TEODORO (_appena via Andrea sbuca dalla veranda e chiama:_)

Filippo!

ELENA

Eravate là?

TEODORO

C'ero io solo. Ero venuto a sentire se se ne andava.

ELENA

Non te ne faccio i miei complimenti. L'età e la parentela non bastano

a giustificare un'indelicatezza.

TEODORO

Come la pigli!

FILIPPO (_arrivando_)

È andato?

ELENA

Sì, parlate..... che volete?

TEODORO (_a Filippo_)

A voi l'ambasciata.

FILIPPO (_a Teodoro_)

Mi caverà gli occhi.

ELENA

Dunque? Non mi avrete obbligata ad essere scortese per niente, spero.

Che cos'è?

FILIPPO

A momenti arriva la contessa Gemma coi soliti.

ELENA

Qui? A far che?

FILIPPO

Vi portano, ma io non c'entro, vi portano in trionfo la statua della

Tuffolina, un vero oggetto d'arte.

(_Elena va al campanello per suonare_).

TEODORO

Che fai?

ELENA

Ordino la carrozza, esco, e non voglio essere in casa, e non voglio

che in mia assenza si riceva nulla. Ho già detto a Gemma che la

scommessa non reggeva, che ne rifiutavo assolutamente il pagamento. Ho

accondisceso per farvi piacere a congedare il dottor Sarni, ma non

posso permettere che gli si manchi di rispetto in casa mia. Filippo lo

sapeva, e mi fa meraviglia che abbia accettato di portarmi una simile

ambasciata.

FILIPPO (_a Teodoro_)

Che vi dicevo io?

TEODORO

Mia cara, una scommessa obbliga tanto chi perde come chi vince.

ELENA

Ti ripeto che la scommessa non regge. È una assurdità. Il dottore non

ha rinunziato al viaggio per cagion mia. L'ho dichiarato a Gemma, il

giorno stesso ch'egli aveva fissato di partire. È rimasto.....

TEODORO

Per sposarti, lo so.

ELENA

Come?

TEODORO

Sei tu disposta a sposarlo?

ELENA

Che pazzia!

TEODORO

Non si discorre d'altro per tutta Roma.

ELENA

Questo segue una volta al mese. Mi hanno già fidanzata con dieci

altri.

FILIPPO

Del vostro mondo. Se io vi fossi sempre tra i piedi non ne avreste

altro danno che la seccatura. Tutti sanno ch'io sono l'ozio

personificato, e il tempo che vi dedico ha così poco valore, che

nessuno sospetta mi diate nulla in ricambio.

ELENA

Sicchè son condannata a non circondarmi che di.....

FILIPPO

D'imbecilli volete dire..... dite.

TEODORO

Il mondo vuole che ognuno viva con gente del proprio stato. E ciò non

per alterigia, ma perchè sieno allontanati quant'è possibile i

sospetti di cupidigia intorno le combinazioni che possono nascere

dalla convivenza. Il dottore ha troppo da guadagnare sposandoti,

perchè non si veda in ogni suo atto una macchinazione per arrivarci.

Se fosse già andato e tornato dal suo viaggio, la celebrità meritata e

la fortezza mostrata, pareggierebbero forse le vostre condizioni. Ma

si è mostrato debole, è naturale che lo si creda interessato. Tu non

puoi avere di lui una stima troppo alta. Se lo accogli e lo fai tuo

intimo e lo difendi e ti comprometti per lui, è segno che ne sei

innamorata. Ora un matrimonio d'amore tollerabile, è qualche volta

lodevole in un uomo, è quanto c'è di meno elegante per una signora.

ELENA

Ma chi ha mai pensato...?

TEODORO

Tu no, ma il dottore certo.

ELENA

Non è vero.

TEODORO

Lo si vede in ogni luogo dove tu sei.

ELENA

Non ce lo porto io.

TEODORO

Oh no! per questo c'è D'Almèna che lo serve.

