I suoi strali spuntava amore e morte,

tuttavia anco da quanto appariva, la turba adulatrice dibatteva una

dozzina di anni.

Ma in Roma sacerdotale, massime a cotesti tempi, piacque due cotanti più

che a Napoli lo studio alla religione santissima, e quello messo nella

osservanza delle pratiche di santa madre chiesa: per la quale cosa ogni

mattina Paolo assisteva divotamente a messa genuflesso alla balaustrata

dello altare; e la messa la pagava di suo, raggiungendo il prete in

sagrestia, dove dopo avergli detto: _prosit_, gli pigliava la mano e ci

deponeva un ducato di oro smagliante; onde il prete quando si voltava

dall'altare implorando al popolo: _Dominus vobiscum_, sbarrava gli occhi

come spiritato per mirare se ci fosse: desiderò essere ascritto a

parecchie confraternite, e prima delle altre a quella dei Fiorentini di

San Giovanni decollato, di cui istituto è accompagnare i condannati a

guastarsi: in questa occasione apprestò rinfresco a tutti i fratelli, ed

i più eletti nel suo palazzo pasteggiò alla grande, nelle processioni

s'industriava far sì, che gli toccasse a portare taluna delle aste del

baldacchino o la residenza, e certa volta dette dieci scudi di elemosina

per portare il Cristo di legno, che gli parve peso; ma il tratto proprio

da maestro fu quello di scegliere confessore il padre Migali gesuita, il

quale per essere stato già confessore del povero Francesco Peretti

nipote del Papa, miseramente assassinato, si vedeva tutto giorno per

casa del cardinale Alessandro: certo era un mettersi tra male branche,

ma egli non si sentiva sortito alle parti di sorcio. Da ambe le parti

perfetti; proprio qui si vedeva alla prova che tra pirata e corsale non

ci corre altro che i barili vuoti; egli non rifiniva mai di levare al

sesto cielo la sapienza del Gesuita (la pietà non importava, chè si

suppone in tutti gli ecclesiastici, e in modo singolare nei Gesuiti), il

Gesuita mostrava andare in visibilio per la pietà di Paolo (di opinione,

di sapienza non faceva mestieri, supponendosi sempre in cui spende a

mano aperta, e mette tavola spesso). Ora accadde che certo dì favellando

insieme Paolo col padre Migali delle parti degl'infedeli, e sul modo di

propagarci la fede, tante eccellenti cose costui gli disse in parte non

conosciute prima ed in parte accomodate così che parvero nuove, che il

padre si dispose in tutto fare motto di questo distinto _soggetto_ al

Cardinale nipote, non mica perchè egli fosse capo della Congregazione

_de Propaganda fide_, a cui presiedeva lo stesso Papa, ma sì perchè il

cardinale Alessandro, se non la sola, per certo si considerava la più

sicura chiave di aprire il cuore dello zio. Nè fu difficile ottenere

udienza dal Cardinale, atteso il credito del Gesuita, e l'indole facile

del nipote di Sisto; il quale, per giudizio dei contemporanei, oltre la

buona natura ebbe pratica grande di negozi più che scienza, negoziando

sempre al cospetto del Papa, ovvero a norma delle sue istruzioni, onde

lo prepose alla Congregazione della Consulta per il governo della santa

Chiesa, che rispondeva a cappello a ciò che nei giorni nostri chiamiamo

_ministero dello interno_, e all'altro ufficio troppo più importante pel

Papa, ed arduo pel giovane, voglio dire, quello di ascoltare gli spioni,

e riferirgli con sagace diligenza quanto ne avesse cavato. -- Ancora, si

deve avvertire, che Paolo, appena si presentò, piacque al Cardinale,

però che la simpatia da taluni non si osserva nella sua genesi, e da

molti altri si nega, ma pur troppo vive, e dirò regna; impossibile,

almeno per ora, dichiarare in che cosa consista, ma per me quasi mi

persuado, che proceda da cause tutte animali, effluvi di sangue, virtù

