Allora fu che Anacleto, cui tanto premeva l'alleanza ed amicizia
di Ruggiero, oltre ad averlo costituito Re, ed ordinato a tutti i
Vescovi ed Abati de' suoi dominj, che lo riconoscessero per tale,
e gli giurassero fedeltà, concedè a questo Principe una più ampia
investitura, che i suoi predecessori Duchi di Puglia non aveano potuto
mai ottenere: poichè oltre ad investirlo della Sicilia, della Puglia e
della Calabria, gli diede ancora l'investitura del Principato di Capua,
e quel che parrà strano, altresì del Ducato napoletano, come sono le
parole della Bolla[457], e come eziandio rapporta Pietro Diacono[458].
Che glie le dasse del Principato di Capua, ancorchè pure fosse cosa
molto strana, che nell'istesso tempo, che quello veniva posseduto
da Roberto, il qual n'era Principe, volesse investirne altri; poteva
però sostenersi il fatto, ed era scusabile, perchè avendo i Principi
di Capua suoi predecessori da' Papi ricevuta l'investitura di quel
Principato, tal che venivano riputati ancor essi Feudatari della Sede
Appostolica, non altrimenti che i Duchi di Puglia e di Calabria,
ed avendo voluto quel Principe seguitare il partito di Innocenzio
suo inimico, avrebbe potuto forse così colorirsi e darsi al fatto
comportabile apparenza. Ma del Ducato napoletano, ch'era dall'Imperio
d'Oriente dipendente, e che in forma di Repubblica si governava dal
suo Duca, che in quel tempo era Sergio, con qual appoggio potesse farlo
Anacleto, non si sa veramente comprendere; e se pure i Napoletani, ciò
che lor s'imputava, seguivano il partito d'Innocenzio, ciò non recava
a lui ragione di disporre di quel Ducato, che per niuno pretesto poteva
appartenergli. Ma tutte queste considerazioni niente impedivano allora
a' Pontefici romani di far ciò che poteva ridondare in maggior loro
grandezza: erano già avvezzi d'investire altrui di paesi che essi non
possedevano, e sopra de' quali non vi avean che pretendere, come fecero
della Sicilia e di quest'altre nostre province.
Nè a Ruggiero molto premea d'andar esaminando cotali diritti, bastava
con ciò aver un minimo appoggio, affinchè quel che il Papa gli
concedeva colla voce e colle scritture, potesse egli conquistarlo con
le armi; credendo così giustificare le sue conquiste, siccome ben seppe
fare poco da poi, che discacciato Roberto da quel Principato, e mossa
guerra a' Napoletani, si rese padrone così dell'uno, come dell'altro
Stato.
Ma potrebbe per avventura recar maraviglia come in questa occasione
non fosse stato investito Ruggiero anche del Principato di Salerno.
Ciò avvenne perchè i Pontefici romani pretendevano che quel Principato
interamente s'appartenesse alla Chiesa romana, se bene non si sappia
per qual particolar ragione. Perciò Gregorio VII, perciò tutti gli
altri suoi successori lo eccettuaron sempre nell'investiture, come
abbiamo osservato. Ed in fatti quando Lotario, avendolo tolto a
Ruggiero se ne rese padrone, e volle appropriarselo, Innocenzio se ne
offese, ed acremente se ne dolse, dicendo, che quello s'apparteneva
alla Chiesa romana, ciò che fu motivo di discordia fra il Papa e
Lotario, come rapporta Pietro Diacono[459]. L'investitura fu data a
Ruggiero, a' suoi figli, ed eredi di quelli _jure perpetuo_. Ed il
censo fu stabilito di seicento schifati l'anno[460].