_Litigi, ch'ebbe l'Imperador ERRICO IV con Papa GELASIO II. Investiture
date da questo Pontefice a' nostri Principi normanni; e scisma fra
CALISTO II e GREGORIO VIII._
Intanto dopo la morte di Pascale, il Clero ed il Popolo romano elessero
per suo successore Giovanni Gaetano Monaco Cassinense, che Gelasio II
chiamossi[379]. Tosto che l'Imperador Errico seppe l'elezione calò
in Italia, mandando intanto suoi Legati a Gelasio, con ambasciata,
che se egli era disposto ad accordargli ciò che Pascale aveagli prima
conceduto intorno alle investiture, egli era per riconoscerlo per
Pontefice, in altro caso, avrebbe posto un altro Papa nella Chiesa.
Ma repugnando Gelasio, e vedendo che l'Imperadore s'approssimava
con potente armata a Roma, uscì da questa città, ed accompagnato da
molti Vescovi e Cardinali, dal Prefetto di Roma e da molti Nobili di
quella, in Gaeta sua patria ricovrossi: quivi ordinato Prete, essendo
ancor Diacono, fu da quei Vescovi e Cardinali che seco avea, e dagli
Arcivescovi di Capua, di Benevento, di Salerno e di Napoli, in presenza
di molti Principi ed Abati, consecrato Pontefice romano.
I nostri Principi normanni, e sopra gli altri Guglielmo Duca di
Puglia, Roberto Principe di Capua, Riccardo dell'Aquila, e moltissimi
altri Baroni di queste Province, accorsero tutti a Gaeta offerendogli
ogni lor aiuto[380]. Guglielmo, ed il Principe di Capua prestarono
i giuramenti di fedeltà come ligi della Sede appostolica ch'erano,
ricevendo essi la conferma dell'investiture in quella guisa che i loro
predecessori aveanle ricevute dagli altri Pontefici. Ed è da notare
che i Principi di Capua in questi tempi prestavan l'omagio al Papa,
nell'istesso tempo, ch'erano ligi al Duca di Puglia.
Ma non è qui da tralasciare ancora, che Guglielmo non bastandogli aver
avuta l'investitura da Pascale, la volle anche da Gelasio, dal quale
non potè ottener altro, che una conferma ristretta sempre al Ducato
di Puglia e di Calabria, guardandosi bene di stenderla al Principato
di Salerno ed Amalfi, ed a tutti quegli altri Stati, ch'erano già
passati sotto la dominazione de' Duchi di Puglia. Così leggiamo nella
formola di questa investitura rapportata dall'Abate della Noce[381],
che Gelasio la diede a Guglielmo: _Quemadmodum Gregorius Papa tradidit
illam Roberto Guiscardo Avo tuo; et sicut Urbanus Papa eam Rogerio
Patri tuo prius, et postea tibi tradidit; sic et ego trado tibi eandem
Terram cum honore Ducatus per illud idem donum, et consensum_. Ma è
da notare l'errore occorso in questa formola, e mancare in essa dopo
la parola _postea_ il nome di _Pascalis_; poichè Guglielmo non mai
da Urbano ricevè investitura, come quegli che premorì a Ruggiero suo
padre, e Guglielmo succedè al padre nel Ponteficato di Pascale, dal
quale, e non da Urbano la ricevette, come rapporta Pietro Diacono.
Intanto s'esacerbarono le contese tra il Papa e l'Imperadore: questi
tosto che seppe essersi Gelasio partito da Roma, fece elegger Maurizio
Arcivescovo di Braga, che si fece chiamare Gregorio VIII. Dall'altra
parte Gelasio venuto a Capua scomunicò l'Imperadore, l'Antipapa, e
tutti i complici ed operò che Roberto Principe di Capua ragunasse le
sue truppe per opporle ad Errico, affinchè introducesse lui in Roma.
Roberto, unita una considerabile armata, prende il cammino verso il
monastero Cassinense, per quindi passar in Roma insieme col Papa,
come aveagli promesso; ma avendo inteso che l'Imperadore non era
molto lontano con forze superiori, non volle partirsi da Cassino, ed
avendo quivi ricevuti gli Ambasciadori d'Errico, che lo consigliavano
a ritirarsi, egli abbandonando l'impresa a Capua tornossene. Quindi
Gelasio, dopo varie vicende di fortuna, abbandonato dai Normanni,
finalmente non potendo resistere a tante forze, pensò andarsene con
alquanti Vescovi e Cardinali in Francia, e giunto nel monastero di
Clugnì, stanco finalmente per tante cure moleste e per tanti incomodi
sofferti in quel penoso viaggio, quivi infermatosi finì la sua vita il
dì 29 di gennaio dell'anno 1119 dopo aver non più che un'anno e cinque
giorni con tanti travagli, e patimenti tenuta quella sede.
