Siete in corrispondenza così mattiniera?

ELENA

Gli ho scritto che mi mandasse la commendatizia.

FILIPPO

Se ve l'ha data ieri sera!

ELENA

Volevo ritardarne la consegna al Dottore senza dar sospetti.

FILIPPO

E che vi ha risposto lo zio?

ELENA

Leggete...

FILIPPO

Un enigma. C'è una sola parola: ALTRETTANTO.

ELENA

Gli avevo scritto: BUON GIORNO.

FILIPPO

E il Dottore ha creduto?...

ELENA

Che sollecitassi la commendatizia. Ma sua colpa! Era là ritto contro

la scrivania. Avevo fatto cadere a terra il vostro ritratto, l'ha

raccolto felice della caduta, e per rimetterlo a posto si chinava fino

sulla cartella dove stavo scrivendo. Mi divertivo come una pazza. Mi

dicevo: se legge, se avverte l'inganno, gli confesso ogni cosa e ci si

fa una risata. Ho piegato il biglietto piano piano, mettendoglielo

sotto il naso; a non leggerlo bisognava farlo apposta, perchè saltano

agli occhi due parole: BUON GIORNO. Era una corda di salvamento che

gli gettavo.

FILIPPO

Ci pigliava gusto ad affondare. Chissà stanotte quanto avete meditato

il piano di battaglia!

ELENA

Che! Ho dormito d'un fiato--credete ch'io sappia quello che dirò a

quel disgraziato quando tornerà fra mezz'ora in casa mia? Non una

parola. So che finirà per restare--ecco tutto.--L'arte della seduzione

consiste nella facoltà di mettersi improvvisamente in uno stato

d'animo che desta interesse. Un sentimento non è vero, perchè dura, ma

perchè lo si prova.--Hanno torto quelli che declamano contro le grandi

ammaliatrici. Nel momento della seduzione esse prodigano il fiore

dell'anima loro, e i fiori più delicati sono quelli che durano meno.

Il vostro Dottore non può lagnarsi se in cambio della sua rinunzia gli

lascio intravedere per un istante le superbe ricchezze del mio cuore

ignote a me stessa.

FILIPPO

Ma se una volta odorato il fiore e adocchiato il tesoro l'amico da

uomo saggio vi levasse l'incomodo?

ELENA

Cioè...

FILIPPO

Se partisse davvero?

ELENA

Se partisse?... ne sarei contenta.

FILIPPO

C'è un mezzo semplicissimo.

ELENA

No, senza questa prova non posso farmi un'idea del suo valore.

FILIPPO

Vuol dire che desiderate di trovargliene del valore.

ELENA

Desidero persuadermi che si può trovare chi ne abbia.

FILIPPO

Ahi! Brutto segno. Quando una donna come voi cerca un uomo di merito,

è vicina a scegliere chi non ne ha punto. Gli dèi se ne vanno. La

vostra divinità invulnerabile vi pesa.

ELENA

Forse. (_scampanellata di fuori_).

FILIPPO

Peccato! Era un bel esempio. Mi piaceva quella solitudine ingrata.

Datemi retta, mandate la lettera al Dottore e buon viaggio. Non

mettetelo ad altre prove. L'unico mezzo di potervi illudere intorno

alla sua virtù di resistenza è quello di non tentarla. Quando sarà

lontano lo circonderete d'un'aureola di poesia, locchè vi salverà

dalla prosa che vi circonda. È un buon consiglio... e disinteressato,

perchè di quella prosa faccio parte anch'io.

ELENA

Siete patetico e solenne.

SCENA V.

ANSELMO, D'ALMÈNA e detti.

ANSELMO (_dalla comune_)

Il cavaliere D'Almèna.

ELENA

Oh! buon giorno.

D'ALMÈNA

Vengo a riscattare il mio onore.

ELENA

L'avete perduto in casa mia?

D'ALMÈNA

Ieri sera devo esservi sembrato supremamente ridicolo. Ho fatto

l'hidalgo Don Chisciotte della Mancia, e vengo a pregarvi di scordare

la mia spagnuolata.

ELENA

È bell'e scordata e non se ne parli più. Stamattina vi ho veduto a

cavallo.

D'ALMÈNA

Ci tenevo più tanto a farvi questa dichiarazione.

ELENA

Non avete più quel bel sauro?

D'ALMÈNA

L'ho venduto; dicevo che...

