La =Signora Borkman, Ella Rentheim,= =Gian Gabriele Borkman, Erardo
Borkman= e la =Signora Wilton.=
Sig.ª BORK. (_con le mani alzate_). Signora Wilton!
Sig.ª WIL. (_titubante; interrogando Erardo con lo sguardo_). È
permesso....?
ERARDO. Sì, ora puoi venire. Ho raccontato tutto.
(_La signora Wilton entra nella stanza; Erardo chiude l’uscio. La
signora Wilton saluta Borkman con fare misurato: Borkman risponde
al saluto con un inchino. — Breve pausa_.)
Sig.ª WIL. Dunque la grande parola è stata pronunciata. E m’immagino
che io entri in questa stanza come una persona, che abbia arrecato un
grave colpo alla casa Borkman.
Sig.ª BORK. (_fissandola in viso; lentamente_). Lei ha distrutto
quanto rimaneva dell’uomo, per il quale io potevo ancora vivere. (_con
irruenza_) Ciò nulla meno.... è impossibile, sì: è impossibile....
Sig.ª WIL. Comprendo che tutto ciò debba parerle addirittura
impossibile, signora Borkman.
Sig.ª BORK. Lei stessa dovrebbe dire, che tutto ciò è impossibile....
Sig.ª WIL. Anzi io dovrei dire, che tutto ciò è un assurdo. Ma così
deve essere e basta!
Sig.ª BORK. (_ad Erardo_). Il tuo modo d’agire è poco serio, Erardo!
ERARDO. Ecco la mia felicità, mamma! Tutta la mia felicità, l’immensa
mia felicità. Non saprei altro dirti.
Sig.ª BORK. (_alla signora Wilton, stringendosi le mani_). È stata
dunque lei a sedurre mio figlio, ad ammaliarlo!
Sig.ª WIL. (_con fierezza, con la testa alta_). No, non sono stata io!
Sig.ª BORK. Non ne sarebbe capace?
Sig.ª WIL. No! Io non ho sedotto nè ammaliato suo figlio. Erardo mi si
è offerto spontaneamente. Ed io spontaneamente gli sono andata incontro
— a mezza strada!
Sig.ª BORK. (_guardando la signora Wilton da capo a piedi, con uno
sguardo sprezzante_). Spontaneamente? Lo credo bene!
Sig.ª WIL. (_padroneggiandosi_). Signora Borkman.... vi sono nella vita
umana delle forze, che Lei sembra di non conoscere affatto.
Sig.ª BORK. Quali forze?
Sig.ª WIL. Le forze, che offrono a due esseri la possibilità
di annodare — o presto o tardi — le loro esistenze in un legame
indissolubile....
Sig.ª BORK. (_ironica_). Credevo che la signora Wilton fosse già
indissolubilmente legata ad un altro uomo!
Sig.ª WIL. (_secca_). Quell’uomo m’ha abbandonata.
Sig.ª BORK. Si dice però che egli sia ancora vivo!
Sig.ª WIL. Per me egli è come se fosse morto.
ERARDO (_energico_). Sì, mamma, per Fanny quell’uomo è come se fosse
morto. E poi tutto ciò è affatto indifferente!
Sig.ª BORK. (_con uno sguardo severo_). Tu conosci adunque i rapporti
della signora Wilton con quel signore?
ERARDO. Li conosco tutti e minuziosamente.
Sig.ª BORK. E tutto ciò ti è indifferente?
ERARDO (_schermendosi con baldanza_). Ti ripeto che voglio godere la
felicità! Sono giovane. E voglio vivere, vivere, vivere!
Sig.ª BORK. Sì, Erardo, tu sei giovane.... forse troppo giovane!
Sig.ª WIL. (_con gravità_). Signora Borkman — creda a me — io non ho
taciuto nulla ad Erardo. Gli ho raccontato francamente tutte le vicende
della mia vita, gli ho ripetuto continuamente che ho sett’anni più di
lui....
ERARDO (_interrompendola_). Ma che! Fanny.... lo sapevo ancor prima....
Sig.ª WIL. .... ma tutto fu inutile.... tutto.
Sig.ª BORK. Tutto? Davvero? Ma allora perchè non metterlo alla porta?
perchè non proibirgli di venire in casa? Ecco ciò che lei avrebbe
dovuto fare!
Sig.ª WIL. (_con voce ottusa_). Non mi fu possibile, signora Borkman!
Sig.ª BORK. E perchè no?
Sig.ª WIL. Perchè trovai in Erardo — in lui solo.... la mia
felicità....!
Sig.ª BORK. (_con fare sprezzante_). Ehm! La felicità.... la
felicità....!
Sig.ª WIL. Prima d’ora in’era ignoto che cosa significasse: “essere
felice„. Capirà poi che non potevo lasciarmi sfuggire questa felicità,
soltanto perchè mi era apparsa un po’ tardi.
