_Papa Innocenzio II collegatosi coll'Imperador Lotario move guerra al
Re Ruggiero. Il Principe di Capua, ed il Duca di Napoli s'uniscono con
Lotario, sono disfatti, e Ruggiero occupa i loro Stati._
Intanto Innocenzio, vedendo che il partito d'Anacleto, a cui Ruggiero
erasi unito, era più potente del suo, e che egli dentro Roma non poteva
contrastargli la Sede, come quegli, ch'era figliuolo di Pier Lione,
ricco e potente cittadino romano, erasi partito nascostamente da Roma
con que' Cardinali, che l'avevano creato Papa, ed andossene a Pisa, ove
fu da' Pisani come vero Pontefice ricevuto con tutti i segni di stima
e d'ossequio. Pisa in questi tempi, infra le città d'Italia, erasi
molto distinta per la potenza e valore de' suoi cittadini, ma molto
più per le forze ed armate marittime che manteneva; onde Innocenzio,
imbarcatosi di là ad alcun tempo su le lor galee, se ne passò in
Francia per indurre il Re Lodovico a prender la sua protezione contro
agli sforzi del suo rivale. Quivi giunto ragunò un Concilio nella città
di Rems, ove scomunicò Anacleto e tutti coloro, che seguivano la sua
parte; ma vedendo, che il Re di Francia non poteva somministrargli
quegli aiuti, de' quali allora avea bisogno, proccurò impegnar Lotario
Imperadore alla sua difesa, nel quale trovò maggior disposizione e
prontezza che in Lodovico. Aspirava egli di togliere a Ruggiero queste
province, che credeva essergli state usurpate da questo Principe;
e con tal opportunità di indurre ancora il Papa a concedergli le
cotanto contrastate investiture. In effetto la prima cosa che cercò ed
ottenne da Innocenzio furono le investiture, le quali tosto le furono
accordate, come scrive Pietro Diacono[461] Autor contemporaneo. Il
Baronio dando una mentita a questo Scrittore, dice, che avendo Lotario
ciò preteso, gli fu fatta resistenza da Bernardo Abate di Chiaravalle,
il quale consigliò Innocenzio, che non v'assentisse, e che secondo il
suo consiglio Innocenzio ne l'avesse escluso, allegando lo Scrittore
della vita di questo Santo, che fu Bernardo di Bonavalle Scrittore di
tempi più bassi.
Che che ne sia, Innocenzio dispose l'Imperadore a calar tosto in
Italia, e giunto in Roma insieme con lui, trovandosi occupata la
chiesa di S. Pietro da Anacleto, Innocenzio albergò nel Palagio di
Laterano, e l'Imperadore con suoi soldati s'attendò alla chiesa di S.
Paolo. Frattanto al partito d'Innocenzio eransi aggiunti molti Baroni
della Puglia mal soddisfatti di Ruggiero. I più segnalati fra gli
altri furono Rainulfo Conte d'Airola e d'Avellino, Roberto Principe di
Capua e Sergio Duca di Napoli. Rainulfo ancorchè cognato del Re, come
quegli che teneva per moglie Matilda sua sorella, erasi disgustato con
Ruggiero per cagion, che trattando egli troppo severamente la moglie,
obbligò Ruggiero a togliergliela, e fattala venire a lui, l'inviò
in Sicilia con un figliuolo di lei, e del Conte chiamato Roberto; ed
avendo intimata al Conte la guerra gli tolse Avellino e Mercogliano,
ed oltre a ciò, venuto in suo potere Riccardo fratello di Rainulfo,
il quale parlava baldanzosamente contro di lui, gli fece cavar gli
occhi e tagliar il naso. A Rainulfo unissi Roberto Principe di Capua
mal soddisfatto degli andamenti del Re, il quale apertamente aspirava
a togliergli il suo Principato, del quale, non ostante che Roberto ne
fosse in possesso, si fece da Anacleto dar l'investitura. In questi
medesimi sospetti per le medesime cagioni era entrato Sergio Duca di
Napoli, il quale se bene (se deve prestarsi fede all'Abate Telesino,
poichè l'Arcivescovo Romualdo, e Falcone beneventano non fanno in
questo tempo menzione alcuna di tal fatto) dimorando il Re in Salerno
dopo la vittoria ottenuta sopra gli Amalfitani, atterrito dalla sua
potenza ed estremo valore, venisse a sottoporre la città di Napoli al
suo dominio; nulladimanco tale sommessione, se vi fu, non ebbe alcun
effetto, poichè da poi volle sostenere con tutto lo spirito la libertà
della sua città, e fugli fiero inimico congiurandosi insieme con
Roberto e Rainulfo in favore del partito d'Innocenzio; e non bastando a
questi tre aver infra di loro fermata questa lega, sollevarono ancora
molte altre città della Puglia, e trassero con loro molti Baroni, che
ribellando contro il lor Sovrano presero le armi contro chi men doveano
e contro il proprio Principe le rivoltarono, ponendogli sossopra
queste province di qua del Faro. E maggiore fu la baldanza di questi
congiurati, quando seppero che Lotario insieme con Innocenzio in
quest'anno 1133 era entrato in Italia, e giunti a Roma, ad una nuova e
più vigorosa spedizione contro Ruggiero si apparecchiavano; onde per
accelerar l'impresa tosto si portarono in quella città il Principe
Roberto, il Conte Rainulfo e molti altri Baroni di queste province
insieme con molta altra gente per discacciar Ruggiero affatto da tutta
la Puglia.