ELENA

Non parliamone altro.

D'ALMÈNA

Scusate, ma non mi basta riconoscere il mio torto, devo anche

proclamare che avevate ragione.

ELENA (_tra sè_)

Dove mira costui?

D'ALMÈNA

Figuratevi che stamane ebbi delle informazioni sul conto di quel

dottor Sarni.

ELENA

Ah!

D'ALMÈNA

È proprio vero che bisogna andare adagio a pensar bene del prossimo.

FILIPPO

Un intrigante, eh? L'avrei giurato.

D'ALMÈNA

No, un intrigante non si può dire, ma via, se lo tratterrete a Roma,

l'umanità non ci perderà molto.

ELENA

Che vi hanno detto sul conto del Dottore?

D'ALMÈNA

Che è un vanitoso, che vuol far parlare di sè. Già un'altra volta ha

menato gran scalpore di un viaggio che i balenieri fanno ogni anno.

ELENA

Non pare un gradasso, e ad ogni modo dacchè si dispone ad affrontare i

rischi è giusto che goda i benefizi.

D'ALMÈNA

Qui sta il punto. Pare che sappia già fin d'ora di non potersi

imbarcare. Ma ha tanto strombazzato il suo proposito, che ora va fino

a Stoccolma, per aver l'aria di non cedere che alla forza delle cose.

ELENA

Chi vi ha dato queste informazioni?

D'ALMÈNA

Oh, Dio!... mezza Roma.

ELENA

Val quanto dire nessuno. Dite la verità, persistete a volermi salvare?

FILIPPO

Devo andarmene?

ELENA

No--D'Almèna è uomo da farmi la predica in vostra presenza.

D'ALMÈNA

Infatti, Filippo è vostro amico; e mi stupisce che non capisca.

FILIPPO

Io non ho intelligenza.

ELENA

Filippo capisce che non amo sentirmi protetta.

D'ALMÈNA

Sempre l'orgoglio!

ELENA

Non è orgoglio, è stanchezza della continua frivolità che mi circonda.

D'ALMÈNA

Perciò fate frivole le cose serie?

ELENA

Chi ci crede?

D'ALMÈNA

Che sarà di voi se rimane?

ELENA

Avrò una ragione di più per disprezzare il mio mondo.

D'ALMÈNA

Badate a scherzare col fuoco!

ELENA

Sentite, D'Almèna: dicevo or ora a Filippo che invece di farmi la

predica dovreste mettere sull'avviso il vostro protetto. Io in voi

l'avrei fatto...

D'ALMÈNA

È troppo tardi. Vi farei troppo torto,

ELENA

Ah! seguitate a proteggermi? (_scampanellata di fuori_).

Ecco il signor Sarni. La vostra protezione cavalleresca mi umilia e la

respingo. Parlategli o accettate la complicità.

SCENA VI.

ANSELMO, ANDREA e detti.

ANSELMO

Il sig. Sarni.

ELENA

Dottore, sono felicissima che lei giunga in tempo perchè le possa

presentare il Cav. D'Almèna, un mio zelante amico e suo, il quale

sospira un'occasione di mostrarle l'interesse che prende al suo

viaggio e il desiderio che ha di esserle utile.

D'ALMÈNA

Il sig. Sarni non ha bisogno dei miei servizi. Per mostrarle, non oso

dire, la mia amicizia, ma la mia viva simpatia, non ho altri mezzi che

di far voti perchè lei compisca felicemente il suo viaggio, e non si

lasci smuovere da nessuna delle difficoltà che potrebbe incontrare. Ma

questo è un desiderio troppo naturale in chi, non avendo valore,

rispetta almeno quelli che ne hanno, perchè me ne possa fare un

merito. Signor Sarni, mi auguro di poterla festeggiare al suo

ritorno.

ANDREA

La ringrazio.

D'ALMÈNA

Marchesa! (_via_). (_Andrea lo guarda allontanarsi indovinando qualche

armeggio_).

SCENA VII.

FILIPPO, ELENA, ANDREA.

FILIPPO (_piano ad Elena_)

È pomposo come un capo tamburo.

ELENA

Vale cento volte meglio di voi. Se credete di lusingarmi deridendolo,

vi sbagliate. È una viltà.

FILIPPO (_guarda Andrea, poi Elena_)

Ho capito. Sono di troppo, eh?

ELENA

Pigliatela come vi piace.

