CAPITOLO V.

_Instituzione degli Elettori dell'Imperio; ed elezione d'ERRICO Duca di

Baviera._

Comunemente a questi tempi si crede, che avesse avuto principio

l'istituzione degli Elettori dell'Imperio; poichè si narra, che Ottone

III, disperato di prole, prevedendo i gravi disordini, che dovean

sorgere in Germania per l'elezione del suo successore, pensasse in

vita, col consiglio ed autorità di Gregorio V, stabilire il modo di

questa elezione, e che per levare i torbidi, restringesse ciò ch'era di

tutti i Principi della Germania, a' soli sette Elettori, e quindi aver

origine gli Elettori, che oggi diciamo dell'Imperio.

Ma siccome il modo e l'autore, da chi fosse stato questo Collegio

istituto, è incerto, così ancora è più incerto il tempo, nel quale

fu tal costume introdotto, variando i Scrittori, e portando fra di

loro sentimenti pur troppo diversi. Alcuni[94] la riportano a' tempi

più remoti, volendo che da Carlo M. cominciasse; ma questa opinione

vien condannata da tutti gli Scrittori, per falsa e ripugnante a

tutta l'istoria, essendo manifesto che molto tempo da poi fu tal

Collegio istituito, e da ciò che s'è narrato ne' libri precedenti di

quest'Istoria, è molto chiaro, che i successori di Carlo M. non da

certi Principi della Germania, ma da tutti i Principi della Francia,

e molto più dall'elezione del predecessore, in vita o ne' testamenti,

eran eletti Imperadori, o come se fosse ereditario non uscì l'Imperio

dalla stirpe di Carlo M., e Lodovico III figliuolo d'Atenulfo, ultimo

che fu del sangue di Carlo, non lasciando di se prole, vinto da

Berengario di Verona perdè insieme la vita e l'Imperio. Quindi, come si

è veduto ne' precedenti libri, cominciò l'Imperio a scadere, poichè i

nostri Italiani ed i Romani non riconoscevano altri per Re d Italia ed

Imperadori, se non quelli, che per via delle armi restavano superiori

a' lor nemici; così Berengario, Lodovico Boson, Ugone Arelatense,

Lotario suo figliuolo, Rodolfo di Borgogna, ed altri occupando

l'Italia, affrettarono ancora esser riputati Imperadori. Dall'altra

parte i Principi della Francia e della Germania riconoscevano per

Imperadore Corrado Re di Germania della stirpe di Carlo, il quale

essendo prossimo alla morte, come narra Nauclero[95], persuase que'

Principi, che per suo successore eleggessero Errico Duca di Sassonia.

Ma così Corrado, come Errico non ebbero mai il titolo d'Imperadore,

insino che dopo questi avvenimenti non fu eletto _ab omni populo

Francorum, et Saxonum_ (come dice Nauclero) Ottone il Grande, il quale

avendo conquistata l'Italia, acquistò ancora col consenso del Popolo

romano il nome, e la dignità d'Imperadore, e dal Papa in Roma fu unto

e incoronato. E coloro, che ad Ottone successero, come il III Ottone,

quasi come se ad essi per ragion ereditaria appartenesse, furono

parimente da tutti i Principi della Germania eletti Imperadori, come si

è veduto: tanto che il voler riportare questo costume fin a' tempi di

Carlo M. è un solenne errore a crederlo.

Per la falsità di questa credenza, surse l'altra che teneva, che il

principio di questo Collegio dovesse porsi ne' tempi d'Ottone III, il

quale disperato di prole, prevenendo gli sconvolgimenti che doveano

accadere nell'elezione del suo successore, col consiglio ed autorità di

Gregorio V, avesse ristretta questa facoltà, ch'era di tutti i Principi

della Germania, per toglier le divisioni, a soli sette.

Ma Onofrio Panvinio[96] riprova ancora quest'opinione, e vuole che

non prima della morte di Federico fosse stato questo Collegio di sette

Elettori istituito da Gregorio X, romano Pontefice; poichè e' dice per

molto tempo dopo la morte d'Ottone III tutti i Principi della Germania,

come prima, così Vescovi, che laici eleggevano gl'Imperadori, ed in

questo modo essere stato eletto Errico II, Corrado I e II, Errico IV e

V, Lotario II, Federico I e Filippo I. Ma quest'opinione non contiene

minor errore della prima, poichè molto tempo innanzi di Gregorio X

hassi presso agli Scrittori antichi memoria di questi sette Elettori:

di essi parlano Martino Polono, che scrisse sotto Innocenzio IV, Lione

Ostiense, che fiorì sotto Urbano II ed il Concilio di Lione celebrato

sotto l'istesso Innocenzio IV. Quindi il Baronio per isfuggire l'errore

di Onofrio ne cade in un altro, credendo perciò che non da Gregorio

X, ma da Innocenzio IV, nel Concilio di Lione fosse la prima volta

stabilito il Collegio de' sette Elettori: ma si vede anche esser

erronea tal opinione per quell'istesso, che si dice di Gregorio X,

poichè gli Scrittori, che fiorirono avanti il Concilio di Lione, o

in quel torno, parlano di questo Collegio come di cosa molto antica.

