La =Signora Borkman, Ella Rentheim,= =Gian Gabriele Borkman= ed
=Erardo=.
ERARDO (_pallido e con affanno_). Ma, mamma.... cos’è successo....!
(_si accorge del padre, che è rimasto alla porta della veranda;
trasalisce e si leva il cappello_)
ERARDO (_dopo una breve pausa_). Ebbene, mamma, che vuoi da me? Cosa è
mai accaduto qui?
Sig.ª BORK. (_stendendo le braccia verso Erardo_). Voglio vederti,
Erardo mio! Voglio averti qui vicino a me.... e sempre!
ERARDO (_borbottando_). Vicino a te?... E sempre? Non ti comprendo!
Sig.ª BORK. Voglio averti vicino a me, sì, vicino a me, poichè qui c’è
qualcuno, che vuole separarti da tua madre!
ERARDO (_indietreggiando di qualche passo_). Tu non lo ignori adunque,
mamma!
Sig.ª BORK. No, non l’ignoro. E lo sai tu pure?
ERARDO (_guardando meravigliato la signora Borkman_). E me lo
domandi?... Lo so.... naturalmente.
Sig.ª BORK. Che brutto giuoco! Perchè me l’hai fatto così di nascosto!
Erardo! Erardo!
ERARDO (_frettoloso_). Mamma, dimmi, cosa sei venuta a sapere?
Sig.ª BORK. Sono venuta a sapere tutto: so che tua zia è venuta qui per
portarmi via mio figlio!
ERARDO. Zia Ella?
ELLA. Erardo, ascolta prima le mie parole!
Sig.ª BORK. (_proseguendo_). Tua zia vuole che io ti ceda a lei: vuol
divenire tua madre. Tu diverrai suo figlio.... non sarai più mio.
Diventerai l’erede di tutto il suo patrimonio.... cambierai nome....
assumerai il suo!
ERARDO. Ma, zia, è possibile tutto ciò?
ELLA. Sì, è proprio così!
ERARDO. Fino ad ora io non ne avevo nemmeno la più lontana idea! Ma
perchè, zia, vuoi che io ritorni a casa tua?
ELLA. Perchè in questa casa sento di perderti.
Sig.ª BORK. (_con asprezza_). Sì, tu lo perdi per colpa mia.... il che
è ben naturale....
ELLA (_con aria supplichevole ad Erardo_). Erardo, io non posso
perderti ora! Tu sai che tua zia è una donna, che vive sola, tutta
sola.... che è moribonda....
ERARDO. Moribonda....?
ELLA. Sì: moribonda. Vuoi restare con me sino all’ultimo guizzo
della mia pupilla? Vuoi consacrarti tutto a me? Vuoi diventare mio
figlio....?
Sig.ª BORK. (_interrompendola_). Ed abbandonare tua madre e riuunziare
alla tua missione? Lo vuoi, Erardo?
ERARDO (_commosso, con trasporto_). Zia Ella.... tu sei stata sempre
tanto affettuosa verso di me! In casa tua ho assaporato tutte le
dolcezze della felicità, che accompagnano l’infanzia....
Sig.ª BORK. Erardo! Erardo!
ELLA. Continua! le tuo parole mi fanno tanto bene!
ERARDO. .... ma adesso non posso più sacrificarmi per te. Mi è
impossibile di diventare tuo figlio....
Sig.ª BORK. (_con aria di trionfo_). Oh lo sapevo bene! Ella, tu non lo
riconquisti più! non lo riconquisti più!
ELLA (_triste_). Lo vedo. Egli è nelle tue mani.
Sig.ª BORK. Sì... Erardo è e resterà nelle mie mani! Non è vero —
Erardo — noi abbiamo da percorrere insieme ancora un buon tratto di
strada?
ERARDO (_in lotta con sè stesso_). Mamma.... è meglio che io ti
confessi....
Sig.ª BORK. (_con inquietudine_). Ebbene?
ERARDO. Mamma, la strada, che avremo da percorrere insieme, sarà breve.
Sig.ª BORK. (_come colpita da un fulmine_). Spiegati!
ERARDO (_facendosi animo_). Buon Dio.... Mamma, sono giovane! Mi pare
che se dovessi respirare ancora più a lungo l’aria di questa casa ne
soffocherei....
Sig.ª BORK. Erardo!
ERARDO. Sì, è proprio così!
ELLA. Vieni allora con me, Erardo!
ERARDO. Ah, zia Ella, persuaditi! La tua casa è un ambiente diverso da
questo, è vero, ma non è migliore.... almeno per me. Anche nel nostro
giardino — come nel tuo — olezzano le rose e la lavanda.... ma anche
a casa tua si respira lo stesso odore di rinchiuso, che si espande fra
questi muri!
Sig.ª BORK. (_trasalisce, ma poi padroneggiandosi_). Senti odore di
rinchiuso accanto a tua madre?
ERARDO (_con sempre più crescente impazienza_). Sì, non conosco una
parola più adatta. Tutte queste preoccupazioni morbose.... tutte
queste idee sublimi.... o come le volete chiamare.... m’hanno reso
insopportabile la vita.
Sig.ª BORK. (_con profonda gravità_). Ti sei dimenticata la missione,
alla quale ti chiama la tua vita, Erardo?
