Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
file was produced from images generously made available
by The Internet Archive)
TEATRO IN PROSA
DI
GIUSEPPE GIACOSA
VOL. II.
DEL MEDESIMO AUTORE
Teatro in Versi:
_Una Partita a Scacchi_--_Il Trionfo d'Amore_. Un
vol. in-18º con illustr. a capo d'ogni atto (decima ediz.) L. 4 --
_Il Fratello d'Armi_. Dramma in 4 atti. Un volume in-18º
(in ristampa).
_Il Conte Rosso_. Dramma storico in 3 atti con prologo. 3ª ediz.
Un vol. in-18º con illustr. a capo d'ogni atto, 1881 » 4 --
_Il Marito amante della Moglie_. Commedia in 3 atti. Un
vol. in-18º con illustr. a capo d'ogni atto (2ª ed.), 1879 » 4 --
_Luisa_. Dramma in 3 atti.--_Sorprese notturne_. Commedia
in un atto. Un vol. in-18º con ill. a capo d'atto, 1881 » 4 --
_La tardi ravveduta_.--_La Sirena_.--_Intermezzi e
Scene_. Un volume in-18º, 1888 » 4 --
Teatro in Prosa:
_Al Pianoforte_.--_Acquazzoni in montagna_.--_Non
dir quattro se non l'hai nel sacco_.--_Storia vecchia_.
Seconda edizione. Un volume in-18º, 1888 » 3 --
_Novelle e Paesi Valdostani_. Un vol. in-12º, 1886 » 4 --
_Il Filo_. Scena filosofico-morale per Marionette (2ª ediz., con
illustrazioni di EDOARDO CALANDRA). Un vol. in-12º impresso
sopra carta di filo a mano » 2 --
_Fiori e Frutta_. Discorso letto il 9 settembre 1882 in occasione
del 2º Congresso degli Orticoltori e Floricoltori italiani.
In-12º » 1 --
Di prossima pubblicazione:
_I Castelli della Valle d'Aosta e del Canavese_. Un
elegante vol. con disegni e fototipie.
TEATRO IN PROSA
DI
GIUSEPPE GIACOSA
RESA A DISCREZIONE
Commedia in 4 atti
LA ZAMPA DEL GATTO
Commedia in un atto
TORINO
F. CASANOVA, LIBRAIO-EDITORE
1888
_Per guarentire la_ proprietà artistica _e la proprietà_ letteraria,
_l'Autore e l'Editore hanno depositato copie di questo libro alla R.
Prefettura di Torino, e si sono uniformati a tutte le disposizioni
della Legge vigente._
Torino--Tipografia VINCENZO BONA.
INDICE
RESA A DISCREZIONE
Atto primo _pag._ 1
Atto secondo » 49
Atto terzo » 93
Atto quarto » 141
LA ZAMPA DEL GATTO
Atto unico » 181
RESA A DISCREZIONE
PERSONAGGI
La Marchesa ELENA DI ROVEGLIA
La Contessa ELVIRA DI FRANCOFONTE
La Contessa GEMMA DEL PALLIO
La Baronessa MASINA ROVERI
Il Marchese TEODORO DI ROVEGLIA
ANDREA SARNI
FILIPPO LANDUCCI
PAOLO D'ASPRI
D'ALMÈNA
DEL SANNIO
RULFI
RUBACONTI
LORENZO DEL PALLIO
ENRICO PARDI
Il Cavaliere LERICI
ANSELMO | domestici della Contessa
AMBROGIO |
GIULIA, cameriera
ATTO PRIMO
Salone elegantissimo. La porta comune a sinistra. A destra porta che
mette in un salotto donde arrivano fino in scena le voci di più uomini
che parlano allegramente con grossi scoppi di risa.
SCENA I.
ELENA, ELVIRA, GEMMA, MASINA, FILIPPO.
ELENA
Filippo.
FILIPPO
Eccomi.
ELENA
Chiudete quell'uscio e servite il caffè.
FILIPPO
Subito. (_fa per chiudere_).
ELVIRA
No, che fate? Almeno si sente quello che dicono. Gli uomini sono così
divertenti dopo pranzo.
MASINA
Perchè non vai di là addirittura?
ELVIRA
Se ci fossi io cambierebbero discorso.
ELENA
Che peccato!
GEMMA
O se non lo cambiassero saresti costretta ad arrossire, mentre qui fra
donne....
FILIPPO
Brava, ed io?
GEMMA
Come, voi?
FILIPPO
Avete detto qui fra donne. E io cosa sono?
GEMMA
E oramai voi non contate più.
FILIPPO
Che ingratitudine! E poi si lagnano se gli uomini le lasciano in
disparte.
ELENA
Non ci lasciano, ce ne stiamo.
FILIPPO
Coll'uscio aperto.
GEMMA
E chi ascolta?
FILIPPO
Le donne hanno sempre un orecchio teso ai discorsi lontani.
ELENA
Quando i vicini non interessano.
FILIPPO
Se è una malignità, non fa colpo; non m'avrò mai per male di cose
dette da una donna.
ELENA
Neanche se vi dicessi che siete un impertinente?
FILIPPO
Di questo mi glorierei. (_la serve di caffè_).
ELENA
Sì, badate a versarmelo adosso.
FILIPPO
Marchesa, siete più nervosa del solito.
ELVIRA
È vero, lo tratti male.
GEMMA
Gli parli così asciutto.
ELENA
La... Filippo. (_gli porge la mano_).
FILIPPO (_baciandola_)
Mi piacciono i vostri nervi. Sono gli incerti del mio mestiere.
ELENA
Lo sentite? Mestiere! Con noi esercita il suo mestiere.
FILIPPO
Come devo dire? Arte? L'arte vuole una vocazione e non ne ho nessuna;
non sono nel numero degli eletti io. Non c'è mai stata una donna
innamorata di me.
ELENA
Chi lo direbbe? (_ride_).
GEMMA
Ingrato Filippo! (_ride_).
ELVIRA
È tanto giovine! (_ride_).
FILIPPO
È inteso, padrone, ridano, non domando di meglio. (_serve Gemma_) Ce
n'ho messo tre pezzi grossi, e una goccia di Cognac.
GEMMA
Bravo.
FILIPPO
Ma intanto eccole tutte occupate dei fatti miei, mentre se ci fosse
qui uno degli uomini che sono presi sul serio, tutte loro signore si
studierebbero di mostrargli una grande noncuranza..., salvo forse a
ripagarlo....
ELENA
Oh..., oh..., oh!
FILIPPO
Parlo delle donne in genere. (_serve Elvira_) Contessa.
ELVIRA
Grazie.
FILIPPO
Ebbene io mi contento del mio piccolo successo palese... Non do ombra,
mi lascio deridere, ad un altro direbbero: _favorite di fare_... a me
si dice: _fate_. Ricevo ordini e li eseguisco, e servo di zimbello per
attirare i tordi. Quando una signora vuole stimolare colla gelosia
qualche Narciso ricalcitrante, mi fa l'occhietto dolce a me, quando
vuole aver l'aria di fargli un sacrifizio mi manda a spasso; e a
questo mestiere, mestiere, Marchesa, se non seggo a tavola, qualche
briciola da raccattare, c'è sempre. Io sono il mendicante che raccatta
le briciole.
ELENA
Voi siete un vanitoso che vuol far credere ai proprii successi.
FILIPPO
Infatti mi è più caro mi si attribuisca a torto l'amore di una donna,
che possederlo davvero in segreto.
ELENA
Siete più sincero degli altri, dacchè lo dite. Ecco tutto.
FILIPPO
E aggiungerò che una certa società che giudica della vostra a
distanza....
ELENA
Vi attribuisce su di noi tutti i trionfi immaginabili.
