=Gian Gabriele Borkman, Ella Rentheim,= poi =Guglielmo Foldal=.
ELLA (_sta immobile per qualche tempo; poi guarda Borkman con
preoccupazione; quindi ponendogli dolcemente le mani sulle spalle_).
Vieni, Gianni! Ritiriamoci in casa!
BORK. (_scosso_). Io?
ELLA. Sì. L’aria invernale è penetrante e tu non la puoi sopportare —
lo vedo. Vieni, ritiriamoci in casa, dove l’aria è riscaldata.
BORK. (_sdegnato_). Nel salotto — eh?
ELLA. Sarebbe meglio nella stanza di Gunilde....
BORK. (_trasalendo_). Per Iddio non metto più piede in quella casa.
ELLA. E dove vuoi andare, Gianni? Così a tarda notte?
BORK. (_coprendosi col cappello_). Prima di tutto voglio andare a
vedere tutti i miei tesori nascosti.
ELLA (_guardandolo con ansia_). Gianni.... non ti comprendo!
BORK. (_con sarcasmo_). Oh quei tesori non sono cose rubate! Non
temere, Ella! (_pausa — indicando con la mano un punto poco distante_)
Osserva! Chi è quell’uomo, che viene da quella parte?
(_Guglielmo Foldal entra da destra; ha un vecchio pastrano, coperto
di neve, ed un ombrellone. Le falde del suo cappello sono tirate
all’ingiù. Cammina penosamente, zoppicando col piede sinistro._)
BORK. Guglielmo! Vieni ora da me.... di nuovo?
FOL. (_guardando Borkman_). Dio mio.... tu sulla scaletta, qui fuori!
Gian Gabriele? (_saluta_) E c’è anche la signora?
BORK. (_secco_). No: non è la signora.
FOL. Domando perdono. Ho perduto i miei occhiali nella neve. — Ma tu,
che non metti mai il piede fuori di casa...?
BORK. (_prorompendo in un’allegrezza sfrenata_). Capirai, che è tempo
ormai ch’io mi muova di nuovo all’aria aperto. Ho passato quasi tre
anni nel carcere preventivo, cinque anni nel cellulare, ott’anni nel
salotto....
ELLA (_preoccupata_). Borkman.... ti prego...!
FOL. Sì, sì....
BORK. Ora però rispondimi: che vuoi da me?
FOL. (_che si è fermato al primo gradino della scaletta_). Volevo
venire a casa tua, Gian Gabriele. Sentivo in me come un dovere di
venire a trovarti nel salotto.... già, nel salotto....
BORK. Anche dopo d’averti messo alla porta?
FOL. Ciò m’è indifferente.
BORK. Ti sei fatto male al piede? Tu zoppichi!
FOL. Sì.... pensa!.... sono stato rovesciato....
BORK. Come? Rovesciato?
FOL. Sì: sono stato rovesciato da una slitta....
BORK. Oh! oh!
FOL. .... da una slitta tirata da due cavalli, che volavano giù per la
discesa di quella strada. Non fui in tempo di scansarla.... e....
ELLA. .... e ne fu travolto?
FOL. .... sì, signora — cioè — signorina. Mi urtarono e fui rovesciato
nella neve; perdetti il mio paio d’occhiali e spezzai l’ombrello....
(_toccandosi il ginocchio_) e mi feci anche un po’ di male alla gamba.
BORK. (_con riso mal represso_). Ma tu sicuramente ignori chi ci fosse
in quella slitta, Foldal?
FOL. E come potevo guardarvi dentro? Era una slitta chiusa, con le
tendine abbassate.... ed il cocchiere, vedendomi cadere, invece di
fermare i cavalli tirò innanzi. — Del resto m’importava sino ad un
certo punto.... (_interrompendosi_) Ah sono tanto contento adesso....
sai?
BORK. Contento?
FOL. Sì: veramente non saprei proprio come chiamare il senso che
m’invade ora.... sì: contentezza — non ne trovo un vocabolo migliore.
— È accaduto qualche cosa di meraviglioso! Ed è perciò che non potevo
far altro.... che dovevo venire qui per dividere e godere con te la mia
gioia.
BORK. (_brusco_). Quale gioia?
ELLA. Borkman, rientra prima in casa col tuo amico.
BORK. (_con asprezza_). Te l’ho già detto che non voglio più entrare in
quella casa?
ELLA. Ma non hai sentito poc’anzi: il signor Foldal è stato travolto....
BORK. Ma che! tutti dobbiamo venir travolti un giorno o l’altro.... in
questo mondo. Però bisogna anche rialzarsi e tirar avanti come se non
fosse accaduto nulla.
FOL. Quanto è giusta la tua osservazione, Gian Gabriele! Del resto
posso raccontarti in poche parole, anche qui all’aperto, quello che mi
preme di comunicarti!
BORK. (_in tono più mite_). Fammi questo favore! Guglielmo!
FOL. Ora attenzione! Immaginati un po’.... ritornando via da te trovo
— a casa mia — una lettera.... una lettera di.... Sapresti indovinarne
l’autrice?
BORK. Forse la tua piccola Frida?
