SCENA II.

=Gian Gabriele Borkman, Ella Rentheim,= poi =Guglielmo Foldal=.

ELLA (_sta immobile per qualche tempo; poi guarda Borkman con

preoccupazione; quindi ponendogli dolcemente le mani sulle spalle_).

Vieni, Gianni! Ritiriamoci in casa!

BORK. (_scosso_). Io?

ELLA. Sì. L’aria invernale è penetrante e tu non la puoi sopportare —

lo vedo. Vieni, ritiriamoci in casa, dove l’aria è riscaldata.

BORK. (_sdegnato_). Nel salotto — eh?

ELLA. Sarebbe meglio nella stanza di Gunilde....

BORK. (_trasalendo_). Per Iddio non metto più piede in quella casa.

ELLA. E dove vuoi andare, Gianni? Così a tarda notte?

BORK. (_coprendosi col cappello_). Prima di tutto voglio andare a

vedere tutti i miei tesori nascosti.

ELLA (_guardandolo con ansia_). Gianni.... non ti comprendo!

BORK. (_con sarcasmo_). Oh quei tesori non sono cose rubate! Non

temere, Ella! (_pausa — indicando con la mano un punto poco distante_)

Osserva! Chi è quell’uomo, che viene da quella parte?

(_Guglielmo Foldal entra da destra; ha un vecchio pastrano, coperto

di neve, ed un ombrellone. Le falde del suo cappello sono tirate

all’ingiù. Cammina penosamente, zoppicando col piede sinistro._)

BORK. Guglielmo! Vieni ora da me.... di nuovo?

FOL. (_guardando Borkman_). Dio mio.... tu sulla scaletta, qui fuori!

Gian Gabriele? (_saluta_) E c’è anche la signora?

BORK. (_secco_). No: non è la signora.

FOL. Domando perdono. Ho perduto i miei occhiali nella neve. — Ma tu,

che non metti mai il piede fuori di casa...?

BORK. (_prorompendo in un’allegrezza sfrenata_). Capirai, che è tempo

ormai ch’io mi muova di nuovo all’aria aperto. Ho passato quasi tre

anni nel carcere preventivo, cinque anni nel cellulare, ott’anni nel

salotto....

ELLA (_preoccupata_). Borkman.... ti prego...!

FOL. Sì, sì....

BORK. Ora però rispondimi: che vuoi da me?

FOL. (_che si è fermato al primo gradino della scaletta_). Volevo

venire a casa tua, Gian Gabriele. Sentivo in me come un dovere di

venire a trovarti nel salotto.... già, nel salotto....

BORK. Anche dopo d’averti messo alla porta?

FOL. Ciò m’è indifferente.

BORK. Ti sei fatto male al piede? Tu zoppichi!

FOL. Sì.... pensa!.... sono stato rovesciato....

BORK. Come? Rovesciato?

FOL. Sì: sono stato rovesciato da una slitta....

BORK. Oh! oh!

FOL. .... da una slitta tirata da due cavalli, che volavano giù per la

discesa di quella strada. Non fui in tempo di scansarla.... e....

ELLA. .... e ne fu travolto?

FOL. .... sì, signora — cioè — signorina. Mi urtarono e fui rovesciato

nella neve; perdetti il mio paio d’occhiali e spezzai l’ombrello....

(_toccandosi il ginocchio_) e mi feci anche un po’ di male alla gamba.

BORK. (_con riso mal represso_). Ma tu sicuramente ignori chi ci fosse

in quella slitta, Foldal?

FOL. E come potevo guardarvi dentro? Era una slitta chiusa, con le

tendine abbassate.... ed il cocchiere, vedendomi cadere, invece di

fermare i cavalli tirò innanzi. — Del resto m’importava sino ad un

certo punto.... (_interrompendosi_) Ah sono tanto contento adesso....

sai?

BORK. Contento?

FOL. Sì: veramente non saprei proprio come chiamare il senso che

m’invade ora.... sì: contentezza — non ne trovo un vocabolo migliore.

— È accaduto qualche cosa di meraviglioso! Ed è perciò che non potevo

far altro.... che dovevo venire qui per dividere e godere con te la mia

gioia.

BORK. (_brusco_). Quale gioia?

ELLA. Borkman, rientra prima in casa col tuo amico.

BORK. (_con asprezza_). Te l’ho già detto che non voglio più entrare in

quella casa?

ELLA. Ma non hai sentito poc’anzi: il signor Foldal è stato travolto....

BORK. Ma che! tutti dobbiamo venir travolti un giorno o l’altro.... in

questo mondo. Però bisogna anche rialzarsi e tirar avanti come se non

fosse accaduto nulla.

FOL. Quanto è giusta la tua osservazione, Gian Gabriele! Del resto

posso raccontarti in poche parole, anche qui all’aperto, quello che mi

preme di comunicarti!

BORK. (_in tono più mite_). Fammi questo favore! Guglielmo!

FOL. Ora attenzione! Immaginati un po’.... ritornando via da te trovo

— a casa mia — una lettera.... una lettera di.... Sapresti indovinarne

l’autrice?

BORK. Forse la tua piccola Frida?