FILIPPO
Io nego sempre.
ELENA
S'intende, senza di ciò non lo crederebbero. Ma ce lo meritiamo. Noi
ci pavoneggiamo degli uomini come di gioielli, è naturale ch'essi ci
rendano la pariglia. Non c'è uno, dico, non uno degli uomini che
abbiamo respinto, che creda alla nostra virtù. Diranno che non ebbero
le circostanze a seconda, che siamo fatte di marmo, senza cuore e
senza immaginativa.
FILIPPO
Quello che si dice di voi.
ELENA
Quello che si dice di me. Che volete che pensi dei fatti nostri, la
gente che non ci conosce, se gli amici ne fanno questo giudizio!--Noi
mettiamo ogni studio a dare il peggior concetto possibile dei nostri
costumi. Tolleriamo in casa dei discorsi che ci farebbero arrossire a
leggerli. Se in teatro si parlasse come parliamo noi, come parlo io
molte volte, tutti griderebbero allo scandalo ed alla calunnia, io per
la prima. La suprema eleganza è una suprema spavalderia di sicurezza.
Riconduciamo a casa, la notte, nella nostra carrozza, seduto al nostro
fianco, un uomo che passò la serata a dirci che siamo belle. È vero
che ce lo dicono così male! L'uomo che ci era ignoto ieri, oggi lo
chiamiamo amico, gli scriviamo un biglietto domani. Ostentiamo una
dimestichezza universale, senza intimità, senza poesia, e quindi senza
pericoli. La poesia poteva riuscire a turbarci il cuore, ora messe al
sicuro, amiamo di scherzare col fuoco. In apparenza siamo cinicamente
corrotte, lo siamo timidamente in realtà. In fondo siamo scoraggite.
Parliamo d'amore ad ogni momento perchè non ci crediamo più. L'amore è
morto e seppellito.
FILIPPO
Boum!!!
ELENA
Si vede che frequentate certi amici...
FILIPPO
E quali?
ELENA
Sapete dove va la sera uscendo di casa nostra? Va all'ufficio, alla
direzione, so io come la chiamano, di un giornale...
FILIPPO
Ci sono stato ieri sera, la prima volta in vita mia. Mi ci ha portato
un amico per vedere da vicino un uomo che sarà celebre un giorno, se
campa.
MASINA
Chi?
FILIPPO
Un uomo che parte domani per il Polo-Nord. Pare che al Polo si debba
trovare la soluzione di certi problemi di fisica. Uno scienziato.
GEMMA
Un vecchio?
FILIPPO
No, giovane, più giovane di me, e un bel giovane anche.
GEMMA
Dev'esser bello, se siete andato apposta per vederlo.
FILIPPO
Mi rincresce di non potervelo presentare.
ELENA
Oh guardate, sarà qui a momenti. Mio zio Teodoro gli ha dato
appuntamento in casa mia, perchè gli deve consegnare una certa lettera
di raccomandazione, e non osa farlo salire sino al Macao. Come vedete,
a volerlo conoscere non ci occorre la vostra protezione.
FILIPPO
Sapete, Marchesa, perchè mi punzecchiate tanto? Perchè quei signori,
fra cui c'è il mio amico Paolo, stanno di là a fumare invece di venir
qui a farvi la corte.
ELENA
Giusto! tanto giusto che..., guardate, (_va alla porta a destra e
chiama_) Paolo!
GEMMA (_a Filippo_)
È lei che lo chiama.
FILIPPO
La Marchesa? lo può fare senza pericolo; è invulnerabile.
ELVIRA
Si capisce, la vedovanza le ha tolto la maggiore causa di debolezza
che abbia una donna.
MASINA
Che è?
FILIPPO
Il marito.
ELENA (_dopo aver chiamato Paolo è andata a scaldarsi i piedi al
caminetto a sinistra_)
Badate che sento.
FILIPPO
Ci ho gusto. Ho detto che siete invulnerabile.
ELENA
È vero, e mi annoio.
SCENA II.
PAOLO e detti.
PAOLO
Mi avete chiamato, Marchesa?
ELENA
Sì, mi pare mezz'ora fa.
PAOLO
D'Almèna raccontava una storia così lepida!
ELENA
È finita?
PAOLO
Sì.
ELENA
Allora rimanete qui.
PAOLO
Oh! ancora una sigaretta! Una sola. Ci avete dato un pranzo tanto
delizioso!
ELENA
Grazie per il mio cuoco. Anzi guardate là, in quello stipetto, c'è una
scatola di sigari che m'ha portato lo zio dall'Avana.
PAOLO
Questa?
ELENA
Sì, sono lunghi un palmo, durano tre quarti d'ora.
PAOLO
Ah troppo! (_depone la scatola_).
ELENA
D'Almèna avrà bene un'altra storia da raccontare.
PAOLO
Vi domando perdono, lasciatemi qui.
ELENA
Mi fate la grazia di prendere quella scatola e d'offrirne di là.
PAOLO
Obbedisco. (_via colla scatola a destra_).
SCENA III.
Detti meno PAOLO.
ELENA
Filippo, riconosco che siete il fiore della cavalleria. Quello è un
uomo che mi fa la corte.
GEMMA
Almeno si dice.
ELENA
È vero; a segno che mi hanno già fidanzata con lui più volte.
GEMMA
La voce è messa in giro da lui.
ELENA
Non lo credo.
ELVIRA
Il suo stesso contegno di or ora lo prova. Ha mostrato una scortesia
affatto.....
FILIPPO
Maritale.
SCENA IV.
Detti, PAOLO, LORENZO, ENRICO, D'ALMÈNA, DEL SANNIO, RULFI e
RUBACONTI.
D'ALMÈNA (_ad Elena_)
Siete proprio in collera?
ELENA
Perchè in collera?
D'ALMÈNA
Perchè siamo stati di là tanto tempo.
ELENA
Oh!
PAOLO (_mostrandole la scatola_)
Ma la scatola è intatta, non se n'è preso uno.
ELENA
Questo è un tratto da cavaliere antico. Che discorso devo fare io per
ringraziarvi d'aver risparmiati i miei sigari, e d'aver avuto pietà di
noi? Se sapeste come languiva la conversazione! Un' altra volta ve ne
preghiamo colle mani giunte, non private più la nostra società del suo
più bell'ornamento.
D'ALMÈNA
Il più bell'ornamento siete voi.
ELENA
Ah! che madrigale! Pubblichiamolo subito. Signori e signore: D'Almèna
mi ha detto una cosa gentile.
D'ALMÈNA
È così facile, Marchesa!
ELENA
E due. Fatemi la corte, D'Almèna, vi do perfino licenza di spargere la
voce che sono disposta a sposarvi, come sembra abbia fatto il vostro
amico Paolo.
PAOLO
Io?
ELENA
Non è vero?
PAOLO
Affatto! e non so chi abbia potuto dire...
ELENA
Queste signore... or ora.
ELVIRA
Ah! è un tradimento!
PAOLO
Come?
ELENA
Vedete? Non occorre far nomi. Sbrigatevela con lei.
PAOLO (_va a sedere vicino ad Elvira_)
Contessa, mi spiegherete! (_discorrono_).
ELENA (_a D'Almèna_)
Dunque?
D'ALMÈNA
Dunque?
ELENA
Mi fate la corte?
D'ALMÈNA
È bella e fatta.
ELENA
Sareste disposto a commettere delle pazzie per me?
D'ALMÈNA
Qualunque cosa facessi sarebbe un atto ragionevole. Una sola forse
meriterebbe il nome di pazzia.
ELENA
Ed è?
D'ALMÈNA
L'innamorarmi seriamente di voi.
ELENA
Non sarebbe una pazzia, sarebbe un'assurdità.
