Egli guardò le porte, con una lieve ombra di diffidenza e di paura

negli occhi.

--Anche a voi, fanno terrore le porte socchiuse?--ella soggiunse,

infantilmente. E si levò, andò a chiudere le due porte, fra le tende.

--Voi temete di vedere entrare qualcuno, sempre, è vero, Clara?

--Sì, da bimba, l'ho sempre temuto. Se qualcuno saliva alle mie

spalle, nelle scale, se qualcuno mi seguiva, in un appartamento, se

una porta restava aperta, con un vano oscuro, io era assalita da uno

sgomento folle, e, sentite, adesso--soggiunse, dandogli la mano--solo

a parlarne, io tremo tutta....

Egli trattenne quella mano fra le sue, ma mollemente.

--Sono sempre così sola!--ella soggiunse, e gli occhi le si velarono

di lacrime, mentre il volto, le si tramutava.

Giovanni guardò quello scoloramento e quei begli occhi velati:

impallidì leggermente.

--Non sempre siete stata sola--mormorò, con un'intonazione ironica, ma

non aspra.

--Oh!--e Clara fece un gesto largo, per dire che tutto era finito.

--Lo avete già dimenticato, Clara?

--Intieramente--ella rispose, con un cenno tagliente.

--Dimenticate presto, mi pare.

--Sì, tutto quello che non merita di esser ricordato.

--Ma che meritò di essere amato, però.

--Oh chi non ha errato, nelle cose del cuore? Chi ha mai preso la via

giusta, amando?

--Nessuno, avete ragione--diss'egli, malinconicamente.

--Io ho sbagliato sempre, io--e il bel volto ebbe un fremito di

dolore.

--Sempre?

--Sempre. Mi hanno amata poco: o male: o niente. Sarà una bella burla,

alla fine della mia vita per me, che porto la reputazione di avere

ispirato delle passioni folli, l'accorgermi che nessuno mi ha amata,

mai.

E un doloroso, amarissimo ghigno le contrasse il viso. Clara era

immensamente sincera, in quel momento. Aveva tenuto solo all'amore,

nella vita e, probabilmente, non lo aveva, nè visto nè provato mai.

--Quanto siete ingiusta, Clara!

--Con chi?

--Con me.

--Ah già, è vero, voi pretendete di avermi adorata---ella soggiunse

eccitata, ma schiettissima, sempre.--Chi ne sa nulla! È una leggenda:

tante leggende sono false.

--Perchè dite questo? Perchè volete negare il passato?

--Bella istoria, il passato! Ognuno se ne inventa uno, a propria

convenienza, quando il passato è passato. Chi conosce la verità? Voi

intanto, no: e io, neppure. Forse non mi avete amata mai; e tutta la

leggenda non è che una cosa buffa--e rise clamorosamente, offendendolo

anche col suo riso.

--Clara, io non sarei qui, se non vi avessi amata--egli disse

seriamente.

--Vale a dire?

--Che ci vuole una grande tenerezza, per dimenticare quello che mi

avete fatto: e una grande tenerezza non viene che da un grande amore.

--Bella rovina, illuminata a chiaro di luna--ella disse, non ridendo,

tetramente.

--Ognuno dà quello che può--Giovanni rispose, con una tristezza

semplice.

Clara tacque. Scherzava con un tagliacarte giapponese e se ne pungeva

le dita. A un tratto, si rivolse tutta mutata:

--Perdonatemi, Giovanni: ho avuto un accesso di cattiveria.

--Tanto, per non cambiare--ed egli ebbe un pallido sorriso.

--Sono cose che restano, a filoni, nell'anima. Ma l'anima è così

cangiata!

--Così?--e la tenerezza velava l'incredulità.

--Tutta quanta. Non ve ne siete accorto? Vi sono sembrata la stessa,

in questo tempo, la stessa di dieci anni, ditelo, in coscienza?

--No, non mi siete sembrata la stessa. Ma non vedo la causa del vostro

cangiamento e non so lo scopo.

--Al solito, voi mi supponete qualche infernale progetto? No,

Giovanni, disilludetevi. Nulla vi è di più complicato in me--e

sorrise, con una mesta semplicità.

--Nulla?

--Nulla: a che? Per sedurre chi? Voi siete inseducibile.

--Vi piacerebbe sedurmi?

--Sì, moltissimo--ella esclamò, impetuosamente, con la verità sulle

labbra e nel cuore.

Giovanni fu scosso, da questo colpo diretto.

--La cosa è già fatta--egli disse, piano, cercando una via obliqua,

per ischermirsi.