FOL. Benissimo! Hai colto subito nel segno! Sì, una lettera lunga —
abbastanza lunga, che era stata portata a casa mia da un servitore. —
Indovina ora il motivo per cui Frida mi scrisse quella lettera?
BORK. Probabilmente per prender congedo dai suoi genitori? È così?
FOL. Benissimo! è meraviglioso come tu le indovini tutte, Gian
Gabriele! In quella lettera mia figlia mi partecipa che la signora
Wilton, la quale s’è interessata moltissimo di lei, vuole ora condurla
con sè all’estero, per darle un’educazione musicale più perfetta. La
signora Wilton si è già assicurata l’opera di un bravo maestro, che
deve partire con loro.... per istruire Frida.... giacchè l’educazione
della mia Frida è purtroppo ancora un po’ deficiente in qualche punto.
BORK. (_sforzandosi di nascondere un riso sempre più crescente_). Sì,
sì, Guglielmo — comprendo perfettamente tutto ciò!
FOL. (_continuando con calore_). E pensa! Frida venne a conoscenza del
viaggio progettato appena stasera — in quella casa.... mi comprendi!
— Approfittò di quel po’ di tempo, che le restava, per scrivermi la
lettera — una lettera affettuosa, scritta col cuore.... e scritta tanto
correttamente.... sai! Ed in tutta la lettera non c’è nemmeno una frase
di disprezzo verso suo padre. E poi quel suo pensiero tanto gentile....
di mandarci i saluti per lettera.... prima di partire!... (_ride_) Ma
Frida sembra d’aver fatto i conti senza l’oste!
BORK. (_con uno sguardo scrutatore_). Vorresti dire?
FOL. Mia figlia m’ha scritto pure che sarebbe partita domattina — molto
per tempo....
BORK. Domattina? Ti ha proprio scritto che sarebbe partita domattina?
FOL. (_ride e si frega le mani_). Sì. Però io sono più furbo di quello
che lo si creda! Vado subito dalla signora Wilton....
BORK. A quest’ora?
FOL. Non è poi tanto tardi. Se fosse già chiuso il portone, suonerò
senz’altro, perchè voglio e devo vedere mia figlia prima della
partenza. Dunque buona notte. (_fa per andarsene_)
BORK. Ascoltami, povero Foldal.... puoi risparmiarti quella strada
faticosa!
FOL. Vuoi alludere alla mia gamba...?
BORK. Sì; oltre a ciò debbo osservarti che stanotte tu non potrai
entrare in casa della signora Wilton.
FOL. Ma che! Suonerò fino a che qualcheduno mi verrà ad aprire. Capirai
che voglio e devo vedere la mia Frida!
ELLA. Signor Foldal, la sua Frida è già partita.
FOL. (esterrefatto). La mia Frida è già partita! Lo sa di certo? Chi
glielo disse?
BORK. Lo abbiamo saputo dal suo futuro maestro.
FOL. Davvero? E chi è mai costui?
BORK. Uno studente: un certo Erardo Borkman.
FOL. (_con gli occhi scintillanti di gioia_). Tuo figlio, Gian
Gabriele! È mai possibile?
BORK. Sì, la signora Wilton gli ha affidato l’incarico di educare la
tua piccola Frida.
FOL. Dio sia lodato! Ma allora mia figlia si trova in ottime mani! Sei
certo che sono già partiti?
BORK. Sì: sono partiti con quella slitta, che ti travolse sulla strada.
FOL. (_battendo le mani_). La mia Frida si trovava adunque in quella
splendida slitta!
BORK. Sì, Foldal.... tua figlia siede ora su cuscini soffici e
morbidi.... e così pure lo studente Borkman. Ehm.... hai ammirato anche
i sonagli d’argento?
FOL. Come! Sonagli d’argento, hai detto? Sonagli d’argento? Erano
proprio d’argento?
BORK. Sì: erano d’argento, come dello stesso metallo erano pure tutti i
fregi della slitta!
FOL. (_commosso_). È strano come possa cambiarsi la fortuna d’un uomo!
Il mio.... il mio estro poetico si è trasformato in Frida in un estro
musicale! Non sono stato dunque un poeta buono a nulla! Frida va ora in
quel mondo vasto, in quel mondo lontano, di cui ho tante volte sognato!
La mia piccola Frida può ora rinchiudersi in una slitta dai sonagli
d’argento....
BORK. .... e travolgere suo padre....
FOL. Ciò mi è indifferente.... dal momento che mia figlia.... Dunque
sono arrivato troppo in ritardo. Bene: ora ritorno a casa per consolare
mia moglie, che piange in cucina.
BORK. Piange?
FOL. (_ride_). Sì, pensa.... quando la lasciai, i suoi occhi erano in
lagrime.
BORK. Tu però ridi, Guglielmo!
FOL. Io rido! Naturalmente! La povera donna non ne capisce nulla. Ma
ora me ne vado.... Il _tramway_ non è poi tanto distante dalla tua
casa.... Addio, Gian Gabriele! Buona notte, signorina! (_saluta ed esce
zoppicando nella stessa direzione, dalla quale è venuto_)