CAPITOLO X.

_LOTARIO Duca di Sassonia succede nell'Imperio di Occidente per la

morte d'ERRICO; ed unione di tutte queste nostre province nella persona

di RUGGIERO Gran Conte di Sicilia, per la morte di GUGLIELMO Duca di

Puglia._

Le discordie, che nell'anno 1125 accaddero in Germania per la morie

di Errico IV, turbarono in gran parte lo stato delle cose d'Italia:

per non aver lasciato questo Principe di se prole maschile, sursero

tra i Principi della Germania grandi dissensioni per eleggere il

successore: due sopra tutti gli altri aspiravano all'Imperio, e con

maggior contenzione di animo; Corrado nipote d'Errico, e Lotario Duca

di Sassonia[387]. I Principi dell'Imperio ragunati per togliere i

disordini, che ne potevan nascere, furono risoluti di compromettere

quest'elezione nell'arbitrio dell'Arcivescovo di Magonza, dichiarando

che colui, il quale egli avesse stimato degno dell'Imperio romano,

senza dubbio avrebbero tutti eletto. L'Arcivescovo che portava odio

implacabile non pur ad Errico, ma a tutti della sua razza; senza

molto deliberare ne escluse tosto Corrado, e proponendo Lotario come

Capitano in guerra esercitatissimo, pio e prudente, lo prepose a

tutti, giudicandolo il più degno ed idoneo, che all'imperiale seggio

potesse innalzarsi: fu approvata l'elezione, e Lotario per Imperadore

salutato. In cotal guisa per l'industria e destrezza di questo Prelato

passò l'Imperio da' Tedeschi, che per tanti anni l'aveano tenuto, a'

Sassoni nella persona di Lotario, che alcuni III, altri con più verità

chiamarono II.

Corrado impaziente della repulsa, nè potendo soffrire, che altri che

egli fosse stato surrogato in luogo di suo zio, avendo tirati al suo

partito alcuni Principi della Germania, si fece da questi coronare per

Re di Germania. Così cominciarono le discordie tra questi Principi,

le quali a lungo andare cagionarono molti disordini e confusioni

nell'Imperio; ma Lotario come eletto dalla maggior parte, e ciò che

più importava, confermato da' Pontefici romani, fu riconosciuto per

Imperadore per tutto Occidente.

Ma ecco che mentre Onorio reggeva la Sede Appostolica, e Lotario

l'Imperio, mentre per la morte accaduta di Giordano, reggeva Capua

Roberto suo figliuolo, e mentre Sergio ultimo Duca governava il Ducato

di Napoli, accadde in Salerno in quest'anno 1127[388] la morte di

Guglielmo Duca di Puglia, il quale dopo la morte di Ruggiero suo padre,

avea retto queste province per lo spazio di sedici anni[389].

La morte di questo Principe cagionò alla fine, che interamente tutte

queste nostre province s'unissero in una persona in forma di Regno,

e che s'introducesse per conseguenza nuova politia, e più stabile

e perfetta forma di governo. Poichè non avendo questo Principe

lasciato di se figliuoli, s'estinse in lui e nel suo ramo la progenie

di Roberto Guiscardo[390]. Non vi era altri, che avesse potuto

succedere a' suoi Stati, che il Conte di Sicilia Ruggiero suo zio

cugino, come quegli, che era figliuolo ed erede di Ruggiero, fratello

del Guiscardo. Nè poteva ricercarsi allora altro Principe di forze

più potente, di consanguinità cotanto stretto, espertissimo delle

armi, accorto e prudente, quanto il Gran Conte di Sicilia, il quale

portandogli la fortuna un retaggio sì grande, ne abbracciò avidamente

l'occasione. In fatti, perchè non fosse impedito da altri, non tardò

Ruggiero un momento a prendere il possesso di una tanta eredità. Egli

tosto imbarcatosi in Messina sopra una armata venne improvvisamente

in Salerno, ove secondo il costume e la solita cerimonia si fece

dall'Arcivescovo di Capua consecrar Principe di Salerno[391]. Passò

immantenente a Reggio, ove Duca di Puglia e di Calabria fu salutato;

e scorrendo per queste province, fu da tutte le città ricevuto ed

acclamato per loro Sovrano.

