CAPITOLO I.

_OTTONE riordina il Regno d'Italia: sue spedizioni contra i Greci; ed

innalzamento del contado di Capua in Principato._

Stabilito Ottone nel regno d'Italia, furono rivolti tutti i suoi

pensieri a riordinarlo con migliori leggi ed istituti, non altrimente

che fece Carlo M. proccurò, calcando le sue pedate, ristabilirlo

dopo tante rivoluzioni in miglior forma: molte leggi di lui perciò

si leggono, e Goldasto[13] ne inserì molte ne' suoi volumi, per

le quali non meno il Regno germanico, che l'Italico fu riordinato.

Non è però, come per l'autorità del Sigonio credette l'Abate della

Noce[14], che Ottone avesse più distintamente di quello che fece Carlo

M. stabilite leggi sopra i Feudi; poichè il primo facitor di leggi

feudali fu Corrado il Salico, come diremo. Ma sopra queste nostre

province assai maggiore autorità acquistossi Ottone, che Carlo M.

istesso, e la sovranità, che vi esercitò fu di colui assai maggiore.

Non erano i nostri Principi longobardi, come il Principe di Benevento,

quello di Salerno ed il conte di Capua, in istato di opporsi alla sua

dominazione, siccome fecero Arechi e Grimoaldo Principi di Benevento

con Carlo M. e Pipino suo figliuolo; anzi dichiararonsi di lui ligi

e feudatarj, sottoponendo a lui i loro Stati, e riconoscendolo Re

d'Italia con quella medesima sovranità, che i loro maggiori riconobbero

gli antichi Re longobardi; e ciascuno di loro a gara mostravasi tutto a

lui ossequioso e riverente, per acquistarsi la sua grazia e protezione.

Reggeva in questi tempi, come s'è detto, il principato di Benevento

ed il Contado di Capua Pandulfo Capo di ferro insieme con Landulfo

III, suo fratello, il quale tosto, che seppe che Ottone s'incamminava

verso Capua per assicurarsi maggiormente della fedeltà di questi

Principi, e di Gisulfo precisamente (il quale se bene, al creder

dell'Anonimo, era suo cognato, dava però di se qualche sospetto di

dipendere da' Greci, da' quali avea ricevuto l'onore del Patriziato) e

che seco conduceva Adelaide sua moglie, uscì loro incontro con grande

apparecchio, ed in Capua ove avea sua residenza condottigli, furono

da questo Principe splendidamente e con sommo onore trattati[15].

Quivi, correndo l'anno 963, fermandosi, spedirono una Legazione in

Salerno al Principe Gisulfo, invitandolo con molti doni di venire in

Capua a riveder sua sorella. Gisulfo ancorchè dubbioso sospettasse

di qualche sinistro incontro, finalmente accompagnato da' suoi verso

quella città incamminossi, ed incontrato da Pandulfo e Landulfo lo

presentarono all'Imperador Ottone, il quale con molta allegrezza surto

dal Trono scese ad incontrarlo, ed abbracciatisi, si baciarono con

molti segni d'allegrezza. L'Imperadrice Adelaide (se dee prestarsi fede

all'Anonimo) veduto suo fratello corse ad abbracciarlo, e strettasi al

suo collo baciollo più volte, rimproverandogli come senza lor invito

non era venuto tosto a riveder sua sorella: Gisulfo dopo abbracciamenti

sì cari di sua sorella e di suo cognato con grande sua allegrezza e di

tutti i suoi ritornossene in Salerno.

Allora fu, che Pandulfo Capo di ferro entrato in somma grazia d'Ottone

ottenne per imperial autorità, che il Contado di Capua fosse innalzato

ad esser Principato, e ad esser egli nomato Principe di Capua, siccome

da poi furono gli altri, che a lui succedettero in Capua, e da questo

tempo, non da Atenulfo I, cominciarono i Principi di Capua, come

dimostra il nostro Pellegrino. Al quale onore successe da poi che Capua

nell'anno 988 fosse stata parimente innalzata ad esser metropoli, e

che Giovanni fratello di Landulfo da Vescovo ch'era di questa città,

fosse stato sublimato in Arcivescovo da Gio. XIII, come diremo più

diffusamente quando della politia ecclesiastica di questo secolo farem

parola.

Così i nostri Principi riconobbero per lor Sovrano Ottone Imperadore

come Re d'Italia, il quale per quest'istesse ragioni intraprese di

scacciare dalla Puglia e dalla Calabria i Greci, che possedevano

queste province, e di ridurre anche il Ducato napoletano sotto la sua

dominazione.