ELENA

D'Almèna!

TEODORO

Sono inseparabili, ti ho detto. Sai che mi rispose D'Almèna quando gli

domandai perchè non si faceva più vedere in casa tua?

ELENA

Qualche impertinenza.

TEODORO

Mi ha detto: pregherò vostra nipote di volermi ricevere quando sarà

diventata la signora Sarni.

ELENA

No!

TEODORO

Testuale!

FILIPPO

L'ha detto anche a me.

ELENA

D'Almèna può dire quello che gli piace.

TEODORO

Credi a me, accetta il pagamento della scommessa. Ciò tronca le

dicerie, e risponde vittoriosamente a D'Almèna.

FILIPPO

Ad ogni modo decidete subito. Se persistete nel rifiuto corro ad

avvertirne la contessa. A non volerla ricevere quando fosse venuta, lo

scandalo sarebbe grave. Vado?

ELENA (_a Teodoro_)

Mi dài la tua parola d'onore che D'Almèna ti ha risposto a quel modo?

TEODORO

Parola d'onore.

ELENA (_a Filippo_)

Anche a voi?

FILIPPO

Anche a me, e in presenza d'altri. Vado?

ELENA

No, rimanete. D'Almèna rovina tutte le cause che prende a difendere.

FILIPPO

Badate, saranno qui a momenti. Sono in sette od otto. Non volete

servire un Lunch?

ELENA

Sì, come vi piace, combinate voi.

FILIPPO

Mi nominate vostro Maggiordomo? Do gli ordini?

ELENA

Sì.

(_Filippo va a suonare il campanello vicino al camino,

vede i fiori d'Andrea, li guarda, li fiuta e li

mette a posto. S'avvia verso la veranda. Quando

entra Anselmo gli parla sottovoce_).

ELENA (_a Teodoro_)

Tu dovevi prevederle queste cose. Tu dovevi impedire la scommessa,

rifiutarmi quella lettera, darmi allora quei consigli che mi dài

adesso.

TEODORO

Chi poteva immaginare che sarebbe rimasto? Ti prende il rimorso? Va là

che non gli è parso vero di salvarsi da un eroismo precipitato. Non è

piacevole morir di freddo e di scorbuto.

ELENA

E se fosse stato uomo da partire?

TEODORO

Sarebbe partito. Tu l'hai pregato di rimanere?

ELENA

No, anzi!

TEODORO

E allora? Scendi dalle nuvole. Quello adocchia le tue rendite.

ELENA

Vorrei esserne sicura. (_Anselmo via_).

FILIPPO

Ecco fatto. Avrete un buffet di prim'ordine. Dove avete preso quei bei

fiori dei campi?

ELENA

Avete combinato?

FILIPPO

Tutto, ve li ha portati il Dottore, eh?

ELENA

Gettateli via.

FILIPPO

Oh! Perchè? Ne prendo uno, permettete?

ELENA

Ormai tanto vale eh? Fate. (_scampanellata_).

FILIPPO

Eccoli qui.

ELENA

Zio, fammi il piacere, valli a ricevere, io verrò subito, ma non ero

preparata a fare del chiasso. Andate anche voi, Filippo.

FILIPPO

Scusate, mi avete nominato Maggiordomo.

ELENA

Bene, gli ordini li avete dati, ora.

FILIPPO (_avvicinandosi a lei sottovoce_)

Volete rimaner sola, per raccogliervi, eh?

ELENA

Restate, se vi piace.

AMBROGIO

La Contessa del Pallio.

TEODORO

Eccomi. (_via. Ambrogio va alla veranda e prepara la tavola con

Anselmo_).

SCENA IV.

ELENA e FILIPPO.

FILIPPO (_ad Elena che è rimasta seduta, in tono serio_)

Lo amate?

ELENA (_alza gli occhi, lo guarda, li vede i fiori all'occhiello_)

Datemi quei fiori.

FILIPPO

Quegli altri?