magnetica di sguardo, od altre cotali; e dopo un po' di commercio la

simpatia crebbe, dacchè Paolo nascesse gentiluomo, ma la educazione

materna e il suo mescolarsi con gente di piccolo affare lo avessero in

certo modo invilito; mentre Alessandro, comecchè di lignaggio villano,

facevano gentile l'esempio dei colleghi, ed il continuo negoziare con

personaggi potenti; per la quale cosa si sentirono subito bilanciati

perfettamente tra loro, successo che da essi non fu mai prima di ora

provato, imperciocchè trovandosi con persone o affatto volgari, o

affatto signorili si sentissero come a disagio. Inoltre se bello era

Paolo, brutto non compariva Alessandro, e se in avvenenza egli cedeva

all'altro, ciò giudicava nel suo segreto la gente, ma non andava a

dirglielo, mentre a lui la naturale prosunzione impediva darsi per

vinto; di poi, non si poteva dubitare, che con le vesti da cavaliere un

giovane avesse a parere più elegante che incamuffato con quel viluppo di

panni rossi. Quanto a magnificenza, che la fama gli aveva porto

occorrere nel Cavaliere grandissima, il Cardinale non se ne pigliava

fastidio, anzi ci aveva gusto, perchè godendo di centomila scudi di

rendita sentiva poterlo superare: per ultimo rispetto a sapienza

conobbe, come Paolo fosse uomo sagace più per pratica di faccende, che

per istudio di libri (e qui pure non si confessò, nè era inferiore a

lui); e per quel po' di lettera ch'ebbe Paolo occasione di metter fuori

non era tale nè tanta da farne le stimate per chi viveva a cotesto tempo

in Roma, nè tra l'uno e l'altro ci correva un filaro di case. Insomma

Paolo possedeva tutte le doti per andare a genio ad Alessandro, dacchè

in quelle che riescono ad acquistarsi impossibili, come lignaggio e

bellezza, il Cardinale aveva argomento buono di reputarsi pari, e per le

altre che possono acquistarsi si reputava superiore.

Parlarono di molte faccende, un po' per tastarsi e un po' menati dal

giovanile talento, e finalmente caddero su quello che premeva all'uno

ascoltare, all'altro dire:

-- Sicchè a voi, Cavaliere, questa istituzione del Papato non garba...

-- Illustrissimo, per amore di San Diego ultimamente canonizzato[24], non

mi apponete di questa fatta eresie. Come non mi avrebbe a garbare il

Papato se istituito dalla propria bocca di Gesù Cristo? Io non sono così

tristo cristiano per ignorare che Pietro fu la pietra sopra cui si fonda

la Chiesa, contro la quale non prevarranno le porte dello inferno, bensì

dubito, rimettendomene sempre all'autorità dei miei superiori, massime

alla vostra, che la _navicella_ di San Pietro diventata _galera_

abbisogni di qualche altra vela, e di parecchi remi di rinforzo.

-- Cavaliere, parlatemi col cuore in mano; quantunque per ufficio mi

corra il debito riferire qualsivoglia cosa per me si oda, o si veda, a

Sua Santità, tuttavolta in fede di gentiluomo vi prometto, che delle

cose a voi piacesse favellarmi egli apprenderà quelle che voi vorrete

egli sappia, e se niente ha da saperne, e nulla saprà.

-- Illustrissimo, voi adopererete secondo la prudenza vostra, perchè a me

sembra non avere a dire cosa che possa tornare sgradevole a Sua Santità.

Il Papato nacque inerme e debole, e così un pezzo durò: se l'uomo fosse

meno perverso, e non si ostinasse nel peggio, il Papato, per trionfare

nel mondo, dalla sua origine divina in fuori non avria dovuto avere

mestieri di altri soccorsi: ma costoro, che pure si attentarono mettere

le mani nel sangue prezioso di Cristo, pensate se volevano peritarsi a

menare strage dei suoi pontefici! La storia pertanto della prima Chiesa

è tutta un martirio; le sue fondamenta, si può dire, furono poste sopra

sangue cagliato...

