_OTTONE III succede nel Regno, e nell'Imperio: nuove rivoluzioni
accadute per ciò in Italia, ed in queste nostre province; e sua morte._
Morto Ottone II in Roma nell'anno 883[77], e giunta quando men si
pensava in Germania questa novella, empiè di confusione que' Principi;
poichè ancorchè Ottone II lasciasse un altro Ottone suo figliuolo,
non essendo questi che di anni diciassette[78] diedesi occasione
all'ambizione d'Errico Duca di Baviera, patruele del morto Ottone, di
aspirare al Regno di Germania. I Romani dimandavano per Imperadore
un Italiano nomato Crescenzio; ma gli Alemanni tosto ruppero questi
disegni, che non potevano loro recare se non rivoluzioni e disordini;
onde unitisi elessero per loro Re Ottone III col consenso anche del
Pontefice Benedetto.
Ma l'esser questo Principe di età così tenera e mal adattata a
reggere un tanto Regno, cagionò non meno in Alemagna, che in Italia
disordini gravissimi; poichè mentre Ottone era tutto inteso a sedar i
tumulti di Germania nati per questa sua elezione, in Italia accaddero
sedizioni e gravi turbolenze. In Roma morto Benedetto romano Pontefice,
fu eletto in suo luogo Pietro Vescovo di Pavia, che Giovanni XIV
nomossi[79]; ed è verisimile, ch'essendo egli Cancelliere d'Ottone
per la raccomandazione di questo Principe e' fosse stato innalzato
a quella dignità. Ma Bonifacio Cardinal Diacono, il quale avendo
prima occupata questa sede, ne era stato poi discacciato, e rifuggito
in Costantinopoli fremendo del torto che riputava essergli stato
fatto, tornato da Costantinopoli venne in Roma l'anno 985, ed avendo
risvegliati quelli del suo partito e guadagnato il Popolo, si rese il
più forte di Roma: carcerò il Papa Giovanni, e lo rinchiuse nel castel
di S. Angelo, dove lo fece morire di fame in capo a quattro mesi;
ma Bonifacio non sopravvisse, che solo quattro altri mesi; onde da
repentina morte tolto al Mondo, fu in suo luogo assunto al Pontificato
Giovanni XV quegli che confermò la Metropoli di Salerno ad Amato
Vescovo ch'era di quella città, innalzato Arcivescovo poco prima da
Benedetto.
Ma Crescenzio, il quale avea preso contro Ottone il titolo di Console,
e s'era impadronito del castello di S. Angelo, lo costrinse per timore
a ritirarsi in Toscana, ed a pregare Ottone di venire in Italia a
ristabilirlo nella sua sede. I Romani, che sapevano per esperienza
quanto lor costassero le visite degl'Imperadori richiamarono Giovanni:
ma Crescenzio contuttociò conservava la sua autorità in Roma. Ottone
venuto in Italia nell'anno 996 stette per qualche tempo in Ravenna,
e nel tempo di questo suo soggiorno in quella città, Papa Giovanni
morì. I Romani furono costretti per comandamento dell'Imperadore ad
elegger Papa in suo luogo Brunone suo fratel cugino, che prese il nome
di _Gregorio V_, ma Crescenzio ben presto lo cacciò, e pose sulla sede
Giovanni Vescovo di Piacenza. Questa azione non istette gran tempo
senza gastigo, perchè Ottone venne subito coll'esercito, e con picciolo
contrasto ristabilì _Gregorio_. Giovanni si salvò con Crescenzio nel
castel di S. Angelo; ma l'Imperadore assediò la Fortezza, e vi sarebbe
stata gran difficoltà a prenderla, se Crescenzio, che vigorosamente la
difendeva, non fosse stato ucciso a tradimento. Il nuovo Papa Giovanni
fu preso, gli furono cavati gli occhi, troncati il naso e l'orecchie, e
condotto in quello stato per le strade della città sopra un asino col
capo rivolto verso la coda dell'animale. Tali furono i disordini e le
rivoluzioni di Roma; nè minori furono per simili cagioni le sedizioni
in Milano.
Ma in queste nostre province i disordini furono maggiori, ed in Capua
più d'ogni altra parte. Reggeva, come si è detto, in questi tempi il
Principato di Capua Landenulfo con Aloara sua madre, ma essendo questa
Principessa morta dopo undici anni che resse col suo figliuolo, non
passarono quattro mesi, che alcuni malvagi suoi sudditi in quest'anno
993 congiurati empiamente lo ammazzarono fuori della chiesa di S.