--La seduzione passata, Giovanni, non conta--soggiunse subito, la

terribile e infelice donna, riportandolo al duello.--Era una pessima

seduzione, fatta da una donna perfida e fallace, una seduzione fondata

sull'inganno, che partiva dalla malvagità e arrivava alla perversità.

Non quella, non quella! Mi sarebbe piaciuto sedurvi, mi piacerebbe

sedurvi, con una seduzione nobile e alta, quella della schietta anima

femminile, che si dà in tutta la sua naturale bontà, con una seduzione

fondata sull'amore, profondo, umile, segreto e pure sgorgante da ogni

atto e da ogni parola!

Si era avvicinata a lui, chinata verso lui, parlandogli: e gli parlava

con una voce tremante, roca, come egli non aveva mai inteso uscire da

quelle labbra. Egli ebbe un atto di smarrimento:

--Tacete, Clara, tacete!

--No, amico mio, non mi fate tacere, non vi ho mai detto nulla, in

questo tempo, e ora muoio, se non vi dico tutto....

--Io non posso udirvi....--e cercava sciogliere le sue mani da quelle

di lei che le tenevano, nell'affanno dell'emozione, strettissime.

--Sì, sì, potete udirmi, giacchè io nulla debbo dirvi che vi turbi,

che vi offenda! Giacchè io non voglio niente da voi, Giovanni, niente!

Voi mi avete amata, è vero, nel passato e io sono sacrilega, quando lo

nego, ma anche il sacrilegio è una forma della passione, anche il

calpestare è una voluttà dell'amore! E ora voi non mi amate più e

avete ragione; io sono stata crudele, io sono stata infame, con voi,

vengono dei momenti in cui mi faccio orrore, ve lo giuro....

Mentre parlava ella, così, singhiozzava e il suo petto si sollevava,

nel singulto. Qualche rara lagrima le usciva dagli occhi e Clara

l'asciugava rapidamente, col fazzoletto. Giovanni l'ascoltava, la

guardava, stupefatto, incapace di difendersi più, e incapace di

sottrarsi al pericolo estremo in cui si trovava.

--Ma, sentite, Giovanni, sentite con pazienza, poichè queste cose mi

soffocano, sino a morirne, e le debbo dire, giacchè sono le ultime

parole di passione che mi usciranno dalla bocca, in questa vita. Sì,

sì, le ultime, poichè io ho trovato in questa mia anima, così

maltrattata, così ingiustamente maltrattata da chi non doveva mai

farlo, ho trovato una sublime speranza, Giovanni, quella di poter

essere un'altra donna, quella di poter amare con un infinito

entusiasmo e una infinita devozione, quella di poter essere in una

estrema tenerezza, una donna leale, pia, umile, vivente solo per voler

bene, così, come una povera creatura ammalata e convalescente si

innamora della vita, di nuovo!

--Illusione, illusione--balbettò lui, tentando reagire contro quella

esaltazione sentimentale, che gli si comunicava, fatalmente.--Voi non

potrete mai far questo, Clara!

--Io posso fare tutto quello che voglio, io lo farò--ella rispose

energicamente, altieramente.--Ah ho ben visto, io, in questo tempo,

nella mia anima, io vi ho letto come in un libro aperto, io so tutto,

io so che una sola cosa può farmi rivivere ed è un affetto schietto e

saldo, senza altri interessi morali che l'affetto istesso, senza altro

desiderio che dare uno slancio di purezza a quest'anima, senz'altro

ideale che la redenzione di uno spirito malato e corrotto.

--Non vi riescirà, non vi riescirà--egli esclamò, in preda a tale

un'agitazione e a una confusione, che gli pareva di non aver parlato

lui, ma un altro.

--Se questo non mi riesce, io sono perduta, Giovanni--ella soggiunse,

cupamente,

--Ma perchè, perduta?

--Perduta, perduta! Questo è l'ultimo anello che mi lega alla vita: se

si spezza, cessa la ragione della mia esistenza. Ebbene, io non posso

perdermi, Giovanni, io non posso morire, io sono vecchia, perchè ho

vissuto troppo, è vero, ma non ho che trentaquattro anni, e sono

troppo pochi per rinunziare, per morire! Io non voglio rinunziare, io

mi abbranco a questa speranza, essa mi deve aiutare a vivere, io

voglio amare così, se no, sono perduta e niuno, niuno può desiderare

la perdita e la morte di una creatura come me!

--Ma chi, chi volete amare?--gridò lui, levandosi, volendo fuggire, ma

non trovandone la forza.

