Lei, per parlare con lui, si era alzata dalla sedia, si era messa

all'angolo del balcone, curvandosi per veder meglio, e non li divideva

che lo spazio di una stanza; le due case erano vicine.

--Vi basta?--chiese Luisa ridendo ancora.

--Mai abbastanza. Sono un uomo morto, Luisa. Ma quando sarò da quattro

giorni nella tomba come Lazzaro, veniteci voi e ridete; io

risusciterò, ve lo prometto.

--Ci vedremo allora, non mancherò--diss'ella ridendo.

Poi tacque improvvisamente. Massimo, per ringraziarla, si mise a

cogliere dei gelsomini bianchi, odorosissimi, li raccolse in pugno,

tentò due volte di buttarglieli sul balcone: ma erano così leggieri

che caddero in istrada, candidi, roteanti.

--Peccato, peccato!--gridò lei, che aveva indovinato il grazioso

pensiero.

E restò a guardare, giù, come se potesse ancora scorgere quella

pioggerella di gelsomini odorosi. A un tratto, ella diede un piccolo

grido:

--Che è?

--Ne ho trovato uno, per terra. Grazie! Sul balcone di Luisa un'ala di

ventaglio si agitava ed egli ne vedeva luccicare le stelline:

--Siete voi, che avete quel ventaglio?

--Sì; perchè?

--Perchè pare un pezzo di firmamento.

--Non mi burlate--disse lei un po' seria.

Parlavano così tranquillamente, come se stessero in un salotto di

conversazione: ma le notti estive sono così belle a Napoli, ed è così

naturale stare al balcone, o sulla terrazza o nelle vie, è così

naturale la chiacchiera all'aria aperta! Certo l'elegante addetto non

avrebbe fatto così a Bruxelles, o a Copenaghen, dove le notti sono

gelide, e i balconi hanno triplici imposte: nè con le dame della

società sua, si sarebbe permesso una simile famigliarità. Appunto per

questo egli trovava gusto in questa conversazioncella borghese con una

semplice ragazza, da un balcone all'altro, dimenticando la profonda

noia e il disgusto che lo avevano assalito mezz'ora prima. Adesso,

sorgendo da quel poco di mare che si vedeva dai balconi, un globo

rossastro si levava nel cielo, e ascendendo, impallidiva, diventava

roseo....

--.... ecco la luna, signor Massimo--mormorò lei, piano.

Eppure egli udì.

--È una bellissima luna, Luisa--le rispose, con convinzione.

--Fra poco si nasconderà dietro quelle case, e non la vedrò più--disse

la fanciulla, sempre piano.

Egli udiva benissimo. A un tratto, chiamò:

--Luisa?

--Che volete?

--Volete uscire, a veder la luna?

--Sola?

--Con me.

--.... nossignore--disse lei, dopo aver esitato.

--Perchè nossignore?

--Per questo--replicò Luisa, enigmaticamente.

--Venite, via. Torniamo presto.

--No, non posso.

--Siete cattiva, sapete.

Luisa non rispose.

--Se non vi decidete, vado via solo. La notte sarà magnifica e voi non

la vedrete. Peggio per voi! Sono abbastanza vecchio, per non

compromettervi. Volete venire?

--.... non posso.

--Buona sera.

--Buona sera--mormorò ella, lentamente.

In verità, rientrando nella sua stanza, per prendere il cappello e i

guanti, Massimo era indispettito. Aveva trovato un diversivo alle

tristezze supreme di quella serata; la compagnia di Luisa come quella

di un buon camerata, di un buon amico, lo avrebbe distratto. Ed ecco

che quella sciocchina faceva la ritrosa, mentre era libera,

indipendente, mentre egli non si era mai sognato di farle una linea di

corte, da un anno che si conoscevano. Nervoso, abituato a superare

facilmente tutte le difficoltà, il più piccolo inciampo lo inquietava:

non andò di nuovo al balcone, spense tutti i lumi, e battè fortemente

la porta, uscendo sul pianerottolo; anche Luisa era una sciocca! Ma

passando innanzi a un'altra porta che dava sullo stesso pianerottolo,

la vide schiudersi un poco e il profilo bruno di Luisa apparve:

--Signor Massimo?--fece ella, guardandolo coi neri e dolci occhi,

chiedendogli scusa col tono della voce, con lo sguardo.