FILIPPO

Non mi piace, ma la piglio come posso. Sig. Sarni, io non so fare dei

discorsi, ma le regalo il motto della mia divisa: Tutto per il meglio.

Arrivederci. (_via_)

SCENA VIII.

ELENA e ANDREA.

ANDREA (_fra sè_)

Che diavolo hanno?

ELENA (_va allo scrittoio, prende la lettera del primo atto e la

consegna ad Andrea_)

Questa è la lettera dello zio. Mi lasci.

ANDREA

Così subito?

ELENA

Si, ho molte cose da fare. Buon viaggio! si rammenti di noi e buona

fortuna. Vada. (_Andrea s'inchina interdetto e s'avvia per

uscire.--Elena si getta sul canapè_).

ANDREA (_tornando_)

Che cos'ha?... Cos'è seguìto?

ELENA

Sono una donna cattiva.

ANDREA

Perchè?

ELENA

Non lo può capire, non mi conosce lei. Non s'occupi di me. Vada, la

sua vita è bella e larga, non l'impicciolisca con queste miserie.

Sono cose da nulla, procelle di gente oziosa. Mi lasci! Mi lasci!

ANDREA

Non posso lasciarla così. Da ieri sera che il caso me l'ha fatta

conoscere, questa è la terza volta che la vedo. Le circostanze m'hanno

condotto oggi in casa sua con una frequenza che m'incoraggia. Che può

temere da me? Se non ho tempo di mostrarmi degno della sua fiducia,

non ho tempo nemmeno di abusarne. Perchè piange? Mi conceda di portar

via come una reliquia la confidenza di un suo dolore, ed un momento

della sua vita.

ELENA

Non è nulla. Se anche glielo volessi dire non saprei. Non ho più

ragione di piangere in questo momento che un'ora fa, nè oggi che ieri.

È il complesso delle cose, sono scontenta di me e sfiduciata degli

altri.

ANDREA

Quanto invidio i suoi amici!

ELENA

Non li invidii, non ne ho. Ciò vuol dire che non ne merito--o che li

sdegno. Noi profaniamo tanto la parola Amicizia! Tutti sanno amare

forse, ma pochi pochi essere amici o avere un amico. Io ho un

carattere scontroso, sarebbe così facile rinunziare a un po'

d'orgoglio per trovare la via di dominarmi. Ma bisognerebbe darsi la

pena di osservare e di riflettere, e quelli ne sono incapaci. Il

perder tempo occupa tutta la loro giornata. Se sapesse che vita vuota!

Lei non può immaginarla. Ma le altre se ne contentano, e il torto è

mio. Come fanno? Non lo so e non lo voglio sapere. È la solita canzone

della noia oziosa che fa cadere le donne nei romanzi e nelle commedie,

e che è venuta a fastidio, tanto l'hanno ricantata. È una canzone

triste, ma vera. Sono ricca, non posso fare il maggiordomo della mia

casa e risparmiare il salario di quello che mi serve. Non posso

procacciarmi io col mio lavoro nemmeno quelle cose futili che,

comprandole da altri, dànno da vivere a tanta gente. Non ho ingegno

che basti a farmi scrittrice od artista e abborrisco dalle

singolarità.--La politica non m'interessa. Mi guardo attorno e non

vedo nulla, nulla che mi faccia desiderare più un giorno che l'altro.

La società è mal fatta, ma non la cambio io. E intanto la vita scende,

scende inutile, uggiosa, senza una gioia vera, senza un dolore

fortificante, smarrita in una nebbiuzza grigia che ne anticipa il

tramonto. È naturale, chi ha ingegno e fermezza non cura di noi, noi

siamo i parassiti del mondo operoso. Gli uomini capaci di farci

tollerare la vita o si chiudono nello studio o vanno lontano per i

mari o le terre deserte, in Africa o al Polo.

ANDREA

Come parla bene! Come sono contento di averla conosciuta!

ELENA

Anch'io; questo sfogo mi ha rasserenata..... Dov'è andato or ora?

ANDREA

A comperare un libro.

ELENA

Chissà che astruserie!

ANDREA

I versi di Leopardi. È un libro che m'ha sempre seguìto dappertutto.

ELENA

E l'ha comprato or ora?

ANDREA

Non me ne parli.--Ne avevo un esemplare vecchio a forza di rileggerlo,

cui volevo un bene dell'anima, l'ho perduto. Questo nuovo mi piacerà

meno.