--Voi--esclamò ella, guardandolo con gli occhi sfolgoranti, con le

labbra schiuse che mostravano i bianchi denti minuti, che egli aveva

adorato.

--Me? me? E perchè?

--Perchè voi solo ne siete degno--diss'ella, aprendo le braccia,

chinando il capo, con un atto di umiltà.

--Clara, io sono uno sciocco, un malato, un infelice, io non merito

questo--disse lui, turbatissimo, dando indietro, cercando fuggire.

--Voi siete l'anima più buona e più nobile che io abbia mai

incontrata--ella disse, con un accento profondo di amore, che finì di

sconvolgere Giovanni.

--Clara, voi avrete con me le maggiori delusioni. Io ho sofferto, io

sono stanco, sono vecchio, oh quanto più di voi, così piena di vita,

di vivacità! Clara, Clara, se sapeste quanto sono vecchio, e quanto

sono stanco, non dareste al mio cuore questa tortura, questa

nostalgia....

L'ultima parola era così imprudente! Superbamente, realizzando il suo

invincibile bisogno di espiazione, ebbra di sacrificio, folle di

sacrificio, ella gridò:

--Che importa? Fosse anche così, così mi piacete: fosse anche peggio,

voglio amarvi così!

--È un inutile amore, Clara--egli replicò, tristissimamente.

--Perchè, inutile? L'amore non è mai inutile!

--Inutile, lo vedrete, Clara: io non debbo ingannarvi. Io non vi amo.

--Lo so: non importa--diss'ella, crollando orgogliosamente le spalle.

--Ciò che è fuggito, non ritorna più. Io non posso amarvi di nuovo.

--Non importa--replicò ancora lei, giunta al culmine della superbia e

dell'umiltà sentimentale.

--Clara, Clara, questo è un romanzo: io non ho le forze morali per

seguirvi in questo romanzo.

--Non importa: camminerò sola. Il mio cuore è saldo, quando l'amore lo

regge.

--Oh Clara mia, mia amica buona, voi v'illudete, voi non mi amate

punto, voi siete in preda a un accesso di infinita bontà, voi

v'ingannate, sul vostro cuore!

--Io vi adoro--ella disse, semplicemente, sorridendo.

--Non è vero.

--Provate--ella soggiunse, subito, con una tal luce nello sguardo, con

un tal sorriso di offerta sulle labbra, che il poveretto vacillò.

--Sentite, Clara, io sono il più saggio, fra i due, e invece vi sembro

il più scortese e il più crudele. Clara, restiamo amici, non tentiamo

la Provvidenza, non prepariamoci un avvenire di amarissime delusioni.

Guai, se vi credessi!

--Mi crederete--e sorrise, fiduciosissima di sè e dell'amore.

--Io non vi vedrò più!--gridò lui, sentendo sfuggirgli l'estremo suo

lembo di coraggio.

--Perchè, Giovanni? Non mi amate, è vero: ma non è una dolce

consuetudine di vedermi, per voi?

--Sì, sì, purtroppo....

--Non mi amate, lo so: ma non sono io, la donna che più avete amata?

Non sono io la donna con cui più avete desiderato di vivere, la sola

con cui abbiate desiderato di vivere!

--La sola, la sola!

--Ebbene? perchè mi dovreste fuggire? Dite che siete stanco, ammalato,

vecchio, e che non mi potete amare? Quale pericolo correte, dunque?

Voi avete la gran sicurezza; che temete?

--Nulla.... infatti.... ma dovrò fuggirvi.

--No. Restiamo amici, voi volete così? Restiamoci. Solamente,

solamente io non sarò amica, ma innamorata di voi.

--Clara, sarebbe una condizione insopportabile!

--Io sola, la debbo sopportare! Che fa, a voi? Vi amerò così

quietamente, così segretamente, che quasi quasi non ve ne accorgerete

neppure. Sarete buono con me, ecco tutto: mentre io fui così cattiva!

--Voi, non siete fatta per questo orribile stato di animo, che è

l'amore non corrisposto. Voi siete stata sempre una vittoriosa....

--Lasciatemi provare la dolcezza di esser vinta--disse ella

tenerissimamente.

--Voi finirete per odiarmi, Clara, io lo so!--e fece un atto di

disperazione.

--Ma perchè combattete questa lotta inutile e inefficace, Giovanni,

contro me, contro voi stesso? Perchè mi negate il permesso di volervi

bene, quando ciò non vi costa nulla e quando ciò può anche piacervi?

Perchè rinunziate, quando non vi si domanda altro che di lasciarvi

amare, Giovanni? Che vi fa? Perchè dite di no, quando nessuno vi

chiede di dir sì? Lasciatevi amare, lasciatevi amare, è una cosa tanto

confortante, tanto consolante, credetelo!

