CAPITOLO IV.

_Il Regno è stabilito, e riordinato con nuove leggi ed Ufficiali._

Fu in cotal guisa stabilito il Regno, e queste nostre province pria

divise in più _Dinastie_, e a varj Principi sottoposte, ora s'uniscono

in una ben ampia e nobile Monarchia sotto la dominazione d'un solo.

Il Ducato di Puglia e di Calabria; il Principato di Taranto, di Capua

e di Salerno; i Ducati di Bari, di Napoli, di Sorrento, di Amalfi e

di Gaeta, i due Abruzzi, ed infine tutte le regioni di qua del Tebro

infino allo Stretto siciliano, ecco come in forma di Regno s'uniscono.

Ma i Siciliani non senza forte ragione pretendono, che non ancora

fossero queste province unite in forma di Regno per se solo, ed

indipendente dal Regno loro di Sicilia. Dicono, che rimasero come

membri dipendenti dalla Corona di Sicilia, ch'era il lor capo, e

precisamente da Palermo, ove il Re Ruggiero avea collocata e dichiarata

la sua sede regia, ed ove era la Casa regale, ed ove i più supremi

Ufficiali della Corona risiedevano, de' quali era la cura ed il governo

ancora di queste province.

Ed in vero se si vogliano considerare i principj di questo Regno,

e la Bolla d'Anacleto, che fu il primo a fondarlo, è chiaro, che un

solo Regno fu stabilito, che abbracciava come capo la Sicilia, e come

membri la Calabria e la Puglia e le altre province di qua del Faro,

costituendo egli per capo di sì ampio Reame la Sicilia, come sono le

parole della Bolla: _Et Siciliam caput Regni constituimus_. Quindi

ancora si vede, che prima Ruggiero ne' suoi titoli s'appellava _Re

di Sicilia, del Ducato di Puglia e del Principato di Capua_; come se

uno fosse il Regno, ma che abbracciasse così quell'isola, come queste

altre province di qua del Faro. Ciò che manifestamente si vede dalle

Costituzioni di Federico II compilate da Pietro delle Vigne, dove

per Regno di Sicilia non pur intese la sola isola, ma tutte l'altre

terre di qua del Faro; e più chiaramente si scorge dalla Costituzione

_Occupatis_[532], dove Federico assegnando a ciascuna città del

Regno di Sicilia un solo Giustiziero ed un Giudice, ne eccettua tre

sole città, cioè Napoli, Capua e Messina, nelle quali per la loro

grandezza ne stabilisce più; e Napoli e Capua le chiama città del

Regno di Sicilia. Ed Andrea da Barletta, che fu coetaneo di Federico

II, dicendo, che per vecchia consuetudine _in Regno isto Siciliae_

le leggi de' Longobardi derogavano alle leggi romane, chiamò Regno di

Sicilia quello, che ora diciamo Regno di Napoli, non potendo intendere

dell'isola di Sicilia, dove i Longobardi non poser mai piede, e le loro

leggi non furon ivi giammai osservate. Donde si convince, che i romani

Pontefici non introdussero novità, prendendo il Regno di Sicilia non

solo per l'isola, ma per tutte l'altre province di qua del Faro, che

lo componevano; ma solamente per meglio spiegare quanto questo Regno

di Sicilia abbracciasse, nell'investiture date da poi agli Angioini

introdussero di dire _Regnum Siciliae citra, et ultra Pharum_, ed

il primo che si valesse di questa formola fu Clemente IV, il quale

nell'anno 1065 avendo investito del Regno di Napoli e di Sicilia Carlo

d'Angiò, chiamollo_ Regnum Siciliae citra, et ultra Pharum_. Così egli

fu il primo, che per maggior chiarezza usò questa distinzione, non già

che prima di lui per Regno di Sicilia non venisse inteso così l'uno,

come l'altro Reame; onde è che il Fazzello[533], Arniseo[534], ed

altri, malamente di ciò ne facciano Autori i romani Pontefici, quasi

che contro l'antica descrizione d'Italia, e contro tutti gli Storici e

Geografi antichi, dei quali il Fazzello tesse un lungo catalogo, che

per Sicilia la sola isola intesero, avessero voluto trasportar anche

questo nome alle altre province di qua del Faro.