--Andate là, che non capite niente!--esclamò lui, nascondendo un

sorriso, fingendo di essere ancora in collera.

--Io.... capisco--disse lei, schiudendo addirittura la porta.

Ora si vedeva tutta la sua snella e alta figura, rivestita di un abito

bianco di semplice mussola, con un nastro di velluto nero alla

cintura: si vedeva il delicato volto ovale e bruno, dove la piccola

bocca rosea si schiudeva come un fior di granato; e le sottili

sopracciglia nere e arcuate davano agli occhi neri, per sè buoni e

soavi, un'aria d'infantile meraviglia.

--Perchè avete detto di no, Luisa? Avete così poco spirito? Vi ho

forse mai fatto la corte, io, perche dobbiate temere la mia compagnia?

--È vero, non me l'avete mai fatta--rispose Luisa, senza sorridere,

abbassando gli occhi.

--O dunque? Andiamo, prendete un cappello e una mantellina, fate una

collezione di risate, e venite con me. Sarà un'opera di misericordia

spirituale: sono così infelice!

--Sì? Tanto?--interrogò lei, ansiosa.

--Infelicissimo--confermò lui, fra il tragico e il burlesco.

--Per amore, eh?--chiese ella, arrossendo della domanda.

--Nossignora, ragazza curiosa. Naturalmente, nessuna donna mi ama e

io, naturalmente, non ne amo nessuna. Andate a vestirvi e fuggiamo....

Ella voltò le spalle, ubbidendo. Massimo restò appoggiato allo stipite

della porta aperta, col cappello in mano, rigirando il suo bastoncino

di ebano fra le dita, tranquillo adesso, abbandonandosi al minuto che

passava, senza pensare ad altro. Dopo un poco, brevi passi discreti si

riudirono e Luisa apparve, infilando i morbidi guanti lunghi di

camoscio: aveva messo una mantellina di merletto nero a perline nere

sul suo vestito bianco e un gran cappello di velo nero, una di quelle

scuffie ampie e caratteristiche che stanno divinamente solo a un volto

giovanile. Sorrideva, con le labbra, con gli occhi, guardando Massimo,

così fresca, così luminosa di gioventù e di spirito, che egli espresse

immediatamente la sua opinione.

--Siete una creatura incantevole--disse, con un tono fra la galanteria

e la verità, tanto che ella non seppe nè adontarsene, nè

rallegrarsene.

Per nascondere il proprio imbarazzo, Luisa si voltò a chiudere la

porta di casa sua, mettendosene la chiave in tasca. Si avviarono,

accanto, per le scale, senza che Massimo le offrisse il braccio: ella

aveva un modo di camminare leggiero e spedito che le veniva dalla

estrema giovinezza.

--Sentite--le diceva lui, scendendo--ognuno di noi si secca....

--Io non mi secco mai.

--.... non mi contraddite, voi vi seccate, come me, della solitudine.

Quando state sola, che fate?

--Penso....

--E non vi viene voglia di uccidervi?

--Neppur per sogno. I miei pensieri sono dolci.

--A che pensate?

Ella fu lì lì per rispondere, con sincerità: ma fortunatamente si

rattenne.

--Che v'importa?--mormorò invece, con una certa malinconia.

--Ma insomma, se deviate sempre il discorso, non lo finirò mai. E vi

assicuro che è grazioso, che vale la pena di udirlo, Dunque, che voi

vi possiate seccare o no nella solitudine, questo non preme, ma nella

solitudine mi secco io, e voi siete allegra, voi cantate, voi suonate

l'arpa, voi ridete così bene. Uniamoci insieme, fraternamente, così io

non mi seccherò più, e voi, credo, vi divertirete meglio. È deciso,

eh? Come fratello e sorella, naturalmente. Un giorno o l'altro, poi,

vi mariterei a un amico che amassi molto. È deciso?

Ella rideva, rideva, sommessamente, mentre attraversavano l'ampio

portone. Una risata, però, che aveva qualche soverchio trillo nervoso.