L'Autore del libro _de Regimine Principum_ (malamente attribuito a

S. Tomaso, onde a gran torto il nostro Cuiacio[97] caricò d'ingiurie

questo Santo su la credenza, ch'egli ne fosse Autore, dicendogli,

che delirasse per tutto il libro) fiorì prima del Concilio di Lione.

Ostiense, che avanti questo Concilio scrisse la sua Cronaca ed Agostino

Triunfo, che poco da poi scrisse dell'istituzione de' sette Elettori,

a' tempi di Gregorio V la riportano, e ne parlano come di cosa molto

antica: ond'è molto verisimile, che avesse avuto il suo principio ne'

tempi del Concilio di Lione. Di vantaggio i sette Elettori, che si

noverano in questo Concilio, sono diversi da coloro che sono ora, e

che furono anticamente. Martino Polono fin ne' suoi tempi narra essere

stati i tre Cancellieri, cioè l'Arcivescovo di Magonza Cancelliere

della Germania, quello di Treveri Cancelliere della Francia, e

l'altro di Colonia Cancelliere d'Italia; e quattro altri Principi pure

Ufficiali dell'Imperio, il Marchese di Brandeburgo gran Camerario,

l'Elettor Palatino Dapifero, il Duca di Sassonia Portaspada, ed il Re

di Boemia Pincerna. Quelli però, che si contano nel Concilio di Lione

sono altri, i Duchi d'Austria, di Baviera, di Sassonia e di Brabanzia,

ed i Vescovi sono quelli di Colonia, di Magonza e di Salsburgo.

In tanta varietà di pareri, sembra più verisimile, che a questi tempi

d'Ottone III fossesi istituito il Collegio degli Elettori; ma che ne'

susseguenti poi si ponesse in uso, e fosse praticato, che nell'elezione

intervenissero solamente sette Elettori[98]; poichè gravissimi Autori

narrano, che Ottone disperato di prole, perchè non accadessero

sedizioni nell'elezione del suo successore, avesse consultato

con Gregorio V il modo da tenersi nell'avvenire per l'elezione

degl'Imperadori, nel che bisognò anche, che v'intervenisse il consenso

de' Principi della Germania, a' quali s'apparteneva tal elezione: ed

egli è credibile, che per lo bene della pace alcuni credessero questa

loro ragione, con restringere, per evitar le confusioni ed i partiti,

il numero degli Elettori a sette: se bene l'Istoria ne accerta che non

così tosto si ponesse in pratica tal istituto, poichè molti Principi

non volendo cedere questa loro prerogativa, vollero anche intervenire

nell'elezioni. Così leggiamo, ch'Errico successore d'Ottone, non da

sette Elettori, ma da' Principi della Germania, dice Nauclero, essere

stato eletto, e restano ancora altri esempi consimili di essere

intervenuti più Principi e Prelati della Germania, tanto che tra le

Epistole di Gregorio VII n'abbiamo una di questo Pontefice drizzata

a tutti i Vescovi, a' Duchi, e Conti della Germania per l'elezione

d'un nuovo Re nel caso, che Errico non s'emendasse. Così facilmente

s'accorderanno fra loro quelli, che dicono il Collegio de' sette

Elettori sotto Ottone III essere istituito, e quelli che non prima di

Gregorio X o d'Innocenzio IV vogliono avesse avuto principio, poichè

questi parlano dell'uso e della pratica, quelli del solo istituto.

Dal che si conosce ancora, la vanità del Bellarmino in questo

proposito, e de' suoi seguaci non esser inferiore a quell'altra della

translazione dell'Imperio ai Franzesi nella persona di Carlo M. o

ne' Germani in quella d'Ottone, in volendo all'autorità del Papa

attribuire questa istituzione; poichè nè il Papa, nè l'Imperadore

istesso, senza il consenso de' Principi della Germania, del cui

pregiudizio trattavasi, potevano restringere a' soli sette Principi

questa facoltà, con spogliarne gli altri; nè potevan farlo, siccome in

fatti non lo fecero; e gli Scrittori testimoniano, che col consenso

degli altri Principi si restringesse a sette questa prerogativa.