ELENA

No, quelli che avete voi.

FILIPPO

Mi avete permesso....

ELENA

Ed ora ve li chiedo. (_Filippo glieli dà, essa prende anche gli altri

e va a gettarli tutti dalla finestra_) Così. (_dalla stanza vicina si

sentono chiacchere e risa_) Chiudete quell'uscio.

FILIPPO

È chiuso.

ELENA

Come parlano forte!--Sarni e D'Almèna sono proprio tanto amici?

FILIPPO

Ma sì, mi fa meraviglia che me lo chiediate. Appena seppe che il

Dottore non era partito, D'Almèna gli portò il suo biglietto di

visita, e cominciò a rimorchiarlo dappertutto.

ELENA

Gliele avete proprio intese a dir voi, quelle parole?

FILIPPO

Quali?

ELENA

Che non avrebbe più posto il piede in casa mia finchè non fossi

diventata la Signora Sarni?

FILIPPO

Certo, e non c'ero io solo.

ELENA (_avanzandosi_)

Andiamo di là?

FILIPPO

Con quel viso scuro?

ELENA

No, no. (_ridendo_) Sono di buonissimo umore; vedrete. Andiamo.

FILIPPO

Aspettate un momentino.

ELENA

Per far che?

FILIPPO

Voglio dirvi una cosa. Se proprio non amate il Sarni...

ELENA

Ma no, che sciocchezza!

FILIPPO

E se siete disposta a diventar quella d'una volta...

ELENA

Cioè?

FILIPPO

Cioè gaia e senza pensieri.... avvertitemene, io mi ecclisso....

perchè avrei paura d'innamorarmi di voi. (_Elena ride_) Ho capito che

stavo innamorandomi dal disgusto che ho provato vedendovi mutata. Ora

seria e pensierosa, mi piacevate meno... ma se tornate quella di

prima... ve l'ho poi detto.

ELENA

Sì, sì, andiamo, andiamo. (_Lo prende a braccetto e s'avviano a

sinistra. Appena i due hanno spalancato l'uscio che va nell'altra

camera, si sente da quella un oh! generale. S'intravedono due o tre

uomini venire incontro ad Elena. Grido:--La Corte--applausi dall'altra

camera_).

SCENA V.

Rimangono in scena soli AMBROGIO e ANSELMO che stanno dietro la

tavola del buffet apparecchiata. Sulla tavola un _samovar_

acceso, bottiglie di Champagne ed altri vini. Bicchieri e

tazze. Torte, confetti. Dall'altra parte giungono forti risate,

poi ad un tratto un Oh! di sorpresa seguìto da un mormorio.

Entra precipitoso Filippo, va alla tavola e dice:

FILIPPO

Un bicchier d'acqua, presto. (_Lo prende e correndo lo porta di là.

Sull'uscio Paolo e Rulfi vengono precipitosi_).

PAOLO

Cognac, Cognac!

RULFI

No, Marsala, meglio Marsala. Ambrogio, presto un bicchierino di

Marsala. (_Ambrogio serve_).

ANSELMO

Qualcuno si sente male?

RULFI

Sì, la Marchesa.

SCENA VI.

TEODORO, poi secondo le indicazioni tutti gli altri, cioè: GEMMA, DEL

SANNIO, RUBACONTI, SARNI, LERICI, poi ELENA e FILIPPO, poi di nuovo

TEODORO.

TEODORO (_a Paolo e Rulfi_)

Lasciate, non è nulla, s'è già riavuta. Ha presa una storta al piede e

il dolore l'ha fatta impallidire a quel modo. Non è nulla, discorre,

vedete.

PAOLO

Meno male.

GEMMA (_entrando, a Teodoro che torna di là_)

È bello e passato. Ora viene. (_Rubaconti e Del Sannio entrano con

Gemma_).

PAOLO (_a Gemma_)

Voi non state di là?