--Non volete saperne?--disse lui, seriamente, fermandosi, sul

marciapiede.--Non è mica una cattiva offerta. Sono vecchio, io, ma

sono sempre un buon figliuolo: ho viaggiato, vi posso raccontare delle

storielle interessanti.... pensateci bene....

--Sì.... sì.... combineremo, un giorno o l'altro--e la fanciulla voltò

la faccia in là, per non farsi scorgere.

Massimo e Luisa scendevano per via Gennaro Serra incontrando una

quantità di gente che saliva e scendeva, ondeggiando, a coppie, a

gruppi, a crocchi, a file, con la mollezza estiva della folla

napoletana. Malgrado che fossero le dieci, molte botteghe erano ancora

aperte e illuminate: non vi si lavorava; delle donne in giacchettina

bianca prendevano il fresco sulla porta, chiacchierando, e

dall'Egiziaca veniva un suono di chitarre e di mandolini. La birreria

Dreher, sotto i marmorei portici di San Francesco di Paola, aveva

messo fuori tutti i suoi tavolini di marmo, e le tazze di birra, dalla

cima schiumosa e nevosa, apparivano alte sui vassoi, portati dai

camerieri, mentre i pesanti piattini di cristallo si accumulavano

innanzi agli avventori. Adesso, sorgendo pallida e mancante sul lato

sinistro, elevandosi sopra l'arsenale di marina, la luna illuminava

tutta piazza Plebiscito. La facciata della Prefettura, tutta chiara

sotto il raggio lunare, aveva delle persone che si muovevano sui suoi

grandi veroni: il Gran Caffè e i suoi tavolini, allargantisi sulla

via, e i molti avventori erano avvolti in un chiarore fantastico, e le

donne recavano con lentezza il cucchiaino del sorbetto alle labbra, o

agitavano il ventaglio pian piano, con gli occhi sgranati, quasi

sognassero. Nella piazza Plebiscito, andando lentamente nella morbida

luce lunare, la gente passeggiava, sulla striscia di pietra bianca,

innanzi alla fontana: e il grande getto d'acqua, alto, sottile, pareva

una piuma bianca, immobile, tutta penetrata dalla luminosità della

luna.

--Che bella notte!--susurrò Luisa, affrettando il passo.

--Vi è troppa gente--disse lui, buttando la sigaretta, diventato a un

tratto pallido e pensoso.

Luisa se ne accorse. Affettuosamente gli toccò la mano con la sua mano

guantata, interrogandolo con lo sguardo; egli non rispose, ma le fece

un cenno che non chiedesse, che non voleva parlare. Per temperare

questo silenzio, graziosamente le prese la manina guantata e se la

passo sotto il braccio, e camminarono più presto, andando verso Santa

Lucia. Qualcuno si voltava a guardare la fanciulla biancovestita, i

cui occhi brillavano soavemente sotto la nera e trasparente aureola

del cappello; ma ella non vedeva nulla, si piegava ogni tanto a

guardare il suo compagno, per osservare se l'umor torvo si fosse

allontanato.

--Ma che avete?--chiese, alla fine, agitata.

--Vorrei.... vorrei non essere qui--proruppe lui, esprimendole tutta

la sua nostalgia inguaribile.

--Ah!---disse ella, senz'altro, chiudendo gli occhi, mentre le labbra

le tremavano.

E Massimo non seppe, o gli mancò la forza di spiegare, di modificare

la sua scortesia. Alta già sopra Capri, la luna imbiancava tutta la

via marina di Santa Lucia, dove mille lumicini si agitavano, dove i

_trams_, carichi di gente che andava verso Posillipo, passavano, ogni

cinque minuti a suono di cornetta, dove le venditrici ambulanti di

acqua sulfurea davano il loro richiamo, dove i pescatori accovacciati

nelle nasse, fumavano la pipetta corta che aveva lo stesso colore

della loro pelle. Appoggiati al largo parapetto che dà sulla via

inferiore di Santa Lucia e sul mare, uomini e donne godevano la prima

brezza notturna che si era messa al sorgere della luna; si udiva

suonare il pianoforte nel salone all'_Hotel de Rome_, il salone che dà

sul mare; laggiù, laggiù, verso il _Wermouth di Torino_, dei cantori

ambulanti cantavano. Negli equipaggi signorili, passavano le donne in

abiti chiari, coi diamanti che scintillavano alle orecchie; Dovunque

gente, dovunque suoni e canti, dovunque la vitalità di un popolo che

lentamente sorbisce la felicità di una notte estiva lunare.