D'ALMÈNA
Se m'accompagnate in capo al mondo ci vado.
ELENA
La pazzia la commetterei io. Bel merito!
D'ALMÈNA
Che colpa ci ho, se per guadagnarmi le vostre grazie non conosco nulla
che mi costi fatica!
ELENA
Che miseria! Ecco un uomo di spirito che non sa immaginare un solo
atto di sacrifizio per conquistare l'amore d'una donna.
D'ALMÈNA
Le donne non sanno più inspirare eroismi.
ELENA
Oh! datemi un uomo meno infiacchito di tutti voi e vedrete.
FILIPPO
È giusto! le sole pazzie meritorie sono quelle dei savi.
D'ALMÈNA
E dato quell'uomo forte, vi proporreste di fargli andare la testa in
giro?
ELENA
Come una trottola; non fosse che per vendicarmi.
D'ALMÈNA
Di che?
ELENA
Della vostra presunzione che vi rende perfino scortesi.
SCENA V.
ANSELMO e detti.
ANSELMO
La carrozza della Contessa di Francofonte, la carrozza della Baronessa
Roveri. (_via_).
ELVIRA
Addio, Elena. (_si alza_).
ELENA
Che fretta!
ELVIRA
Alle nove vengono da me gli amici di mio marito, se tardo se ne vanno.
Gli uomini non sanno più aspettare. Mi accompagnate, Rulfi?
ELENA
Oh vedrai che non potrà. Gli uomini si fanno pregare ora.
RULFI
Infatti devo andare all'Apollo. Stassera fanno il ballo prima
dell'Opera.
ELENA
Allora si capisce.
ELVIRA
Voi D'Aspri?
PAOLO
Ho appuntamento all'Apollo anch'io: anzi, Contessa, dovreste metterci
voi sino alla porta del teatro. L'allungate di così poco.
ELVIRA
Ma sì, figuratevi! Buona sera. (_saluta. Elena accompagna Elvira fino
all'uscio, chiacchere e risa, via Elvira, Paolo e Rulfi_).
RUBACONTI (_a Lorenzo_)
Vieni?
LORENZO
Volevo proportelo, mi secco... io dopo pranzo...
RUBACONTI
Hai bisogno d'aria come me.
LORENZO
Aspetta, avverto mia moglie.
RUBACONTI
Fai...
LORENZO (_va presso Gemma e le dice_)
Io vado, sai?
GEMMA
Benissimo.
LORENZO (_torna a Rubaconti_)
Andiamo?
RUBACONTI
Guarda, s'alza la Baronessa. (_Masina s'alza e saluta i vicini_).
Andiamocene nella confusione a modo della Corte. (_si ecclissano senza
esser veduti_).
MASINA (_in piedi ad Elena_)
Vado anch'io.
ELENA
Buona sera.
MASINA
Ho un posto in carrozza. Chi viene dalle mie parti?
ENRICO
Io.
MASINA
Bravo. Ah! mentre mi ricordo, Elena, quella famosa ricamatrice non ha
finito ancora?
ELENA
La colpa è d'Enrico che doveva disegnare le cifre.
ENRICO
Oh, guarda!
MASINA
Ve ne siete scordato?
ENRICO
Del tutto. Ma le disegnerò stassera, mi faccio un nodo al fazzoletto.
ELENA
Senza di che.....
MASINA
E me le porterete domani?
ENRICO
Mi darete da pranzo?
MASINA
Sarà un doppio favore che mi fate. (_a tutti_) Addio. (_va ad Elena_)
Rimani. (_via Masina, Enrico, Lorenzo e Rubaconti_).
SCENA VI.
ELENA, GEMMA, FILIPPO, D'ALMÈNA, DEL SANNIO, poi TEODORO.
ELENA
Eh! che galanteria! tutti così.
D'ALMÈNA
E voi ve ne affliggete?
ELENA
Vorrei poter far del male a qualcheduno.
D'ALMÈNA
C'è Filippo per questo.
ELENA
Non basta. (_entra Teodoro_) Oh, zio!
TEODORO (_la bacia in fronte poi saluta Gemma_)
Contessa. Non è venuto ancora il mio protetto?
ELENA
No.
GEMMA
Ah! il viaggiatore! Come si chiama?
TEODORO
Il dottor Sarni. Gli ho detto alle nove e mezzo.
ELENA
Sono le nove.
TEODORO
Tu mi cederai un tuo salotto per riceverlo.
GEMMA
E perchè non in questo?
TEODORO
Non sarebbe caritatevole lasciargli indovinare le delizie del
soggiorno di Roma, nel momento che sta per intraprendere un viaggio da
cui è miracolo se torna.
ELENA
Ma se lo credi un viaggio così pericoloso, perchè lo aiuti ad andarci?
TEODORO
Io non sono il custode del genere umano, e tanto meno dei signori
professori, dottori, scrittori, compositori, seccatori e compagnia
bella: ci pensino da sè, che la sanno lunga. La spedizione è allestita
dal governo Svedese che avea promesso un posto al dottor Sarni. Ma i
posti sono pochi ed all'ultimo momento due ufficiali Russi sollecitano
l'imbarco: se l'ottengono, il Sarni è scartato. La cosa sarà decisa
fra otto giorni e il dottore sapendo che io fui ministro a Stoccolma e
che sono amicissimo di quel Presidente del Consiglio, venne da me per
una commendatizia un po' calorosa presso quest'ultimo. Ho promesso di
scriverla e m'è venuto un fiore d'eloquenza. Nel mio mestiere ho
imparato che bisogna sempre aver l'aria di dar molta importanza agli
uomini di studio. Quando sapremo se esiste un mare chiuso piuttosto
che un mare libero e che ragione hanno i fenomeni elettrici, non
avremo rubato il bacino al barbiere e non occorrerà allo Stato nè uno
scrigno di più, nè un carabiniere di meno. Ma gli uomini che hanno il
coraggio di affrontare un simile viaggio è meglio che lo facciano.
Rimanendo in patria, sarebbero capaci di vagheggiare Dio sa che
progressi di civiltà e di metterci sossopra ogni cosa.
ELENA
Oh, oh, lo credi da tanto?
TEODORO
Avessi sentito con che fuoco perorava la sua causa! Neanche per andare
a nozze. Con che serietà parlava del dovere che ha ogni uomo di
giovare agli uomini e di mettere la vita per lo scoprimento di una
verità. Non c'è che dire, è un uomo forte.
D'ALMÈNA
Oh! un uomo forte! sentite, Marchesa?
ELENA
E con ciò?
D'ALMÈNA
Un uomo forte. E il vostro proposito di poc'anzi di far andare la
testa in giro al primo che aveste incontrato?
ELENA
Parte.
FILIPPO
Buon per voi che non siete esposta...
ELENA
Ad uno scacco? Oh sì che sarebbe così difficile!
GEMMA
Andiamo colle bravate! Ora ti vanteresti di non lasciarlo partire?
ELENA
Gran cosa! Che ne dite D'Almèna?
D'ALMÈNA
Non dico nulla.
ELENA
Non credete che se volessi?
GEMMA
Ma non vuoi.
ELENA (_a Teodoro_)
Quando parte il tuo dottore?
TEODORO
Posdomani.
ELENA
Presto. È ben deciso di partire?
TEODORO
Irrevocabilmente.
ELENA
Se riuscissi a trattenerlo, che ne direste, D'Almèna?
D'ALMÈNA
Non sarebbe il modo d'ispirargli l'eroismo.
ELENA
Ma vi mostrerei che si possono ottenere dei sagrifizi. Va la
scommessa?
D'ALMÈNA
Scherziamo, eh?
TEODORO
Io ci avrei un gusto matto.