Il medesimo fu da poi usato da' susseguenti Pontefici; e Gregorio

XI ciò non bastandogli, avendo nell'anno 1363 conchiusa la pace tra

Giovanna Regina di Napoli, e Federico III Re di Sicilia, chiamò nel

suo diploma col nome di _Sicilia_ il Regno di Napoli, e con quello di

_Trinacria_ il Regno della Sicilia. E Martino Re di Sicilia nominò pure

ne' suoi diplomi il Regno napoletano _Siciliam citra Pharum_, ed il

siciliano _Siciliam ultra Pharum_; e finalmente essendosi questi due

Regni riuniti nella persona di Alfonso I, egli fu il primo, che usasse

intitolarsi _Rex utriusque Siciliae_; del qual titolo poi si valsero i

Re successori, i quali di amendue questi Regni furono possessori.

Fa forza ancora un'altra ragione a favor de' Siciliani, che pretendono

queste province essere sotto Ruggiero rimase ancora come membri a

riguardo del Regno di Sicilia, dal vedersi, che Ruggiero in Palermo

stabilì la sua sede, e quivi la lor residenza aveano costituita ancora

i primi Ufficiali della Corona, dai quali dipendevano tutti gli altri

minori, distribuiti non solo nell'isola, ma anche in queste nostre

province. In fatti si vede, che avendo questo glorioso Principe ad

emulazione del Regno di Francia, da cui traea l'origine, introdotto nel

suo i Grandi Contestabili, i Grandi Cancellieri, i Grandi Giustizieri,

i Grandi Ammiranti, i Grandi Camerarj, i Grandi Protonotarj, e i Grandi

Siniscalchi; questi supremi Ufficiali della Corona risiedevano presso

la regal sua persona in Palermo, ed all'incontro in queste nostre

province erano mandati i Giustizieri, i Camerarj, i Contestabili,

ed i Cancellieri particolari, a ciascheduno dei quali si dava il

governo d'una provincia, come alle province di Terra di Lavoro,

della Puglia[535] ed altre, i quali erano subordinati a quelli sette

ch'erano nella Casa regale ed i quali perciò acquistarono il nome,

prima di Maestri[536] Giustizieri, ovvero Maestri Cancellieri, e

poi lo mutarono in Grandi Giustizieri, Grandi Ammiranti, e Grandi

Cancellieri; e leggiamo perciò in una carta dell'anno 1142 della

Sicilia sacra[537], rapportata ancora da Camillo Tutini[538], che il

celebre Giorgio Antiocheno Grand'Ammirante del Re Ruggiero, dicevasi

_Georgius Admiratorum Admiratus_; ed il cotanto rinomato Majone di Bari

Grand'Ammirante del Re Guglielmo, in una lettera scritta dal medesimo

Re a Papa Adriano IV vien chiamato _Majo Magnus Admiratus Admiratorum_;

ed egli medesimo nelle sue scritture si firmava: _Majo Magnus Admiratus

Admiratorum_[539], come diremo appresso più distesamente, quando di

questi Ufficiali dovremo ragionare.

Ma le ragioni, che in contrario convincono, queste province sotto

Ruggiero essersi unite in un Regno separato ed independente da quello

della Sicilia, non sono men forti, nè d'inferior numero delle prime.

Ciò che Anacleto si facesse in quella sua Bolla, della quale l'istesso

Ruggiero, fatta la pace con Innocenzio, si curò poco; egli è certo,

che il Ducato di Puglia, sotto il qual nome a tempo de' Normanni si

denotava tutta la cistiberina Italia, fu non altrimenti che il Contado

di Sicilia eretto in Reame independente l'uno dall'altro Regno; e

presso gli Scrittori di questo duodecimo secolo e de' seguenti, era

per ciò chiamato il Regno di Puglia, ovvero d'Italia, non altramente

che l'altro, Regno di Sicilia; ed i loro Re si appellarono non meno

di Sicilia, che di Puglia, o d'Italia. Ed ebbero ancora queste nostre

province la sede regia, siccome a questi tempi era Salerno; ed anche

la città di Bari fu un tempo riputata _Metropoli, Regiam Sedem, et

totius Regionis Principem_, come la qualifica Marino-Freccia[540].