Senza dirle nulla, invece di andare verso il Chiatamone, portandosi la

fanciulla a braccetto, egli le fece discendere la scala che porta alla

via inferiore di Santa Lucia, donde si va ai bagni la mattina; dove i

vaporini approdano, dove approdano i barcaiuoli, con le barchette,

dove sono le sorgenti dell'acqua sulfurea: ivi, su quella lingua di

terra, brulica una folla di marinai, di pescatori, di donnette

popolane, e una trattoria ha le sue tavole, quasi quasi sino all'acqua

nera della riva; i bevitori di acqua sulfurea vi mettono le loro sedie

di paglia, e i bimbi vi vendono le ciambellette brusche. Pure, in

quella notte, quel brulichio bruno si rallentava, quasi che il placido

lume della luna quietasse tutti i movimenti, rammutolisse tutte le

voci, e desse tutta la sua dolcezza alla vivace scena. Quando furono

sull'ultimo scalino dell'ampia gradinata, Massimo e Luisa si

arrestarono un minuto.

--Andiamo a cena?--domandò lui, distratto.

--Oh no!

--È vero, sono una bestia. Eppure dobbiamo far qualche cosa....

andiamo per mare, allora?

--Sì--rispose lei, pensosa--andiamo.

--Ma vi piace di andarvi? non lo dite per compiacenza? Io vi annoio

terribilmente, lo so.... Ma, non è colpa mia. E poi, voi siete buona e

perdonate. Se non volete andare in barchetta, rinunziamoci.

--Andiamoci subito.

Ed egli intese, in quelle parole, una preghiera così spontanea, che

chiamò subito un barcaiuolo. Entrò prima Massimo e invece di dar la

mano a Luisa, per farla discendere, mentre ella esitava, vedendo quel

baratro nero, le stese le braccia, la sollevò leggermente e la

depositò sul cuscino di cotonina, accanto a sè. Il barcaiuolo che

aveva avuto ordine di andare verso Mergellina, vogava tacitamente.

Massimo fumava: ma ogni tanto, dando uno sguardo a Luisa, la vedeva

così tranquilla, così serena, così intimamente felice; ella era così

bella in quell'abito bianco, sotto la trasparente ala del suo

cappello, con le mani abbandonate in grembo, che egli non osava dire

una parola, non volendo turbare quel soave spettacolo. La barchetta si

allontanava in linea retta, per poi girare intorno al forte Ovo: e le

case di Santa Lucia, e la collina di Pizzofalcone parea che

crescessero verso il cielo, verso la luna, come attirate da quel

morbido chiarore. Massimo e Luisa non scambiavano una parola, solo

egli la guardava con insistenza; tutto il delicato volto e la persona

candidamente vestita, avevano in quell'ora e in quel paesaggio un

effluvio di poesia che avrebbe inebriato il cuore più freddo. Ella gli

sorrideva, così, naturalmente, quasi che il suo destino, nella vita,

fosse di sorridergli sempre; e l'ingenuo, giovanile fascino del

sorriso rammentava a lui altri tempi, altre cose, vagamente, dandogli

un infinito e indefinito sentimento di tenerezza. Allora, sottovoce,

egli provò il bisogno di chiamarla:

--Luisa.

--Che dite?--rispose ella, piegandosi per udir meglio.

--Niente.

Ma ancora, più tardi, mentre si allontanavano sempre più verso l'alto

mare, nel candore immacolato della luna, verso l'orizzonte; che si era

fatto chiarissimo, egli la chiamò per nome, assai piano, come se

pronunciasse quel nome per sè stesso, evocandolo, invocandolo, emblema

di dolcezza nelle sue sillabe, nelle sue lettere, nel musical suono,

in quello che era, in quello che rappresentava. Quando quel lieve

soffio l'animava, come una carezza, Luisa s'inchinava, attratta,

vincolata dalla voce e dalla musica; e Massimo vedea che il viso le si

tramutava, onde di sangue le fiottavano alle guancie, onde di pallore

le salivano alla fronte. E non so quale acuta, spirituale voluttà lo

teneva, di vedere scolorare, al suono della sua voce, quel purissimo

volto giovanile: e tutta la tenerezza ch'egli poneva nella parola

_Luisa_, si facea più profonda, sgorgava più larga, per circondare,

avvolgere, abbracciare quella persona di donna. Ma fu un punto, e la

emozione di Luisa era così intensa, egli vide tale smarrimento negli

occhi della fanciulla, che si fermò, e riaccendendo una sigaretta:

