SCENA II.

La =Signora Borkman=, =Ella Rentheim=, la =Signora Wilton=, la

=Cameriera=; poi =Erardo Borkman=.

(_La signora Wilton, una figura di rara bellezza, è sulla trentina:

ha splendidi capelli castano-oscuri; le sue labbra, rosse e

fresche, sono atteggiate a sorriso._)

Sig.ª WIL. Buona sera, mia cara signora Borkman.

Sig.ª BORK. (_un po’ brusca_). Buona sera, signora Wilton. (_alla

cameriera, additando la lampada che trovasi nella veranda_) Portate

fuori quella lampada od accendetela. (_la cameriera eseguisce e parte_)

Sig.ª WIL. (_accorgendosi della presenza di Ella Rentheim_). Le domando

scusa, signora Borkman.... credevo che la signora fosse sola....

Sig.ª BORK. Non si faccia riguardi! (_presentando Ella Rentheim_) Mia

sorella, arrivata or ora.

(_Erardo Borkman, un giovanotto elegantemente vestito, dall’aspetto

gaio, entra frettolosamente dalla porta d’ingresso._)

ERARDO (_sull’uscio, raggiante di gioia_). È possibile! La zia Ella da

noi? (_correndo incontro alla zia ed afferrandola per le mani_) Zia!

Zia! Tu qui?

ELLA (_gettandogli le braccia al collo_). Erardo! Il mio caro e buon

Erardo! Oh come ti sei fatto grande! Quale gioia di poterti rivedere!

Sig.ª BORK. (_brusca_). Erardo!... Non ti comprendo.... perchè hai

ritardato?

Sig.ª WIL. (_pronta_). Erardo.... il signor Borkman mi ha accompagnato

qui da lei....

Sig.ª BORK. (_scrutando Erardo con lo sguardo_). Ah, è così, Erardo!

Invece di venire prima da tua madre....

ERARDO. Fui un momento dalla signora Wilton.... per prendere la piccola

Frida.

Sig.ª BORK. E dov’è la signorina Foldal?

Sig.ª WIL. Aspetta nell’anticamera.

ERARDO (_per l’uscio aperto_). Vada pur sopra, Frida.

(_Pausa. Ella Rentheim sta osservando Erardo, che sembra impacciato

ed impaziente; ad un tratto il di lui viso assume un’espressione

pensierosa._)

(_La cameriera entra con la lampada accesa, che depone nella

veranda: poi esce e chiude la porta._)

Sig.ª BORK. (_con affettata galanteria_). Dunque, signora Wilton.... se

vuole passare la serata in nostra compagnia.... allora....

Sig.ª WIL. La ringrazio infinitamente, signora Borkman: ma non era

questa la mia intenzione. Siamo stati invitati altrove: siamo attesi

dall’avvocato Hinkel....

Sig.ª BORK. (_fissando la signora Wilton_). Sono invitati? Chi?

Sig.ª WIL. (_sorridendo_). Veramente, non ci sono invitata che io. I

signori Hinkel, però, mi incaricarono.... se lo avessi incontrato per

combinazione.... d’invitare anche il giovane signor Borkman.

Sig.ª BORK. Ciò che avvenne, mi pare....

Sig.ª WIL. Sì — per una fortunata combinazione: venendo da me.... per

la piccola Frida....

Sig.ª BORK. (_seccamente_). Non sapevo che mio figlio conoscesse quella

famiglia.... la famiglia dell’avvocato Hinkel.

ERARDO (_stizzito_). Infatti non la conosco. (_un po’ impaziente_) Del

resto, mamma, tu conosci meglio di me le famiglie che sono solito di

praticare, e quelle, con le quali non mi trovo in relazione!

Sig.ª WIL. Ma che! È tanto facile di entrare in relazione con quella

famiglia! In casa Hinkel convengono sempre molti giovanotti allegri e

simpatici, ed uno sciame di belle ragazze.

Sig.ª BORK. (_con calore_). Conoscendo a fondo mio figlio, dovrei

arguire che in quella società egli non dovrebbe trovarsi molto bene.