FILIPPO
E le vostre paure come agitatore?
TEODORO
Oh! in quelle mani...!
ELENA
Intendiamoci. È un uomo di mondo?
TEODORO
Conosco dei duchi che lo sono meno di lui.
ELENA
Quel viaggio non gli deve fruttar denaro?
TEODORO
Glie ne costa.
ELENA
Va la scommessa? Chi tiene?
GEMMA
Io...
ELENA
Tu? Tu sostieni che parte?
GEMMA
Certo.
D'ALMÈNA
La contessa è la sola persona qui che possa senza scortesia dubitare
della riuscita.
ELENA
Oh, state pure dalla sua; non me n'ho per male. Va la scommessa?
FILIPPO
In che termini?
ELENA
Io sostengo che quel signore che deve venir qui ora, il Dottor... non
rammento nemmeno il nome, guardate.
FILIPPO
Sarni.
ELENA
Il dottor Sarni, non partirà per il suo viaggio polare.
FILIPPO
Io sto per la Marchesa.
ELENA
No, no. Voglio esser sola. (_a Gemma_) Vada fra noi due.
GEMMA
Che va?
ELENA
La statua in bronzo della Tuffolina che mi volevano regalare il giorno
della mia festa.
D'ALMÈNA
Ah! per la vita d'un uomo!
ELENA
Glie la salvo la vita.
GEMMA
È detta.
ELENA
Siate testimoni. (_le due si stringono la mano_). Zio, dammi la
lettera commendatizia. (_a Gemma_) Ti do la mia parola d'onore che
quella lettera... (_a Teodoro_) Quando hai detto che intende partire?
TEODORO
Posdomani mattina.
ELENA
Ebbene che prima di domani sera il sig. Sarni avrà quella lettera.
GEMMA
Va bene.
ELENA (_a Teodoro_)
Me la dài?
TEODORO
Eccola. (_le consegna la lettera_).
D'ALMÈNA
Oh, Marchese!
TEODORO
Detesto gli uomini superiori.
ELENA
E ora, zio, ti mando via.
TEODORO
Ah!
ELENA
Naturale, se ci sei tu non posso rimettere a domani la consegna della
lettera.
TEODORO
Giusto.
ELENA
Le nove e tre quarti.
ANSELMO (_entrando_)
La carrozza della Contessa del Pallio.
GEMMA
Posso rimanere?
ELENA
Anzi vedrai che poche arti ci vogliono.
_(ad Anselmo)_
Anselmo, quando verrà un signore a cercare di mio zio lo farete
passare.
ANSELMO
Sissignora. (_via_).
TEODORO
Addio.
ELENA
Ah! Sveglia Del Sannio e portalo con te. Non voglio che il tuo eroe
possa credere che la nostra compagnia concilia il sonno. Almeno
questo.
TEODORO
Giusto. (_scuote Del Sannio_) Oh giovinotto!
DEL SANNIO
Eh!
TEODORO
Andiamo?
DEL SANNIO
Subito. Chiudono? (_mezzo insonnito va a prendere il cappello ed
accenna ad avviarsi con Teodoro_).
FILIPPO
Crede di essere al Club.
ELENA
Ciò vendica i nostri saloni.
TEODORO (_a Del Sannio_)
Non salutate?
DEL SANNIO
Oh diavolo! Cara Marchesa.
ELENA
Vi ringrazio della bella serata che ci avete fatto passare.
DEL SANNIO
Che dite?... Sono io che...
TEODORO
Presto.
DEL SANNIO
Vengo. Contessa! (_s'avvia, quando è vicino a Teodoro gli dice_) Oh!
Marchese, scusate, non vi avevo conosciuto.
TEODORO
La cimmeria nebbia, come dicono i classici.
SCENA VII.
ELENA, GEMMA, FILIPPO e D'ALMÈNA.
D'ALMÈNA (_traendo Elena in disparte_).
Marchesa, voi state per commettere una cattiva azione.
ELENA
Oh! oh!
D'ALMÈNA
Una cattiva azione. Pensateci. Ammetto che siate indispettita della
poca galanteria degli uomini; ma quello di cui macchinate la rovina...
ELENA
La rovina?
D'ALMÈNA
Certo; quello non appartiene al nostro mondo, non vi ha offeso in
nulla. È un uomo utile, probabilmente ingenuo e quindi disarmato
contro di voi. Vi conosco, ora siete in puntiglio, ma tornata in voi
sareste la prima a giudicare severamente la vostra condotta. La parte
di Dalila è ingenerosa.
ELENA
Se è un Sansone non cadrà.
D'ALMÈNA
Sansone è caduto.
ELENA
Io non lo disarmo nel sonno. Se è veramente forte non si lascierà
smuovere, e lo smacco sarà mio. Sapete bene che non mi getterò fra le
sue braccia. Se cede, vorrà dire che non era stoffa d'eroe, e mi
vendicherà della prosopopea di tutti gli altri. E poi m'annoio, e
questo mi diverte.--E poi è deciso.
D'ALMÈNA
Quanto più sarà forte, tanto più facilmente cadrà nella pania.
ELENA
Come temete per il decoro del vostro sesso!
D'ALMÈNA
Oh! pigliatevela con me....
ELENA
Che non ve ne importa.
D'ALMÈNA
Non conosco il signor Sarni, ma...
ELENA
Minacciate di metterlo in avviso? La buona fede mascolina! Perchè vi
ho invitato a casa mia!
D'ALMÈNA
Non lo metterò in avviso, non per timore di essere sleale, ma perchè
sarebbe inutile. Solo se persistete nel proposito, avrò il dolore di
non esser più de' vostri amici.
ELENA
Capite bene che se cedessi ora, avrei l'aria di farvi la corte.
D'ALMÈNA
Buona sera, Marchesa.
(_Elena s'inchina col capo_).
D'ALMÈNA (_a Gemma_)
Contessa! (_salutando_).
FILIPPO
Vai via? Non assisti al Torneo?
D'ALMÈNA
No.
GEMMA
Per dar la palma al vincitore.
D'ALMÈNA
Saranno vinti tutti e due. (_via_).
SCENA VIII.
ELENA, GEMMA, FILIPPO.
ELENA (_è rimasta ritta, immobile, pensosa. Uscito Almèna si scuote_).
Non potete credere che allegria mi mette indosso questa partita.
(_Silenzio. Elena passeggia la scena, va da un mobile all'altro, apre
un libro e poi lo chiude; siede al pianoforte. Filippo sbadiglia
coprendosi la bocca colla mano. Gemma lo guarda_).
FILIPPO
Scusate, è l'allegria della Marchesa che è comunicativa. Le dieci.
(_suono di campanello_) Eccolo qui, è puntuale.
GEMMA
Elena, lasciamo correre?
ELENA (_la guarda--pausa_)
Vedremo.
SCENA IX.
ANSELMO, ANDREA e detti.
ANSELMO
Il sig. Sarni.
(_Andrea entra e s'inchina_)
ELENA
Mio zio mi ha annunziato la sua visita e stavo aspettandola. Mio zio
le avrà detto che le dava appuntamento in casa mia.
ANDREA
Sì, signora Marchesa.
ELENA
La Contessa del Pallio si è trattenuta apposta per fare la sua
conoscenza. (_inchini_). Il mio amico il Barone Landucci.
FILIPPO
Ebbi già l'onore di conoscere il signor Sarni ieri sera...
ANDREA
Alla Direzione del _Faro_.
FILIPPO
Appunto.
ELENA (_fa cenno ad Andrea di sedere_)
Inutile dirle che si parlava di lei.
FILIPPO
Ammirando.
ANDREA
È un'ammirazione presto guadagnata, se basta partire per ottenerla.