Marcello, donde allora era uscito; e fu eletto in suo luogo per
Principe di Capua Laidolfo suo fratello; ma non restò invendicata la
morte di quest'infelice Principe, poichè Trasmondo Conte di Chieti
suo congionto, avendo chiamato in suo aiuto Rinaldo ed Oderisio Conti
di Marsi, indi a due mesi sopra Capua n'andò, e tennela assediata
quindici giorni, dando il guasto a' luoghi d'intorno[80]; ed indi a
poco pervenuto alla notizia d'Ottone III l'infame assassinamento di
Landenulfo, vi mandò di nuovo i medesimi col Marchese Ugo, i quali non
mai dall'assedio si levarono, finchè non furono dati loro i malfattori,
sei de' quali furono fatti impiccare, e gli altri con diversi tormenti
furono fatti penosamente morire. Ed essendo da poi venuto a notizia
d'Ottone, che Laidolfo, il quale al Principato era succeduto, aveva
tenuta mano nella morte del fratello, parendogli cosa molto scellerata
che un empio avesse in quel luogo a regnare, privollo del Principato
nell'anno 999 mandandolo in esilio di là de' monti, e vi costituì
Principe Ademario Capuano, figliuolo di Balsamo suo famigliare, che da
fanciullo aveasi egli educato, ed a cui poco prima avea dato il titolo
di Marchese[81]. Onde Laidolfo, secondo il vaticinio del B. Nilo, fu
l'ultimo, che imperò in Capua _ex semine Aloarae_. Ma Ademario godè
poco di tal fortuna, perchè fattosene indegno, fu tosto da' Capuani
scacciato, e fu sublimato al Principato Landulfo di S. Agata, figliuolo
di Landulfo Principe di Benevento, e fratello di Pandulfo II che
reggeva Benevento dopo averne scacciato Landulfo IV. Non mancarono
ancora le calamità in quest'istessi tempi, che apportarono i Saraceni
in questo Principato; poichè scorsa, e devastata la campagna da questi
fieri nemici, nel millesimo anno invasero Capua e la presero. Di che
avvisato Ottone, tosto calò in Italia, disfece i Saraceni, e gli cacciò
da Capua e da' suoi confini.
Nel Principato di Salerno accaddero non minori disordini: poichè
morto Capo di ferro, rimase Principe, come si disse, Pandulfo suo
figliuolo, per essere stato questi adottato dal Principe Gisulfo I,
ma non potè Pandulfo se non per pochi mesi dopo la morte di suo padre
ritenerlo, perchè privo di tal aiuto in quel medesimo anno 981 che
morì il padre, perdè tosto il Principato, e s'intruse nel medesimo
Mansone Duca d'Amalfi, il quale insieme con Giovanni I suo figliuolo
lo tenne due anni[82]: Ottone II subito in quest'istesso anno 981 nel
mese di decembre non potendo soffrire l'intrusione di Mansone, assediò
Salerno per discacciarnelo come illegittimo Principe: ma da poi avendo
proccurato Mansone placare l'Imperadore, tanto operò finchè ottenne dal
medesimo, che potesse ritenere il Principato.
Nè Ottone ebbe pensiero che fosse restituito a Pandulfo, forse perchè
da lui era parimente riputato Principe illegittimo, essendo succeduto
in quel Principato per l'adozione fatta da Gisulfo, e le consuetudini
feudali[83], che tratto tratto eransi introdotte in questi luoghi,
vietavano a' figliuoli adottati poter succedere ne' Feudi del padre
adottivo. Comunque siasi, Mansone ritenne il Principato di Salerno
per due anni, come rapporta la Cronaca salernitana, associando ancora
a quello Giovanni I suo figliuolo, come fu detto. Ma morto da poi
Ottone II nell'anno 983 i Salernitani mal sofferendo il dominio
di Mansone Duca di Amalfi, per le continue inimicizie e gare, che
tra Amalfitani e Salernitani furono sempre, tosto ne discacciarono
Mansone, il quale già era stato anche discacciato dal Ducato d'Amalfi
(se bene da poi lo ricuperasse, e lo reggesse per altri sedici anni)
ed in suo luogo rifecero Giovanni di Lamberto, che fu detto II per
distinguerlo da Giovanni I figliuolo di Mansone, chiamato di Lamberto
dal nome di suo padre, forse consanguineo de' Duchi di Spoleto, i
quali sovente valevansi de' nomi di Lamberto e di Guido; siccome questo
Giovanni, Guido nomò un suo figliuolo che associò al Principato. Regnò
Giovanni II con Guido dall'anno 983 infino al 988[84], ma essendo
morto Guido in quest'anno, associò al soglio l'altro suo figliuolo,
Guaimaro appellato, col quale regnò fino all'anno 994. In quest'anno
nell'istesso tempo che il Vesuvio cominciò a vomitar fiamme, mentre
giaceva con una meretrice, si trovò una notte morto Giovanni[85],
tanto che si confermò vie più ciò che il volgo credea, che quando
il Vesuvio vomitava fiamme, l'anima di qualche ricco scellerato era
portata nell'inferno. Rimanendo nel Principato Guaimaro, che III fu
detto, per esservene stati altri due prima in Salerno, e maggiore
ancora appellato da Ostiense[86], per distinguerlo dal minore, che fu
Guaimaro suo figliuolo, il quale al Principato gli succedette, resse
solo Salerno dopo la morte di suo padre insino all'anno 1018. Da poi
avendo associato al soglio il suddetto suo figliuolo Guaimaro IV, lo
tenne in compagnia del medesimo insino al 1031, nel qual anno morì. Sua
moglie fu Gaidelgrima figliuola di Pandulfo II Principe di Benevento,
e sorella di Pandulfo IV Principe di Capua, che perciò Ostiense[87] lo
chiama suo cognato.