GEMMA

Non mi vuole vicino, mi ha lanciato uno sguardo tragico. La storta la

vuol dare a noi. Quello era uno svenimento bello e buono.

RULFI

Amore! Amore!

GEMMA

Non la credevo così presa.

RULFI

Eh quel dottore? Invece d'andare al polo è arrivato a Cipro.

TUTTI

Ah! Ah! (_ridono_).

DEL SANNIO

Come ha detto? Non ho capito.

RUBACONTI

Che il dottore invece d'andare al polo è arrivato a Cipro.

DEL SANNIO

Ah! (_non capisce ma ride_) Eh! Eh!

RUBACONTI

Ne capisci meno di prima.

DEL SANNIO

Oh! bella cosa. È arrivato... ma no, se non è partito.

RULFI

Cipro è un'isola dove è nata Venere, la dea degli Amori.

DEL SANNIO

Vedo.

GEMMA

Non ci siete. Sarni voleva andare al Polo, n'è vero?

DEL SANNIO

Sì.

GEMMA

E invece s'è innamorato della Marchesa e l'ha innamorata di sè. È

arrivato a Cipro.

DEL SANNIO

Ah! Ah! bellissimo! Cipro è la patria... bellissimo, bellissimo.

(_s'allontana_).

RUBACONTI

Ora lo va a ridire. E lo dà per suo. Ripete per suoi tutti i detti che

gli riesce di capire.

RULFI

Glielo regalo.

RUBACONTI

L'avete visto, contessa, in istrada?

GEMMA

Chi?

RUBACONTI

Il dottor Sarni; era fermo sull'angolo della casa qui sotto.

GEMMA

Possibile? Ci ha veduti entrare?

RUBACONTI

Oh certo. L'ho mostrato a Rulfi che ci ha fatto una risata.

RULFI

Sfido, era troppo comico. Aveva un'aria di cane bastonato.

ELENA (_tornando con D'Aspri, Filippo e gli altri_)

Ah bella, bella, bella, Gemma ti ringrazio. Quella statuetta è un

capolavoro.

GEMMA

La terrai nel tuo salone?

ELENA

Certo. Ci sta così bene! Voglio che tutti la vedano.

D'ASPRI

È un trofeo di vittoria.

FILIPPO

I capitani veneziani tenevano nel loro salone il fanale delle galee

vinte al nemico.

GEMMA

Qui manca il nemico.

D'ASPRI

Ecco il prodigio della vittoria.

TEODORO (_tornando dal salone_).

Elena!

ELENA

O zio, un bicchiere di Champagne, e t'incarico di fare il brindisi in

mio nome.

TEODORO

Ai vostri begl'occhi, contessa!

GEMMA

No, no, lo voglio di circostanza. Non sono io l'eroina qui. Un

brindisi a me non è possibile.

TEODORO

È passabile.

D'ASPRI

Ma passibile d'uno migliore.

RULFI

A buon conto è passato. (_tutti ridono_).

GEMMA

Lo farò io. Ai viaggiatori che rimangono.

ELENA

No! ai viaggiatori che partono.

RULFI

Ah che ingratitudine! (_tutti bevono ridendo_).

DEL SANNIO (_a Pardi e Lerici che stanno presso la porta che mette al

salone_)

Ho avuto occasione di dire un motto che fu trovato spiritoso.

PARDI

Fuori.

DEL SANNIO

Sapete che il dottor Sarni è innamorato della Marchesa Elena?

LERICI

E viceversa.....

DEL SANNIO

Ebbene, ho detto che il dottore volendo andare al Polo, è arrivato a

Capri. (_i due restano seri_) Non capite?

PARDI E LERICI

No.

DEL SANNIO

A Capri, è arrivato a Capri!

PARDI

Ho inteso, e poi?

DEL SANNIO

Pare impossibile!.... Capri è un'isola.

LERICI

Vicino a Napoli.

DEL SANNIO

Dov'è nata Venere.