GEMMA
Si ammira un volontario che parte per la guerra.
ANDREA
Ma non un botanico che parte per erborizzare, nè un artista per veder
paesi. Al giorno d'oggi i piccoli fatti sono troppo facilmente
divulgati, e finiscono per acquistare importanza dal numero delle
persone che li conosce.
GEMMA
Quando tutti sono d'accordo in un sentimento...
ANDREA
È segno che c'è una specie di pigrizia universale, che fa senza esame
accettare per buono il giudizio corrente.
GEMMA
Ammetterà che pochi tenterebbero l'impresa che lei sta per tentare.
ANDREA
Le assicuro che non faccio sfoggio di modestia, ma questa larva di
celebrità improvvisata e ad ogni modo anticipata mi può dare delle
gran noie. Ieri sera un amico mi portò all'ufficio di un giornale dove
andai volentieri per vedere un po' di gente prima di lasciare il mio
paese: ma invece di trovarmici spettatore, mi accorsi di esserci come
una specie di bestia rara che molte persone convenute apposta volevano
veder da vicino. Quei signori possono credere che io ci fossi andato
per darmi in spettacolo, e se la spedizione fallirà o se non riescirò
a trarne quel profitto che mi propongo, eccomi fatto ridicolo o almeno
convinto di molta presunzione.
FILIPPO
Il solo fatto di affrontare i rischi di un viaggio...
ANDREA
Non esageriamo. Ne sono già tornati dai mari polari.
FILIPPO
Finirò per aver più merito io, che me ne sto qui a far la corte a
queste signore.
ANDREA
Dicono infatti che sia una navigazione assai più difficile.
ELENA (_levando la testa e guardandolo fiso_)
È pericolosa?
ANDREA
Sono tentato di crederlo, Marchesa.
ELENA
Per esperienza?
ANDREA
Un'esperienza di cinque minuti.
ELENA
Oh! Come farà a smaltire di simili galanterie laggiù nella solitudine?
ANDREA
Farò economia.
GEMMA
È già tanto ricco!
FILIPPO
L'avevo detto? A sentir discorrere di un uomo che va ai mari polari,
lo si immagina selvatico come un orso bianco.
ANDREA
Al contrario, adoro la società!
GEMMA
E perchè l'abbandona?
ELENA
Oh, Gemma! Non indaghiamo i segreti d'un uomo di quell'età.
ANDREA
No, no, non ho segreti da nascondere e non sono più romantico che
selvatico. Non ho nè dolori da vincere, nè disinganni da consolare.
Faccio la mia strada e cerco che non sia la strada maestra dove
passano tutti. Come vede, mi confesso ambizioso; ma per emergere dalla
folla bisogna essere più alto degli altri, mentre anche un uomo di
media statura, se cammina solo, lo si vede da lontano.
ELENA (_carezzevole a Filippo_)
Filippo, passatemi quello sgabello.
FILIPPO
Subito. (_le porta lo sgabello e glielo mette sotto i piedi_).
ELENA (_c. s._)
E abbassate un po' il paralume, la lampada mi fa male agli occhi.
FILIPPO
Ecco. (_eseguisce_).
ELENA (_gli porge la mano e con tono di molto sentimento dice:_)
Grazie, mio buon amico.
FILIPPO (_sorpreso_)
Oh! (_bacia la mano_).
ELENA (_c. s._)
Voi, poveretto, solo non ci andreste, eh?
ANDREA
È così bene accompagnato!
ELENA (_piano a Filippo_)
Fa una grande ostentazione di semplicità.
FILIPPO
Vi dispiace?
ELENA (_c. s._)
Siete meglio voi, cento mila volte.
FILIPPO (_sempre più stupito_)
Oh!
ELENA (_c. s._)
Quasi quasi gli do la sua lettera. Eccola.
FILIPPO (_c. s._)
Che viltà!
ELENA (_c. s._)
Mi è antipatico. Basta, vedremo. Andate di là.
_(Filippo torna dall'altra)._
ANDREA (_seguitando un discorso con Gemma_)
Sissignora, ci sono andato un'altra volta; ma dopo di essere stati sei
giorni bloccati dai ghiacci dovemmo riparare in Norvegia.
(_Elena mentre Andrea parla, tiene la lettera in
mano col braccio penzoloni lungo il fianco esterno
del seggiolone, più volte sorridendo a mezze labbra
fa cenno di mostrare la lettera. Filippo la guarda
e le fa dei segni col capo e colla bocca. Concerto.
Tutti e due sorridono--Andrea ha notato il giuoco
e ne è un po' sconcertato_).
GEMMA
Chi sa quei sei giorni che apprensione!
ANDREA
Passarono in un attimo, nei preparativi dell'invernata e fummo liberi
prima d'avvertire che..... _(a Filippo che fa cenni ad Elena)_ Dica.
FILIPPO
Io?
ELENA
Scusi un po', sig. Sarni, la colpa è mia. Interrogava a cenni il mio
amico Filippo, per sapere se devo mandare al suo recapito una certa
lettera ch'egli conosce. Giusto, lei farà l'oracolo.
ANDREA
Io?
ELENA
Sì. Lei ignora di che si tratta, quindi il suo verdetto avrà tutta la
cecità che si richiede ad un verdetto della sorte. Vuole rispondere?
ANDREA
Ma si può conoscere almeno a chi è diretta la lettera?
ELENA
Ah no! (_guarda Filippo ridendo_) Il nome del destinatario le direbbe
ogni cosa.
ANDREA (_fra sè_)
È lui! Che parte mi fa fare? (_forte_) È una lettera importante?
ELENA (_ridendo_)
Se andasse al suo recapito, sarebbe tenuta per tale.
ANDREA
Ebbene. (_fra sè_) Vediamo. (_forte_) Io non la manderei.
ELENA
Davvero?
ANDREA (_ridendo_)
L'oracolo ha parlato.
ELENA
E sia. (_mette la lettera nel cassetto del tavolino_).
ANDREA
Però trovo strana questa irresolutezza in una Signora. Le donne pel
solito deliberano prontamente.
ELENA
Ha in così buon concetto le donne?
ANDREA
Buono, non saprei. Gli uomini sono più irresoluti prima di deliberare,
ma più fermi e perseveranti dopo.
ELENA
Sicchè lei quando ha deciso di fare una cosa...
ANDREA
La faccio.
ELENA
Per esempio, il suo viaggio non c'è nulla che potrebbe smoverla dal
farlo?
ANDREA
Oh... certo.
ELENA
Proprio nulla?
ANDREA
Oh Dio, potrei ammalare.....
ELENA
No... No.
ANDREA
Ebbene, fuori di questo non vedo quale altro impedimento mi potrebbe
trattenere...
ELENA
Non vede? Mi rallegro con lei.
ANDREA (_fra sè_)
Che strana donna!
ELENA
A proposito del suo viaggio, guardi che quasi me ne scordavo. Mio zio
le doveva portare stassera una commendatizia.
ANDREA
Ecco, senza di quella, per esempio, temo che il mio viaggio sarebbe in
grande pericolo.
ELENA
Ah! ma quella c'è. Mio zio non venne stassera perchè è un poco
indisposto. Mi manderà la lettera domattina. Se vuole passare a
prenderla in casa mia, o se mi lascia detto dove gliela posso mandare.
ANDREA
Oh! verrò io.
ELENA
Così avrò il piacere di rivederla.
ANDREA
A che ora?
ELENA
Verso le undici, le va?
ANDREA
Benissimo. Anche più tardi, se crede.
ELENA
No, io mi alzo per tempo. È inteso?
ANDREA (_levandosi_)
La ringrazio.