Accadde allora nel mese di giugno di quest'anno 1133 la coronazione
di Lotario seguita in Roma con molta pompa per le mani d'Innocenzio,
nella cui celebrità essendo concorsi molti Duchi, Marchesi e altri
Baroni d'Italia, fu data occasione a Lotario, siccome i suoi maggiori
solevano fare in Roncaglia, di stabilire a loro richiesta alcune
leggi feudali, onde dopo Corrado il Salico, fu egli il secondo, che
su i Feudi promulgasse leggi scritte; e fu allora da lui confermata
la celebre legge di Corrado intorno alla successione de' nepoti e de'
fratelli, della quale si fece da noi menzione ne' precedenti libri,
quella appunto che vedesi registrata nel secondo libro de' Feudi[462],
e che malamente fu dal Molineo e dal Pellegrino attribuita a Lotario I,
dando occasione all'errore, per vedersi per incuria degl'Impressori in
luogo d'Innocenzio esservi stato posto il nome d'Eugenio, come avvertì
saggiamente Cujacio. Nè dovea moversi l'avvedutissimo Pellegrino a
credere, che non potesse tal costituzione essere di questo Lotario
poichè nell'iscrizione che porta, si legge: _Constitutiones Feudales
Domini Lotarii Imperatoris, quas ante januam B. Petri in Civitate
Romana condidit_: quasi che non potesse sentirsi di questo Lotario, il
quale non potè con Innocenzio stabilire queste leggi _ante januam B.
Petri_, quando siccome narra Ottone Frisingense[463], il Palazzo di
S. Pietro veniva allora occupato da Anacleto; poichè, o l'iscrizione
è viziata, siccome in vece d'Innocenzio fu per ignoranza ancora posto
Eugenio, o pure non è incredibile, che Anacleto avesse ciò permesso a
Lotario, quando ciò niente dovea importargli; tanto maggiormente che
presso appurati Scrittori si legge[464], che giunto Lotario in Roma
per mezzo d'uomini saggi e religiosi ebbe molti trattati con Anacleto
di levare così grave scisma nella Chiesa, e ben potè in questo mentre
seguire quella celebrità avanti la porta del Palazzo di S. Pietro.
