. Con che stile son composti?
DIC. Con quello che volgarmente da' parigini è detto quistioncelle; ma
per quanto patisce la cosa con molta sottigliezza, fondati come mi
pare sulla verità e in su testimoni di santi uomini; nè questo pare a
me solo, ma è parso anco a molti teologi. Il principio di quell'ultimo
volume comincia dal Massimo Pontefice, il fine è approvato per
l'autorità di Cesare. Abbiamo sentito lodare il libro pubblicamente
nella Colonia Agrippina da quelli che fanno professione di sacra
scrittura.
AP. Vorrei piuttosto che tu mi dicessi, o Dicaste, ciò che hanno a
fare con la cosa nostra. O di quivi, o d'altrove che si venghino,
dichiaramelo con parlare più manifesto. Imperocchè, sendo Fronimo qui
presente alla disputa, così, come ha disputato molte altre cose, le
quali non penso che si contenghino ne' libri, così forse non si
sdegnerà d'aggiungere di molte cose, e parimente la Strega (che già
s'appressa) forse ne accrescerà delle altre, fuor di quelle che ha
dette, non comprese ancora in libro nessuno.
DIC. Io vi ubbidirò, con questa condizione però che mi perdoniate, e
che io sia scusato appresso di voi, se io dirò forse cosa non più
udita dagli orecchi vostri: perchè se bene io ho amato assai le
lettere greche e latine, nondimeno con non minore studio ho praticato
tra teologi, i quali, posposto l'ornamento del parlare, hanno atteso
alla cognizione delle cose.
FR. Ella è minore la perdita delle parole, che quella delle cose, e ho
sempre giudicato che chi può avere l'una e l'altra sia più eccellente
di chi n'ha una sola delle due; ma se si avesse a leggere una sola di
queste, non sarò mai d'opinione che sia da posporre la cognizione
delle cose a quella delle parole; benchè, come io ho raccolto dal
parlare tuo, tu potevi fare senza questa escusazione.
DIC. Io dirò in miglior modo che io potrò. E prima è cosa assai
manifesta, che chi negasse che i demonj non fusseno, sarebbe da essere
scacciato dalla Chiesa cattolica come ripugnante in molti modi alla
scrittura sacra, e principalmente allo stesso Evangelio.
AP. Questo senza dubbio alcuno te lo concedo come cosa verissima.
FR. Chi lo negasse sarebbe anco da essere scacciato dall'Accademia e
dal Liceo, facendosi appresso di Platone, e di tutti i platonici,
assai menzione de' demonj. Non fu similmente rifiutato da Aristotile;
conciossiacosachè nell'Etica, nella Politica e nella Rettorica (per
tacere gli altri luoghi) fece ricordo di questo nome.
DIC. Ma quelli sono differenti da' vostri in questo, perocchè eglino
stimavano che i demonj fusseno buoni e cattivi; e noi li tenghiamo
tutti cattivi, e sebbene gli chiamiamo con nome di satanassi e di
diavoli, sono detti anco demonj: e per questo fanno quelle parole del
profeta: Tutti gli Dei de' Gentili son demonj, e l'Apostolo disse: Non
vorrei che voi vi faceste compagni de' demonj; e quel che disse anco
l'Apostolo: I demonj credono e tremano di paura. Oltra di questo,
nessuno uomo savio ha dubitato che i malefizj dell'incantare le biade,
e quelli che si fanno circa lo sciorre e il legare in tormenti i
matrimonj maritali, e le cose che son fatte fuor di natura non siano
fatte con arte e convenzione de' demonj: e di qui son nati i
comandamenti de' teologi antichi e moderni della scrittura sacra, e i
canoni della Chiesa romana e le leggi imperiali. Nel Deuteronomio si
comanda che i maliardi, e gli incantatori siano ammazzati, nel
Levitico gli indovini: e la legge comanda, che, quelli che vanno
usando lo spirito profetico di Febo, siano lapidati. E molte altre
cose (come si può vedere nella XXIV e nella XXVI quistione de'
decreti) che raccoglie Graziano.
AP. Si posson leggere tante cose appresso di santo Agostino ne' libri
della Città di Dio, in quelli della dottrina cristiana, che poche
altre accaggia ricercarne fuor di quelle, per non stare io a
raccontare i teologi moderni; che in molti luoghi hanno disputato
contro a questi malefizj; ma ne' testi civili parimente, nel codice di
Giustiniano, sono molte leggi contro a maliardi e matematici.
Fa. E molte altre cose, che appartengono a questo, si veggono anco
appresso de' filosofi moderni, così platonici, come peripatetici, dico
Iamblico, Proclo e Porfirio.
AP. Così, come io non nego, che i demonj non siano, e che con la
malizia loro non possino fare di molti mali, così vorrei che mi fusse
dichiarato quelle cose che propriamente appartengono alla cosa nostra:
se queste donnicciuole e questi omicciatti vadano o siano portati al
giuoco col corpo, o se pure non intervengono a questi giuochi se non
con l'animo e con l'imaginazione. Il perchè disseno alcuni, che questo
giuoco era una nuova spezie d'eresia, diversa da quella antica
superstizione; altri che ella era al tutto la medesima, ma che quivi
si davano solamente le querele, e determinavasi il castigo a quelli
che credessino Diana, ovvero Erodiade essere Dea, e che il corpo umano
si trasformi in vari corpi di animali, come quel de' demonj, e quelle
che affermasseno potersi discernere quel ratto, quel furore della
mente, mentre che si fa: talchè si possa conoscere in questo, e
benissimo comprendere, se 'l corpo vada dove ascende la mente;
conciossiacosachè san Paolo dica di non saperlo; ma quando queste tali
streghe son portate col corpo, non son rapite con l'animo, e se
fusseno rapite, la natura del ratto verrebbe a essere diversa, venendo
da diverso principio, e son portate volendo e vegghiando a balli, a
conviti, e a notturni piaceri d'amore. Laonde io, o Fronimo, lodo la
distinzione della tua disputa di ieri, nella quale determinavi che
questo giuoco delle streghe fusse antico in quanto all'essenza, e
nuovo in quanto agli accidenti.
FR. Se noi consideriamo che nelle antiche superstizioni de' demonj si
trova il circolo, l'unguento, l'incantamento, l'andare per aria i
corpi umani, le vivande apparecchiate, gli amorosi congiungimenti
sotto spezie d'uomini e di donne, che ci resta che noi non giudichiamo
essere uno antichissimo commerzio degli scellerati e maladetti spiriti
con gli uomini dannati? E che si trovino alcune cose in questo
spettacolo de' demonj (che ora è dato alla maggior parte), le quali
anticamente non si leggono essere state fatte, n'ho anche assegnate le
cagioni riferite veramente nelle mutabili e varie astuzie del demonio
maligno, e invidioso degli uomini, il quale in diversi tempi, con il
mezzo di diversi uomini, e con varie lusinghe, tirasse gli uomini in
precipizio.