ELENA
Non ho detto per congedarla. Non è tardi.--Siamo in pochi.--La
Contessa è la mia migliore amica, Filippo è di casa; segga là, e si
lasci andar a discorrere. Qui non si creano celebrità. Ci parli delle
sue speranze, dei suoi propositi, ci descriva quegli spettacoli
terribili ed immaginosi. Vuole?
ANDREA
Ma.....
GEMMA
Sì, sì.
ELENA
Filippo, diteglielo anche voi.
FILIPPO
Che potrebbe mai la mia povera parola?
ANDREA
Oh, molto! La Marchesa mostra di fare un tale conto di lei!
ELENA
Una serata passata in questo modo fa fare dei gran passi all'amicizia.
Sarà un pegno che ci lascia di non scordarci al ritorno. E noi lo
rammenteremo molte volte. Quando lei sarà laggiù, nella gran notte
polare, potrà pensare: in questo momento nel mio paese in un salotto
intimo dove il caso m'ha fatto entrare, c'è della gente che dice:
Dov'è? Che fa? Quando tornerà? Che commenta i miei discorsi e fa voti
perchè si avverino le mie speranze. Perchè parleremo spesso di lei.
(_a Filippo molto carezzevole_) Non è vero, Filippo?
FILIPPO (_fra sè_)
Come mi carezza!
ANDREA (_seccato dalle tenerezze tra Elena e Filippo_)
La proposta è seducente ed il quadro bellissimo, ma il tempo stringe e
ho molto da fare. Pregherò il sig. Barone di voler prendere le mie
difese, nel caso che la fretta mi facesse passare per scortese. Sono
sicuro di affidarmi ad un buon avvocato.
ELENA (_fra sè_)
Ci morde.
ANDREA
Marchesa!
ELENA
A domani alle undici.
ANDREA
Grazie. Contessa...
GEMMA
Buon viaggio.
ANDREA (_a Filippo_)
Mi raccomando a lei. (_via_).
SCENA X.
Detti meno ANDREA.
GEMMA
Filippo, andatemi a prendere il mantello.
FILIPPO
Subito! (_via_).
GEMMA (_ad Elena_)
Persisti nella scommessa?
ELENA
Certo.
GEMMA
Uhm! Perderai.
ELENA
Credi?
GEMMA
Se n'è andato.
ELENA
Appunto. È quello che volevo.
FILIPPO
Eccomi qua. (_aiuta Gemma a vestire il mantello_). Vi accompagno.
GEMMA
Miracolo!
FILIPPO
La Marchesa è stata troppo buona con me in presenza dei terzi. Se
rimango solo, se ne vendica, mi batte.
GEMMA (_ad Elena_)
Buona fortuna.
ELENA
Addio. Ah! Filippo, domattina vi aspetto alle undici e un quarto
preciso.
FILIPPO
Ci siamo. Orologio alla mano.
GEMMA (_nell'uscio a Filippo_)
Venite?
ELENA
Pranzerete poi con me.
FILIPPO
Le briciole, cara Marchesa. (_via con Gemma_).
_Cala la tela._
FINE DELL'ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
In casa della Marchesa. Salotto piccolo, elegantissimo. In fondo
una specie di gabinetto colle pareti a cristalli interi che si
capisce sporgere nel giardino. In quello nel mezzo una tavola
rotonda coperta di tela cerata e sedie in bambou. Il gabinetto
ha un ingresso a sè a sinistra, sull'imboccatura, cosicchè le
persone di servizio vi accedono senza entrare nel salotto. Il
salotto molto ingombro di mobili. La porta comune è a sinistra,
a destra non c'è porta nè finestra, la luce viene dal
gabinetto. Vicino al sofà un tavolino a due piani foderato in
peluche con fiocchi e peneri. Nel piano disotto libri, sul
piano superiore un atlante aperto. Dal lato opposto della
scena, cioè a destra, uno scrittoio discosto dal camino. Sullo
scrittoio un piccolo cavalletto regge una fotografia. Sul
camino un'altra fotografia. Fiori dappertutto.
SCENA I.
ANSELMO introducendo _Andrea_.
La signora Marchesa ha lasciato detto che se veniva il signore lo si
pregasse di aspettare, che alle undici sarebbe tornata. Non può
tardare più di due tre minuti.
ANDREA
Va benissimo. (_Anselmo parte_).
È mattiniera. La facevo appena levata. Questa è la sala dove eravamo
ieri? No--Bello! com'è pieno di fiori! Che profumo! Per un anno, addio
primavera. Quanto la pagherei fra tre mesi una fogliolina fresca di
rosa! Sicuro che è facile la vita qui dentro (_siede_). Per stare in
ozio. Che vita strana, artificiale. E che donna strana. Nemmeno il
pudore di nascondere in faccia ad un estraneo la sua intimità col
Barone; perchè è chiaro; quei due..... fanno il paio. Ma se lo tenga
il suo Barone. E io avrei dovuto dare accademia di quadri polari per
fornire poi argomento ai loro discorsi quando sono a corto di
galanterie. Fossi grullo! (_s'alza_). Questi seggioloni sono il vero
emblema della società che li adopera. Hanno una mollezza che agguanta.
Quando ci si è seduti bisogna fare uno sforzo per levarsene. Ah! le
buone sedie dure che fanno lavorare. Non vedo l'ora di esser partito.
Tutti questi giorni che mi vanno in visite e provviste mi stancano. È
una settimana che non ho aperto un libro (_prende la fotografia che è
sullo scrittoio_). Il ritratto del Barone. L'avrei giurato; e proprio
lì sullo scrittoio per vederselo davanti ad ogni momento. Miracolo che
non l'avesse di là nel salone. Là ci terrà gli _Album_ con tutti gli
altri: questo è il santuario degli eletti. Non è antipatico! Ha
un'aria volgare, e mi fa maraviglia che lei così fina... Rimettiamolo
bene a suo posto, che non se lo trovi mancare. Così--(_vede l'altra
fotografia sul camino_). Un altro! Dello stesso alla stessa. È
un'esposizione! Scommettere che ci trovo il terzo là su quel tavolino?
(_va al tavolino_) No, un atlante. Il viaggio della _Vega_. Oh, oh! E
i fogli sono tagliati, e il libro ha l'aria d'esser stato letto... Ci
sono dei segni in margine e delle note... Vediamo; ah! dove descrive
l'invernata nel paese dei Ciuschi... la nota dice: _Ecco degli
uomini!_ Lo credo bene, meglio che i suoi fantocci da cotillon!
(_sente la voce d'Elena nella sala vicina_) Eccola!
SCENA II.
ELENA e detto.
ELENA (_con cappello e mantello_)
Perdoni, sig. Sarni. È un pezzo che aspetta? Ho l'abitudine di fare
ogni mattina una passeggiata a piedi. Son venuta di corsa. Si vede,
eh? (_suona il campanello_).
ANDREA
Quello che si vede le sta così bene...
ELENA
Pensavo che il suo tempo è prezioso; chissà quante cose le restano a
fare.
ANDREA
No... proprio nulla, non ho che da aspettare l'ora della partenza.
ELENA
Che è domani?
ANDREA
Sì, domattina.
ELENA (_Si è già levato il cappello, levandosi il mantello questo
s'impiglia in un uncinetto dell'abito_)
Scusi, guardi un po' lei.
ANDREA
Ecco fatto.
ELENA
Era così fosca l'aria stamattina.
_(Anselmo entra)._
Dite a Giulia che venga a prendere il mio cappello e il mio mantello.
ANSELMO
Sissignora.
ELENA
Aspettate. Lo zio deve aver mandato una lettera.
ANSELMO
Non credo.
ELENA
Non è possibile! Siete certo che non è venuto nessuno da parte dello
zio?
ANSELMO
Almeno io non ho visto nessuno.