-- Questo non contrastano nè anco i nostri più fieri nemici....

-- Ed appunto per ciò, chi venne dopo considerava come divina cosa sia il

martirio, ma arcidivina il trionfo.

-- Avvertite, Cavaliere, che il terreno incomincia a farsi lubrico...

-- Illustrissimo, se male mi appongo, lascio a vostra signoria libertà

piena pienissima di anteporre il martirio al trionfo, e vedete e' ci è

da scegliere; tra i Monsulmani impalano, i Tartari segano in mezzo;

nella China uccidono frastornando il sonno...

-- Basta, basta, interruppe il Cardinale sorridendo, in fede di

gentiluomo, io mi confesso giusto, la passione del martirio non è la mia

dominante...

-- Appunto voleva dire... a diciannove anni... potente... copioso di beni

di fortuna, e capace ad usarne con prudenza... il martirio non è ospite

accetto. Per assicurare il trionfo della Chiesa, oltre gli aiuti divini,

prudenza volle che si facesse procaccio degli umani...

-- Gli aiuti divini non mancano mai a cui gl'implora con cuore contrito,

e gli attende con mente umiliata...

-- Illustrissimo, voi parlate da quel luminare di santa madre Chiesa che

siete; però piacciavi considerare che i primi a ricorrere agli umani

sussidii furono i Papi, non io: io racconto; apprenderò volontieri da

voi le cause che mossero i sommi Pontefici ad aggiungere alla fune

celeste un po' di filo umano....

-- Voi siete arguto, messere....

-- Illustrissimo, perchè mostrate il vischio se non mi volete impaniare?

-- Vi ho dato fede di gentiluomo e basta: nobiltà lega; forse mi piace

non ismettere la pratica, e giocare di scherma con maestro

schermitore.... Ora però basti, che lo spesso romperla guasta la

misura...

-- Di fatti non ricordo più dove mi sia rimasto: oh! ecco, i Papi dunque

prima che il Macchiavello lo scrivesse, conobbero che i profeti

disarmati capitano sempre male, e presero ad avvantaggiarsi, e per me

fecero bene, ma non in tutto nè sempre; a modo di esempio, non operarono

avvisatamente quando ricorrendo alla potenza temporale si confidarono

troppo alla divina, conciossiachè noi tutti dobbiamo sperare che Dio non

fie per mancarci mai di aiuto, anzi farà il miracolo a posta per noi, e

tuttavia prudenza vuole che noi ci sovveniamo più che possiamo da noi;

insomma, ond'io di corto chiarisca il mio concetto, la religione doveva

provvedere e rinforzare i partiti umani, non già i partiti umani

puntellare le forze religiose.

-- Perdonate, Cavaliere, parmi che la Chiesa abbia proceduto precisamente

nel modo che accennate.

