SCENA II.

La =Signora Borkman, Ella Rentheim,= =Gian Gabriele Borkman= ed

=Erardo=.

ERARDO (_pallido e con affanno_). Ma, mamma.... cos’è successo....!

(_si accorge del padre, che è rimasto alla porta della veranda;

trasalisce e si leva il cappello_)

ERARDO (_dopo una breve pausa_). Ebbene, mamma, che vuoi da me? Cosa è

mai accaduto qui?

Sig.ª BORK. (_stendendo le braccia verso Erardo_). Voglio vederti,

Erardo mio! Voglio averti qui vicino a me.... e sempre!

ERARDO (_borbottando_). Vicino a te?... E sempre? Non ti comprendo!

Sig.ª BORK. Voglio averti vicino a me, sì, vicino a me, poichè qui c’è

qualcuno, che vuole separarti da tua madre!

ERARDO (_indietreggiando di qualche passo_). Tu non lo ignori adunque,

mamma!

Sig.ª BORK. No, non l’ignoro. E lo sai tu pure?

ERARDO (_guardando meravigliato la signora Borkman_). E me lo

domandi?... Lo so.... naturalmente.

Sig.ª BORK. Che brutto giuoco! Perchè me l’hai fatto così di nascosto!

Erardo! Erardo!

ERARDO (_frettoloso_). Mamma, dimmi, cosa sei venuta a sapere?

Sig.ª BORK. Sono venuta a sapere tutto: so che tua zia è venuta qui per

portarmi via mio figlio!

ERARDO. Zia Ella?

ELLA. Erardo, ascolta prima le mie parole!

Sig.ª BORK. (_proseguendo_). Tua zia vuole che io ti ceda a lei: vuol

divenire tua madre. Tu diverrai suo figlio.... non sarai più mio.

Diventerai l’erede di tutto il suo patrimonio.... cambierai nome....

assumerai il suo!

ERARDO. Ma, zia, è possibile tutto ciò?

ELLA. Sì, è proprio così!

ERARDO. Fino ad ora io non ne avevo nemmeno la più lontana idea! Ma

perchè, zia, vuoi che io ritorni a casa tua?

ELLA. Perchè in questa casa sento di perderti.

Sig.ª BORK. (_con asprezza_). Sì, tu lo perdi per colpa mia.... il che

è ben naturale....

ELLA (_con aria supplichevole ad Erardo_). Erardo, io non posso

perderti ora! Tu sai che tua zia è una donna, che vive sola, tutta

sola.... che è moribonda....

ERARDO. Moribonda....?

ELLA. Sì: moribonda. Vuoi restare con me sino all’ultimo guizzo

della mia pupilla? Vuoi consacrarti tutto a me? Vuoi diventare mio

figlio....?

Sig.ª BORK. (_interrompendola_). Ed abbandonare tua madre e riuunziare

alla tua missione? Lo vuoi, Erardo?

ERARDO (_commosso, con trasporto_). Zia Ella.... tu sei stata sempre

tanto affettuosa verso di me! In casa tua ho assaporato tutte le

dolcezze della felicità, che accompagnano l’infanzia....

Sig.ª BORK. Erardo! Erardo!

ELLA. Continua! le tuo parole mi fanno tanto bene!

ERARDO. .... ma adesso non posso più sacrificarmi per te. Mi è

impossibile di diventare tuo figlio....

Sig.ª BORK. (_con aria di trionfo_). Oh lo sapevo bene! Ella, tu non lo

riconquisti più! non lo riconquisti più!

ELLA (_triste_). Lo vedo. Egli è nelle tue mani.

Sig.ª BORK. Sì... Erardo è e resterà nelle mie mani! Non è vero —

Erardo — noi abbiamo da percorrere insieme ancora un buon tratto di

strada?

ERARDO (_in lotta con sè stesso_). Mamma.... è meglio che io ti

confessi....

Sig.ª BORK. (_con inquietudine_). Ebbene?

ERARDO. Mamma, la strada, che avremo da percorrere insieme, sarà breve.

Sig.ª BORK. (_come colpita da un fulmine_). Spiegati!

ERARDO (_facendosi animo_). Buon Dio.... Mamma, sono giovane! Mi pare

che se dovessi respirare ancora più a lungo l’aria di questa casa ne

soffocherei....

Sig.ª BORK. Erardo!

ERARDO. Sì, è proprio così!

ELLA. Vieni allora con me, Erardo!

ERARDO. Ah, zia Ella, persuaditi! La tua casa è un ambiente diverso da

questo, è vero, ma non è migliore.... almeno per me. Anche nel nostro

giardino — come nel tuo — olezzano le rose e la lavanda.... ma anche

a casa tua si respira lo stesso odore di rinchiuso, che si espande fra

questi muri!

Sig.ª BORK. (_trasalisce, ma poi padroneggiandosi_). Senti odore di

rinchiuso accanto a tua madre?

ERARDO (_con sempre più crescente impazienza_). Sì, non conosco una

parola più adatta. Tutte queste preoccupazioni morbose.... tutte

queste idee sublimi.... o come le volete chiamare.... m’hanno reso

insopportabile la vita.

Sig.ª BORK. (_con profonda gravità_). Ti sei dimenticata la missione,

alla quale ti chiama la tua vita, Erardo?