ELENA

L'ha con sè?

ANDREA

Eccolo. (_trae di tasca un'edizione diamante_).

ELENA

Ne preferisce una copia sciupata? Vuol fare un cambio? Eccole il

mio.--In memoria della mia fanciullaggine.

ANDREA

Perchè non l'ho conosciuta prima d'ora?

ELENA

A che servirebbe dacchè deve partire?

ANDREA

Non sarei partito forse.

ELENA

Male...

ANDREA

Nei giorni passati la gioia che provavo del viaggio imminente, era

turbata da un senso di amarezza, che sembrava rimorso. Mi rimordeva

che non mi dolesse di partire. È triste lasciare il nostro paese senza

portare seco nell'anima la emozione del rimpianto, il miraggio del

ritorno. Bisogna dire che la giovinezza mi ha dato ben poco, se la

vita austera che m'aspetta non mi spaventa e se l'affrontarla non mi

costa sacrifizio. Quando sentivo intorno lodare la mia fortezza

d'animo mi dicevo: a costoro il soggiorno in patria dev'essere ben

dolce, se credono sia così arduo abbandonarla. Passavo per un eroe

quando l'eroismo mi era tanto facile! Se avessi avuto un vincolo

qualunque che mi legasse alla vita normale che vivono tutti, chissà se

mi sarebbe bastato il cuore di romperlo. Sono forte per forza.

ELENA

Ne ringrazi la sorte.

ANDREA

Che riporterò di laggiù? Se i miei studi mi condurranno ad accertare

una verità intraveduta ed a scoprire una legge fisica, il mio nome

andrà per le accademie scientifiche, e sarà commemorato nei consessi

di gente vecchia e sazia della vita. Avrò la coscienza di aver giovato

alla causa del sapere umano, ma mi basterà poi questo premio ideale?

Ieri la speranza di meritarlo mi infervorava tanto, stamane ancora

avrei dato tutto il mio poco avere per appianare gli ostacoli che

potrebbero trattenermi; come va che ora provo una stanchezza

sfiduciata che mi fa parere troppo vicino il momento della partenza?

Sono dunque così instabili questi ardori, o non ho nell'animo la fede

pertinace e vittoriosa? Legga il viaggio attraverso il continente

africano, un viaggio di tre anni. In capo al primo volume c'è il

ritratto dello Stanley innanzi la partenza, in capo al secondo quello

dopo il ritorno. È partito giovane, forte, bello, i capelli neri, la

fronte piana, su cui poteva posarsi con amore il bacio d'una

giovinetta; è tornato vecchio, logoro, rugoso, coi capelli bianchi,

capace di condurre un esercito e degno d'imperare su d'un popolo, ma

inetto a far palpitare il cuore d'una donna. Che viltà in questi

pensieri! Ma ieri non ero vile. Oggi mi pare così dolce ed umano esser

debole.

ELENA

Non mi faccia pensare d'averlo scoraggiato io.

ANDREA

E se fosse la mia vera coscienza che parla? Se l'orgoglio che m'ha

accecato cadesse ora vinto dal suo modo di essere così semplice e

sincero? Ho sognato di far camminare il mondo! Povero illuso! La

canzone che gl'innamorati ripetono a memoria per dare un ritmo ai loro

pensieri d'amore contribuisce alla felicità umana più che la scoperta

d'una legge astratta della natura. Vivere, ecco la ragione della vita.

ELENA

No, no, no, non parli così, glielo proibisco, la mia parte sarebbe

troppo odiosa. Vada, mi lasci subito. Domani avrà scordato questo

momento di debolezza. L'avrebbe provato da solo prima di partire.

Addio.

ANDREA

Che farò di qui fino a domani?

ELENA (_stacca un fiore_)

Mi dia quel libro. (_mette il fiore fra le pagine_) Guardi dove lo

metto: LE RIMEMBRANZE. Si ricorderà di me? Non deve poi esser tanto

difficile nella solitudine.

(_Andrea le bacia la mano_).

Chissà che vento gelido porterà via questo povero fiore! Almeno lo

porterà in luoghi dove non ne crescono altri. Come stupiranno quelle

nevi d'una fogliolina di rosa!

ANDREA

Gliela ridarò al mio ritorno.

ELENA

Al suo ritorno! Chissà cosa sarò diventata!

ANDREA

Perchè?