Il Pontefice Onorio subito ch'intese, che Ruggiero con tanta celerità,

senza sua saputa e senza richiederne da lui investitura, erasi

impossessato, oltre della Puglia e della Calabria, del Principato di

Salerno, di Amalfi e di tutti questi Stati, se n'offese grandemente; e

temendo che uniti colla Sicilia tanti dominj, la soverchia potenza di

Ruggiero finalmente non terminasse in depressione della Chiesa di Roma,

cominciò ad alienarsi da lui, ed a pensar modo di trattenere il corso

di tanta felicità. Quindi i suoi successori, come si vedrà più innanzi,

scorgendo che Ruggiero, ciò che i suoi predecessori Duchi di Puglia non

poterono conseguire, avea gloriosamente unita nel suo capo la Corona

di Puglia e di Sicilia, ebbero sempre per sospetta la sua potenza, e

mutando stile, cominciarono ad essergli avversi, ed a frapporre mille

impedimenti al suo ingrandimento. Ma questo Principe col suo valore

e prudenza ruppe gli ostacoli, e condusse felicemente a fine i suoi

disegni; poichè ancorchè i Principi di Capua fossero ligi a' Duchi di

Puglia, amministrandosi però quel Principato con piena libertà e potere

da Roberto II, Ruggiero dopo esserne stato investito da Anacleto,

nell'anno 1135 ne discacciò Roberto, che fu l'ultimo Principe, ed a

se appropriò sì gran Principato. Il Ducato napoletano ch'era l'ultimo

rimaso a passar sotto la sua dominazione, e che per tanti secoli s'era

mantenuto in libertà contro gli sforzi de' Longobardi e de' Normanni,

finalmente nell'anno 1139 lo ridusse egli sotto il suo dominio. Tanto

che niente restava in queste nostre province, che a Ruggiero non fosse

sottoposto. Ed in cotal maniera, avendo unito nella sua persona tutte

queste province, vedutosi in tanta sublimità, sdegnando i titoli

di Conte e di Duca, volle prendere il titolo di Re; e poichè avea

costituito per capo del Regno di Sicilia Palermo, ivi trasferì la

sua regia sede. Ed avendo sotto la sua dominazione tutto il Ducato di

Puglia e di Calabria (anche quelle terre ch'erano state lasciate al

Principe Boemondo) tutto il Principato di Salerno e di Capua, il Ducato

d'Amalfi, l'altro di Napoli e di Gaeta, ed il Principato di Bari,

volle perciò ne' pubblici atti intitolarsi: _Rex Siciliae, Ducatus

Apuliae, et Principatus Capuae_. Il qual titolo fu da' suoi successori

lungamente serbato: sotto il nome di Re di _Puglia_, ovvero di Re

d'_Italia_ tutte queste nostre province comprendendo.

Ma le famose gesta di Ruggiero I, Re di Puglia e di Sicilia,

com'egli colla sua prudenza e valore superasse i molti ostacoli,

che i romani Pontefici, e Lotario Imperadore frapposero a questa sua

grandezza, come con nuove leggi ed istituti stabilisse meglio questo

Reame, e più perfetta forma gli desse, saranno ben ampio soggetto

del libro seguente; ricercando intanto l'istituto di quest'opera,

prima d'incominciarlo, che in breve diasi un saggio della forma e

disposizione nella quale trovò Ruggiero queste nostre province quando

ereditolle, non solo per ciò che concerne il numero de' suoi Baroni e

la politia ecclesiastica, ma sopra tutto delle leggi e delle lettere

che in questa età in quelle fiorivano.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 34 / 56 题