Donde nacque la favola, che in Bari si fosse introdotto il costume di

coronarsi i Re di Puglia colla corona di ferro, onde il Bargeo nella

sua Siriade di Bari parlando, disse:

..... _primi unde insignia Regni_

_Sceptraque, purpureosque habitus, sacramque tiaram,_

_Sumere tum Reges, Siculique, Italique solebant_.

ed il nostro Torquato nella sua Gerusalemme conquistata[541] cantò pure:

_E Bari, ove a' suoi Regi albergo scelse_

_Fortuna, e diè corone, e insegne eccelse._

Ciò che a questi Poeti, intendendo forse degli antichi Re Tarantini, o

favoleggiando, è permesso, non è condonabile ad alcuni Storici[542],

i quali si diedero a credere, che veramente i Normanni ed i Svevi Re

di Puglia s'incoronassero in Bari colla corona di ferro. Scrissero

perciò che l'Imperadore Errico e Costanza sua moglie s'incoronassero a

Bari; e che in Bari anche si fosse incoronato il Re Manfredi. Racconti

tutti favolosi, poichè siccome si vedrà nel corso di quest'Istoria,

e come pruova Inveges[543], questi Principi in Palermo, non già

in Bari si coronarono. E narra Marino Freccia[544] (alla cui fede

dovea acquietarsi il Beatillo, e non appartarsene senza ragione)

che non avendo egli letto in alcuno Scrittore, che i Re di Puglia

si coronassero a Bari, essendosi egli portato nell'anno 1551 in

quella città, ne dimandò di questa coronazione i Baresi, i quali

con maraviglia intesero la dimanda, come cosa nuova, non avendo essi

tradizione alcuna, che nella loro città si fosse mai nei passati secoli

praticata tal celebrità.

Ma non perchè in Bari città metropoli della Puglia, ovvero in Salerno

sede regia de' Normanni, non si fossero incoronati questi Re, ma in

Palermo, non perciò non amavano essi esser intitolati non meno Re di

Sicilia, che di Puglia, ovvero d'Italia. Fra i monumenti delle nostre

antichità ci restano ancora molte carte, nelle quali il Re Ruggiero

e Guglielmo suo figliuolo così s'intitolavano. Nel tomo terzo della

Sicilia Sacra se ne legge una, nella quale a Ruggiero dassi questo

titolo: _Rogerius Rex Apuliae etc_, ed in altre rapportate dall'Ughello

pur si legge lo stesso; ed Agostino Inveges[545], che reputò queste

nostre province membri del Regno di Sicilia, dalle molte carte, ch'egli

stesso rapporta, ove leggendosi titoli conformi, avrebbe potuto di

ciò ricredersi; e nell'Archivio del monastero della Trinità della

Cava abbiam noi veduto un diploma del Re Ruggiero spedito nel 1130

primo anno del suo Regno, che ha il suggello d'oro pendente, nel quale

Ruggiero così s'intitola: _Rogerius Dei Gratia Siciliae, Apuliae et

Calabriae Rex, Adjutor Christianorum, et Clypeus, filius, et haeres

Rogerii Magni Comitis:_ quindi è che nelle decretali[546] de' romani

Pontefici i nostri Re vengono chiamati _Re di Puglia_.

Ma merita maggior riflessione un diploma rapportato da Falcone

beneventano, dove questo titolo dassi a Ruggiero: _Rogerius Dei gratta

Siciliae, et ITALIAE Rex, Christianorum Adjutur, et Clypeus_. Nel

che affin di evitar gli errori, ne' quali sono molti inciampati, è

da notarsi, che la Puglia, la quale fu sempre dimostrata per quella

regione d'Italia di qua di Roma, ch'è bagnata dal mare Adriatico, e che

secondo la descrizione d'Italia non abbracciava più che la X provincia

di quella, fu da poi secondo il solito fasto dei Greci da essi chiamata

assolutamente _Italia_; poichè, dominando essi prima tutta l'Italia, ed

avendo da poi perdute quasi tutte le province di quella, con essergli

negli ultimi tempi rimasa la sola Puglia; diedero alla medesima il

nome d'Italia; perchè potessero ritener almeno nel nome quel fasto

di chiamarsi ancora Signori d'Italia. Così abbiam veduto, che avendo

essi perduta l'antica Calabria, e ritenendo ancora il Bruzio, e parte

della Lucania, perchè non si scemassero i loro titoli, continuarono

ancora a creare gli Straticò di Calabria, i quali tenendo prima

la loro residenza in Taranto, perduta la Calabria, gli mandarono a

risedere a Reggio, e quindi amministrando il Bruzio, e quella parte

della Lucania, che era lor rimasa, diedesi perciò il nome di Calabria

a quelle province che ora ancora il ritengono. Per questa ragione da

Lupo Protospata viene chiamato Argiro Principe e Duca d'_Italia_, non

intendendo certamente dell'Italia, secondo la sua maggior estensione,

circondata da amendue i mari e dall'Alpi; ma della sola _Puglia_, di

cui allora era capo Bari. Parimente quest'istesso Scrittore nell'anno

1033 ed altrove, chiama Costantino Protospata _Catapanus Italiae_[547].