Ma non minore fu in ciò l'errore del nostro Andrea d'Isernia, il quale
reputando, e con verità, che le Costituzioni, che stabilì Lotario in
quest'anno in Roma, non potevano obbligare queste nostre province,
le quali da Ruggiero s'erano affatto all'Imperio sottratte, non potè
darsi a credere che fra i Sapienti delle altre città di Italia, che
intervennero in quella Assemblea co' Duchi, Marchesi ed altri Baroni
della medesima, come di Milano, Pavia, Cremona, Mantova, Verona,
Trivigi, Padua, Vicenza, Parma, Lucca e Pisa, vi avessero potuto anche
intervenire quelli della città di Siponto, come si legge in quella
Costituzione: città a questi tempi ancor celebre della Puglia, come
da' precedenti libri di questa Istoria s'è potuto in più occasioni
notare, la quale al dominio di Ruggiero era sottoposta: onde si diede
ad indovinare, o che il luogo fosse corrotto, ed in vece di _Syponti_,
dovesse leggersi _Senarum_, ovvero (ciò che deve condonarsi alla
rozzezza di quel secolo nel quale scrisse) che vi fossero un'altra
città in Lombardia, o nella Toscana chiamata Siponto. Poichè niente
strano deve sembrare, che vi fossero in quella Radunanza intervenuti
ancora i Sapienti di Siponto, a chi considera, che quella si tenne in
tempo nel quale, se bene quelle province, che oggi compongono il nostro
Regno, fossero state già da Ruggiero all'Imperio sottratte; nulladimeno
per la congiura in questo tempo ordita dai Baroni contro questo
Principe, i quali seguendo il partito di Roberto Principe di Capua,
e di Rainulfo Conte d'Avellino eransi ribellati, ed aveano costretto
Ruggiero ad abbandonar la Puglia, e di ritirarsi in Sicilia per unire
le sue armate e reprimere la ribellione, come da poi fece: non potè
Ruggiero impedire la loro andata in Roma, li quali tanto più si resero
animosi contro di lui, quando intesero che Lotario era colà giunto
per movere, insieme uniti, guerra contro di lui: e perciò non poterono
i Sapienti di Siponto, allora ribelli, recar pregiudicio a Ruggiero,
in maniera che fossero obbligati i di lui vassalli osservare quella
Costituzione di Lotario suo inimico, come diremo ad altro proposito.
Ma tanti apparati di guerra e tanti inimici di Ruggiero insieme
aggiunti, non poterono mai costernare l'animo di questo invitto
Principe: egli tornato da Sicilia con poderose armate, dopo varia
fortuna, che lo rese ora perdente, ora vincente, finalmente dissipò
i suoi inimici: obbligò Lotario a tornarsene senza alcun frutto
in Alemagna: costrinse Innocenzio a ritirarsi di nuovo in Pisa,
ove celebrò un altro Concilio. Abbattè l'orgoglio di Rainulfo e di
Roberto; e repressa la ribellione de' Baroni di Puglia, restituì
questa provincia alla sua ubbidienza: e niente altro rimaneva perchè
tutto questo Reame passasse sotto la sua dominazione, fuorchè Napoli,
Benevento e Capua, e gli Stati del Conte Rainulfo; onde fermato in
Salerno, alla conquista di queste città fu totalmente rivolto, e
sopra ogni altra di Capua e di Napoli; onde a tal fine fece ritorno in
Sicilia per approntar nuove forze per conquistarle.
Il Principe Roberto, che ben prevedea il male, che gli soprastava, non
tralasciò ogni sforzo per impedirlo, s'unì co' Pisani, e gito in Pisa
ottenne da' medesimi valido soccorso di molte navi e soldati[465].
Proccurò anche che a' Pisani si unissero in suo ajuto i Genovesi, ed i
Veneziani; onde ritornato nel Principato di Capua, andossene in Napoli,
ove fu caramente ricevuto da Sergio, e dal Conte Rainulfo che in questa
Piazza erasi ritirato. Espose a' medesimi la lega, che nuovamente
avea conchiusa in Pisa in presenza d'Innocenzio co' Pisani, Genovesi
e Veneziani, e come avea promesso a' Pisani, acciocchè fossero venuti
in suo soccorso, tremila libbre d'argento. Fu con gran giubbilo intesa
da Sergio, e da' suoi confederati questa novella, onde senza frapporvi
dimora, tolsero ambedue gli argenti delle Chiese di Napoli e di Capua,
e fattane quella somma di moneta, prestamente la mandarono a' Pisani.
Ma ecco che mentre costoro così si sforzano di resistere a Ruggiero,
che questo Principe ritornando da Sicilia con sessanta galee, giunge
in Salerno, e tosto sopra Napoli pose l'assedio; ma difendendosi
questa città con estremo valore, abbandonolla, e verso Capua drizzò li
suoi eserciti; ed avendo presa Nocera, e molti altri castelli di quel
contorno, fu Capua assalita, la quale incontanente gli si rese[466].
