come a ciascuno occorreva; e principalmente combattevano i Siciliani
tra loro propio, e gli Ateniesi uniti co’ loro alleati: ma io non
rammenterò che quelle cose le quali soprattutto meritano d’essere
menzionate, e le quali adoperarono gli Ateniesi con gli alleati, o
furono dagli avversari operate contro gli Ateniesi. Dico adunque,
che poichè dai Siracusani fu morto in guerra Careade generale degli
Ateniesi, Lachete, avendo il comando dell’intera flotta, portò con gli
alleati le armi contro Mila[223] de’ Messinesi. Erano di guarnigione
in Mila due insegne di Messinesi, ed avevano teso agguati alle truppe
sbarcate dalle navi ateniesi. Ma questi con gli alleati fugano la
gente dell’imboscata, molti tagliano a pezzi; investono il forte, ed
obbligano quei che eran dentro a rendere per trattato la rocca, e ad
unirsi con loro per andar contro Messina. Dopo di che i Messinesi
medesimi, al presentarsi degli Ateniesi co’ loro alleati, si arresero
col patto di consegnare ostaggi, ed offrire ogni altra guarentigia.
91. Nella medesima estate gli Ateniesi spedirono attorno al Peloponneso
trenta navi sotto la condotta di Demostene[224] figliolo di Alcistene
e di Procle di Teodoro; ed altre sessanta a Melo con duemila soldati
di grave armatura capitanate da Nicia di Nicerato. Volevano essi
soggettarsi i Melii che sono isolani, i quali non intendevano nè di
obbedire nè di entrare nella loro lega. Ma visto poi che con tutto
il guasto dato alla loro campagna e’ non si arrendevano, fatta vela
da Melo navigarono per alla volta di Oropo[225] situato sulla costa
di faccia a Melo. Vi diedero fondo sul far della notte, e subito
le milizie gravi scese dalle navi marciarono per terra a Tanagra
della Beozia. Fu dato il segnale, e il popolo di Atene a stormo andò
per terra ad incontrarle al medesimo luogo, guidato da Ipponico di
Callia[226], e da Eurimedonte di Teucle. Accampatisi nel territorio
tanagrese il giorno stesso vi diedero il guasto e vi pernottarono. Il
giorno dipoi superarono in battaglia i Tanagresi, che avevano fatto una
sortita insieme con alcuni Tebani venuti loro in rinforzo, a’ quali
tolsero pur le armi: alzato poscia il trofeo, la gente di Atene ritornò
a casa e i soldati alle navi. Nicia procedendo marina marina con le
sessanta navi depredò le costiere della Locride, e tornossene a casa.
92. Circa il medesimo tempo gli Spartani fondarono la colonia di
Eraclea nella Trachinia con quest’intenzione. Tutti i Meliesi sono
divisi in tre parti, Paralii, Ierei e Trachinii. Or tra questi gli
ultimi, afflitti dalla guerra degli Etei loro confinanti, erano stati
da principio sul punto di unirsi agli Ateniesi; se non che poi temendo
che non sarebbero fedeli eleggono Tisameno ambasciatore per a Sparta.
Unironsi a questa ambasceria i Doriesi, che sono la città madre degli
Spartani, per richiederli delle medesime cose; perocchè si trovavano
anch’essi travagliati dalla guerra degli Etei. Gli Spartani udito
ciò presero il partito di spedirvi colonia, intendendo di soccorrere
i Trachinii e i Dori, ed insieme giudicando che la città sarebbe
opportunamente situata per la guerra contro gli Ateniesi; perchè vi
si potrebbe allestire una flotta quasi addosso all’Eubea, sicchè
breve ne fosse il tragitto; e potrebbe esser vantaggiosa per passar
nella Tracia. Insomma erano tutti intesi a fabbricare questa città.