-- Illustrissimo, domando mille perdoni a voi, ma se non presumo troppo

concedete che io vi persuada del contrario. Mirate, da prima si volle

abbracciare troppo, però invece di attendere allo incremento delle forze

materiali in casa, e mettere salda base di signoria, furono usate ed

abusate le spirituali fuori in lontane regioni, cosicchè mentre qui in

Roma ammazzavansi i Papi co' sassi, esultava la Chiesa nel sapere

tremanti innanzi ai suoi antistiti remoti dominatori. Certo la forza

scevra da pensiero non parrà cosa durevole, ma il pensiero scemo di

forza vale anco meno. Bene sta che i Romani spedissero un legato o due i

quali si attentassero chiudere come Popilio[25] il re Antioco dentro un

cerchio, e lo intimassero a piegare il capo; però, che se il legato non

arrivava a persuaderli con le parole, tenevano dietro quasi tuono a

baleno le legioni a stritolarli con le armi; considerate di grazia, il

bel civanzo che hanno fatto i Papi inviando messaggi difesi dalle

parole, e non dalle armi, ai potenti del mondo; o gli hanno presi per la

barba come Luigi XI di Francia il cardinale Bessarione, e con tale

strazio, che il valentuomo ne morì, o li costrinsero a mangiarsi

pergamena, sigillo e salimbacca delle bolle o ad annegare nel Lambro,

come Bernabò Visconti, Grimaldo da san Vittore, che poi fu Papa; e si

può dire gli usasse cortesia, imperciocchè quando gliene pigliava il

ghiribizzo gli arrostiva, e così accadde a cotesto frate tapino, il

quale per commissione d'Innocenzo sesto andò a predicargli contro la

crociata a Milano; o gli impiccarono addirittura, come a Firenze

adoperarono contro il Certosino spedito da Innocenzio IX a pubblicare i

cedoloni della scomunica; e per istringere il molto e il vario in un

ultimo esempio, si racconta di un re d'Inghilterra che rese scemi dei

testicoli loro i Canonici di Seez per avere obbedito nella elezione del

Vescovo piuttosto alla volontà del Papa che alla sua; e dopo tagliati

volle che li guardassero disposti in bell'ordine su di una tafferia.

Dalla quale disgrazia, Illustrissimo, Dio scampi e liberi ogni fedele

cristiano.

-- Il Cardinale sorrise alquanto, ma subito dopo tornato pensoso

soggiunse:

-- Ma noi non difettiamo di eserciti; armi possiede la Chiesa, e non

poche....

-- Tante da chiamarti il pericolo in casa, e non poterlo vincere; del

presente non parliamo, che se mi togliete le guardie svizzere e i

micheletti, altre non so vederne; per lo passato le armi pontificie

salvarono Roma dal Borbone? Se la provvidenza non aiutava, chi ai giorni

nostri ci scampava dal Duca di Alva? La Chiesa nei primordii assai

lodevolmente si comportò spogliando un altare e rivestendone un altro,

contenta di guadagnarci i moccoli; e come vassalla crebbe la sua potenza

fin dove non è più lecito rimanere sottoposto altrui senza certezza di

trovarsi a volta sua spogliata da un punto all'altro...

-- Cavaliere, voi non vi apponete, la Chiesa attese a farsi padrona di

tutto; se non ne venne a capo bisogna cercarne la colpa altrove.

-- Non erro; voi, Illustrissimo, accennate adesso agli Adriani, ai

Gregori e agl'Innocenzi e agli altri vetusti; questi procederono sempre

per via di arnesi religiosi, non già materiali; il Papa a cui si ruppero

in mano gli arnesi religiosi fu Bonifazio VIII, quando in risposta alla

Bolla: _ausculta fili_ si ebbe dal Re di Francia la famosa ceffata.

Aspra lezione cotesta, ma tale, che avrieno dovuto capire anco i sordi;

dopo questo caso, gli arnesi religiosi non dico si avessero a smettere,

bensì non si volevano adoperare soli, nè come principali, bensì in

sussidio delle armi molte e gagliarde.

-- E lo tentarono, Lione, Giulio, Alessandro ed altri parecchi.

-- Certo; ma nel modo che ho avvertito; da attirare il pericolo in casa,

non vincerlo; da spogliare uno per vestire un altro; per appoggiarsi al

braccio di quello o di questo, e non camminare mai solo; insomma armi

atte a perpetuare la servitù, non per istituire signoria.

-- Ma queste armi come si provvedono esse?

-- Trasformando lo stato e rendendole armi stanziali.

-- Piacciavi chiarirmi, ch'io non ci vedo lume.

