La Repubblica si era condannata a morte da sè stessa; ma il governo
mediceo non riuscì proprio di gran lunga migliore. Anche il Monte dei
Paschi, più che ai Medici fu dovuto alla operosità ed alla accortezza
de' Senesi, mentre tutte medicee furono le persecuzioni fin contro
gli studenti protestanti dell'antichissima università. Gli eccessi
de' _libertini_ non debbono far dimenticare che imperatore e duca
avrebbero potuto essere meno impazienti, cupidi, orgogliosi, violenti,
un po' meno sovrani ed un po' più umani. Co' bisogni de' tempi
nuovi, coll'ambiente, con quel comodo servo muto del fato storico voi
proverete che le Repubbliche di Firenze e di Siena, così dissimili
in vita, doveano perire di ugual morte; ma intanto un istinto, un
sentimento che la critica spigolistra non è degna d'intendere, ci
avvisa che non ebbero po' poi tutti i torti coloro che considerarono
quei vinti, quei morti come i precursori ciechi, inconsapevoli, ma
degni de' morituri, i quali, meditandone le gesta, volarono ad altre
battaglie, non pel campanile, sia pure splendido e caro, e per le
mura natali, ma per la gran patria comune, incoronata da' suoi monti,
baciata dal suo duplice mare, e per le sue cento città dalle mille
gloriose torri, sulle quali doveva sventolare finalmente la stessa
bandiera. Chi pugnò per salvare, se non la vita, l'onore dell'antico
Comune, diè il sangue, o Signori, per un'istituzione eminentemente
nazionale; per la più intima, antica e schietta manifestazione della
nostra travagliata nazione e della sua civiltà; per una delle patrie,
senza le quali la gran patria era impossibile. Dante che fu il poeta
più universale, fu altresì il poeta nazionale per eccellenza; ma ei fu
il più splendido fiore della civiltà dei Comuni, coi quali la coscienza
nostra d'italiani pronuncia la sua prima ed incerta, eppure la sua più
italianamente robusta ed efficace parola. Nessun'altra se ne udì più
potente, nonostante le invocazioni del Machiavelli, un altro figlio
del Comune, fino ai dì nostri, fino alla generazione che, incoronata
dall'aureola del martirio e della gloria, ne precede e si dilegua per
l'oscuro sentiero della tomba.
Sappiano le _animule blandule_, beffarde, leggiere che si aggirano
così amabilmente indifferenti nel circolo vizioso de' sensi e
del sentimentalismo, sghignazzando, sospirando e sbadigliando con
tanta grazia, senza infilar mai la via maestra dello affetto e del
sentimento, e delle quali il numero cresce ad occhio veggente come
le mosche e le zanzare in un'afosa giornata d'estate, ritemprarsi a
quella antica fortezza di propositi, a quell'ardore di entusiasmi,
deplorarne i traviamenti, dirigerli a ben altra, a più nobile meta. I
tesori di abnegazione che i padri nostri prodigarono nelle discordie,
prodighiamoli, una buona volta, nella concordia e nell'amore. Ma
ricordiamo, a ben comprenderli ed a ben giudicarli, che la storia ha
da essere, più che tema di erudizioni e di critiche inesauribili, più
che fredda dimostrazione matematica di ciò che doveva o non doveva
accadere, più che un'alterna vicenda sistematica di demolizioni, di
riabilitazioni e di ricostruzioni, la lampada della vita che i giovani
si trasmettono l'un l'altro inestinguibile, nella corsa infaticata per
la conquista dell'avvenire.