La =Signora Borkman=, =Ella Rentheim=, la =Signora Wilton=, la
=Cameriera=; poi =Erardo Borkman=.
(_La signora Wilton, una figura di rara bellezza, è sulla trentina:
ha splendidi capelli castano-oscuri; le sue labbra, rosse e
fresche, sono atteggiate a sorriso._)
Sig.ª WIL. Buona sera, mia cara signora Borkman.
Sig.ª BORK. (_un po’ brusca_). Buona sera, signora Wilton. (_alla
cameriera, additando la lampada che trovasi nella veranda_) Portate
fuori quella lampada od accendetela. (_la cameriera eseguisce e parte_)
Sig.ª WIL. (_accorgendosi della presenza di Ella Rentheim_). Le domando
scusa, signora Borkman.... credevo che la signora fosse sola....
Sig.ª BORK. Non si faccia riguardi! (_presentando Ella Rentheim_) Mia
sorella, arrivata or ora.
(_Erardo Borkman, un giovanotto elegantemente vestito, dall’aspetto
gaio, entra frettolosamente dalla porta d’ingresso._)
ERARDO (_sull’uscio, raggiante di gioia_). È possibile! La zia Ella da
noi? (_correndo incontro alla zia ed afferrandola per le mani_) Zia!
Zia! Tu qui?
ELLA (_gettandogli le braccia al collo_). Erardo! Il mio caro e buon
Erardo! Oh come ti sei fatto grande! Quale gioia di poterti rivedere!
Sig.ª BORK. (_brusca_). Erardo!... Non ti comprendo.... perchè hai
ritardato?
Sig.ª WIL. (_pronta_). Erardo.... il signor Borkman mi ha accompagnato
qui da lei....
Sig.ª BORK. (_scrutando Erardo con lo sguardo_). Ah, è così, Erardo!
Invece di venire prima da tua madre....
ERARDO. Fui un momento dalla signora Wilton.... per prendere la piccola
Frida.
Sig.ª BORK. E dov’è la signorina Foldal?
Sig.ª WIL. Aspetta nell’anticamera.
ERARDO (_per l’uscio aperto_). Vada pur sopra, Frida.
(_Pausa. Ella Rentheim sta osservando Erardo, che sembra impacciato
ed impaziente; ad un tratto il di lui viso assume un’espressione
pensierosa._)
(_La cameriera entra con la lampada accesa, che depone nella
veranda: poi esce e chiude la porta._)
Sig.ª BORK. (_con affettata galanteria_). Dunque, signora Wilton.... se
vuole passare la serata in nostra compagnia.... allora....
Sig.ª WIL. La ringrazio infinitamente, signora Borkman: ma non era
questa la mia intenzione. Siamo stati invitati altrove: siamo attesi
dall’avvocato Hinkel....
Sig.ª BORK. (_fissando la signora Wilton_). Sono invitati? Chi?
Sig.ª WIL. (_sorridendo_). Veramente, non ci sono invitata che io. I
signori Hinkel, però, mi incaricarono.... se lo avessi incontrato per
combinazione.... d’invitare anche il giovane signor Borkman.
Sig.ª BORK. Ciò che avvenne, mi pare....
Sig.ª WIL. Sì — per una fortunata combinazione: venendo da me.... per
la piccola Frida....
Sig.ª BORK. (_seccamente_). Non sapevo che mio figlio conoscesse quella
famiglia.... la famiglia dell’avvocato Hinkel.
ERARDO (_stizzito_). Infatti non la conosco. (_un po’ impaziente_) Del
resto, mamma, tu conosci meglio di me le famiglie che sono solito di
praticare, e quelle, con le quali non mi trovo in relazione!
Sig.ª WIL. Ma che! È tanto facile di entrare in relazione con quella
famiglia! In casa Hinkel convengono sempre molti giovanotti allegri e
simpatici, ed uno sciame di belle ragazze.
Sig.ª BORK. (_con calore_). Conoscendo a fondo mio figlio, dovrei
arguire che in quella società egli non dovrebbe trovarsi molto bene.