La Cronaca antica, della quale alcuni vogliono, che ne fosse Autore

Alberto Stadense nell'anno 1240 porta, che per consenso de' Principi

i Vescovi di Treveri e di Magonza eleggono l'Imperadore; ed Agostino

Triunfo[99] narra, che nel tempo di Ottone, Gregorio V, avendo

convocati e richiesti i Principi d'Alemagna, avesse istituiti i

sette Elettori. Leopoldo[100] rapporta ancora, che in tempo d'Ottone

III, che non ebbe figliuoli, fu istituito, che per certi Principi

della Germania Ufficiali dell'Imperio, ovvero della Corte imperiale

s'elegesse l'Imperadore; ma sopra tutti niuno più diligentemente ci

descrisse questa istituzione di Nauclero[101], il quale dice, che

Ottone III non avendo prole maschile, per consiglio de' Principi

della Germania, stabilì, che morto l'Imperadore, in Francofort

dovesse farsi l'elezione, costituendo per Elettori tre Arcivescovi,

e quattro altri Ufficiali dell'Imperio di sopra rapportati; onde poi

fu introdotto, che a soli questi Elettori s'appartenesse eleggere

l'Imperadore, il quale non era così chiamato ma solamente Cesare, e

Re de' Romani, se non dapoichè in Roma dal Pontefice non fosse stato

incoronato. Così l'Imperadore Ottone trascelse tra tanti Principi sette

Ufficiali dell'Imperio per Elettori, forse per consiglio del Papa,

ma principalmente per consenso dei Principi, che cederono alla lor

ragione; ed il Pontefice Gregorio V approvò lo stabilimento fatto per

consenso de' Principi. Tanto che tal istituzione non al Papa, ma più

tosto all'Imperadore, e sopra tutto ai Principi stessi della Germania

deve attribuirsi, siccome osservò ancora il Cardinal Cusano[102]. E se

bene, come si è veduto, non così tosto che fu ciò stabilito, si fosse

posto in pratica; nulladimeno da poi col correr degli anni, i Principi

della Germania anteponendo il ben pubblico a' privati interessi,

cedendo a' loro diritti a sette solamente restrinsero gli Elettori;

i quali riconoscono tal autorità non dal Papa, nè dall'Imperadore, ma

dal consenso comune di tutti coloro, a' quali prima appartenevasi tal

elezione; e l'autorità Imperiale tutta dalla loro elezione dipende,

non da altri; e se il costume fu di prender la corona d'oro in Roma

dal Papa, ciò non fu riputato, che per una solennità e cerimonia,

siccome degli altri Principi, che sogliono farsi ungere ed incoronare

dai proprj Vescovi, come abbiam veduto de' Re d'Italia, di Francia,

di Spagna, ed altri: tanto che Massimiliano Imperadore presso al

Guicciardino[103], in una concione, che fece agli Elettori prima di

passar in Italia, si protesta, e lor disse, ch'egli avea deliberato di

passare in Italia per ricevere la corona dell'Imperio con solennità

(come è noto più di cerimonia, che di sostanza) perchè la dignità e

l'autorità imperiale dipende in tutto dalla vostra elezione.

L'istituzione adunque di questo Collegio Elettorale, se bene avesse

avuto il suo principio sin da' tempi d'Ottone III non fu però messa in

esecuzione nell'elezione d'Errico Duca di Baviera, che gli succedè;

poichè questo Principe, secondo il solito modo, fu fatto Re di

Germania da' Principi e Prelati di essa. Intanto i nostri Italiani,

scorgendo che Ottone non avea di se lasciati figliuoli, aspirarono

di nuovo a ridurre l'Imperio ed il Regno d'Italia nelle loro mani.