-- Lo stato, finchè durerà ordinato nel modo che oggi si vede, non può

procurare armi molte, nè gagliarde. La vita dei Papi, per ordinario

durando poco, non dà campo allo eletto Pontefice di mettere in pratica i

suoi concetti, e assodarli con buone provvisioni; aggiungi, che rado

avviene non si elegga Papa vecchio, e per arroto infermo, e voi sapete

che al vostro grande zio giovò non poco ad acquistare il Papato il

trovarsi in là con gli anni e fingersi malescio; poni eziandio, che

sebbene questo stroppio oggi nuoca meno, tuttavia ogni Papa cerca, com'è

naturale, avvantaggiare i suoi; e se i nipoti del Papa, o i figliuoli

non si portano più via o Castro, o Parma, pur si hanno Paliano, ed altre

possessioni cotali, e alla più trista parecchi milioni di oro; il che

taglia i nervi allo stato, e lo condanna a perpetua debolezza. Lo dico o

lo taccio? Lo dirò senza tante ambagi; lo stato della Chiesa bisogna

che, per successione, si mantenga nella famiglia del Papa....

-- Parlate sommesso, disse il Cardinale ponendosi il dito traverso le

labbra, ed accostandosi a lui; poi riprese; -- e' fu tentato e non

riuscì...

-- Dal duca Valentino, è vero? Cotesto veramente fu tratto fuori dalla

pietra dove si tagliano i principi; ma non ci ebbe colpa, lo tradì la

fortuna a cui la gente non sa trovare riparo.

-- Il Collegio dei Cardinali dove si manda?

-- Si tiene in Roma, e si corrompe, o si atterrisce, o si spenge. I Papi,

ch'io sappia, non si mostrarono in verun tempo troppo teneri del sangue

dei Cardinali; il colore rosso impedisce, che il Pontefice si accorga

del sangue, che casca su la vesta dei Cardinali; in ogni caso si

strozzano come fece Urbano VI, o si avvelenano come Alessandro VI...

-- Silenzio, io sono cardinale...

-- Ma nipote del Papa... Togliete ai Cardinali i benefizii; pagateli coi

danari dello stato, e quando vi presenterete sotto l'aspetto del pane

loro quotidiano vi porranno maggior bene, che al _pater noster_.

-- Tuttavia, o farne a meno non sarebbe più spiccio?

-- Più spiccio sì, non però più sicuro; diventati i Cardinali specchi da

riflettere i vostri raggi, voi potrete con essi incendiare altrui e

romperli quando fa bisogno; pure che diate loro potestà di dominare per

di sotto, si mostreranno servi umilissimi per di sopra: anco Tiberio

anzichè diminuire accrebbe le prerogative del Senato: pensateci...

-- Ve lo dirò aperto, comecchè uso ai negoziati quello incessante

perfidiare mi uggisce; animale di contradizione è l'uomo...

-- Lasciateli dire, purchè vi lascino fare. Parla se vuoi che ti conosca,

dicevano gli antichi: dove li costringiate a tacere, come saprete voi

che cosa molini nel suo cervello la gente? La docile assemblea sembra la

mano di Dio, illustrissimo; ella è quasi un sigillo per suggellare gli

atti vostri; con essa portate a fine quello che solo non vi attentereste

pensare nè manco; essa piglia inizio di tutte le pratiche perigliose, e

se escono a bene, l'utile è vostro, se a male, suo l'obbrobrio e la

pena. -- Il re che sappia il suo mestiere raddoppia le forze per

procacciarsi i comodi propri con le assemblee, e trova nelle assemblee

il becco emissario sul quale riversare la colpa, caso mai il popolo

venisse a rompere la catena.

-- Cavaliere, voi potreste argomentare come Marco Tullio; io da

gentiluomo vi confesso, che queste università di cicale mi hanno dato

sempre uggia, imperciocchè tenetele quanto volete umili, gratificatele

quanto sapete, voi non potete fare in modo che talora non le pigli la

bizza di parere libere, e allora o ti agguantano il morso co' denti, o

tirano calci al vaglio dove hanno mangiato la biada. I calci più

pericolosi ti dà la bestia della quale ti fidi.