--Perchè non cantate?--le disse.--Voi dovete cantare, me lo avete

promesso.

Scherzava con quella ironia cortese che serviva a nascondere il

proprio pensiero. Luisa crollò il capo, tristemente: l'incanto si

dileguava; ella udiva un'altra volta, mentre Massimo parlava, quella

velatura di sogghigno che guastava quante affettuose cose egli

dicesse. Tentò di riafferrare un minuto di dolcezza:

--Chiamatemi ancora--gli disse pregandolo.

--Oh Luisa, Luisa, Luisella, piccola fanciulla cara, se non cantate,

io vi riporto a terra.

A lei gli occhi si riempirono di lacrime; il sangue ascese

impetuosamente dal cuore agli occhi; nonostante schiuse la bocca e con

la sottile voce tremula, diede alle fragranti aure marine una vecchia

canzone. Con le mani congiunte in grembo, con la testa un po' levata,

guardando il gran cielo intorno, ella cantava; la fine bocca rosea si

schiudeva ad arco, mostrando i denti bianchi, scintillanti, e ogni

tanto i soavi occhi seguivano quasi il movimento molle della musica,

aprendosi più grandi sul paesaggio. Massimo si era voltato verso lei,

appoggiando il braccio sul bordo della barchetta, seguendo il ritmo

della canzone che pareva si cullasse nel ritmo del mare. A un tratto,

la voce le si velò; ella tacque.

--Che avete?

--Nulla, nulla.

--Perchè siete così triste, Luisa?

--V'ingannate, non sono triste.... sono anzi così contenta di esser

qui.... credetelo....

Una emozione era in tutto quello che diceva, così sincera!

--Vi credo, Luisa. Dite un'altra canzone....

--Sono tutte cose vecchie!

--Non importa....

--E non tutte sono liete.

--Non importa.... Mi basta che le cantiate voi.

--Non volevate che io ridessi?--insistè lei.--Raccontatemi una delle

vostre storielle interessanti e riderò!

--Se vi racconto una storiella, io, vi faccio piangere--e buttò la

sigaretta in mare.

--Allora tacete. È così dolce questa notte.

Mentre il barcaiuolo vogava verso Mergellina, con un cenno largo Luisa

indicò a Massimo le carezzose linee delle colline che vanno da San

Martino al capo di Posillipo, tutte bagnate dalla luce lunare, con le

loro case chiarissime dalle mille finestre aperte e illuminate, coi

lumi che cingono l'arco della marina napoletana come una linea di

fuoco, con uno scintillio dovunque, per le vie e sulle colline. Essi

attraversavano, tagliandola, la grande striscia fredda, lucente come

metallo, che la luna alta metteva sul mare, dall'orizzonte alla riva,

lunghissima, occhieggiante, come mille specchietti moventisi nel

raggio lunare. Massimo guardò intorno, ma i suoi occhi tornavano al

purissimo viso di Luisa, come se da esso partisse quel fascio di

dolcezza. Ella sostenne un minuto lo sguardo di Massimo, poi le

palpebre le batterono, ammaliate, non reggenti a quel fascino:

--Siete voi che siete dolce--le disse lui, all'orecchio.

Adesso avevano voltato l'angolo di Mergellina, costeggiavano, lungo la

via di Posillipo, tutta piena di ville, di osterie, di _trams_ che

passano continuamente, in tutte le ore della sera, specialmente in

estate. Talvolta, tendendo l'orecchio, si udivano dei canti venire

dalla terra, affievoliti; e le ville, piene di gente sulle terrazze,

sembravano quei castelletti di carta, dai cento bucherelli, che i

bambini illuminano con un solo cerino interno, giocattoli frastagliati

o trasparenti dai personaggi minuscoli. Passando rasente una di esse

dal giardino pensile tutto fiorito arrivarono delle risate, degli

allegri strilli femminili.