Era in quest'anno 964 succeduto nell'Imperio di Oriente Niceforo

Foca, il quale mal sofferendo che Ottone avesse in Italia acquistata

tanta autorità, e che pensasse discacciar i Greci dalla Puglia e

dalla Calabria, aveva munite queste province con forti presidj.

Erano governate le città delle medesime da Straticò, magistrato, che

lungamente durovvi sino a' Catapani; ed in Bari città metropoli della

Puglia avea unito il maggior nerbo delle sue forze; nè meno poteva

soffrire, che non si dasse a lui altro, che il titolo d'Imperador

de' Greci, e che all'incontro Ottone prendesse quello d'Imperador de'

Romani.

Ma Luitprando Vescovo di Cremona suo intimo familiare consigliò ad

Ottone, che prima di sperimentar le armi contro Niceforo, volesse

tentare, se per mezzo d'una stretta parentela potesse da lui ottener

ciò che sarebbe stato incerto di ottenere per mezzo d'una dubbia e

crudel guerra; a questo effetto riputò mezzo assai pronto ed efficace,

se Niceforo volesse dare in moglie la Principessa Anna, ovvero Teofania

ad Ottone suo figliuolo, e per titolo di dote gli concedesse le

due province Puglia e la Calabria. Era questa Principessa figliuola

dell'Imperador romano Argiro e dell'Imperadrice Teofania, la quale per

un esecrabile parricidio avea avvelenato Argiro, affinch'ella potesse

sposarsi Niceforo. Allora fu, che Ottone spedì in Costantinopoli una

magnifica Legazione a Niceforo, mandandovi per Ambasciadore il famoso

Luitprando Vescovo di Cremona a dimandarla: quegli che si rendè celebre

al mondo non meno per questa legazione, che per le molte sue opere, che

ci ha lasciate.

Riuscì però inutile l'ambasceria di Luitprando presso Niceforo, il

quale mal potendo ancora celare col medesimo l'astio, che covava

internamente contro Ottone, lo trattò indegnamente, e dopo averlo fatto

trattenere inutilmente quattro mesi in Costantinopoli, ne lo rimandò

senza conchiusione alcuna.

Intanto Ottone lusingato, che dovrebbero aver effetto i suoi disegni,

avea a se richiamato Ottone suo figliuolo, il quale fermatosi col padre

in Roma, fu associato in quest'anno 968 all'Imperio e dal Pontefice

era stato unto ed incoronato colla Corona imperiale. E Niceforo

in quest'istesso tempo, per ingannar maggiormente Ottone, e perchè

potesse riuscirgli il disegno, prima che ne rimandasse Luitprando,

gli mandò Ambasciadori offerendogli la sua parentela, che avrebbe

mandata la Principessa Teofania in Calabria; e che perciò mandasse egli

all'incontro gente quanto più tosto potesse in Calabria per riceverla.

Ottone, a cui non era nota a bastanza la fede greca, il credè, e ne

scrisse anche a' Duchi di Sassonia, dando loro speranza, che in breve

avrebbe ricuperata la Puglia e la Calabria, e riportato in Germania

Ottone suo figliuolo già casato, e mandò tosto gente in Calabria

per questo fine; ma giunti a pena, furono improvisamente colti per

un'imboscata, che Niceforo fece lor preparare, ove molti restarono

morti e gli altri presi, furono in Costantinopoli fatti portar

prigionieri.

Allora Ottone detestando i Greci, fieramente sdegnato invase i confini

della Calabria depredandola e ponendo sossopra tutta quella provincia.

In questa congiuntura s'unirono con lui i nostri Principi longobardi,

i quali come suoi Feudatarj erano obbligati seguirlo in Guerra; e

Pandulfo Capo di ferro si portò anche in Calabria contro i Greci

e contro i Saraceni, i quali erano stati da' Greci chiamati in lor

ajuto: e Gisulfo Principe di Salerno, ancorchè di sospetta fede per

l'aderenza, che teneva co' Greci, mostrò nondimeno in quest'occasione

(essendosi poco prima rimesso sotto la protezione e clientela d'Ottone)

di volerlo soccorrere in quest'impresa.

Fu pertanto ostinatamente combattuto co' Greci e Saraceni; e mentre

Pandulfo con Ottone era in Calabria, gli venne l'avviso, che il

Principe Landulfo suo germano era morto. Aveva costui tenuto il

principato di Benevento anni otto; e se bene di se avesse lasciato

Pandulfo suo figliuolo, nulladimanco Pandulfo tosto che seppe la di

lui morte, lasciando l'Imperadore in Calabria, si portò in Benevento ed

avendo escluso suo nipote, sublimò il Principe Landulfo suo figliuolo,

che perciò Landulfo IV fu detto[16].

