=Gian Gabriele Borkman=, la =Signora Borkman=, =Ella Rentheim=.
(_Borkman, la signora Borkman ed Ella Rentheim stanno immobili
sul gradino del portone. Borkman, affranto, è appoggiato al muro:
porta un vecchio pastrano ed un cappello grigio a cencio; in mano
un grosso randello. Ella Rentheim ha il mantello sul braccio.
La signora Borkman coi capelli in disordine ha uno sciallo sulle
spalle_.)
ELLA (_sbarrando la strada alla signora Borkman_). Non corrergli
dietro, Gunilde!
Sig.ª BORK. (_agitata — affannosamente_). Lasciami, lasciami! Erardo
non deve partire, non deve abbandonarmi!
ELLA. È tutto inutile: ormai non puoi più raggiungerlo.
Sig.ª BORK. Lasciami, Ella; voglio ancora tentare.... griderò il suo
nome, là sulla strada; egli sentirà la voce di sua madre!
ELLA. Erardo non può più sentire la tua voce! A quest’ora egli si
troverà già sdraiato nella slitta....!
Sig.ª BORK. No, no.... è impossibile che egli si trovi già nella slitta!
ELLA. Persuaditi! Erardo a quest’ora si trova già nella slitta.
Sig.ª BORK. (_con accento disperato_). S’egli si trova nella slitta....
oh allora anche quella donna è con lui.... lei!
BORK. (_con un amaro sorriso_). In tal caso egli non potrà sentire la
voce di sua madre!
Sig.ª BORK. No.... non potrà sentirla! (_stando in ascolto_) Silenzio!
Quale rumore?
ELLA (_pure in ascolto_). Mi sembra lo squillar di sonagli.
Sig.ª BORK. (_con un grido represso_). È la loro slitta!
ELLA. .... o forse un’altra....
Sig.ª BORK. No, no; è proprio la slitta della signora Wilton! La
riconosco al tintinnio dei sonagli d’argento! Ascolta! A momenti
passerà proprio qui davanti a noi.... osserva laggiù — verso quella
discesa....
ELLA (_premurosamente_). Gunilde, se vuoi chiamare Erardo, approfitta
del momento! Forse egli può ancora.... (_il rumor dei sonagli si fa
sempre più distinto_) — Presto, presto, Gunilde! La slitta passa in
questo momento proprio sotto i nostri occhi! Chiamalo!
Sig.ª BORK. (_per un momento titubante; poi trasalisce: quindi con
freddezza_). No; non voglio chiamarlo! Erardo Borkman passi pure
davanti ai miei occhi! Vada pure lontano, lontano.... incontro a ciò
che egli chiama felicità e vita! (_I sonagli non s’odono più_).
ELLA (dopo una pausa). Non odo più i sonagli!
Sig.ª BORK. Mi fecero l’impressione di una campana funebre.
BORK. (_con un riso represso_). Ah, ah.... quella campana non ha
suonato certamente per me!
Sig.ª BORK. È suonata invece l’ultima ora per me e per l’uomo che mi ha
abbandonata.
ELLA (_pensierosa_). Chissà che il tintinnio di quelle sonagliere non
sia l’inno inaugurale della felicità e della vita di Erardo, Gunilde!
Sig.ª BORK. (_trasalendo e guardandola con asprezza_). Credi tu che
quell’inno sarà duraturo?
ELLA. Sì — almeno per qualche tempo.
Sig.ª BORK. E gli àuguri tu felicità e vita... anche in compagnia di
quella donna?
ELLA (_con ardore affettuoso_). Sì, e di tutto cuore — con tutta
l’anima mia!
Sig.ª BORK. (_con freddezza_). L’amore deve ardere nel tuo cuore ben
più vivido che nel mio.
ELLA. Forse è il sagrifizio d’amore, che fa ardere nel mio cuore quella
fiamma.
Sig.ª BORK. (_guardando Ella_). Ella! Se è così.... fra breve, anche
nel mio cuore brucerà una fiamma eguale alla tua. (_entra nella casa_)