ELENA
Informatevene, e fatemelo dire da Giulia. Se veramente non hanno
portato nulla, avvertite Ambrogio che sia pronto a salir subito al
Macao. (_verso Andrea_) Scrivo un biglietto allo zio per sollecitarlo.
ANDREA
Mi rincresce...
ELENA
Che! Mi fa maraviglia, perchè lo zio è puntualissimo. La lettera non
può tardare.
ANDREA
Vorrei che tardasse un'ora almeno.
ELENA
Non mi piace sentirle dire delle frasi così compite. Mi ha già fatto
senso ieri sera. La galanteria è la qualità degli uomini che non ne
posseggono altre. Ora hanno perduto anche quella. Gli uomini come lei
non hanno bisogno di esser galanti.
ANDREA
Vuol dire che non so pigliarmela con garbo.
ELENA
No, ho anzi notato che gli uomini gravi, gli uomini di studio e di
valore le poche volte che sono condannati a discorrere con una
signora, usano i più torniti fioretti. Ebbene lo trovo umiliante. Mi
pare di vederci trapelare la profonda convinzione della nostra
frivolità.
ANDREA
No.
ELENA
Altro. (_Giulia entra e raccoglie il cappello ed il mantello poi
s'avvicina ad Elena_).
Ebbene?
GIULIA
Dice Anselmo che veramente non è venuto nessuno, nè hanno mandato
nulla.
ELENA
Anselmo avrà avvertito Ambrogio?
GIULIA
È già pronto.
ELENA
Che aspetti. (_via Giulia_) Non so capire... scrivo subito allo zio.
(_allo scrittoio_).
ANDREA
Senza che lei s'incomodi, posso passar io dal Marchese.
ELENA
È così lontano!
ANDREA
Mi servirà di passeggio; dovrò stare tanto tempo fermo a bordo.
ELENA (_piccata_)
Padrone!
ANDREA
Dicevo per risparmiarle la seccatura di scrivere.
ELENA
Ecco, se ci va subito subito lo trova in casa, altrimenti no. Buon
viaggio.
ANDREA
È meglio che scriva lei il biglietto.
ELENA
Meno male. (_prendendo la scatola della carta da lettere, fa cadere in
terra il piccolo cavalletto col ritratto di Filippo_).
ANDREA (_che è seduto dall'altra parte della scena, si alza e
raccoglie la fotografia_)
Oh! povero Barone.
ELENA
Come ha fatto di laggiù a riconoscere quel ritratto?
ANDREA
L'avevo già visto prima che lei arrivasse.
ELENA
Ah!
ANDREA
Se è un'indiscrezione, gliene chieggo scusa.
ELENA
Perchè un'indiscrezione? Se lo lascio in quel posto... è perchè...
ANDREA
Tutti lo vedano.
ELENA
Perchè non c'è male ch'altri lo veda. D'altronde questo salotto non è
mai aperto alla folla. Qui non ci vengono che gli amici.
ANDREA
E ci stanno.
ELENA
Non pare, dacchè lei parte.
ANDREA
Sa, non si regge più!
ELENA
Chi?
ANDREA
Il Barone. Non posso farlo stare in piedi. Ha una gamba rotta...
ELENA
Bene, lo metta dove vuole.
ANDREA
Là sul camino?... daccanto all'altro?...
ELENA
Dove vuole. E poichè è lì, mi faccia la grazia di suonare il
campanello. (_Andrea preme il bottone elettrico vicino al
camino.--Elena chiude la lettera_).
Così! Confessi la verità... lei mi trova molto... come devo dire?...
ANDREA
Gentile.
ELENA
No. Quantunque la parola esprima forse in modo cortese la stessa
censura che intendo io. (_entra Anselmo_) Questo biglietto allo zio,
subito.
ANSELMO
Sissignora. (_via_).
ELENA
Voglio dire che famigliarizzo troppo presto. Non trova? L'ho veduto
ieri sera per la prima volta, e l'ho già chiamato amico, e scherzo con
lei e lo incoraggio a scherzare meco in tono di molta dimestichezza.
Che vuole? Sono per indole piuttosto gaia, e lei malgrado il suo
sapere e la sua fermezza mi pare non sdegni un po' di buon umore
giovanile; desidero lasciarle di me un'impressione non del tutto
sgradevole; chissà che al suo ritorno non si finisca per diventar
amici davvero.
ANDREA
Adesso non siamo?...
ELENA
Adesso non siamo nemmeno conoscenti. Che so io di lei? Che è un uomo
di merito che va al Polo. Non basta. Che sa lei di me? Che sono nipote
di mio zio.
ANDREA
So di più...
ELENA
S'intende, che non faccio paura, che ho una buona sarta e che ricevo
molta gente.
ANDREA
Di più. Che quelli che hanno la fortuna di esser suoi amici...
davvero, lei li tratta molto bene.
ELENA
Chi glie lo dice?
ANDREA
Almeno in effigie.
ELENA
Ah! perchè tenevo il ritratto di Filippo sul mio tavolino--se
sapesse!...
ANDREA
Che?
ELENA
No. No, non ho tempo. E non c'è ragione di fare questi discorsi ora.
(_passa dall'altra parte della scena e va a sedere sul canapè vicino
al tavolino di peluche. Vede i libri e l'atlante aperti, li chiude
come per nasconderli e li mette sul piano inferiore_).
ANDREA (_che non si è mosso_)
Perchè chiude e nasconde quei libri?
ELENA
Oh! libri indifferenti.
ANDREA
Per me, no. Il viaggio della _Vega_.
ELENA
Ha veduto anche questo?
ANDREA
Le rincresce?
ELENA
Sì.
ANDREA
Perchè?
ELENA
Perchè mi spiace passare per una donna sapiente.
ANDREA
Non le fa torto.
ELENA
E perchè mi spiace che lei possa credere che li avevo messi in vista
apposta per lei.
ANDREA
Non mi sono lusingato di tanto.
ELENA
D'altronde non l'ho letto.
ANDREA
Le note non sono sue?
ELENA
L'ha anche sfogliato? Sissignore, l'ho letto, mi è piaciuto; l'ho
annotato, ed alla prima occasione partirò anch'io per un viaggio
d'esplorazione. È contento?
ANDREA
Perchè mi parla così? Sono indiscreto. Ma se si propone di
scandagliare il fondo delle mie abitudini mondane, non ci vorrà uno
scandaglio lungo, sa. Non ne ho che una vernice, e dacchè sono entrato
in casa sua ho esaurito la mia provvista di galanterie. Sono stanco di
sorvegliarmi. Non so durare alla giostra delle piccole frasi, e dei
continui sottintesi. Mi lasci essere quello che sono veramente, un
uomo molto semplice e molto curioso. Ieri suo zio mi aveva avvertito
che mi dava appuntamento in casa della Marchesa di Roveglia,
lasciandomi capire che ci avrei trovato lui solo; non mi aspettavo di
vederla. Quando mi fecero passare nel suo salone, lo devo dire? ne fui
contrariato. La sua riputazione di suprema eleganza mi dava
soggezione, mi studiai subito di mostrarmi disinvolto, e un tale
studio cresce imbarazzo. Mi aspettavo del sussiego, e trovai invece
una giovialità amichevole, che contribuì a sconcertarmi. Rincresce
passar per novizio. La sua sicurezza trionfante mi conturba, la sua
semplicità così elegante mi umilia. Ho paura di apparire impacciato
contenendomi, e arrogante lasciandomi andare. Il meglio è confessare
la mia pochezza. Un uomo che sta a suo posto, non è mai ridicolo.
ELENA
Pensare che ho provato anch'io gl'identici sentimenti!
ANDREA
Quando?
