Queste vicende insieme colla pietà ed il terrore destano nell'animo un
senso di raccapriccio, dacchè, ne' due campi avversi, sulle labbra de'
combattenti suonava la dolce loquela di Dante, di Santa Caterina e del
Petrarca. Eppure quei vinti han sempre, di generazione in generazione,
destata una simpatia istintiva, irresistibile; offerte inspirazioni
ed ammaestramento. Se non altro vediamo in loro meglio delineata e
colorita la fisonomia di questo nostro Comune singolarissimo. L'indole
sua fu da Dante e dai cronisti paragonata con quella di Francia, nè
il raffronto è una semplice figura rettorica. I Francesi, la _grande
nation_, han sempre dato lo spettacolo di virtù straordinarie, eroiche,
e de' più incredibili eccessi. Sono effervescenti, calorosi come il
vino della loro Sciampagna. Il _ne quid nimis_, la giusta misura,
l'aurea mediocrità non han mai fatto per loro. Ripensate alla grande
rivoluzione, a Giovanna d'Arco e alla Saint-Barthélemy, al Marat, alle
Crociate, a San Luigi, agli epigrammi del Voltaire, al Rousseau, a San
Vincenzo de' Paoli e al Terrore, alle poesie ed ai romanzi di Vittor
Hugo, alla rocca di Solferino, al Boulanger. Lo stesso può ripetersi,
serbate le debite proporzioni, di quella cittadinanza vivace, mobile,
irrequieta che bevve l'acqua di Fontebranda. Non vi è eccesso, e dite
pure pazzia che non abbia commessa, nè bellezza peregrina ed eroismo,
del quale non sia stata capace.
“Solinga dalle altre e in sè romita„ (come il Prati cantava) Siena, la
rossa città, altiera e gentile, come una delle sue contadine leggiadre,
dritta a guardare dai suoi poetici poggi, certa di esser bella ed
ammirata, formò un mondo a parte, che spesso per l'antico Senese
era tutto il mondo. Nelle sue fazioni, nell'arte, nei costumi, nelle
leggende, nelle sacre rappresentazioni, nel suo teatro, negli scrittori
ha quasi un impeto lirico, romanzesco e fantastico; dalla satira più
acuta corre alla malinconia più solenne; dalla commedia più gaia e
scollacciata alla tragedia più cupa con rapidi, improvvisi, impensati
trapassi. Siena eccede sempre, o, come i Senesi dicono, _sforma_;
ma è bella e simpatica sempre, anche nelle sue ritrosie e ne' suoi
sdegni. Guardate gli artisti. Eccedono nella conservazione de' tipi
antichi, negli ornamenti, nella eleganza; ma nè il sapiente disegno
della scuola fiorentina, nè lo sfolgorante colorito dei Veneti hanno la
grazia carezzevole e tutta casalinga delle immagini senesi. Il Bazzi
nol dirò senese di genio, come lo fu per adozione, perchè visse fra
bertuccie, gatti, asini e barberi tanto che la sua casa parea l'arca
di Noè, o per una supplica e una denunzia de' suoi beni ai magistrati
della repubblica, “un orto che io ho lo lavoro, e gli altri ricogliono;
un corvo che favella, che lo tengo, che insegni a parlare a un asino
teologo in gabbia; un gufo; tre bestiacce cattive che sono tre donne„;
nol dirò senese perchè i frati di Montoliveto l'avevano soprannominato
il _mattaccio_ (quanto a matti tutto il mondo è paese); ma per lo
sfarzo, la dolcezza, le inspirazioni, la bizzarria de' suoi quadri,
nonostante che la sua tecnica risenta dell'arte lombarda, egli che
alla senese dischiuse nuovi e più larghi orizzonti. La pittura storica,
allegorica, morale e filosofica in nessun'altra scuola, ebbe più ampia
e più ricca espansione; i solitari della Tebaide nel Camposanto urbano
di Pisa, l'assedio di Montemassi, la disfatta della Compagnia del
Cappello nella sala del Mappamondo, la sala della Pace vel dimostrano;
ma nelle scene più solenni ecco ad un tratto qualche stravaganza, la
vecchia che fila nell'Annunziazione del Berna, il cane che lecca un
piatto e il gatto che lo punta, nell'ultima cena del Lorenzetti. Ora
idealità paradisiache, ed ora particolari realistici, come un Giuda
appiccato, putrefatto, e cogl'intestini fuori.
I novellieri senesi sono i più licenziosi ed i più delicati; dipingono
la fanciulla che muore d'amore; e si ravviluppano nel brago della
pornografia tanto da fare arrossire i pornografi moderni, se questi
signori possedessero una prerogativa sì bella. Un umanista senese
spinse l'entusiasmo pel latino fino a proporre che fosse insegnato
alle balie affinchè i bambini si abituassero a balbettare sentenze
di Tito Livio ed emistichi di Virgilio; Bernardino Ochino prima è il
padre Agostino dei suoi tempi, eppoi uno degli eretici più audaci e
sventurati, ed era nato, avvertite, nella stessa contrada di Santa
Caterina; pei Sozzini Lutero e Calvino erano moderati e conservatori;
le fazioni senesi sono le più intricate ed infuriate, l'assedio è,
se non il più lungo, certo il più ostinato d'Italia; le miserie di
Siena sono le più lacrimevoli, le sue feste le più popolarmente liete,
fragorose e bizzarre. Narrano che Pietro Leopoldo, pregato dai Senesi a
favore del Manicomio, rispondesse: chiudete le porte, e il manicomio è
bell'e fatto. Ma oh che bel manicomio da fare invidia ai savi!