Sig.ª BORK. E credo lei che questa sua felicità sarà perenne?
ERARDO (_interrompendola_). Perenne o no.... mamma, ciò è indifferente!
Sig.ª BORK. (_con rabbia_). Povero illuso! Ma non vedi tu dove ti potrà
condurre il passo che stai per fare?
ERARDO. Non mi curo dell’avvenire! Poco m’importa del domani! Mi basta
di poter vivere una volta!
Sig.ª BORK. (_con dolore_). E questo chiami tu vivere, Erardo?
ERARDO. Ma non vedi quanto è bella la mia Fanny!
Sig.ª BORK. (_stringendosi convulsivamente le mani_). E sono io che
deve sopportare quest’immensa vergogna!
BORK. (_dal fondo — ironico_). Ma che, Gunilde.... ormai sei già
abituata a sopportare simili onte!
ELLA (_supplichevole_). Borkman!
ERARDO (_c. s._). Babbo!
Sig.ª BORK. E pensare che dovrò sforzarmi di veder ogni giorno mio
figlio in compagnia di una.... di una....!
ERARDO (_brusco_). Non temere, mamma! Non mi vedrai più! Ancora poche
ore....
Sig.ª WIL. (_con tuono reciso_). Siamo di partenza, signora Borkman.
Sig.ª BORK. Dunque parte anche lei! Insieme ad Erardo?
Sig.ª WIL. (_affermando col capo_). Parto per il Mezzogiorno:
vado all’estero in compagnia di una giovane signorina. Ed Erardo
m’accompagna in quel viaggio....
Sig.ª BORK. Dunque mio figlio parte con lei e con una giovane signorina?
Sig.ª WIL. Sì, con la signorina Frida Foldal, che mi avevo presa in
casa. Voglio che all’estero essa si perfezioni nella musica.
Sig.ª BORK. Dunque la signora conduce con sè anche Frida?
Sig.ª WIL. Naturalmente, non posso mandarla sola in un paese tanto
lontano.
Sig.ª BORK. (_con un sorriso forzato_). E che ne pensi tu, Erardo?
ERARDO (_imbarazzato; scrollando le spalle_). Mamma.... se Fanny la
vuole proprio assolutamente.... allora....
Sig.ª BORK. (_con freddezza_). E si può sapere quando le loro signorie
pensano di partire?
Sig.ª WIL. Partiremo subito — questa notte istessa. La mia slitta ci
attende in istrada.... davanti la villa Hinkel.
Sig.ª BORK. (_guardando la signora Wilton da capo a piedi_). Ah.... fu
dunque in casa Hinkel — al ricevimento di stasera....?
Sig.ª WIL. (_ridendo_). In casa Hinkel non eravamo che io ed Erardo — e
naturalmente anche la signorina Frida.
Sig.ª BORK. E dov’è ora Frida?
Sig.ª WIL. Ci aspetta nella slitta.
ERARDO (_con imbarazzo penoso_). Mamma.... capirai! Volevo risparmiare
questa visita.... a te ed a tutti gli altri....
Sig.ª BORK. (_mortificata_). Volevi dunque partire senza nemmeno dare
un addio a tua madre?
ERARDO. Reputavo miglior partito.... per tutti noi.... Tutt’era già
bello e pronto: erano già pronte le valigie.... quando mi facesti
chiamare.... (_stendendole la mano_) Ora, addio, mamma!
Sig.ª BORK. (_respingendolo_). Non toccarmi!
ERARDO (_calmo_). Sono queste le tue ultime parole?
Sig.ª BORK. (_con asprezza_). Sì, le mie ultime parole.
ERARDO (_ad Ella_). Addio, zia Ella!
ELLA (_stringendogli le mani_). Addio, Erardo! Godi la vita! E sii
felice, felice.... finchè lo potrai.
ERARDO. Grazie, grazie — buona zia! (_inchinandosi davanti a Borkman_)
Addio, babbo! (_piano alla signora Wilton_) Cerchiamo di andar via da
questa casa più presto che sia possibile!
Sig.ª WIL. (_piano_). Sì, andiamo!
Sig.ª BORK. (_con un sorriso malizioso_). Signora Wilton.... crede
opportuno di condurre seco la giovane ragazza?
Sig.ª WIL. (_con un sorriso fra il serio e l’ironico_). Gli uomini sono
così poco costanti, signora Borkman — ed anche le donne. Quando Erardo
si sarà annoiato di me — ed io di lui — sarà pur bene per ambidue di
tener in pronto per Erardo una persona che possa sostituirmi.
Sig.ª BORK. E lei....?
Sig.ª WIL. Quanto a me, saprò già cosa fare.... Buona sera a tutti!
(_Saluta ed esce per la porta d’ingresso. Erardo resta un momento
indeciso sul da farsi, poi s’avvia all’uscio e corre dietro alla
signora Wilton_.)