LERICI

Cipro vuoi dire.

SCENA VII.

ANDREA e detti.

SERVO

Il signor Sarni.

DEL SANNIO

Ci..... (_vede Andrea_) Diavolo! (_s'allontana. Lerici e Pardi

s'allontanano ridendo_).

ANDREA (_fra sè_)

Li faccio scappare. (_si guarda indosso per vedere se ha nulla di

singolare_) Sembrano ridere di me. (_va verso il gruppo dov'è Elena_)

Marchesa, ho visto entrare questi signori coll'aria così allegra che

non ho saputo resistere al desiderio di seguirli. (_a Gemma_)

Contessa. (_nota l'imbarazzo di tutti_) Si direbbe che faccio

l'effetto dell'ombra di Banco. (_verso Elena cercando intavolar

discorso per uscire d'imbarazzo_) Ho visto di là un oggetto d'arte che

non avevate ieri.... una statuetta bellissima.

(_Rulfi scoppia in una risata, cercando invano

di contenersi_).

ANDREA

Pare che senza accorgermene dico delle cose molto lepide.

FILIPPO (_volendo accomodare_)

No, sono io che gli rammentavo uno scherzo.

RULFI

Ma sì, è Filippo che... (_s'allontana ridendo con Filippo_) È troppo

comico.

ANDREA (_fra sè_)

Ridono di me!

ELENA (_s'alza e segue Rulfi e Filippo_)

Mi fate il piacere di contenervi.... non voglio guai!

ANDREA (_cogliendo il momento che Elena sta per tornare vicino a

Gemma_)

Ho fatto male a tornare?

ELENA

Perchè?

ANDREA

Lo domando a voi. Devo aver detto un'ingenuità.

ELENA

Oh! siete così ingenuo?!

ANDREA

Lo sapete?

ELENA

Io non so nulla; lo saprà il vostro amico D'Almèna.

ANDREA

D'Almèna!

ELENA

Non è vostro amico?

ANDREA

Amicissimo.... ma....

ELENA

Non vi domando spiegazioni... e non mi parlate piano, ve ne prego.

ANDREA

Con che tono me lo dite!.... per carità.....

ELENA

Zio! (_chiama Teodoro_).

ANDREA

Ah! (_colpito, addoloratissimo_).

TEODORO (_accorrendo_)

Mi hai chiamato?

ELENA

Sì, volevo pregarti di far servire il thè, ma lo faccio io, tu mi

aiuti.

TEODORO

Volentieri.

FILIPPO (_è tornato nel cerchio dove c'è Gemma. A Gemma che si vuol

levare_)

No, no, ancora un momento.

GEMMA

Dite delle cose impossibili.

PARDI

Le dice perchè non le può fare.

GEMMA

Con voi non si può discorrere. (_si alza_).

FILIPPO

Badate, contessa, che se vi allontanate, dico una parola sottovoce a

questi signori.

GEMMA

Che parola?

FILIPPO

Volete sentirla voi prima? Ma nell'orecchio.

GEMMA

No, no. (_s'allontana_).

TUTTI (_a Filippo_)

A noi... a noi...

(_Filippo li raccoglie e parla piano.

Tutti scoppiano dalle risa_)

ELENA

Voglio sentire anch'io.

FILIPPO

Sì, venite, venite, Marchesa.

GEMMA (_s'avvicina ad Andrea che è ritto vicino al camino_).

Che ha? Perchè sta in disparte? Ha l'aria di cattivo umore.

ANDREA

Dacchè ha la bontà d'accorgersene, mi risponda lei. Sono capitato qui

a sproposito, eh? Mi spieghi. Qualunque cosa mi dica, se anche mi

dovesse offendere mortalmente, gliela perdono e la ringrazio fin

d'ora. Che fa qui tutta questa gente?

GEMMA

Siamo venuti a portare alla Marchesa il pegno d'una scommessa.

ANDREA

Quella statua?

GEMMA

Sì.