ELENA
In sua presenza. Mi pare che gli uomini forti ed utili come lei devono
averci in così misero concetto. Ieri sera già prima che lei giungesse
mi preoccupavo del giudizio che avrebbe fatto di me. Ho molto
orgoglio; mi rincresce essere messa a fascio colle altre. Non le avrei
detto queste cose, se lei non me ne avesse dato l'esempio. Ora siamo
sulla buona strada tutti e due. Ebbene è vero. Quel libro era lì
aperto, perchè ne rilessi dei brani ieri sera quando fui sola.
ANDREA
Ah!
ELENA
L'avevo già letto. Non c'è romanzo che m'interessi quanto il racconto
di queste superbe battaglie dell'uomo contro gli elementi. Quei
lottatori sono così semplici e grandi! Gli eroi belligeri hanno tutti
del rodomonte. Quanto l'invidio. Com'è bello avere una ragione così
alta di vivere e di agire.
ANDREA
Possono essere tante le ragioni.
ELENA
Per ciò è una gran miseria non averne nessuna.
ANDREA
Nessuna?
ELENA
Parliamo d'altro! Vuole? quanto durerà il suo viaggio?
ANDREA
Un anno forse...
SCENA III.
ANSELMO, FILIPPO e detti.
ANSELMO
Il Barone Landucci! (_movimento d'Andrea--Filippo entra--Elena, senza
interrompere il discorso, gli porge la mano_).
ELENA
Partiranno in giugno, avremo notizia dei primi giorni di viaggio, e
poi il gran silenzio. Si ricorderà ancora che sono al mondo al suo
ritorno?
ANDREA
Certamente!
ELENA (_a Filippo_)
Come va a quest'ora?
FILIPPO (_stupito_)
Ma...
ELENA
Per voi non fa giorno al solito che verso le due.
FILIPPO
Vi dirò: ho dovuto levarmi per affari, passando davanti la vostra
porta, ho pensato di venire a darvi il buon giorno.
ELENA
Grazie, mio buon amico, (_gli dà la mano a baciare_).
ANDREA (_levandosi in piedi_)
A che ora posso ripassare; o se vuole lasciar la lettera dal
portinaio...
ELENA
Ambrogio non può tardare. Aspetti ancora un momentino. (_a Filippo_)
Che affari potete mai aver voi, mio povero amico?
FILIPPO
Naturale, io sono un uomo nullo! Che affari posso mai aver io?
ELENA
Come la pigliate! (_ad Andrea_) Landucci si lagna sempre di esser
maltrattato dalle signore.
ANDREA
Quando si dice l'errore!
FILIPPO
Mal trattato...
ELENA
Ma lo fa ad arte. Per scusare all'occasione le sue perfidie.
FILIPPO
Le mie perfidie!
ELENA
Negatelo. Chissà quegli affari cosa nascondono. Non sarebbe certo per
me che avreste fatto sacrifizio di tre o quattro ore di sonno!
FILIPPO
Vengo però a dedicarvene la maggior parte.
ANDREA (_fra sè_)
Che ci faccio io qui? (_salutando_) Marchesa, voglio lasciar l'agio di
scolparsi al Barone.
ELENA
Sono proprio mortificata di questo ritardo dello zio. Io non esco di
casa; ripassi al tocco; la lettera ci sarà di certo, dovessi andare a
ritirarla io stessa. Ma non la lascio dal portinaio, voglio che salga
a pigliarla. È inteso?
ANDREA
Sissignora... Barone...
FILIPPO
Dottore... (_via Andrea_).
SCENA IV.
ELENA e FILIPPO poi ANSELMO.
FILIPPO
Dunque?
ELENA
Aspettate che sia fuori del tutto.
FILIPPO
Ha un'aria andantino pizzicato! Hanno chiuso l'uscio d'entrata.
ELENA (_canticchiando e battendo allegramente colle due mani sul
tavolino_)
Là là là là.
FILIPPO
Non parte più?
ELENA
Oh! anzi. In questo momento non vede l'ora d'esser partito. Ma non
partirà.
FILIPPO
Credete?
ELENA
Oh! però è sconfortante. Ah, che miseria! come ci vuol poco! E sono
gli uomini di valore, e mutano la faccia del mondo! Sono i martiri
della scienza e gli eroi della civiltà. Che fermezza! Eccolo turbato
come un'educanda che riceve un biglietto d'amore. Poveretto, mi fa
pena!
FILIPPO
Che cuore!
ELENA
Gli uomini, eh?
FILIPPO
I grandi uomini.
ELENA
Tutti. Nemmeno solidali fra di loro. Voi mi secondate come se fosse
cosa da nulla. V'assicuro che se sapessi di una macchinazione simile
contro una donna, anche non essendole amica, a quest'ora l'avrei già
messa sull'avviso. Ma voi altri! Che uno dei vostri cada in trappola,
che ve ne importa? Ve lo spingete, se occorre.
FILIPPO
Siete impagabile!
ELENA
Ma sì, ieri sera D'Almèna faceva l'austero, mi ha sermoneggiata,
mentre era così facile correre dietro a quel disgraziato e metterlo al
corrente della scommessa. La cosa era tanto ovvia che ho temuto la
facesse. Ma è bastato opporgli lo spauracchio della lealtà offesa per
disarmarlo. Naturale! La vostra cavalleria ha un'aria di protezione
che mi rivolta. Se il tranello contro il Dottore fosse stato ordito da
un uomo, D'Almèna glie lo avrebbe svelato sul momento. Ma una donna!
La dignità maschile sdegna di lottare contro una donna. Poverette,
siamo tanto deboli!--Si vede.--Ma ostentate di tenerci per tali, e
sarebbe peccato non approfittarne.
FILIPPO
Siete impagabile!
ELENA
E quell'altro. L'uomo forte! Vi giuro che stamane ero quasi pentita
del gioco, e se appena avesse mostrato un po' di elevatezza, avrei
smesso. Ma sapete cos'è che lo conturba in questo momento? Volete
vederlo il talismano che ha atterrato quel paladino della scienza?
Guardate là sul camino.
FILIPPO
Il mio ritratto. Due miei ritratti.
ELENA
Già.
FILIPPO
Dove diavolo li avete presi?
ELENA
Nel mezzo fra i vecchi. Ce li avevo da sei o sette anni.
FILIPPO
Ero un bel giovane.
ELENA
Eh! altro!
FILIPPO
Trovo che mi somigliano ancora.
ELENA
Il Dottore li ha riconosciuti.
FILIPPO
E gli avete lasciato credere?...
ELENA
Che li tenessi lì per specchiarmi nei vostri occhi.
FILIPPO
E l'ha creduto?
ELENA
Ma sì... l'imbecille. Ed ecco perchè finirà per rimanere. Non saranno
già le mie arti a trattenerlo, nè un capriccio da gran signore, nè la
follia d'un amore improvviso, nulla di ciò che potrebbe far scusabile
la sua debolezza. Sarà il dispetto del vostro trionfo a cui crede, e
la lusinga di attraversare la vostra felicità; un misto di invidiuzza
meschina e di vanità petulante. Davvero che ciò merita dei riguardi!
Se i vostri grandi uomini sono così piccini, non pigliatevela con noi
se li facciamo cadere. Facendolo, vendichiamo la grandezza vera.
FILIPPO
Così va detto. Il vostro è un atto.......
ELENA
Di giustizia.
FILIPPO
Femminile. Come le moine che mi avete fatto ieri sera; ma vi avverto
che non sono di ghiaccio. Non vorrei che per trattenere quell'altro
dal Polo mandaste me ai Tropici.
ANSELMO (_entra e consegna una lettera_)
È tornato Ambrogio.
ELENA
Ah! dello zio.
FILIPPO