Il Re entrato in quella, vi fu a grande onor ricevuto, ed avendo dopo
breve contrasto conquistati gli altri luoghi del Principato, tornò di
nuovo a cinger Napoli di stretto assedio.
Ecco come in quest'anno 1135 Ruggiero dopo varj casi unì agli
altri suoi Stati il Principato di Capua, del quale aveane già avuta
l'investitura da Anacleto. Egli poco da poi ne investì _Anfuso_ suo
figliuolo, dandogli di sua mano lo Stendardo, ch'era a questi tempi
la cerimonia, che s'accostumava nelle investiture; e fu perciò Anfuso
da' Capuani per lor Principe salutato, giurandogli fedeltà. Ma egli è
ben da notare, che i Capuani giurarono fedeltà ad Anfuso, _salva tamen
Regis, et filii ejus Rogerii (Ducis Apuliae) fidelitate, qui ei in
Regnum successurus erat_, come rapporta l'Abate Telesino; poichè avendo
Ruggiero al suo Regno unito il Principato di Capua, ancorchè ne avesse
investito Anfuso, non volle però che lo reggesse independentemente
dalla Corona, e da lui, e dal suo figliuolo Ruggiero Duca di Puglia,
dichiarato successore del Regno.
Avea il Re Ruggiero dalla sua prima moglie, che fu Alberia figliuola
d'Alfonso Re di Spagna, generati cinque figliuoli. Il primo, che dovea
succedergli al Regno, ed il quale il padre l'avea perciò istituito
Duca di Puglia, fu chiamato _Ruggiero_[467]; ma questi essendo a
lui premorto nell'anno 1148 diede luogo agli altri suoi fratelli
secondogeniti alla successione. Da questo Ruggiero narrasi, che fosse
nato _Tancredi_, quegli, che succedè al Regno di Sicilia, riputato suo
figliuolo bastardo, come si dirà più innanzi. Il secondo fu _Tancredi_,
al quale il padre avea assignato il Principato di Bari, o veramente
di Taranto, perchè allora non avea acquistato ancora quel di Capua: e
questi pure prima di tutti gli altri suoi fratelli, premorì al padre
prima dell'anno 1144.
Il terzo fu questo _Anfuso_, o come altri dicono _Alfuso_, onde
Girolamo Zurita suspica che lo dicessero così dal nome d'_Alfonso_ Re
di Spagna suo avo materno: ma Wolfgango Lazio[468] è di parere, che
sia nome Goto, derivato da _Idelfonso_, e questo da _Hildibrunzo_,
vocabolo gotico, _a favore scilicet et amore foederis_. Costui da
Ruggiero in quest'anno 1135 fu creato Principe di Capua; il quale poco
da poi nell'anno 1139 essendo già passato il Ducato napoletano sotto
la sua dominazione, fu fatto anche Duca di Napoli, secondo che scrive
il Pellegrino; ma questi seguitò la sorte degli altri suoi fratelli
maggiori, poichè premorendo pure al padre, finì li giorni suoi nel
medesimo anno 1144.
Il quarto fu Guglielmo I quegli che dopo la morte d'Anfuso creato dal
padre Principe di Capua e Duca di Napoli, e morto da poi Ruggiero altro
suo fratello, fatto Duca di Puglia in suo luogo; finalmente nell'anno
1151 fu da Ruggiero assunto per suo Collega al Regno, e fu coronato
e dichiarato suo successore; siccome morto suo padre gli successe, e
per più anni tenne il Regno di Sicilia e di Puglia; poichè _Errico_
altro suo fratello morì giovanetto vivente il padre avanti la morte di
Ruggiero suo maggior fratello.
Ebbe Ruggiero altre mogli: _Sibilla_ sorella del Duca di Borgogna,
dalla quale presso i più diligenti Scrittori non si legge che avesse
procreati figliuoli: _Beatrice_, dalla quale gli nacque _Costanza_,
quella che destinata a cose più grandi con varie vicende si vide moglie
d'Errico VI Imperadore, e dalla quale nacque il famoso Federico II. le
cui gesta saranno ben ampio soggetto di quest'Istoria. E vi sono chi
a queste tre mogli di Ruggiero aggiunge la quarta, che dicono essere
stata N. sorella d'Anacleto, della famiglia di Pier Lione; e la quinta
chiamata _Airolda_ figliuola del Conte de' Marsi[469].