Tosto i Cardinali, vedendosi privi d'un tanto Pontefice, e che mal
potevano opporsi a Gregorio, se immantenente non provvedessero al
successore, elessero in quel medesimo monastero Guido Cardinale
Arcivescovo di Vienna nato di regal stirpe, come quegli ch'era
figliuolo del Conte di Borgogna a' Re di Francia per sangue cotanto
vicino, e Calisto II chiamossi, il quale subito portossi in Roma,
ove dal Clero, dal Senato e Popolo romano con segni di molta stima fu
ricevuto. Il falso Papa Gregorio lasciando Roma si fortificò a Sutrio,
castello per sito ben forte, ove co' suoi ritirossi[382].
Intanto Calisto, per toglier dalle radici questo scisma, pensò non
esservi altro rimedio, che il ricorrere agli aiuti de' nostri Principi
normanni, venne perciò a Benevento, ove fu visitato dal Duca Guglielmo,
da Roberto e da tutti i Baroni di quel contorno, i quali offerendogli
le loro truppe, tutti stimarono doversi Sutrio stringere di stretto
assedio. In fatti non passò molto che fu questo Castello strettamente
assediato, tanto che finalmente bisognò rendersi: Maurizio venne
nelle mani di Papa Calisto, il quale lo fece strettamente custodire
in una forte Rocca come suo prigioniero. E qui finì questo scisma
di travagliare di vantaggio la Chiesa romana, nella quale cominciò a
godersi qualche pace.
Ma fu questa pace interrotta dalla morte accaduta in quest'anno 1120
di Roberto Principe di Capua, dal quale Calisto avea ricevuti sì
importanti servigi. Non lasciò questo Principe, che un solo figliuolo
chiamato Riccardo III, il quale al suo padre nel Principato successe.
Ma questo Principe non più che pochi giorni tenne il Principato: poichè
appena consecrato secondo il solito costume de' Principi di Capua
normanni, che solevan ungersi col sacro olio per mano dell'Arcivescovo,
finì tosto i giorni suoi in Capua; nè lasciando di se progenie alcuna,
gli succedè Giordano II, suo zio, fratello di Roberto suo padre[383].
Resse Giordano il Principato di Capua senza disturbo ben sette anni,
insino al 1127 nel qual anno morì. Sua moglie fu Gaitelgrima figliuola
di Sergio Signor di Sorrento, la quale sin dall'anno 1111 erasi con
lui sposata, e gli avea portato in dote Nocera con molti luoghi vicini
sottoposti a quella città. Da questa sua moglie gli nacque Roberto
II, che gli successe, e fu l'ultimo Principe di Capua della razza
di Asclettino; poichè discacciato dal Principato da Ruggiero I, Re
di Sicilia, ebbe la disgrazia di vedere dalla sua casa uscire questa
grandezza, che i suoi maggiori per lo spazio di tanti anni s'avevano
con tanta prudenza e valore mantenuta, come diremo nel Regno di
Ruggiero.
Intanto Papa Calisto, sedate alquanto le discordie, attese a comporre
in quella miglior forma, che potè lo stato della sua sede; e sopra
tutto proccurò di conservar col Duca di Puglia Guglielmo quell'istessa
corrispondenza ed amicizia che v'avea tenuto il suo predecessore. Nè
Guglielmo mostrò sentimenti diversi, poichè volle da lui, siccome avean
fatto i suoi predecessori con Gelasio e Pascale, ricevere l'investitura
del Ducato di Puglia e di Calabria, facendosi uomo ligio della Sede
Appostolica, e ricevendo con lo stendardo l'investitura; ed arrivato
Calisto in Troja, egli lo ricevette in quella città con ogni segno
di stima e di riverenza[384]; siccome fece nell'anno 1121 in Salerno,
ove venuto, trovandosi ivi ancora il Conte di Sicilia Ruggiero, fu da
questi Principi accolto con molto rispetto ed ossequio[385].
Tenne da poi nell'anno 1123 un Concilio in Laterano per dar rimedio
a molti disordini, che nella sua Chiesa erano nati per le gare avute
con Errico. Proccurò aver pace col medesimo, e dopo avere con molta
prudenza quietate le cose della Sede Appostolica, finalmente nell'anno
seguente 1124 finì in Roma i suoi giorni[386], lasciando di se gran
desiderio e molta afflizione; e si vide ben tosto quanto fosse riuscita
grave alla Chiesa romana tal perdita, poichè appena morto, divisi
i Cardinali in fazioni elessero due Papi, alcuni Lamberto Vescovo
d'Ostia, che Onorio II chiamossi, gli altri Teobaldo Cardinale di S.
Anastasia, che Celestino II fu appellato. Ma questo scisma, che si
temeva non dovesse lungamente perturbar la Chiesa, fu con istupore
di tutti ben tosto represso; poichè cedendo il partito di Celestino,
come più debole, a quello d'Onorio, i di lui partegiani s'unirono con
costui, onde sedati i disordini, Onorio fu da tutti avuto e venerato
per vero Pontefice.