Infatti Ardoino in Pavia fu Re d'Italia proclamato, e tenne il Regno,

ancorchè combattuto da Errico, poco men di due anni. L'Arcivescovo

di Milano reputando a suo disprezzo ciò che s'era fatto in Pavia

intorno all'esaltazione d'Ardoino senza sua autorità, mosse Errico

a discacciarlo dal Trono. Non solo i Pontefici romani, ma sino gli

Arcivescovi di Milano pretendevano, che l'elezione de' Re d'Italia

appartenesse a loro; e ciò che prima fu istituito per sola solennità,

e cerimonia di farsi i Re da loro ungere ed incoronare, da poi la

pretesero di necessità, e che assolutamente ad essi s'appartenesse

l'elezione. Documento (siccome infiniti altri se ne scorgeranno nel

corso di quest'Istoria) che devono i Popoli ed i Principi guardarsi

molto bene ne' proprj affari, in tutto ciò che appartiene ad essi, di

non farvi ingerire i Preti, poichè costoro ciò che prima ricevono per

cortesia, o riverenza dovuta alla loro dignità, da poi lo pretendono

di necessità, anzi con somma ingratitudine niegano poi riconoscerlo

da essi, ed alla loro autorità e carattere l'attribuiscono. Così

Arnulfo Arcivescovo di Milano (se dee prestarsi fede al Sigonio) tenne

un Concilio di suoi Vescovi, e depose Ardoino, conferendo il Regno

d'Italia ad Errico. Tanto che per questo fatto ne restarono gravemente

offesi i Pontefici romani per le deposizioni, che vantano di poter essi

soli fare di Regni ed Imperj, giacchè allora fin gli Arcivescovi di

Milano tentarono di farlo per li Re d'Italia. Mandò per tanto Errico,

invitato da Arnulfo, in Italia il Duca Ottone per discacciarne Ardoino,

e fu guerreggiato con dubbia sorte: ma Arnulfo scorgendo, che non

poteva così facilmente discacciar d'Italia Ardoino, il quale devastava

tutto il Milanese, s'adoperò in maniera per Legati, che Errico in

persona calasse in Italia: vennevi questo Principe con potente armata,

prende Verona, ove Ardoino erasi presidiato, e lo confina in Pavia,

e cintala di stretto assedio tosto la riduce in sua potestà, e con

incendj e saccheggiamenti, la riduce in cenere[104]: da poi portatosi

a Milano fu in questa città immantenente incoronato Re d'Italia

dall'Arcivescovo; onde molti dei nostri Italiani, abbandonato Ardoino,

s'unirono al partito dell'Arcivescovo e d'Errico.

Fu allora, che avendo Errico debellato e distrutto li suo emolo,

portossi in questo anno 1013 presso Roncaglia, dove seguitando i

vestigi, de' suoi maggiori, tenne una Dieta, e molte leggi da lui

furono stabilite, le quali come Re d'Italia le stabilì, non avendo

ancora assunto il nome d'Imperadore. Convennero nella Dieta, secondo

il solito, molti Principi, Marchesi, Conti, Giudici, ed anche molti

dell'Ordine ecclesiastico, come Arcivescovi, e Vescovi. Fu allora, che

stabilì questo Principe quelle leggi, che abbiamo nel libro primo e

secondo delle leggi longobarde[105], le quali dall'antico Compilatore

di que' libri furono all'altre aggiunte, come stabilite da Errico, che

se non ancora Imperadore, era stato però Re d'Italia acclamato, dopo

fugato Ardoino. Altre leggi accenna il Sigonio[106], e moltissime altre

furono raccolte da Goldasto[107].

Portossi indi a poco Errico in Ravenna, donde spedì Legati in Roma al

Pontefice Benedetto VIII per li quali gli espose esser apparecchiato

venir in Roma a prender l'insegne e la Corona imperiale[108]; tosto

si incamminò per quella città, ove accolto benignamente dal Papa e

da' Romani, secondo il costume fugli con solita cerimonia e celebrità

da quel Pontefice posta la Corona imperiale, ed Augusto dal Popolo

fu proclamato: indi avendo confermati i privilegi alla Chiesa romana

conceduti da' suoi predecessori non molto da poi tornossene in

Germania, ove era richiamato. Così l'Imperio ed il Regno d'Italia

dalla stirpe degli Ottoni passò nella Casa de' Duchi di Baviera nella

persona d'Errico II ed Ardoino che poco men di due anni tenne il Regno

d'Italia, perduta ogni speranza di riacquistarlo, si vestì Monaco in un

monastero presso Turino.

Ma mentre Errico imperava nell'Occidente, e Basilio nell'Oriente,

accaddero in queste nostre regioni avvenimenti così portentosi e

grandi, che finalmente tutti terminarono nella dominazione d'una nuova

gente la quale da tenuissimi principj, per mezzo delle loro valorose

azioni potè unire queste nostre Province, già in tante parti divise, e

a tanti Principi sottoposte, sotto un solo Moderatore, e che finalmente

in forma d'un ben fondato e stabil Regno le riducesse. Furono questi i

prodi e valorosi Normanni, l'origine de' quali, e le loro famose gesta

saranno ben ampio e luminoso soggetto de' seguenti libri di questa

Istoria.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 8 / 56 题