-- Per me penso, che il rimedio di alzare la mangiatoia basti, e in ogni

caso non avete ai vostri ordini le milizie?

-- Le milizie, che si avventino come cani mastini sul popolo, donde si

cavano elleno?

-- Donde? dal popolo.

-- Se dal popolo, quanto capitale voi ci potrete fare sopra? Uscite dal

popolo un giorno, un'ora si troveranno d'accordo con lui per darti

addosso.

-- No, mai; nudrite il soldato di carne del popolo ed essi diventeranno

nemici tra loro come il diavolo e la croce. Ponete mente a questo, mercè

vino, carne, e costume di belva educaronsi gladiatori a trucidarsi

ferocemente e allegramente l'un l'altro per dare spettacolo al senato,

_populusque_ romani; con qual ragione dubitate voi, che una parte di

popolo armato rifugga da sbranare il popolo disarmato? Solletica così

acuta la voluttà di far sangue! Inebria tanto, che chi la provò una

volta ama piuttosto morirvi annegato dentro che astenersene!

-- E allora tu avrai i pretoriani, che porranno lo impero allo incanto; e

se mai ti cingano il capo di corona, sì il faranno per venderlo più

caro.

-- E nè anco questo parmi vero, imperciocchè durante lo impero unica

forza dello stato furono gli eserciti, ma noi terremo su ritti il

senato, e il popolo, e li opporremo alle milizie in questa maniera, che

abbiano potenza di nocersi tra loro, non a te, e l'uno astii l'altro, e

lo contradii, e tu in mezzo a dare un colpo al cerchio, e un altro alla

botte. Ed avverti altresì, che il senato ha da tenere i cordoni della

borsa in mano, sicchè se non paga, la milizia sfuma: certo tra soldati

non ci ha scarto, escono tutti eroi come i mattoni di una misura fuori

dalla stampa, ma se li privi della luce dei due baiocchi al giorno,

cotesto eroismo casca morto dentro un boccale vuoto di vino. Per ultimo

bisogna tenerci sempre sotto la mano il popolo per valercene come àncora

di salvezza...

-- Dio mi guardi dal popolo, in fede di gentiluomo io sento pel popolo

odio naturale, nè so distinguere bene se più lo detesti o lo disprezzi.

-- Illustrissimo, voi avete torto: è tanto dabbene il popolo! Così

paziente! Un vero bove battezzato in Duomo; come il bove vive di lavoro

e muore di macello. Se volete averlo tutto vostro, e se vi piace vederlo

piangere di tenerezza, adoperate, come i nostri vecchi Romani

costumavano nei lupercali co' servi: un dì per celia li dicevano padroni

e gli servivano a tavola purchè il rimanente dell'anno essi servissero

davvero: procura provvedere al popolo l'alimento tanto che non muoia, ed

egli dirà doverti la vita; fa che il Senato, ed i soldati non lo

stritolino come ruota molare, ed egli giurerà doverti la libertà. I

nostri vecchi qui la sbagliarono, perchè il pane e i circensi rendono il

popolo scioperato, e querulo, e ladro; pel popolo prima ci vuole la

forca, poi l'aratro; a spizzico ancora la festa, e la baldoria.

-- Questi sono concetti smisurati....

-- Degni di chi sortì il sangue di colui che medita disperdere i Turchi

dalla faccia del mondo unendo insieme quante ha forze l'Europa da

mezzogiorno a tramontana, da levante a ponente, e intende conquistare

l'Egitto, mettere il mare Rosso in comunicazione col Mediterraneo,

rendere alla Italia la prosperità dello antico commercio, costituire

Roma metropoli della cristianità, epperò trasformare i monumenti gentili

in monumenti cristiani, e con la magnificenza moderna vince

l'antica[26]....

-- A tanto non basterebbe Cesare, od Alessandro Magno.