In Benevento non si ravvisava più quella maestà e floridezza di prima,
e per gli sconcerti e tumulti poco prima accaduti per lo discacciamento
di Landulfo IV reggeva il Principato Pandulfo II con continui sospetti
e gare co' Principi di Capua. Egli però per mantenere il Principato
nella sua posterità avea nell'anno 987 associato al soglio Landulfo
suo figliuolo che V fu detto. E da poi avendo Landulfo procreato un
figliuolo chiamato Pandulfo, associò ancora al Principato questo suo
nipote nell'anno 1014 che Pandulfo III fu detto, e regnò insieme col
figliuolo e col nipote insino all'anno 1024, nel qual tempo morì[88].
Rimase nel Principato Landulfo V insieme con Pandulfo III insino che
morì nell'anno 1033; questi associò ancora un suo figliuolo nell'anno
1038, che tenendo anche il nome di Landulfo, VI perciò fu detto. Alle
calamità di Benevento s'aggiunse, che Ottone III, mal soddisfatto
de' Beneventani, perciò che veniva loro imputato di aver abbandonato
insieme co' Romani Ottone suo padre nella battaglia co' Greci, non
poteva sofferirgli: quindi si narra che ritornato dal santuario
di Gargano in Benevento tutto cruccioso per l'odio che portava a'
Beneventani, avesse loro tolto il corpo di S. Paolino, e portatolo in
Roma[89].
Ottone intanto per quietare in Roma i molti disordini che per la
fellonia di Crescenzio eran rimasi, non essendogli bastato di aver
fatto uccidere questo Tiranno, per dubbio che i Romani non tentassero
nuove cose, portossi a questa città in quest'anno 1001, ma non potendo
reprimere una nuova congiura tramatagli, non tenendo allora forze
bastanti, riputò meglio uscir di Roma, e verso Lombardia incamminossi.
Narrasi, che nel partire la moglie di Crescenzio, la quale l'Imperadore
colla speranza del Regno aveala allettata al suo amore, vedutasi ora
fuor di speranza avessegli tutta dolente, ma simulando il dolore,
dato in dono un paio di guanti avvelenati[90], dal qual veleno Ottone
insensibilmente essendone contaminato, se ne morì. Lione Ostiense[91],
e l'Arcivescovo di Firenze Antonino[92] narrano, che morisse di veleno
apprestatogli in una bevanda, non già ne' guanti: ciò che sembra più
credibile, ripugnando in fisica, secondo le osservazioni del Redi,
che il veleno in cotal guisa dato, possa aver tanta forza e vigore
di coagulare, o sciogliere il sangue sì che l'uom ne muoia. In fatti
Ottone appena giunto presso Paterno non molto distante dalla città
di Castellina ammalossi, e quivi prima di render lo spirito confessò
morire di veleno: alcuni vogliono che morisse in Sutri in quest'istesso
anno 1001 come l'Anonimo Cassinense; altri, come il Sigonio seguitato
dal Baronio, nell'anno seguente 1002. Ci sono ancor rimase di questo
Imperadore molte leggi, raccolte pure dal Goldasto[93]; ma non
avendo di se lasciata prole maschile, e restando estinta in lui la
progenie degli Ottoni, si videro i Germani in confusione grandissima
per la nuova elezione, la quale doveva per necessità cadere in altro
Principe fuori di quella Casa. Si diede perciò occasione a' nostri
Italiani di nuovamente aspirare all'Imperio ed al Regno d'Italia,
come lo pretesero, ponendo in su Ardoino figliuolo di Dodone Marchese
Eporediense; onde tornossi agli antichi disordini.