ERARDO (_impaziente_). Sarebbe meglio che tu dicessi: la missione, alla
quale mi chiami tu! Sì, finora tu — tu sola sei stata la mia volontà!
Io non ne ho mai potuto avere una propria! Ma ora questo giogo mi
riesce troppo gravoso, troppo opprimente! Sono giovane! Ricordatelo,
mamma. (_con uno sguardo mite e pieno di riguardo a Borkman_) Non posso
sacrificare la mia vita per le colpe di qualche altra persona! Fosse
pure.... non so chi!
Sig.ª BORK. (_con ansia ognor crescente_). Chi ti ha trasformato mai in
questo modo, Erardo?
ERARDO (_risentito_). Chi? E non potrei essere stato io stesso....?
Sig.ª BORK. No, no, no! Tu sei capitato sotto l’influenza di qualche
altra persona: non subisci più l’influenza di tua madre, e nemmeno
l’influenza di tua.... tua madre adottiva.
ERARDO (_con fierezza forzata_). Mamma, ormai non mi muovo più che
sotto la mia sola influenza e di mia propria volontà.
BORK. (_avvicinandosi ad Erardo_). Forse in questo momento è finalmente
arrivata la mia ora!
ERARDO (_con affettata premura, come se parlasse ad uno straniero_).
Lei diceva?... Babbo, tu dicevi....?
Sig.ª BORK. (_ironica_). Sarei anch’io desiderosa di saperlo....!
BORK. (_senza darle ascolto_). Ascoltami, Erardo: vuoi tu andare con
tuo padre? Un uomo, caduto in disgrazia, non può mai venir redento
dalla condotta morale di un altro. Questi sono sogni, semplici sogni,
fiabe che ti furono raccontate.... qui nel tanfo di questa stanza. Se
anche tu conducessi una vita casta come quella di tutti i Santi.... io
non ne avvantaggerei minimamente.
ERARDO (_con affettato rispetto_). Parole piene di verità, babbo, le
tue!
BORK. Sì, parole vere: nè un maggior utile io ritrarrei anche se
volessi consumare la mia vita fra le penitenze e fra le flagellazioni,
in tutti questi anni.... ho tentato di illudermi con sogni e con
speranze, che non fanno per me: ora bando ai sogni!
ERARDO (_inchinandosi leggermente_). Lei vuol dunque.... babbo, tu vuoi
dunque....?
BORK. Voglio risorgere con le mie proprie forze. Voglio incominciare
da capo. Il passato lo si può dimonticare soltanto col presente e col
futuro: lo si può dimenticare col lavoro — col lavoro febbrile, che già
nella mia giovinezza mi sembrò essere lo scopo dolla vita umana. Ma ora
voglio salire mille volte più in alto di prima. Erardo, vuoi tu venire
con me? Vuoi aiutarmi in questa vita nuova?
Sig.ª BORK. (_in atto minaccioso_). Erardo! Non farlo!
ELLA (_con ardore_). Acconsenti, acconsenti! Aiuta tuo padre, Erardo!
Sig.ª BORK. Questo è dunque il tuo consiglio? Tu.... la solitaria....
la moribonda!
ELLA. Di me non mi do più pensiero!
Sig.ª BORK. Purchè io non lo riconquisti....
ELLA. È vero, Gunilde!
BORK. Dunque, Erardo, acconsenti?
ERARDO (_come se si trovasse in una penosa situazione_). Babbo.... ora
non lo posso. È semplicemente impossibile!
BORK. Ma quali sono adunque i tuoi progetti?
ERARDO (_animandosi_). Sono giovane ed anche io voglio vivore una
volta! Voglio vivere questa mia vita!...
ELLA. E non vorresti tu sacrificarti per qualche mese, rischiarando con
un raggio di sole una povera vita, che volge al suo tramonto?
ERARDO. Zia, anche so lo volessi, non lo potrei.
ELLA. Nemmeno per una persona, che t’ama tanto svisceratamente....?
ERARDO. Per la vita mia.... zia.... non lo posso!
Sig.ª BORK. (_guardandolo negli occhi_). E nemmeno tua madre potrebbe
più trattenerti?
ERARDO. Mamma, io ti vorrò sempre bene; ma non posso più continuare a
vivere solamente per te. Questo non si chiamerebbe più vita.
BORK. Vieni dunque e stringiti al fianco mio. Vivere vuol dir lavorare,
Erardo. Vieni: entriamo ora nella vita e lavoriamo insieme!
ERARDO (_con trasporto_). Ma io non voglio lavorare! Sono giovane!
E prima d’ora non ho mai sentito questa mia giovinezza! Sento adesso
pulsarmi calda per le vene la vita! Non voglio lavorare! Ma vivere,
vivere, vivere!
Sig.ª BORK. (_trepidante_). E per quale soopo vuoi tu vivere, Erardo?
ERARDO (_con occhi di gioia_). Per essere felice, mamma!
Sig.ª BORK. E dove vuoi trovare questa felicità?
ERARDO. L’ho già trovata.
Sig.ª BORK. (_gridando_). Erardo!
ERARDO (_si precipita alla porta, l’apre e chiama_). Fanny, Fanny....
ora puoi entrare! Entra.
(_La signora Fanny Wilton, in mantello, comparisce sull’uscio_.)