ELENA

Sono tanto stanca di questa vita! Oh! non parlo di morire, sa, non

sono sentimentale, e non avrei coraggio.

ANDREA

Che vuol dire?

ELENA

Mah! bisogna pigliare il mondo com'è. A forza di vivere con gente che

non stimo--un bel giorno--per intonarmi cogli altri....

ANDREA

Oh!--Prenda. (_le dà la lettera_).

ELENA

Che cos'è?

ANDREA

La lettera di suo zio. Rimango.

ELENA

No, no. Andiamo!--Che follia! Tenga quella lettera. Vede bene che sono

cattiva! La tenga, non la voglio, le dico.

ANDREA (_la riprende--imperioso_)

Perchè ha detto quelle orribili parole?

ELENA

Oh, Dio! Perchè questa mia scontentezza è superbia bella e buona;

disprezzo gli altri perchè mi credo di più di loro. Con che diritto mi

metto sul piedestallo? Non verrà, ma può venire il giorno che la

voluttà di profanare...

ANDREA

E non crede che se avesse un amico?

ELENA (_incredula ridendo_)

Ah!

ANDREA

Non come gli altri. Un amico, nulla più che un amico non cupido, non

intraprendente. Un uomo che tremasse all'idea di vederla cadere da

quell'altezza dove s'è rifugiata, che volesse costringerla a rimanere

pura e nobile, per trovare in lei la forza d'esser nobile e generoso,

un uomo...

ELENA

Dov'è quest'uomo?

ANDREA

Eccolo. (_straccia la lettera_).

ELENA

Che ha fatto?

ANDREA

Ho dato una ragione divina alla mia vita.

ELENA

Torno da mio zio.

ANDREA

Le do la mia parola d'onore che non parto più.

ELENA

Non posso... non posso... come vuole che accetti? Oh!

ANDREA

Voglio vivere, voglio vivere, non è lei che mi trattiene, è la mia

giovinezza, la mia ignoranza della vita, è l'ardore di conoscere, di

sentire, di soffrire... forse è un'occulta viltà dell'animo mio.

ELENA

Che rimorsi m'ha dato! che male le ho fatto! No... No...!!

ANDREA

Non insista, è inutile, non partirei per un impero!--A domani,

Marchesa--a domani!

ELENA

Ah! (_si copre il viso colle mani_).

_Cala la tela_.

FINE DELL'ATTO SECONDO.

ATTO TERZO

La stessa decorazione.

SCENA I.

ELENA, TEODORO, FILIPPO.

FILIPPO

Programma.--Le corse saranno Domenica; arriveremo a Napoli sabato

notte. Gli appartamenti all'Hôtel Royal sono lesti; avremo per andare

alle corse due _stages_ a quattro cavalli, alla postigliona; ho fatto

richiesta qui al capo stazione di un vagone-salon; lo _champagne_ lo

porteremo con noi per essere sicuri della marca. Ho provvisto,

ordinato, fatto i conti e vergato colla mia bianca mano altrettante

circolari, quanti siamo della partita. Ora voi mi fate la grazia di

firmarle in modo intelligibile, non senza prima avermi proclamato

benemerito del genere umano.

ELENA

Siete un gran Filippo!

FILIPPO

A voi.

(_Elena siede allo scrittoio e si mette a firmare

le lettere_).

TEODORO (_a Filippo, traendolo in disparte, sottovoce_)

Se non l'avvertite non si fa in tempo. A che ora viene la contessa?

FILIPPO

Alle tre.

TEODORO

Fra un'ora. Con tutti gli altri?

FILIPPO

Tutta la banda. E due domestici che porteranno la statuetta della

Tuffolina.

ELENA

Parlate pur forte, non mi disturbate.

TEODORO

Oh! si parlava d'inezie. (_piano a Filippo_) Bisogna avvertirla.

FILIPPO

Non è facile, non ne vuol sapere. Ha già dichiarato alla contessa

Gemma che la scommessa era assurda. Io contavo di lasciarli arrivare

senza dir parola. A cose fatte.....

TEODORO

Bravo! e se piglia fuoco e ci fa una sfuriata? È donna da rimandarli

via tutti.

FILIPPO

D'altronde.....!

ELENA

Ma che state congiurando?

TEODORO

Nulla. (_c. s. a Filippo_) Se Elena incaparbisce in presenza di quegli

altri a ricusare il pagamento della scommessa, se ne fa una coda che

non finisce più. Si discorre già troppo del Dottore. Andiamo.....

coraggio!