(Gli Antichi Scrittori però, chiamavano Italia quell'ultima punta, che

dal Golfo di S. Eufemia e di Squillaci si distende sino allo Stretto

siciliano, detta poi Bruzia ed ora Calabria. Ciò pruova con alcuni

passi di Aristotile, di _Dionisio Alicarnasseo e di Strabone, Samuel

Bocarto Geogr. Sacr. in Canaam, lib. 1, c. 33_).

Intorno a che ne abbiam noi un altro chiarissimo documento in un

diploma greco, il quale nell'anno 1253 in tempo dell'Imperador Corrado

Re di Sicilia, fu fatto tradurre in Latino, che si legge presso

Ughello[548], nel quale non essendosi, quando fu quello instromentato,

ancora queste province innalzate in Reame, il Conte Ruggiero così

s'intitola: _Hoc est sigillum factum a Rogerio Duce Italiae, Calabriae,

et Siciliae_: ove si vede chiaro che per Italia i Greci non intendevano

altro che la Puglia. E nella vita del Beato Nilo, che dal greco fu

tradotta in latino da Cariofilo, si legge, che Niceforo _regebat

utramque Provinciam, Italiam, et Calabriam nostram_, non intendendo

altro per _Italia_, se non che la _Puglia_, da' Greci allor posseduta;

e per questa medesima ragione da' greci Scrittori, e fra gli altri da

Niceforo Gregora vien sempre appellato Carlo d'Angiò _Rex Italiae_; il

quale da' Latini, siccome allora volgarmente si parlava, era detto Rex

Apuliae. Anzi questo greco idiotismo di chiamare la Puglia _Italia_,

non solo fu ritenuto da' Scrittori di quella Nazione, ma fu usato

ancora da' nostri Autori latini, siccome presso Falcone beneventano

s'incontra molto spesso, dove parlando dell'espugnazione fatta da

Lotario Imperadore del castello di Bari, dice, _de tali tantaque

victoria tota Italia, et Calabria, Siciliaque intonuit_[549].

Così infino che la Puglia fu ritenuta da' Greci, acquistò anche il nome

d'Italia, col quale non si denotava altro, che quella sola provincia;

ma da poi per opra de' Normanni avvenne, che il nome di Puglia oscurò

i nomi di tutte le altre province a se vicine, le quali per questa

cagione sotto questo nome eran anche designate. Ciò avvenne, perchè

i Normanni le loro prime gloriose imprese l'adoperarono nella Puglia;

e da poi che questa Nazione ne fece acquisto con tanta loro gloria e

vanto, se ne sparse la fama per tutto l'Occidente, onde risonando il

nome di Puglia frequentemente per le bocche de' stranieri, rimasero

quasi del tutto oscuri i nomi dell'altre congiunte regioni; e fu bene

spesso, spezialmente da' forestieri, in lor cambio unicamente usurpato

il nome di Puglia per tutte l'altre province adiacenti; quindi avvenne,

che per la Puglia s'intendeva non solo quella provincia, ma tutta

l'Italia cistiberina, e tutte quelle province, che oggi compongono il

Regno di Napoli; non altrimente di ciò, che presso i Popoli orientali

dell'Asia veggiamo usarsi, i quali per le gloriose gesta de' Franzesi,

tutti gli occidentali, non con altro nome chiamano, se non di Franzesi;

la qual gloria non è nuova di questa Nazione; poichè sin da' tempi di

Ottone Frisingense, per le frequenti spedizioni di Terra Santa, onde si

renderono in Oriente rinomatissimi, leggiamo presso questo Scrittore,

che gli Orientali, e singolarmente i Greci, ogni uomo occidentale, lo

chiamavano Franzese[550]. Perciò intitolandosi Ruggiero _Rex Apuliae_,

non della Puglia presa nel suo stretto e vero senso, dee intendersi, ma

di tutto ciò che ora forma il nostro Regno. Per quest'istessa cagione

molti Scrittori, ancorchè nominassero la sola Puglia, intendono però

di tutta questa gran parte d'Italia, come presso Pietro Bibliotecario

nella vita di Pascale, ed altri Autori spesso s'incontra[551]. Quindi

avvenne ancora, che comunemente presso i nostri Popoli questo Regno,

prima che da' romani Pontefici così spesso se gli dasse il nome di

Sicilia di qua del Faro, e che negli ultimi tempi acquistasse quello di

Regno di Napoli, fossesi appellato Regno di Puglia.