Egli non le rispose nulla.

--Vedrete, amico mio, vedrete che questo mio amore, mentre sarà il

segreto della mia esistenza, non turberà la vostra. Fidate in me. Io

vi saprò amare così bene, che non ne avrete nè preoccupazione, nè

noia. Verrete a vedermi, quando vorrete. Io non vi darò le mie ore: vi

aspetterò, sempre. Sarò profondamente felice, quando vorrete darmi

qualche ora del vostro tempo: e se non vi vedrò, ebbene, non uscirà un

lamento dalla mia bocca. Vi scriverò. Mi permetterete di scrivervi, è

vero? Le lettere sono uno sfogo così dolce a chi ama: e non turbano

colui che non ama. Giovanni, Giovanni, lasciate che io vi ami, non mi

togliete questo amore, se vi sono stata cara una volta.

E pian piano, dalla sedia in cui era seduta dirimpetto, gli scivolò

inginocchiata, innanzi, levando il volto trasfigurato verso Giovanni

Serra. Egli la sollevò, nelle sue braccia, dicendole forte,

violentemente come se volesse convincerne sè stesso, mentre la

stringeva a sè:

--Io non ti amo.... non ti amo!

--Ne sei certo?--ella chiese, misteriosamente, con la testa sul suo

petto, col volto proteso a lui.

--Non lo so--balbettò il poveretto, in un impulso di luminosa verità.

E la baciò, sulle labbra. Tutta la virtù di quel cuore d'uomo, in quel

bacio, cadde.

IV.

Infelicissimo amore! Immediatamente Giovanni Serra provò il confuso

avvilimento della sua caduta e Clara la delusione della sua prepotenza

sentimentale. Passata l'ebbrezza singolare e pur triste della grande

serata, ella si trovò di fronte a Serra, nella condizione tormentosa e

misera, di una donna che ama troppo, che vuole amar troppo e che,

sovra tutto, pensa e dice di amar troppo, mentre non è riamata

abbastanza. Infelicissimo amore! Giacchè nello speranzoso e baldanzoso

animo di Clara, restituito ai consueti trionfi della sua beltà e della

sua grazia, tolto dal fittizio ambiente di umiliazione morale, in cui

ella si era collocata con amara voluttà di punizione, rimesso nella

posizione solita ed orgogliosa di una donna che ha conquistato un uomo

o che lo ha riconquistato, in questo animo in cui gli impeti della

immaginazione erano il fondamento della passione e dove la vanità si

nascondeva sotto le forme più semplici, in questo animo tramontò

subito quel purissimo e inaccessibile ideale di un amore che

volontariamente rinunzia alla corrispondenza, di un amore che

volontariamente invoca di esser dolore e di essere espiazione.

L'imperioso cuore che si voleva dare in un immenso sacrificio, privo

di premio, ritirò subito la sua offerta, quando negli occhi smarriti

di Giovanni Serra vide la follia dell'amore, quando egli si curvò a

baciare quelle labbra col trasporto di un uomo che non ha mai finito

di amare, che ricomincia ad amare, con la forza di dieci anni di

ricordi, accumulata e repressa. Clara passò la notte seguente nella

veglia deliziosa, e indescrivibilmente deliziosa di chi ha trovato,

nell'amore, quello che cercava, il gran segreto che tutte le anime

sentimentali e passionali cercano: un amore eguale al proprio, la

corrispondenza perfetta e l'armonia sublime. La vita, infine, aveva

dato, con dieci anni di ritardo, è vero, ma con più potenza di

concentramento, alla donna innamorata dell'amore, ciò che ella non

aveva mai provato, ciò che pochi uomini e poche donne provano sulla

terra: un amore schietto e profondo, così sentito e così corrisposto.

Immensa delusione: e infelicissimo amore!

Poichè, quando ella rivide Giovanni e guardò nei suoi occhi, ella vi

scorse un imbarazzo mortale, una tristezza mortale, come ne nascono

nelle pure coscienze di coloro che caddero per una inesplicabile

debolezza della volontà. Clara credeva, era certa di vedersi apparire

innanzi un uomo felice, ringiovanito, ridato alla forza vincitrice

degli ostacoli e ridato agli entusiasmi dell'età più bella: e invece,

Giovanni aveva l'aspetto di un uomo che ha errato e che sente

amaramente tutto il peso del suo errore. Clara era lieta e dolce,

aveva rialzato i suoi capelli in un grosso nodo attraversato dagli

spilloni di tartaruga, come dieci anni prima, aveva un vestito chiaro

e gaio: e Giovanni la guardava, con certi occhi distratti e stupiti,

dove, ogni tanto, si abbassava il velo di una malinconia intensa,

dove, ogni tanto, passava la nuvola dello sgomento.