Indi, essendosene Ottone ritornato in Ravenna, ottenne dal medesimo

nell'anno 969, molti ajuti per invadere la Puglia, siccome con gli

ajuti ricevuti da Ottone, e con alquanti giovani beneventani e capuani,

l'invase, e presso Bovino col suo esercito accampossi. Ma i Greci

usciti furiosamente dalla città, gli combatterono, e dopo una dubbia

pugna, finalmente restò Pandulfo vinto e fatto prigione da' Greci.

Erano questi sotto il comando d'Eugenio Patrizio, ch'era lo Straticò,

il quale tosto lo fece condurre prigioniero in Costantinopoli. Intanto

Gisulfo Principe di Salerno erasi avviato per soccorrere Pandulfo; ma

tardi giungendo o fosse stato per impedimenti avuti o pure artificiosa

malizia di moversi intempestivamente, tosto ritornossene in Salerno.

I Greci spinti dal furor della vittoria invasero i confini di

Benevento, prendono Avellino e verso Capua s'inoltrano: e depredando

tutto il paese, cingono la città istessa, e per quaranta giorni la

tennero strettamente assediata.

Allora i Napoletani vedendo la fortuna de' Greci andar molto prospera

s'unirono presso Capua con Eugenio Patrizio. Presedeva in questi tempi

per Duca in Napoli _Marino_, la notizia del quale noi la dobbiamo

all'Anonimo Salernitano, poichè presso gli altri Scrittori niuna

memoria abbiamo, dopo Giovanni, de' Duchi di Napoli, che fiorirono in

questi tempi; e quella carta rapportata dal Summonte e creduta per vera

dal novello Istorico Giannettasio traduttor del Summonte, dove si fa

menzione di Oligamo Stella Duca, che 'l Giannettasio lo fa successore

di Giovanni e di Ginello Capece, Baldassare Giovanne e Sarro Brancaccio

Consoli, fu grossamente supposta, così perchè in questi tempi l'uso

de' cognomi non erasi ancora ripigliato; come perchè il Capaccio[17] ed

altri testificano quella carta non essersi mai trovata fra le scritture

delle Monache di S. Sebastiano, ove fu finto conservarsi. Tanto che

il nostro Pellegrino[18] dice assai bene, che non è da sperare una

interrotta serie de' Duchi di Napoli, come d'Amalfi: nel che nè meno

ci possono giovare alcune antiche carte date in Napoli, non esprimendo

altro che i nomi ed i tempi de' greci Imperadori, alla dominazione de'

quali era questo Ducato sottoposto.

Marino co' suoi Napoletani presso Capua accampossi, nè si impiegò

ad altro, che a devastare il paese d'intorno con incendj e rapine;

Eugenio vedendo che inutilmente si raggiravano intorno Capua, e temendo

d'Ottone, di cui erasi sparsa voce, che con esercito numerosissimo

di Alemanni, Sassoni e Spoletini verso Capua s'incamminava per

soccorrerla, perchè non fossero colti in mezzo, pensò d'abbandonar

l'assedio ed in Salerno ritirossi, accolto da Gisulfo, che lo trattò,

sin che ivi si trattenne, con molta splendidezza, avverando per questo

fatto il concetto, che di lui aveasi di non essersi mai distaccato

da' Greci, e che simulatamente mostrasse aderire alle parti d'Ottone,

e che perciò così tardi mandasse il soccorso a Pandulfo. Eugenio

dopo essersi trattenuto in Salerno alquanti giorni fece ritorno

in Puglia[19]: nè passarono molti giorni che sopraggiunse in Capua

l'esercito numerosissimo d'Ottone, e non trovati ivi i Greci, si mise

a porre sossopra, ed a devastare tutto il territorio dei Napoletani,

ed unito co' Capuani cinse di stretto assedio la città di Napoli. Ma

non potendo espugnarla, ritornarono in dietro, e sopra Avellino, che

era in poter de' Greci, a' quali poco prima s'era reso, s'accamparono,

nè si travagliò molto, che tosto fu dai Beneventani ricuperata, indi

in Benevento se ne tornarono, con proposito di passar in Puglia per

discacciarne da questa provincia i Greci, ove tenevano raccolte tutte

le loro forze, e che in Bari s'erano con numerosi presidj fortificati.