Sig.ª WIL. Ma, signora Borkman, al postutto anche suo figlio è giovane.

Sig.ª BORK. È giovane, sì, grazie al Cielo. Sarebbe infatti triste....

ERARDO (_mal reprimendo la sua impazienza_). Sì, sì, buona mamma.... è

naturale che io non andrò questa sera dai signori Hinkel. Resterò qui

con te e con la zia Ella.

Sig.ª BORK. Lo sapevo bene, Erardo mio....

ELLA. No, no, Erardo, tu non devi trattenerti qui per cagion mia....

ERARDO. Ma no, cara zia: non parliamone più — sia come non detto!

(_guardando la signora Wilton — con aria d’imbarazzo_) Come si fa ora?

Siamo ancora in tempo? La signora Wilton ha già aderito all’invito....

a nome mio.

Sig.ª WIL. (_ilare_). Baie! Siamo ancora in tempo. Quando mi troverò

in quei salotti tanto brillanti e tanto simpatici.... sola, senza

compagnia.... non dubiti.... presenterò le dovute scuse.... a nome suo.

ERARDO (_sempre con imbarazzo_). Se fossimo ancora in tempo....

Sig.ª WIL. (_spensieratamente_). Ho accettato tante volte degli inviti

per poi rifiutarli.... a nome mio. E vorrebbe lasciare la zia, che è

arrivata da poco? Uh, _monsieur_ Erardo.... non sarebbe un comportarsi

da bravo figliolo!

Sig.ª BORK. (_tocca_). Da bravo figliolo?

Sig.ª WIL. Via, signora Borkman, mi correggo: volevo dire, da bravo

figlio adottivo.

ELLA. Ben detto; così mi piace.

Sig.ª WIL. Ad ogni modo parmi si debba portare più gratitudine ad una

brava madre adottiva che alla propria madre.

Sig.ª BORK. Lo dice per esperienza?

Sig.ª WIL. Ah.... ho conosciuto tanto poco mia madre. Se però avessi

avuto anch’io una madre adottiva tanto buona.... forse non sarei

cresciuta così.... così indisciplinata.... come mi chiama il mondo.

(_verso Erardo_) Dunque, signor studente, adesso si resta a casa con la

mamma e con la zia.... a prendere il tè! (_verso le due signore_) Buona

sera, signora Borkman! Signorina, addio.

(_La signora Borkman ed Ella Rentheim la salutano col capo: la

signora Wilton s’avvia all’uscio._)

ERARDO (_tenendole dietro_). Posso accompagnarla — per un breve tratto?

Sig.ª WIL. (_sull’uscio, opponendosi_). No, non glielo permetto —

neppure un passo di più: sono tanto abituata di fare da sola la mia

strada. (_guardandolo fissamente e tentennando il capo_) Ora però,

signor studente, si guardi bene.... si guardi bene — glielo ripeto!

ERARDO. Di che?

Sig.ª WIL. Andando adesso via da questa casa, per la mia strada....

sola, senza compagnia.... voglio provare la mia forza ipnotica su lei.

ERARDO (_ridendo_). Dunque vuole provare la sua forza ipnotica ancora

una volta su me?

Sig.ª WIL. (_in tono semiserio_). Stia bene in guardia! Andando ora

via da qui, ripeterò fra me e me, con tutte le forze della mia volontà:

Erardo Borkman — signor studente Borkman.... prenda il cappello!

ERARDO. E lo studente prenderà il cappello? Crede?

Sig.ª WIL. (_ridendo_). Oh se lo credo! Egli prenderà subito il suo

cappello. Poi io dirò: Erardo Borkman, da bravo, infili il soprabito!

E prenda le soprascarpe di gomma! Non se le dimentichi, sa! E mi segua!

Suvvia — m’obbedisca! Da bravo!

ERARDO (_con ilarità forzata_). Non ne dubiti.... obbedirò!

Sig.ª WIL. (_con l’indice teso_). Sempre così obbediente!... Buona

notte! (_ride, saluta le signore e chiude dietro a sè la porta_)

Gian Gabriele Borkman · 第 9 / 38 题