ANDREA

E la scommessa?

GEMMA

Oh! una cosa da nulla.

ANDREA

Ma perchè la mia venuta ha messo tanto imbarazzo? Si parlava di me? Lo

so bene che quelli non mi sono amici. Che dicevano?

GEMMA

Perchè non è partito pel suo viaggio lei?

ANDREA

Non me lo domandi. Perchè non ero degno di farlo.

GEMMA

C'è chi pretende che l'abbia trattenuto la Marchesa.

ANDREA

Questo si diceva al mio arrivo?

GEMMA

E dicono che la Marchesa si fosse vantata di volerlo trattenere per

esperimentare il potere de' suoi vezzi.

ANDREA

È un' infamia!....

GEMMA

Certo, se fosse...

ANDREA

Dico la voce che è un' infamia. La Marchesa è incapace... oh!

GEMMA

Eppure io stessa.....

ANDREA

Non è vero, non è vero! (_vuol passare nel mezzo_).

GEMMA

Per carità, non facciamo scandali.

ANDREA

Ha ragione. Questa gente non ne vale la pena.

GEMMA (_agli altri_)

Andiamo.

(_Tutti s'alzano_)

Per la gita a Napoli è inteso?

ELENA

Sì, riceverete la circolare.

GEMMA

Va bene. Addio, cara.

ELENA

E grazie. (_piano a Filippo_) Filippo, fate di portar via il dottor

Sarni, non voglio spiegazioni.

FILIPPO

Subito. (_mentre gli altri fanno i saluti s'avvicina al dottor Sarni_)

Viene con noi, dottore?

ANDREA

No.

(_Filippo s'inchina e torna ad Elena

cui parla sottovoce_).

ELENA (_ad Andrea_)

Devo uscire, ve ne avverto.

ANDREA

Me l'avete detto un'altra volta, non era vero, v'aspetterò. Voglio

parlarvi, doveste farmi cacciare dai vostri domestici.

ELENA

Va bene. (_s'allontana_).

TEODORO (_ad Elena_)

Se credi, io rimango.

ELENA

No, tanto vale, la faremo finita, addio. (_Tutti partono. Elena li

accompagna_).

SCENA VIII.

ANDREA, i due domestici, poi ELENA.

(I due domestici vanno e vengono sparecchiando).

ELENA (_tornando ai domestici_)

Lasciate pure. (_i domestici escono_).

SCENA IX.

ELENA e ANDREA

ANDREA

Ieri sono uscito di qui a mezzanotte, dopo di aver passato tre ore con

voi in discorsi intimi e confidenti, oggi vi trovo avversa e

sprezzante. Questo mutamento dev'essere il frutto di qualche enorme

inganno. Siamo circondati di gente invidiosa e cattiva. Qualunque cosa

vi abbiano detto di me, ripetetela, perchè mi scolpi e li confonda.

Avreste dovuto accertarvene prima di offendermi. Io quando v'intesi

calunniata sentii tutto l'esser mio sollevarsi e gridarmi la vostra

innocenza.

ELENA

Calunniata? D'Almèna forse?

ANDREA

È la seconda volta che lo nominate..... Ciò mi prova che l'insidia

colpisce anche lui. D'Almèna non mi ha mai parlato di voi.

ELENA (_ironica_)

Poveretto!

ANDREA

Perchè quell'ironia? Voi mi parlate come ad un nemico..... Che pensate

di me? Ho diritto di saperlo!

ELENA

Diritto?.....

ANDREA

Diritto. Dacchè mi avete accolto in casa vostra e datami la vostra

confidenza e carpitami la mia, pretendo sapere se tutto ciò non fu

che un inganno atroce, e se voi ne siete vittima con me, o colpevole.

ELENA

Dio! le grandi frasi! Che vi ho fatto? Andiamo.