--Come siete gioconda, questa sera!--le disse, come trasognato.

--Perchè ti voglio tanto bene--ella gli rispose, dolcissimamente,

prendendogli le mani.

Egli si turbò sempre più.

--Non parliamo di questo, Clara.

--Perchè? Non mi credi? Non mi credi?

Egli tacque. Non le credeva, infatti. Ella intese perfettamente questa

sfiducia.

--Che debbo fare, perchè tu creda?

--Nulla, Clara: non fare nulla. Io sono uno sventurato.

--E perchè? Non ti voglio bene, io, malgrado la tua incredulità? Non

mi vuoi bene, tu?

--Io!--gridò lui.--No, no, non ti amo!

--E che mi hai detto ieri sera, allora? Hai mentito? Sei diventato

bugiardo, ora? Non eri bugiardo, prima.

Giovanni Serra non rispose. Era così pallido, così disfatto ed evitava

tanto di guardarla!

--Amore mio, amore mio--ella riprese, tenerissimamente, carezzandogli

una mano--non tormentarti, te ne prego. Non ti dico nulla, non ti

domando nulla: la mia voce e le mie parole ti agitano, lo vedo. Lascia

ch'io stia vicino a te, così, in silenzio.

Era, difatti, seduta accanto a lui, sul divano, e gli aveva passato un

braccio sotto il braccio; aveva appoggiata lievemente la testa sulla

sua spalla. Un lungo silenzio: ma ella, a occhi bassi, sentiva che il

respiro di Giovanni diventava affannoso. Allora, pian piano, levò gli

occhi, lo guardò, gli mormorò:

--Mi vuoi bene?

Una così grande espressione di dolore, negli occhi di quell'uomo! Ella

tacque, ancora un poco, legata a lui, cheta, respirando appena: poi le

parve che egli le sfiorasse con le labbra i capelli:

--Mi vuoi bene, amore?--chiese, sorridendo nel fondo del cuore.

Giovanni sospirò profondamente e rispose:

--No.

Attraversata da un impeto d'ira, ella si staccò bruscamente da lui, si

levò, esclamando:

--Sei cattivo e scortese.

Una scena dolorosa avvenne fra loro, dove tutta la violenza e tutta la

natural tenerezza del cuore di Clara--tenerezza repressa nel periodo

d'isolamento in cui era stata--sgorgarono in parole precipitose,

ardenti, innamorate e pure ingiurianti: e dove tutta la mitezza e

tutto il profondo scetticismo di Giovanni si manifestarono, più dolci

e più freddi, pieni delle grandi timidità di chi, avendo amato invano

per tanto tempo, ha oramai una paura invincibile di amare. Due o tre

volte, durante questa penosissima scena, ella lo offese in un modo

crudele, poichè era avvezza a calpestare i cuori che adorava, per poi

adorarli più profondamente, dopo; ed egli sentì l'offesa, con un amaro

piacere, giacchè essa lo autorizzava non a reagire, ma ad andarsene,

per non ritornare mai più. Questo, questo, era il suo intimo

desiderio, innanzi a quella donna che lo affascinava e che lo

terrorizzava coi tumulti strani della sua fantasia, con le singolarità

di un temperamento fuggevole e pericoloso, con l'impensato di

un'anima, nella quale la inconscienza assumeva degli aspetti terribili

e dolcissimi. Nel momento in cui ella più gravemente lo ingiuriò, egli

pensò che era giunta la salvazione per lui, se partiva. Ma quando ella

lo vide arrivato alla soglia, quando intese che lo perdeva, così,

miseramente, irrimediabilmente, lo chiamò con una voce così spezzata

dal pianto, che egli si volse, venne a lei. Clara piangeva, Piangeva!

Mai l'aveva vista piangere, Credeva che non potesse piangere, tanto il

gran riso clamoroso, e il riso breve, e il sorriso, e il sogghigno le

eran particolari. Clara piangeva, soffocando dai singhiozzi, con un

lamento che le usciva dalle labbra, continuo. Il cuore di quell'uomo

buono s'infranse, ed egli intese sul suo petto quel povero corpo

femminile scosso dai singulti, ed essa intese da quella voce tremante

e fievole la parola d'amore, strappata dall'essenza di quell'anima,

dolorosamente.

Le Amanti · 第 6 / 15 段