--Abbiamo un pubblico cortese--disse Massimo--ci prendono, per due

amanti.

--Ah!--rispose lei, niente altro.

Il palazzo di Donn'Anna si delineava, nero, avanzandosi sul mare: sul

suo lato destro e sul sinistro, delle trattorie popolari erano piene

di banchettatori e di bevitori, ma la facciata che dà sul mare serbava

il suo carattere di rovina disabitata, col mare che entrava chetamente

nei suoi portoni, ormai trasformati in grotte, come quelle di Sorrento

e di Capri. La luna batteva sulla facciata del palazzo, che la

ricchezza e la superbia di donn'Anna di Medina Coeli non aveva potuto

finire, prima di ritornare alla Spagna natìa: e i finestroni e le

finestre prendevano il chiaror lunare, fantasticamente; la rovina

pareva meno aspra, meno tetra, sotto il placido raggio.

Il barcaiuolo che remava più lentamente, per riposarsi, chiese a

Massimo se voleva entrare in una di quelle grotte, con la barca.

--Avete forse paura?--chiese lui a Luisa, prendendone distrattamente

la mano appoggiata al bordo della barchetta.

--No, non ho paura--ella rispose: eppure la voce era velata di

emozione.

L'apertura della grotta era tutta bianca e l'acqua vi fiottava

sordamente, gorgogliando: ma quando la barca s'internò in quel chiuso

laghetto di acqua marina, la oscurità si fece profonda. La barca stava

immobile, in un gorgoglio fresco di onda che batte alle pareti di

pietra, in una gran tenebra. La mano di Luisa era restata in quella di

Massimo: egli la sentiva molle, abbandonata, nella sua, quasi che non

vi fosse miglior sorte, miglior destino per essa. Involontariamente,

egli la strinse, e intese che la mano rispondeva alla sua stretta,

fiaccamente, ma dicendo sempre: sì. Allora egli si piegò; in

quell'ombra, per distinguere la faccia di Luisa; il barcaiuolo remava,

per uscire dalla grotta e quando furono di nuovo sull'aperto mare, al

lume della luna, egli vide due lunghe lacrime scendere da quei belli

occhi e disfarsi sulle guancie. Ah! egli non poteva veder piangere nè

un bimbo, nè una donna, foss'anche di gioia: e fu più turbato di lei.

--Che avete? Avete avuto paura, avete freddo?--chiese

precipitosamente, tenendole le mani, che erano gelide, invero, nei

guanti.

--No, no....

--Sì, sì, sbarchiamo, questo viaggio in mare, alla luna, vi ha gelato.

Sbarchiamo, cammineremo a piedi, per riscaldarci.

Presso il palazzo Donn'Anna vi è spiaggia. Sbarcarono, in fretta, egli

pagò il barcaiuolo e lo licenziò: quello gli disse delle parole di

augurio; anche lui li prendeva per due amanti. Per salire alla strada

dovettero passare presso una di quelle trattorie, fra le tavolate dei

mangiatori e dei bevitori, senza guardare nè a dritta nè a sinistra,

egli sempre un po' agitato, ella che lo seguiva senza badare a nulla,

quasi che il suo fato fosse quello di seguirlo sempre, dovunque, senza

sapere dove si andasse. I bevitori e i mangiatori ridevano e

gridavano: la bianca figura di donna non ne fece voltare nessuno,

tutti erano ebbri del vino, della notte, o delle chiacchiere dette,

con la tanto bella e felice esaltazione meridionale. Massimo e Luisa

scesero per la stretta scaletta, uno presso l'altro, e quando si

trovarono sulla via di Posillipo stettero, esitanti.

--È forse tardi per voi? Volete rientrare?

--Non so.... Voi rientrate?

--Vi accompagnerei, sì, ma senza rientrare. Non dormirò, io,

stanotte....--e voltò la faccia in là.

--Allora.... allora rimarrò ancora un poco--disse fievolmente lei.

--Grazie, siete buona--e le strinse la mano.

Le Amanti · 第 12 / 15 段