Non è da tralasciarsi in questo luogo, ciò che trattando della

politia ecclesiastica in appresso più diffusamente diremo, che fermato

l'esercito d'Ottone in Benevento in quest'anno 969, prima d'accingersi

a sì dubbia impresa, e di muovere l'armi terrene, parve ad Ottone

cominciare di là onde conviensi, cioè di ricorrere agli ajuti del

Cielo. Era stato fin qui la Chiesa di Benevento governata da' Vescovi;

ma ora Giovanni XIII, ciò che aveva fatto un anno prima di Capua,

volle, a contemplazion d'Ottone e de' Principi Pandulfo e Landulfo,

far il medesimo di Benevento; l'innalzò perciò a metropoli, e per

suffraganee le assegnò molte Chiese, ed il primo Arcivescovo, che vi

constituì in quest'anno 969, fu Landulfo, a cui concedette l'uso del

Pallio, e confermogli le Chiese sipontina e garganica. Mentre adunque

l'esercito d'Ottone accingevasi a quest'impresa, Landulfo Arcivescovo

con sacra cerimonia celebrò solennemente la messa, che fu da tutti

intesa, e dopo questo furono dal medesimo Arcivescovo comunicati del

Corpo e del Sangue del Signor Nostro Gesù Cristo: indi ricevuta la

benedizione dallo stesso Prelato, s'avviarono con grande allegrezza

verso la Puglia[20]. Ove è da notare che in questi tempi era ancora

ritenuta in queste nostre parti ed in Italia la Comunione sotto l'una

e l'altra specie, ed ammettevansi tutti alla participazione così del

Corpo, come del Sangue, nè presso noi, se non in tempi più bassi, fu

quella tolta.

L'esercito d'Ottone, che si componeva di Beneventani, Alemanni, Sassoni

e Spoletini, giunto in Ascoli fu incontrato da Abdila Patrizio, che

con buon numero di Greci pretese attaccarlo, poichè Eugenio per la sua

estrema crudeltà era stato da' suoi preso e mandato in Costantinopoli

prigione. Fu combattuto ferocemente presso Ascoli, e finalmente furono

i Greci vinti e, fatto un gran bottino, se ne ritornarono i Beneventani

trionfanti in Avellino[21].

Intanto Ottone indrizzò le sue genti verso Napoli, le quali nel

contorno depredaron tutto il bestiame, e mentre Ottone se ne ritornava,

fu tutta dolente ad incontrarlo Aloara moglie del Principe Pandulfo,

con un suo figliuolo, pregandolo della liberazione di suo marito,

che in Costantinopoli era da Niceforo crudelmente trattato in oscura

prigione[22]. Ottone tosto ritornò in Puglia, nella quale diede

guasti grandissimi, cinse di stretto assedio Bovino, e molti luoghi

d'intorno fece brugiare; ma mentre queste cose succedevano in Puglia,

Niceforo in quest'anno 970, fu di morte violenta tolto al Mondo;

poichè Teofania sua moglie insieme con Giovanni Zimisce crudelmente

lo fecero ammazzare, ed in questo istesso anno Giovanni fu eletto

Imperadore d'Oriente. Giovanni rivocando ciò che il suo predecessore

aveva fatto, tosto sprigionò Pandulfo, l'assolvè e lo mandò in Puglia,

raccomandandolo anche ad Ottone, che nei suoi Stati lo riponesse.

Zimisce volle aver amicizia con Ottone, e (ciò che avevagli negato

Niceforo) gli mandò Teofania, perchè si sposasse con Ottone suo

figliuolo, la quale fu condotta in Roma, ove con molta splendidezza

fu da Ottone sposata, ed Augusta proclamata[23]. Giunto Pandulfo

in Bari, fu tosto chiamato da Ottone: Abdila glielo mandò assai

onorificamente, e ricevuto da Ottone fu restituito ne' suoi Stati e

nella pristina dignità: laonde Pandulfo per gratificare Giovanni della

libertà donatagli, tanto si adoperò con Ottone che gli fece abbandonar

l'impresa: onde fatta la pace, Ottone si ritenne d'invadere la Puglia

e la Calabria, e queste province perciò non furon mai da Ottone

conquistate, come si diedero a credere molti Scrittori contro ciò che

narra l'Anonimo, scrittore contemporaneo. Partì Ottone, ed in Francia

fece ritorno, nè più potè rivedere queste nostre regioni; poichè

sopraggiunto poco da poi dalla morte, nell'anno 973, finì i giorni

suoi, ed acquistatosi per le cose maravigliose adoperate il soprannome

di Magno, meritò esser comparato a Carlo il Grande.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 3 · 第 4 / 56 题