Fu perciò molto facile, che siccome da' Greci era stato dato il

nome d'Italia alla Puglia, che non abbracciava più che una sola

provincia, si fosse quello dato da poi con maggior ragione a tutte

l'altre province di qua del Tebro, che pure sotto nome di Puglia erano

denotate; onde si fece che a Ruggiero riuscisse meglio chiamarsi

Re d'Italia, che di Puglia, così per esser un titolo più sublime

e spezioso, risorgendo nella sua persona quello de' Re d'Italia,

del quale se n'erano fregiati i Goti ed i Longobardi, come anche

perchè sopra la Puglia non ritrovava questo titolo di Re, siccome

lo trovò sopra la Sicilia; se pure non avesse voluto ricorrere a

quegli antichissimi Re de' Dauni, de' Lucani e di Taranto, de' quali

Freccia[552] tratta ben a lungo, ma pur troppo infelicemente. Reputò

adunque Ruggiero intitolarsi non men Re di Sicilia, che d'Italia,

per Italia non intendendo altro che la cistiberina, siccome presso

gli Autori di questi tempi assolutamente per Italia intendevano

questa parte; in quella guisa appunto, che avvenne, quando per le

province d'Italia assolutamente erano denotate quelle sole, ch'erano

sottoposte al Prefetto d'Italia, non quelle, che ubbidivano al Prefetto

della città di Roma, ancorchè venissero comprese nella descrizione

dell'Italia presa nella sua più larga estensione.

Si conosce da ciò chiaro, che intitolandosi Ruggiero non meno Re di

Sicilia che d'Italia, ovvero di Puglia, che due Regni furono stabiliti

independenti l'uno dall'altro, non un solo in guisa, che queste nostre

province avessero avuto a reputarsi come membri e parte del Regno di

Sicilia.

Si dimostra ciò ancora dalle leggi proprie, che ritenne, le quali non

furono comuni con quelle della Sicilia, che si governava con leggi

particolari; poichè queste nostre province anche da poi che furono

ridotte in forma di Regno sotto Ruggiero, non riconobbero altre

leggi, che le longobarde, e secondo le medesime si amministravano, le

quali non ebbero autorità, nè alcun uso nella Sicilia, che non fu da'

Longobardi mai acquistata, per non aver avute questa Nazione forze

marittime, siccome l'ebbero i Normanni; onde il lor vigore non s'estese

mai oltre il Faro. Così ciascun Regno avea leggi proprie, e secondo le

medesime ciascun si regolava independentemente dall'altro; e ciascuna

di queste province avea il suo Giustiziero co' suoi Tribunali, nè le

cause quivi decise si portavano per appellazione in Palermo, quasi che

ivi vi fosse un Tribunale superiore a tutti gli altri, ma restavano

tutte in esse, come diremo più partitamente quinci a poco, quando degli

ufficj della Corona farem parola.

E se tra le nostre antiche memorie non abbiamo, che Ruggiero o altro

suo successor normanno avesse mandato nel Regno di Puglia alcun Vicerè,

che avesse avuto il governo generale di tutto il Reame, come si praticò

da poi negli ultimi tempi da' Principi d'altre Nazioni; ciò non fu

per altro, se non perchè Ruggiero, e' due Guglielmi suoi successori

solevano molto spesso in Salerno venire a risedere, ed anche perchè il

lor costume era di creare i figliuoli della lor Casa regale, o Duchi

di Puglia, o Principi di Capua o di Taranto, ed a' medesimi perciò

commettere il governo de' Ducati o Principati a lor conceduti, siccome

fece appunto Ruggiero, il quale ritiratosi a Palermo, lasciò il governo

di queste province a' due suoi figliuoli, a Ruggiero Duca di Puglia, e

ad Anfuso Principe di Capua.

Ma siccome è vero, che il Regno di Puglia fu independente da quello

di Sicilia, e che avea leggi e Magistrati particolari, così ancora

non può negarsi, che le leggi che Ruggiero stabilì in questo tempo,

ed i supremi Ufficiali della Corona, che a somiglianza del Regno di

Francia v'introdusse, furono comuni ad ambedue; essendo noto, che gli

Ufficiali della Corona erano destinati così per l'uno, che per l'altro

Reame; e così fu osservato finchè l'isola di Sicilia si sottrasse da'

Re angioini, e si diede sotto il governo de' Re aragonesi, come vedremo

nel corso di questa Istoria.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 44 / 56 题