FILIPPO

È un'ambasciata difficile..... vedrete.

ELENA

Ecco fatto.

TEODORO (_c. s. a Filippo_)

Proponete di aggregare il Sarni alla nostra partita e poi secondatemi.

(_Elena si alza_).

FILIPPO

Vediamo. (_va allo scrittoio_) Benissimo. (_conta le lettere_) Una...

due... tre...

ELENA

Giusto, quanti siamo?

FILIPPO

Tredici.

ELENA

Oh!

TEODORO

Bisogna trovarne un altro subito.

ELENA

Certo.

FILIPPO

Vediamo un po': Elvira Francofonte.

ELENA

No, siamo già tre donne..... bastano.

TEODORO

Della Carraia.

ELENA

Oh Dio! Sa di muschio come un parrucchiere.

FILIPPO

Pippo Termini.

ELENA

Quello non sa di nulla.

FILIPPO

Ma dite un po'..... E il dottor Sarni, non per far quattordici.....

ma.....

TEODORO

Giusto. Diavolo! Come mai non ci si è pensato?

FILIPPO

Mettiamo quello, eh?

ELENA

Se volete.

FILIPPO

Se n'avrebbe per male e con ragione.

TEODORO

E poi è un uomo!...

FILIPPO

Oh! un uomo...!

TEODORO

Ma..... ci vorrà venire?

FILIPPO

Che ne dite, Marchesa?

ELENA (_sorridendo_)

Credo di sì.

FILIPPO (_con malizia_)

Lo credo anch'io.

TEODORO

Dicevo per via della spesa.

ELENA

Della spesa?!

TEODORO

Non se n'esce a meno di tre o quattrocento lire caduno.

ELENA

Ebbene?

TEODORO

Io non so gl'interessi del Sarni, ma abita una cameretta ad un quarto

piano.

FILIPPO

Quinto, quinto; proprio sotto i tetti.

ELENA

Ci siete stato?

FILIPPO

Una volta con D'Almèna.

ELENA

D'Almèna?!

TEODORO

Sono inseparabili. D'Almèna ci va ogni giorno.

FILIPPO

È del Club alpino. Sono cento quarantotto scalini.

TEODORO

Cento.....

FILIPPO

E quarantotto. Un campanile. Non ho mai tanto soffiato in vita mia.

TEODORO

C'è della gente che ama la vista.

FILIPPO

Sì bella. Dirimpetto la finestra c'è due soffitte, dove abita, credo

un cenciaiuolo ambulante che sciorina all'aria dei panni fantastici.

TEODORO

Povertà non è vizio. Il Sarni ama figurare, va in società.....

FILIPPO

Però. (_ad Elena_) Posso dire?

ELENA

Chi ve l'impedisce?

FILIPPO

Ecco, trovo che se spendesse in pigione la metà di quello che getta in

guanti.....

TEODORO

Ah sì, inguantato lo è.

FILIPPO

E di che pelle se reggono a serrarlo come fanno! Scommetto che a

levarseli ci dura mezz'ora, e quando li ha levati, la mano gli fa paff

per distendersi; non gli deve parer vero.

TEODORO

Per questo non li leva mai.

FILIPPO

Che ci dorma dentro? Diciamo che se anche spreca in guanti.....

TEODORO

Fa economia di cravatte.

FILIPPO

Io glie ne conosco una sola.

TEODORO

Sarà un ricordo di qualche parente morto.

FILIPPO

Diffatti è nera. E come se l'annoda!

TEODORO

Ma ha dei buoni sentimenti.

FILIPPO

Ah questo sì..... per Dio.

ELENA

Sì..... Non ha pratica di mondo.

FILIPPO

Ma l'acquisterà.

TEODORO

Ammogliandosi.

ELENA

Vale a dire.....

TEODORO

Nulla. Dico che acquisterà la pratica del mondo prendendo moglie. Gli

istinti signorili ce li ha. Sta pur certa che non sposerà una

borghesuccia senza dote. E io l'approvo. È un uomo che ama di salire.

FILIPPO

Difatti si tiene in esercizio. Cento quarantotto scalini.....

TEODORO

Tu dovresti aiutarlo.

ELENA

A far che?

TEODORO

A trovare la sposa.