Ma mentre Ruggiero tenendo assediata Napoli, per mare travagliava
questa città, scorgendo, che per l'estremo valore de' suoi cittadini
non era per rendersi così subito, partissi dall'assedio, lasciando
a' suoi Capitani la cura di quello, ed egli in Salerno fece ritorno;
ove imbarcatosi sopra la sua armata passò in Sicilia per poter nella
vegnente primavera ritornar con esercito più numeroso ad espugnarla,
siccome narra Alessandro Abate di S. Salvatore della Valle Telesia, il
quale qui termina i quattro libri della sua latina istoria normanna.
Intanto il Principe di Capua Roberto era andato in Pisa a cercar
soccorso; ma non fu a tempo, poichè tornato da quella Città, ritrovò
Capua già presa, e furono inutili tutti gli altri suoi sforzi, che fece
da poi per riacquistarla; onde vedute disperate le sue cose, fece di
nuovo in Pisa ritorno. Il Duca di Napoli Sergio ancora, vedendo in tale
strettezza la sua città, temendo dell'ultima sua ruina, se non avea
presti ajuti, imbarcatosi sopra un naviglio passò anch'egli in Pisa per
soccorso, ma non avendolo potuto ottenere, tutto afflitto se ne tornò
indietro a Napoli.
Ma il Principe Roberto avendo ritrovato in Pisa Papa Innocenzo, fu
da costui stimolato a passare in Alemagna, e a chiedere in suo nome,
ed in nome del Pontefice soccorso a Lotario Imperadore. Giunto egli
in Lamagna fu caramente dall'Imperadore accolto, il quale lo rimandò
tosto in Pisa con certa promessa di venire nel seguente anno in Italia
a liberar la Chiesa di Roma dallo scisma, ed a restituire Roberto
nel suo Principato. In questi tempi per la sua dottrina, e più per la
bontà de' costumi Bernardo Abate di Chiaravalle aveasi acquistata in
Europa gran fama di santità; onde non meno presso l'Imperadore, che del
Papa Innocenzio era in somma stima tenuto, ed i suoi consigli erano
di grande autorità, ed avendo proccurato Innocenzio in questo scisma
trarlo alla sua parte contro Anacleto, non può dubitarsi che fu uno de'
mezzi più adoperati ed efficaci a favor d'Innocenzio, e che prendendo
le sue parti con ardore non gli portasse molto ajuto e conforto. Egli
non si ritenne in queste congiunture scrivere calde e pressanti lettere
all'Imperador Lotario, che come avvocato e difensore della Chiesa,
calasse tosto in Italia a reprimere l'orgoglio de' Scismatici, ed a
vendicarsi di Ruggiero. Ed il suo zelo fu tanto, che in una lettera
che scrisse a Lotario, non ebbe alcun ritegno di chiamar Ruggiero
usurpatore, e che ingiustamente aveasi usurpata la Corona di Sicilia,
non altramente, che Anacleto la sede di S. Pietro: _Caesaris est_, e'
diceva a Lotario, _propriam vindicare Coronam ab usurpatore Siculo. Ut
enim constat Judaicam sobolem Sedem Petri in Christo occupasse injurias
sic proculdubio omnis, qui in Sicilia Regem se facit, contradicit
Caesari_; come se la Sicilia Ruggiero l'avesse sottratta all'Imperio
d'Occidente, e Lotario dovesse reputarsi come un altro Ottaviano
Augusto a riguardo di tutte le province del Mondo.
Furono però quest'inviti cotanto efficaci, che finalmente Lotario si
dispone a calar la seconda volta in Italia con eserciti più poderosi
e con forte deliberazione di abbattere lo scisma, e discacciar
Ruggiero da queste province; scrisse perciò ad Innocenzio, che nella
festività di S. Jacopo di quest'anno 1136 si sarebbe egli partito
di Lamagna[470]. Papa Innocenzio tantosto inviò tal novella al Duca
di Napoli Sergio, ed il Principe Roberto con cinque navi cariche di
vettovaglia andò a soccorrer Napoli, che grandissima fame pativa,
per tenerla i soldati del Re così stretta, che da niun lato per terra
potevano introdursi viveri. E fatti certi Sergio ed i Napoletani della
venuta dell'Imperadore, ritornò prestamente il Principe Roberto a Pisa,
e di là n'andò ad incontrar Lotario, il quale ritrovò aver già passate
le Alpi, ed essersi attendato a Cremona.