-- E il vostro grande zio avrebbe accettato le nozze di Elisabetta

d'Inghilterra per generare un nuovo Alessandro....

-- Le sono baie di novellieri coteste....

-- Ma non sono baie queste altre, che Sisto sacerdote, e vecchio,

irridendo le nozze della regina scismatica, nè reputando spedienti i

sussidii della remota Inghilterra, non era alieno, per venire a capo dei

suoi disegni, di procurarsi ad ogni patto quelli di Francia...

-- A me non sono noti siffatti arcani, ed in fede di.... nè credo punto,

che accennino al vero.

-- Illustrissimo, che da voi s'ignorino può darsi, ma io so, che il

cardinale Morosino certo dì propose, e segnatamente dopo la morte di

monsignore di Guisa a Blois, a sua maestà Enrico III, che dov'egli

avesse istituito suo erede don Michele marchese di Lamentana[27] vostro

illustre fratello, il Papa gli avrebbe ottenuto a consorte la infante di

Spagna, e così, composte in saldo accordo le liti tra i principati

cattolici, con forze unite combattere, e disperdere gli eretici e i

Turchi da tutta la cristianità.

-- E come vedete a prova ciò non accadde. Ora come potrebbe augurarsi di

tentare con buono esito un nipote del Papa ridotto alle sue poche

facoltà, senza gli aiuti di Francia e di Spagna, e forse dovendole

sperimentare nemiche?

-- Con ardimento maggiore, forze più intere, premio di fama immortale,

incremento sicuro della propria terra....

-- Basta, basta, Cavaliere, voi mi avete portato un pezzo qua e là

girandolando su l'ippogrifo di messere Ludovico, sicchè mi ha preso il

capo giro; e' sarà tempo scendere per tornarcene a casa....

-- Quando vi piace; tuttavia, Illustrissimo, pensate bene a quanto vi ho

detto.

-- In fede di gentiluomo io ci aveva pensato, Dio sa quante volte, ma

siamo giunti tardi; tardi pei tempi, e tardi per l'uomo; pei tempi,

perchè tra Alessandro VI e Sisto V ci ha il concilio di Trento, e peggio

di questo, il caso dei Caraffa; per l'uomo, perchè Sisto promosso al

pontificato di sessantacinque anni, adesso ne annovera sessantanove, nè

penso egli abbia a durare molto, che quei suoi spiriti irrequieti se

porgono testimonio della alacrità della sua mente, temo altresì che,

come la lama troppo affilata, taglino il fodero. -- Basta, adesso

attendiamo a quello che più importa: mentre il Pontefice reputava spenti

i banditi, ecco rinfocolarsi non solo ai confini, ma qui su le porte di

Roma, anzi in Roma; potreste voi suggerire rimedio alcuno per estirpare

questo cancro? Se siete da tanto, beato voi! Fate conto, che non vi sarà

cosa, per quanto alta ella sia, che il Pontefice non si troverà disposto

a concedervi in guiderdone del fatto.

-- Illustrissimo, l'uomo fa quello che può, ci proveremo.

-- Piacevi, che io vi presenti a Sua Santità?

-- Lo desidero quanto il cieco di vedere la luce.

-- In questo caso state disposto, che vi manderò l'avviso della udienza

fino a casa....

Da un lato e dall'altro, essendosi poi ricambiate affettuose

salutazioni, si separarono. Se cotesto colloquio fosse accaduto al buio,

veruno sarebbesi accorto chi di loro era il bandito, e chi il cardinale;

ma anco alla luce aperta avresti giudicato così, che nel Cardinale

occorrevano occasione difficile non impossibile, volontà languida,

ardimento nessuno, all'opposto nel bandito col difetto di ogni facoltà,

volere e ardire piuttosto eccessivi che inclinati di mettersi allo

sbaraglio. -- Animo malo in entrambi pari.

Paolo Pelliccioni, Volume 1 (of 2) · 第 24 / 28 题