FILIPPO

E senza cercar lontano.....

TEODORO

Anzi. Senza uscire di casa.....

ELENA

Che significa questa scena? L'avete combinata or ora. Capivo bene che

stavate macchinando. Non mi piace. Finiamola.

TEODORO

È vero, l'abbiamo concertata or ora. Perchè devi sapere.....

(_scampanellata di fuori_) Oh Dio! delle visite. (_a Filippo_) Che

siano loro già?

FILIPPO

No, no, è troppo presto.

TEODORO

Non puoi far dire che non ricevi?

ELENA

A quest'ora il portinaio ha già fatto passare. Quello era il

campanello del portinaio che avverte quassù. Filippo, guardate dalla

veranda chi è.

FILIPPO (_corre al fondo, s'affaccia alla finestra_)

Il dottor Sarni.

ELENA

A quest'ora?

TEODORO

Mandalo via, fammi il piacere, ho assolutamente bisogno di parlarti.

ELENA

Come si fa?

TEODORO

Gran cosa! Lo congedi.

ELENA

Sì, e voi altri che siete qui e rimanete?

FILIPPO

Noi andiamo di là..... non ci si fa vedere. Sul serio, abbiamo urgente

bisogno di parlarvi.

ELENA

Che seccatura.

FILIPPO

Venite, Marchese?

TEODORO

Non ti concedo più di dieci minuti.

ANSELMO

Il dottor Sarni. (_Teodoro e Filippo scappano per la veranda mentre

entra Andrea_).

SCENA II.

ELENA e ANDREA.

ANDREA

Buon giorno, Marchesa. (_le porge un mazzo di fiori di campagna_).

ELENA

Che vuol dire? (_senza prenderli_).

ANDREA

Sono fiori dei campi che ho raccolto stamane in una lunga passeggiata

che ho fatto. Ne torno adesso. Per questo sono venuto ad un'ora

insolita. Stassera sarebbero stati appassiti. Non li prendete? (_Elena

li prende e li posa sul tavolino_). Che avete? Mi sembrate sopra

pensieri.

ELENA

No.

ANDREA

Che buona camminata che ho fatto. Ci sono andato per riflettere a

certi miei interessi, ma poi, l'aria, la campagna e mille pensieri

giovanili che sorgevano dentro di me me ne hanno distratto. Ho passato

una mezza giornata deliziosa, girellando nei prati come un ragazzo.

ELENA

Con quell'abito?

ANDREA

Perchè? non va?

ELENA

Anzi è magnifico.

ANDREA

Non va, lo capisco. Ma ho infilato il primo che mi è capitato, avevo

altro per la mente.

ELENA

Si sa, gli uomini superiori.....

ANDREA (_colpito_)

La mia toeletta ha il bene di occuparvi molto quest'oggi (_getta con

violenza i fiori sul tavolino_).

ELENA

Oh! mi dispiace. (_prende i fiori e va a metterli in un vaso sul

camino. Silenzio, Elena torna presso Andrea_). Ho detto perchè avete

l'aria di essere in visita diplomatica.

ANDREA

Perdonatemi! Sono uno sciocco. Ho preso in mala parte delle

osservazioni giustissime. Vi ringrazio d'esservi spiegata; quelle

parole mi avevano fatto tanto male. Dovevo saperlo che siete buona. E

poi non vi ho forse pregato io stesso di intraprendere la mia

educazione mondana?

ELENA

Badate che vi mando via ora.

ANDREA

Mi mandate via!

ELENA

Sì, ho da fare.

ANDREA

Un momento.

ELENA

Non posso..... devo uscire.

ANDREA

Non mi lasciate accompagnarvi?

ELENA

No..... no..... andate.

ANDREA

Se sapeste.....

ELENA

Non insistete..... addio.

ANDREA

Non arrivederci?

ELENA

Ma sì, come volete, a rivederci.

ANDREA

Che vi ho fatto?

(_Elena si mostra impaziente_).

ANDREA

Vado. Dovete uscire? sola?

ELENA

Sì.

ANDREA

Credevo con vostro zio e con Landucci. Li ho veduti che scappavano di

là quando io entravo: ciò vuol dire che vi aspettano. (_pausa--con

impeto_) Come mi trattate male! (_via precipitato_).

SCENA III.

ELENA, TEODORO, poi FILIPPO.

Resa a discrezione Teatro in prosa vol. II · 第 2 / 5 段