ERARDO (_impaziente_). Sarebbe meglio che tu dicessi: la missione, alla

quale mi chiami tu! Sì, finora tu — tu sola sei stata la mia volontà!

Io non ne ho mai potuto avere una propria! Ma ora questo giogo mi

riesce troppo gravoso, troppo opprimente! Sono giovane! Ricordatelo,

mamma. (_con uno sguardo mite e pieno di riguardo a Borkman_) Non posso

sacrificare la mia vita per le colpe di qualche altra persona! Fosse

pure.... non so chi!

Sig.ª BORK. (_con ansia ognor crescente_). Chi ti ha trasformato mai in

questo modo, Erardo?

ERARDO (_risentito_). Chi? E non potrei essere stato io stesso....?

Sig.ª BORK. No, no, no! Tu sei capitato sotto l’influenza di qualche

altra persona: non subisci più l’influenza di tua madre, e nemmeno

l’influenza di tua.... tua madre adottiva.

ERARDO (_con fierezza forzata_). Mamma, ormai non mi muovo più che

sotto la mia sola influenza e di mia propria volontà.

BORK. (_avvicinandosi ad Erardo_). Forse in questo momento è finalmente

arrivata la mia ora!

ERARDO (_con affettata premura, come se parlasse ad uno straniero_).

Lei diceva?... Babbo, tu dicevi....?

Sig.ª BORK. (_ironica_). Sarei anch’io desiderosa di saperlo....!

BORK. (_senza darle ascolto_). Ascoltami, Erardo: vuoi tu andare con

tuo padre? Un uomo, caduto in disgrazia, non può mai venir redento

dalla condotta morale di un altro. Questi sono sogni, semplici sogni,

fiabe che ti furono raccontate.... qui nel tanfo di questa stanza. Se

anche tu conducessi una vita casta come quella di tutti i Santi.... io

non ne avvantaggerei minimamente.

ERARDO (_con affettato rispetto_). Parole piene di verità, babbo, le

tue!

BORK. Sì, parole vere: nè un maggior utile io ritrarrei anche se

volessi consumare la mia vita fra le penitenze e fra le flagellazioni,

in tutti questi anni.... ho tentato di illudermi con sogni e con

speranze, che non fanno per me: ora bando ai sogni!

ERARDO (_inchinandosi leggermente_). Lei vuol dunque.... babbo, tu vuoi

dunque....?

BORK. Voglio risorgere con le mie proprie forze. Voglio incominciare

da capo. Il passato lo si può dimonticare soltanto col presente e col

futuro: lo si può dimenticare col lavoro — col lavoro febbrile, che già

nella mia giovinezza mi sembrò essere lo scopo dolla vita umana. Ma ora

voglio salire mille volte più in alto di prima. Erardo, vuoi tu venire

con me? Vuoi aiutarmi in questa vita nuova?

Sig.ª BORK. (_in atto minaccioso_). Erardo! Non farlo!

ELLA (_con ardore_). Acconsenti, acconsenti! Aiuta tuo padre, Erardo!

Sig.ª BORK. Questo è dunque il tuo consiglio? Tu.... la solitaria....

la moribonda!

ELLA. Di me non mi do più pensiero!

Sig.ª BORK. Purchè io non lo riconquisti....

ELLA. È vero, Gunilde!

BORK. Dunque, Erardo, acconsenti?

ERARDO (_come se si trovasse in una penosa situazione_). Babbo.... ora

non lo posso. È semplicemente impossibile!

BORK. Ma quali sono adunque i tuoi progetti?

ERARDO (_animandosi_). Sono giovane ed anche io voglio vivore una

volta! Voglio vivere questa mia vita!...

ELLA. E non vorresti tu sacrificarti per qualche mese, rischiarando con

un raggio di sole una povera vita, che volge al suo tramonto?

ERARDO. Zia, anche so lo volessi, non lo potrei.

ELLA. Nemmeno per una persona, che t’ama tanto svisceratamente....?

ERARDO. Per la vita mia.... zia.... non lo posso!

Sig.ª BORK. (_guardandolo negli occhi_). E nemmeno tua madre potrebbe

più trattenerti?

ERARDO. Mamma, io ti vorrò sempre bene; ma non posso più continuare a

vivere solamente per te. Questo non si chiamerebbe più vita.

BORK. Vieni dunque e stringiti al fianco mio. Vivere vuol dir lavorare,

Erardo. Vieni: entriamo ora nella vita e lavoriamo insieme!

ERARDO (_con trasporto_). Ma io non voglio lavorare! Sono giovane!

E prima d’ora non ho mai sentito questa mia giovinezza! Sento adesso

pulsarmi calda per le vene la vita! Non voglio lavorare! Ma vivere,

vivere, vivere!

Sig.ª BORK. (_trepidante_). E per quale soopo vuoi tu vivere, Erardo?

ERARDO (_con occhi di gioia_). Per essere felice, mamma!

Sig.ª BORK. E dove vuoi trovare questa felicità?

ERARDO. L’ho già trovata.

Sig.ª BORK. (_gridando_). Erardo!

ERARDO (_si precipita alla porta, l’apre e chiama_). Fanny, Fanny....

ora puoi entrare! Entra.

(_La signora Fanny Wilton, in mantello, comparisce sull’uscio_.)

Gian Gabriele Borkman · 第 25 / 38 题