ANDREA

Avete tollerato che in casa vostra i vostri amici ridessero di me, e

li avete secondati. Quando vi supplicai tremando di una parola onesta,

avete troncato netto il discorso, chiamando ostensibilmente vostro

zio, perchè apparisse chiaro che sdegnavate di parlarmi. Non si

farebbe altrimenti con un uomo disonorato. Ho sofferto una tortura

senza nome, e non potevo che o scoppiare brutalmente, e mi contenni

per rispetto di voi, o raddoppiare il mio avvilimento tacendo. Non

conosco l'arte di mordere sorridendo. Non sono elegante io come quelli

che vi circondano. Me l'avete appreso voi stessa; ma in dieci giorni

volendo, potrei essere quello ch'essi sono, essi in dieci anni non

potrebbero diventare quello che sono io. Dovete vedere al mio viso ed

alla violenza delle mie parole che soffro un dolore mortale. Di che mi

accusano? È così velenoso quello che mi dovreste dire, che non osate

profferire parola?

ELENA

Chiedete al vostro amico D'Almèna che vi ripeta ciò che va dicendo di

voi e di me.

ANDREA

Lo chiedo a voi dacchè lo sapete. Egli è incapace di offendermi e di

offendervi. La sua onestà è così intatta come la vostra, ma la sua

amicizia è ben più salda.

ELENA

E disinteressata....

ANDREA

La sua, sì. Non la mia per lui. Gli debbo una gran riconoscenza.

ELENA

Lo confessate!

ANDREA

E voi lo sapete dunque! Quando ebbi rinunziato al mio viaggio, mi

sentii caduto dal buon concetto dei miei amici, ho patito i motteggi

dei vostri, ho veduto della gente guardarmi sogghignando; in voi

stessa nei primi giorni appariva una sfiducia che credetti di aver poi

dissipato. D'Almèna solo venne da me non cercato, mi sostenne contro

me stesso, rimproverandomi sempre il mutato proposito, ma mostrandomi

di non attribuirlo a viltà. Non basta. Due mesi fa occupavo una

cattedra di scienze fisiche in un grande istituto privato; quando mi

decisi per la spedizione rinunziai a quel posto che si dovette dar

subito ad altri. I miei pochi risparmi erano quasi tutti andati negli

apparecchi del viaggio. Rimanendo dovevo pensare a vivere. Il futuro

non m'inquietava, il mio nome è noto nel mondo della scienza ed ho già

offerte per l'anno venturo; ma il bisogno era urgente...

ELENA (_attentissima_)

E D'Almèna?

ANDREA

D'Almèna indovinò le mie strettezze e senza parlarmene mi offrì di

collaborare a giornali quotidiani e settimanali, e mi pregò come di un

favore, perchè accettassi di dare lezioni private.

ELENA

Oh!

ANDREA

Volevo vivere nel vostro mondo, seguirvi ai teatri, ai balli, non

apparirvi da meno degli altri. Quando la sera esco di casa vostra e mi

riduco nella mia, la notte mi va intera a scribacchiare articoli di

scienza volgare. E la mattina corro da un capo all'altro di Roma a dar

lezioni di chimica elementare a pochi ragazzi o stupidi o svogliati

che tremano dell'esame. Le ore del sonno le rubo qua e là nei ritagli

di tempo, perchè voglio e devo anche lavorare per me, per la mia

scienza, che è il mio avvenire, la mia coscienza, il mio diritto alla

vita. Tutto ciò non mi affligge nè mi affatica, verrà il mio giorno,

ne sono sicuro, vi amo troppo per non sapermelo conquistare; ma voi mi

avete tolto la gaiezza della mia povertà, e scemata la fede nel

premio.

ELENA

Perdonatemi.

ANDREA

Mi avete costretto a svelarvi un triste segreto. Ero così orgoglioso

di nascondervelo. Mi insuperbiva tanto la vostra felice ignoranza

delle mie miserie. Ora, pensando a me, quelle piccole cure mi

avviliranno agli occhi vostri: questo timore che mi è così amaro che

vinca il risentimento dell'offesa patita. Elena, la collera è

fiaccata, ve ne supplico, ditemi di che mi hanno accusato.

