Quel tripudio fu lampo fugace. L'assedio diveniva sempre più duro;
le _citole_ vestite di bianco, scapigliate e scalze, andavano a
processione, gridando: _oh Christe audi nos!_ o intuonando laudi
dal verso immensamente _piatoso_; già ognuno andava a capo basso,
senza parlare; appena tre o quattro donne erano rimaste nella loro
prima effige; i vivi portavano invidia ai morti; parenti ed amici,
incontrandosi, esclamavano: mi è venuto a noia il vivere. Si cuoceva la
malva in luogo di pane, perchè facesse ripieno. Il Montluc avea tirato
il collo all'unica gallina regalatagli dal Marignano affinchè godesse
di qualche uovo fresco, e si era ridotto a mangiare una sola volta
al giorno col Bentivoglio ed il Cajazzo, il suo panino di una libbra
con un po' di pesce e di lardo; “ma era un pranzo, egli esclama, se
tornavamo affaticati e vittoriosi da una scaramuccia„. Dovè consentire
alla Signoria di trattare, vedendo che “non c'era rimedio che mangiarci
fra noi„. I Francesi e lo Strozzi avevano abbandonata la misera città,
promettendole di continuo il soccorso che non arrivava mai. “Almeno,
dicevano i popolani, se ci vogliono dare di queste carote facciano che
si mangino col pane!„ Il duca stipulò l'accordo, come luogotenente di
Cesare; l'antica libertà fu da Cesare, secondo l'uso, promessa e non
mantenuta, e Siena, trattata come un feudo di Spagna, finì decaduta
e avvilita nelle mani di Cosimo, che, italiano e toscano, era stato
il più subdolo e crudele fra i suoi nemici, ed infine il più lieto,
facendo dipingere in Palazzo Vecchio il leone e la lupa avvinti dalla
stessa catena d'oro; ma su quell'oro quanto sangue!
I padri narrarono ai figli le atrocità di quell'assedio insieme coi
ricordi di Montaperti e delle secolari discordie, e nel cuore de'
Senesi durò per lungo tempo ancora un risentimento invincibile contro
Firenze; fin nel secolo XVII v'erano Senesi ch'esaltavano il loro
vernacolo a scapito del fiorentino; che si ostinavano a disconoscere il
genio di Dante perchè fiorentino, che facevano le meraviglie se udivano
che Firenze era più bella di Siena. La repubblica avea mandati i suoi
cannoni contro Firenze, ed ora soccombeva allo stesso destino; era
tradita ugualmente; nell'ultima sventura diveniva sorella dell'antica
rivale, ma sorella gelosa, irrequieta ed altera.
“Come un turbine spazza via dalle immondezze una piazza, così i poveri
Senesi (dice il Sozzini) spazzarono a un tratto la piazza del Campo„
dalle vettovaglie che vi si erano da ogni parte accumulate. Sfido io!
Si erano arresi più che al nemico alla fame: _per forza, Siena_, ripetè
il proverbio, o neppure arresi veramente perchè molti uscivano coi
Francesi, a bandiere spiegate, ed a tamburo battente, lunga e stupenda
processione giù per i poggi brulli e rossastri. Dove sono i cittadini,
là è la patria. I profughi aveano avuta dagli Spagnuoli la cortesia
di pochi muli per le vecchie e pe' fanciulli, ch'esse presero sulle
ginocchia; gli altri procedevano a piedi, uomini e donne; queste ultime
portando sul capo le culle dove i lattanti vagivano. Più di cento
giovinette seguivano i padri e le madri; molti uomini tenevano per una
mano la figliuola e coll'altra la moglie. “Non ho mai visto in vita mia
(così il Montluc) partenza sì desolata„. All'Arbiarotta gli Spagnuoli
stessi erano accorsi a porger loro il pane della carità, che salvò la
vita a più di duecento di quegl'indomiti repubblicani affamati. Mario
Bandini era con loro. Siena, divenuta spagnuola e granducale, ridotta
da 40 a 7 o 8 mila anime, non era più la patria de' loro cuori e de'
loro sogni. La repubblica continuò, risorse in Montalcino coi suoi
magistrati, la balzana, la moneta, le sue vecchie passioni. Certo
era un simulacro; ma i più umili simulacri, un cencio di bandiera,
una logora medaglia non sono anche grandi ricordi, conforto, auguri,
speranze? La vita stessa non è un lungo ricordo ed una continua,
inquieta speranza?
La repubblica di Montalcino era sotto il regime militare del comandante
francese; gli esuli sussidiati dalla Francia; il loro numero si andava
sempre più assottigliando, ma pure resistettero, per quattro anni
resistettero alle armi, alle lusinghe, ai tradimenti, fra i quali
uno proposto da Pietro Fortini turpe nella vita come nelle novelle
turpissime. Infine nel trattato di Cateau-Cambrésis insieme colle sorti
di regni e di sovrani si definirono pur quelle della minuscola città di
Montalcino, e tutta l'Italia si addormentava nel sonno della servitù.