Sig.ª WIL. Ma, signora Borkman, al postutto anche suo figlio è giovane.
Sig.ª BORK. È giovane, sì, grazie al Cielo. Sarebbe infatti triste....
ERARDO (_mal reprimendo la sua impazienza_). Sì, sì, buona mamma.... è
naturale che io non andrò questa sera dai signori Hinkel. Resterò qui
con te e con la zia Ella.
Sig.ª BORK. Lo sapevo bene, Erardo mio....
ELLA. No, no, Erardo, tu non devi trattenerti qui per cagion mia....
ERARDO. Ma no, cara zia: non parliamone più — sia come non detto!
(_guardando la signora Wilton — con aria d’imbarazzo_) Come si fa ora?
Siamo ancora in tempo? La signora Wilton ha già aderito all’invito....
a nome mio.
Sig.ª WIL. (_ilare_). Baie! Siamo ancora in tempo. Quando mi troverò
in quei salotti tanto brillanti e tanto simpatici.... sola, senza
compagnia.... non dubiti.... presenterò le dovute scuse.... a nome suo.
ERARDO (_sempre con imbarazzo_). Se fossimo ancora in tempo....
Sig.ª WIL. (_spensieratamente_). Ho accettato tante volte degli inviti
per poi rifiutarli.... a nome mio. E vorrebbe lasciare la zia, che è
arrivata da poco? Uh, _monsieur_ Erardo.... non sarebbe un comportarsi
da bravo figliolo!
Sig.ª BORK. (_tocca_). Da bravo figliolo?
Sig.ª WIL. Via, signora Borkman, mi correggo: volevo dire, da bravo
figlio adottivo.
ELLA. Ben detto; così mi piace.
Sig.ª WIL. Ad ogni modo parmi si debba portare più gratitudine ad una
brava madre adottiva che alla propria madre.
Sig.ª BORK. Lo dice per esperienza?
Sig.ª WIL. Ah.... ho conosciuto tanto poco mia madre. Se però avessi
avuto anch’io una madre adottiva tanto buona.... forse non sarei
cresciuta così.... così indisciplinata.... come mi chiama il mondo.
(_verso Erardo_) Dunque, signor studente, adesso si resta a casa con la
mamma e con la zia.... a prendere il tè! (_verso le due signore_) Buona
sera, signora Borkman! Signorina, addio.
(_La signora Borkman ed Ella Rentheim la salutano col capo: la
signora Wilton s’avvia all’uscio._)
ERARDO (_tenendole dietro_). Posso accompagnarla — per un breve tratto?
Sig.ª WIL. (_sull’uscio, opponendosi_). No, non glielo permetto —
neppure un passo di più: sono tanto abituata di fare da sola la mia
strada. (_guardandolo fissamente e tentennando il capo_) Ora però,
signor studente, si guardi bene.... si guardi bene — glielo ripeto!
ERARDO. Di che?
Sig.ª WIL. Andando adesso via da questa casa, per la mia strada....
sola, senza compagnia.... voglio provare la mia forza ipnotica su lei.
ERARDO (_ridendo_). Dunque vuole provare la sua forza ipnotica ancora
una volta su me?
Sig.ª WIL. (_in tono semiserio_). Stia bene in guardia! Andando ora
via da qui, ripeterò fra me e me, con tutte le forze della mia volontà:
Erardo Borkman — signor studente Borkman.... prenda il cappello!
ERARDO. E lo studente prenderà il cappello? Crede?
Sig.ª WIL. (_ridendo_). Oh se lo credo! Egli prenderà subito il suo
cappello. Poi io dirò: Erardo Borkman, da bravo, infili il soprabito!
E prenda le soprascarpe di gomma! Non se le dimentichi, sa! E mi segua!
Suvvia — m’obbedisca! Da bravo!
ERARDO (_con ilarità forzata_). Non ne dubiti.... obbedirò!
Sig.ª WIL. (_con l’indice teso_). Sempre così obbediente!... Buona
notte! (_ride, saluta le signore e chiude dietro a sè la porta_)