ELENA

Non parliamone più. Scordate quel cattivo momento, non fatemi

vergognare di me stessa.

ANDREA

No, le male erbe vanno sradicate. Pensate che la calunnia ha potuto

farvi scordare il mio amore che conoscevate benchè non ve ne avessi

mai parlato. È vero?

(_Elena acconsente volontariamente_).

ANDREA

E ha potuto farvi scordare il vostro, Elena, perchè voi mi avete

amato, perchè nel fondo del cuore mi amate ancora, non vi chiedo che

lo diciate, lo sento. Ieri sera quando mi levai per salutarvi mi avete

guardato con degli occhi così dolci e penetranti, il vostro sguardo ha

cercato il mio, caldo come una vampa, mite come una carezza materna.

Lunedì al teatro nel vostro palco quando sedetti accanto a voi, e

stretto dalla folla dei visitatori, il mio braccio premette tutto il

vostro, ho sentito il brivido che vi prese al mio contatto, e al ballo

della Neddinngton avete portato nel corsetto quella rosa pallida che

vi avevo dato io, e quando vi cadde a terra, la coglieste voi stessa,

premurosa che non vi fosse ridata da altri. Elena, voi mi amate e la

gente volgare è nemica dell'amore, non sa che trastullarsene od

ucciderlo.

ELENA

Perdonatemi.

ANDREA

No, no, non basta od è troppo. Troppo, perchè non ho più rancori, ma

non basta per la nostra pace. Ditemi, ditemi, Elena..... dimmi, di che

mi hanno accusato?

ELENA

Non posso, lo vedete, ho ceduto alle vostre parole, avevo l'animo

esacerbato, voi me lo avete rasserenato. Sono tanto contenta di voi! È

così buono credere e confidare! Non attristiamoci con cattivi ricordi.

Dimentichiamo.

ANDREA

Ebbene sì, dimentichiamo. Ma la grande parola è profferita, Elena,

dimmi che mi ami, dimmelo, ripagami dalle torture che mi hai fatto

soffrire, dimmi che sei mia!

ELENA

No, Andrea, Andrea!

ANDREA

Una parola.--Te ne chiedevo una amara.--Dammi la più dolce di tutte!

ELENA

Per carità, per carità, restiamo così! Era pur bello il nostro dolce

silenzio cosciente; quando si è sicuri di una cosa buona, perchè

guastarla con impazienze? Sdegno simulare ed abborrisco dalla

sfrontatezza. Rispettatemi, Andrea. Che volete da me? Che diventi la

vostra amante? No, no!

ANDREA

Sei libera... sii mia... sii mia moglie.

ELENA (_ritraendosi rapidissima_)

Ah!

ANDREA

Elena! Elena! Che avete, Elena? M'inganno, è vero?

M'inganno!--Tacete?! (_lunga pausa_) Questo vi avevano detto? E

l'avete creduto...! Disgraziata! Voi stimate dunque il vostro amore

meno che i vostri averi dacchè concedendomi l'amore mi sospettate

cupido delle ricchezze. Ah! mi dài il tuo cuore, e per poco non il tuo

corpo... e difendi lo scrigno...! Ma allora è vero? quello che mi

diceva or ora la contessa? Ed io l'ho trattata di calunniatrice! È

vero! Sono stato il vostro gingillo, l'istrumento per esperimentare i

vostri vezzi. Ditelo, ditelo che è vero! Quella era la scommessa...!

Quella statuetta ignuda e lasciva, era il pegno della vostra vittoria.

E hanno riso di me. Lo credo. Non avrei riso io pure dello scimunito

che si fosse impigliato in quei lacci?

ELENA

Ah! ho paura!

ANDREA

Resa a discrezione Teatro in prosa vol. II · 第 3 / 5 段