I. _Lotario cala la seconda volta in Italia, ed abbatte le forze di
Ruggiero._
Fu nel declinar di questo anno 1136 nel mese di novembre, che questo
Imperadore fermato in _Roncaglia_ (che come altre volte abbiam
detto, è un campo piano e largo posto sopra il Po non molto lontano
da Piacenza)[471] ragunò, secondo il costume de' suoi maggiori, una
Assemblea di tutti gli Ordini così ecclesiastico di Arcivescovi e
Vescovi, come de' Nobili, di Duchi, Marchesi, Conti, ed altri Baroni, e
de' Magistrati delle città d'Italia, ove a richiesta de' medesimi per
mezzo d'una sua Costituzione stabilì alcune altre leggi feudali, che
riguardano principalmente la proibizione di poter alienare i Feudi.
Questa Costituzione noi l'abbiamo nel libro secondo de' Feudi[472];
ed anche nel libro terzo delle leggi longobarde[473]. Nè l'istesso
Pellegrino[474] può negare che sia di questo Lotario; onde da ciò
ancora si convince, che il Compilatore delle leggi longobarde, unì le
Costituzioni degl'Imperadori come Re d'Italia, cominciando da Carlo
M. sino a quest'ultimo Lotario (poichè quella di Carlo IV fu aggiunta
molto tempo da poi di questa Compilazione) perchè gli altri Imperadori
che dopo Lotario tennero l'Imperio d'Occidente, e che sovente calati
in Italia presso Roncaglia stabilirono altre leggi, atteso che queste
riguardavano solamente i Feudi: i Compilatori delle Consuetudini
Feudali, che furono a tempo di Federico I non stimarono unirle alle
leggi longobarde, ma facendo una Compilazione a parte l'unirono al
Corpo delle Consuetudini Feudali, onde ne surse un nuovo Corpo di leggi
dette Feudali, che ultimamente da Cujacio fu distinto in cinque libri,
come trattando di questa Compilazione a suo luogo più distesamente
diremo.
Non vide Ruggiero più fiera procella di quella, che gli mosse Lotario
in questa seconda volta, che calò in Italia. Si vide in un baleno
sottratte dal suo Regno le più belle province, com'erano queste di
qua del Faro: al suo arrivo si rinvigorirono le speranze de' suoi
nemici, ed i mal contenti si resero più animosi a prorompere in
aperte sedizioni; poichè in prima non mancò Lotario, avvisato delle
angustie, nelle quali era ridotta la città di Napoli, e che i suoi
cittadini per le case, e per le piazze perivan di fame, di mandar
lettere ed Ambasciadori a Sergio, ed ai Napoletani, confortandogli a
durare per picciol tempo nell'assedio, ch'egli tantosto sarebbe venuto
in lor soccorso. Ed in fatti non tardò guari, che s'incamminò verso
Apruzzi, e pervenuto al fiume Pescara, valicatolo, soggiogò Termoli
con molti luoghi di quella provincia; e passato in Puglia, prese la
città di Siponto, ed atterrì in maniera i Pugliesi, e gli pose in tanta
costernazione, che tutte le città di quel contorno insino a Bari, ove
Lotario era passato, si diedero in sua balìa.
Intanto Innocenzio, che dimorava a Pisa, erasi già partito di colà, e
passato a Viterbo per incontrarsi con l'Imperadore, il qual intesa la
venuta del Papa in quella città, gl'inviò tosto Errico suo genero con
tremila soldati, e gli mandò a dire che proccurasse di conquistare le
terre della Campagna di Roma, e di restituire il Principato di Capua
a Roberto, perch'egli per altro cammino avrebbe proccurato di toglier
a Ruggiero l'altre province della Puglia: onde Innocenzio con altro
esercito venne a S. Germano, che tantosto se gli diede. Indi passato
a Capua non vi essendo chi potesse resistergli, tosto si rese padrone
di quella città, e ripose in essa e nel suo Principato il Principe
Roberto[475]. E scorso da poi in Benevento, dopo breve contrasto,
i Beneventani si resero a lui. Indi partissi per girne a ritrovar
Lotario in Puglia, il quale avea già presa Bari[476], e sol gli restava
d'espugnare la sua forte Rocca, la quale Ruggiero avea edificata, e
di grosso e valoroso presidio munita; ma quella finalmente espugnata,
portossi l'Imperadore ed Innocenzio sopra Melfi di Puglia: ed avendola
per alcun tempo tenuta assediata, l'ebbero alla fine in lor balìa.