FOL. Benissimo! Hai colto subito nel segno! Sì, una lettera lunga —

abbastanza lunga, che era stata portata a casa mia da un servitore. —

Indovina ora il motivo per cui Frida mi scrisse quella lettera?

BORK. Probabilmente per prender congedo dai suoi genitori? È così?

FOL. Benissimo! è meraviglioso come tu le indovini tutte, Gian

Gabriele! In quella lettera mia figlia mi partecipa che la signora

Wilton, la quale s’è interessata moltissimo di lei, vuole ora condurla

con sè all’estero, per darle un’educazione musicale più perfetta. La

signora Wilton si è già assicurata l’opera di un bravo maestro, che

deve partire con loro.... per istruire Frida.... giacchè l’educazione

della mia Frida è purtroppo ancora un po’ deficiente in qualche punto.

BORK. (_sforzandosi di nascondere un riso sempre più crescente_). Sì,

sì, Guglielmo — comprendo perfettamente tutto ciò!

FOL. (_continuando con calore_). E pensa! Frida venne a conoscenza del

viaggio progettato appena stasera — in quella casa.... mi comprendi!

— Approfittò di quel po’ di tempo, che le restava, per scrivermi la

lettera — una lettera affettuosa, scritta col cuore.... e scritta tanto

correttamente.... sai! Ed in tutta la lettera non c’è nemmeno una frase

di disprezzo verso suo padre. E poi quel suo pensiero tanto gentile....

di mandarci i saluti per lettera.... prima di partire!... (_ride_) Ma

Frida sembra d’aver fatto i conti senza l’oste!

BORK. (_con uno sguardo scrutatore_). Vorresti dire?

FOL. Mia figlia m’ha scritto pure che sarebbe partita domattina — molto

per tempo....

BORK. Domattina? Ti ha proprio scritto che sarebbe partita domattina?

FOL. (_ride e si frega le mani_). Sì. Però io sono più furbo di quello

che lo si creda! Vado subito dalla signora Wilton....

BORK. A quest’ora?

FOL. Non è poi tanto tardi. Se fosse già chiuso il portone, suonerò

senz’altro, perchè voglio e devo vedere mia figlia prima della

partenza. Dunque buona notte. (_fa per andarsene_)

BORK. Ascoltami, povero Foldal.... puoi risparmiarti quella strada

faticosa!

FOL. Vuoi alludere alla mia gamba...?

BORK. Sì; oltre a ciò debbo osservarti che stanotte tu non potrai

entrare in casa della signora Wilton.

FOL. Ma che! Suonerò fino a che qualcheduno mi verrà ad aprire. Capirai

che voglio e devo vedere la mia Frida!

ELLA. Signor Foldal, la sua Frida è già partita.

FOL. (esterrefatto). La mia Frida è già partita! Lo sa di certo? Chi

glielo disse?

BORK. Lo abbiamo saputo dal suo futuro maestro.

FOL. Davvero? E chi è mai costui?

BORK. Uno studente: un certo Erardo Borkman.

FOL. (_con gli occhi scintillanti di gioia_). Tuo figlio, Gian

Gabriele! È mai possibile?

BORK. Sì, la signora Wilton gli ha affidato l’incarico di educare la

tua piccola Frida.

FOL. Dio sia lodato! Ma allora mia figlia si trova in ottime mani! Sei

certo che sono già partiti?

BORK. Sì: sono partiti con quella slitta, che ti travolse sulla strada.

FOL. (_battendo le mani_). La mia Frida si trovava adunque in quella

splendida slitta!

BORK. Sì, Foldal.... tua figlia siede ora su cuscini soffici e

morbidi.... e così pure lo studente Borkman. Ehm.... hai ammirato anche

i sonagli d’argento?

FOL. Come! Sonagli d’argento, hai detto? Sonagli d’argento? Erano

proprio d’argento?

BORK. Sì: erano d’argento, come dello stesso metallo erano pure tutti i

fregi della slitta!

FOL. (_commosso_). È strano come possa cambiarsi la fortuna d’un uomo!

Il mio.... il mio estro poetico si è trasformato in Frida in un estro

musicale! Non sono stato dunque un poeta buono a nulla! Frida va ora in

quel mondo vasto, in quel mondo lontano, di cui ho tante volte sognato!

La mia piccola Frida può ora rinchiudersi in una slitta dai sonagli

d’argento....

BORK. .... e travolgere suo padre....

FOL. Ciò mi è indifferente.... dal momento che mia figlia.... Dunque

sono arrivato troppo in ritardo. Bene: ora ritorno a casa per consolare

mia moglie, che piange in cucina.

BORK. Piange?

FOL. (_ride_). Sì, pensa.... quando la lasciai, i suoi occhi erano in

lagrime.

BORK. Tu però ridi, Guglielmo!

FOL. Io rido! Naturalmente! La povera donna non ne capisce nulla. Ma

ora me ne vado.... Il _tramway_ non è poi tanto distante dalla tua

casa.... Addio, Gian Gabriele! Buona notte, signorina! (_saluta ed esce

zoppicando nella stessa direzione, dalla quale è venuto_)

Gian Gabriele Borkman · 第 32 / 38 题