Fu in questo anno 1137 che Lotario avendo tolta a Ruggiero la Puglia
pensò di crearne un nuovo Duca, ed avendo fatto in Melfi a tal fine
ragunare un Parlamento, ove fece chiamare tutti i Baroni di quella
provincia, trattò ivi della creazione di questo nuovo Duca, mandando
in tanto i suoi eserciti verso Salerno per assediare quella città.
Insorsero per tal occasione gravi contese tra Lotario ed Innocenzio
intorno a quest'elezione[477]: pretendeva Innocenzio per le ragioni
altre volte addotte, che siccome i suoi predecessori aveano investito
i Normanni del Ducato di Puglia, così ora essendosi tolto a costoro,
suo dovesse essere il potere di investirne altri. All'incontro Lotario
pretendendo esser queste province dipendenti dall'Imperio d'Occidente,
essere degl'Imperadori la facoltà dell'investire altri[478], siccome
di fatto l'Imperador Errico ne avea investiti i Normanni. La discordia
s'accese in maniera, che se non fosse stato il timore conceputo, che
Ruggiero lor comune nemico non se ne profittasse, sarebbe terminata
in aperta guerra. A questo fine si pensò un espediente, col quale
proccurossi di non recarsi pregiudizio alle ragioni dell'Imperio, nè
della Chiesa; e fra lor si convenne che il nuovo Duca si dovesse da
ambedue investire[479]. Fu eletto Rainulfo Conte d'Avellino di nazione
normanna, non Germano, come credette il Sigonio[480], cognato del Re,
e figliuolo del Conte Roberto, il quale era nato dal vecchio Conte
Rainulfo fratello germano di Riccardo I Principe di Capua[481].
Fu adunque Rainulfo creato nuovo Duca di Puglia, e gli fu dato
lo Stendardo, con cui fu investito del Ducato per mano d'ambedue,
d'Innocenzio e di Cesare. E Falcone Beneventano aggiunge, che a' 5
di settembre l'istesso Papa Innocenzio nella chiesa arcivescovile di
Benevento unse Rainulfo in Duca di Puglia, essendo a questa unzione
presenti il Patriarca di Aquileja, molti Arcivescovi, Vescovi ed Abati.
Così insino a questo punto i due più fieri nemici di Ruggiero, i quali
si erano così ben distinti a favor di Lotario e del Papa, riceverono i
premj de' loro sudori e travagli: Roberto fu restituito nel Principato
di Capua, e Rainulfo a più sublime dignità fu promosso. Rimaneva
l'altro, ch'era Sergio co' suoi Napoletani, i quali finora avean
con inaudita costanza in mezzo a tante calamità e penurie sostenuto
l'assedio della loro città; perciò Lotario ed Innocenzio verso queste
parti rivoltarono tutti i loro sforzi, e tenendo i loro eserciti
presso Salerno, pensarono di espugnar prima questa città, e da poi
passare a levar l'assedio di Napoli, aspettando in tanto il sospirato
soccorso di Pisa, senza il quale non poteva per via di mare portarsi
soccorso alcuno in quella città, e senza il quale non era da sperare di
poter ridurre Amalfi e gli altri luoghi marittimi d'intorno, sotto la
dominazione di Cesare. Ma ecco che pur troppo opportunamente i Pisani
con cento legni armati, siccome avean promesso, giunsero in Napoli, ed
introdotto soccorso in questa città, tanto che non vi era più timore di
rendersi, non guari da poi fu loro da Cesare comandato, che passassero
in Amalfi affin di ridurre quella città co' luoghi vicini, siccome vi
passarono con quaranta sei galee, e quivi giunti, espugnarono Amalfi,
Scala e Ravello, e facendo gran bottino in quella città, e nella sua
riviera, ridussero Amalfi sotto la dominazione dell'Imperadore.