Però prima di tutto consultarono l’oracolo di Delfo, il quale avendo
acconsentito, vi mandarono ad abitarla gente di loro stessi e dei
circonvicini: ed invitavano qualunque degli altri Greci cui piacesse
seguirli, fuori che gli Achei, gli Ionii e qualche altra gente. Furono
capi di quella colonia tre dei Lacedemoni, Leone, Alcida e Damagone, i
quali giunti colà fabbricarono sino dalle fondamenta la città che ora
ha nome Eraclea[227], distante dalle Termopile circa quaranta stadii,
e venti dal mare; e prepararono arsenali cominciandone l’edifizio alle
Termopile, propio in su lo stretto, acciò fossero meglio difendevoli.
93. L’esser concorsi tanti coloni a fabbricar questa città diede sul
bel principio sospetto agli Ateniesi che la credevano innalzata a
minacciar l’Eubea, essendo breve il tragitto a Ceneo di Eubea stessa.
Nondimeno la cosa riuscì contro la loro credenza; perchè non fu per
essi di verun pregiudizio, a cagione che i Tessali padroni dei castelli
di quelle vicinanze, e nel suolo de’ quali si fabbricava la città
temendo avrebbero vicini prepotenti, li tribolavano, e di continuo
facevan guerra a quella gente stanziata di fresco, finchè non gli
ebbero rifiniti, sebbene in principio fossero in grandissimo numero.
Imperocchè riflettendo che fondatori ne erano gli Spartani, ognuno vi
concorreva con fiducia, persuaso che la città avrebbe stabilità. Se
non che quei Lacedemoni stessi i quali andavano al governo di casa la
perderono e scemaronne la popolazione, spaventando il popolo col loro
severo e talvolta non onesto reggimento; onde i circonvicini meglio
poterono superarla.
94. Nella medesima estate e quasi al tempo stesso in cui gli Ateniesi
si trattenevano a Melo, gli altri Ateniesi delle trenta navi che
stavano in crociata intorno al Peloponneso primieramente sorpresero con
aguati presso Ellomeno della Leucadia, ed uccisero alcune guarnigioni;
e dipoi con armata più numerosa andarono contro Leucade, unitamente a
tutti gli Acarnani che, eccettuati gli Eniadi, li seguivano a pieno
popolo, con gli Zacintii e i Cefalleni, più quindici navi di Corfuotti.
Sopraffatti i Leucadii da tanta moltitudine non si movevano, benchè
vedessero darsi il guasto alla campagna sì fuori che dentro l’istmo,
ove è Leucade stessa ed il tempio di Apollo. Gli Acarnani pregavano
Demostene generale degli Ateniesi a riserrarli con un muro, sperando
che facilmente li espugnerebbero, e si disbrigherebbero di una città
sempre loro nemica. Ma nel medesimo tempo i Messenii persuadono
Demostene, che avendo riunito sì numeroso esercito, sarebbe per lui
onorevole impresa assalire gli Etoli perchè nemici di Naupatto:
vincendo i quali ridurrebbe agevolmente in potere degli Ateniesi
anche il rimanente di quel tratto dell’Epiro: essere sì bene gli
Etoli, popolo grande e guerresco, ma abitando a borgate molto tra
loro distanti e senza mura, ed usando solo di armatura leggera, non
sarebbe difficile soggiogarli prima che potessero riunirsi a comune
soccorso: invadesse (lo confortavano) prima gli Apodoti, quindi gli
Ofionesi, dopo loro gli Euritani (che sono la parte più grande degli
Etoli, e, come è fama, hanno linguaggio ignotissimo, e si cibano di
carni crude)[228]; perchè soggiogati costoro facilmente anche gli altri
calerebbero agli accordi.
95. Condiscese Demostene alle voglie dei Messenii, tra perchè erano
essi bene di lui, e soprattutto perchè avvisava che senza nuove
genti di Atene, ma solo con gli alleati dell’Epiro e con gli Etoli;
traversando le terre dei Locri Ozolii fino a Citinio della Doria che ha
sulla destra il Parnaso, sarebbe venuto a capo di entrare in Beozia,
che confina coi Focesi; per poi scendere tra i Focesi stessi, i quali
pensava che a cagione della perpetua amicizia in che erano stati sempre
con gli Ateniesi unirebbero con lui di buona voglia le loro armi, o
si sarebbero potuti costringere per forza. Per lo che fatto vela da
Leucade con tutta l’armata, a malgrado degli Acarnani scorreva la costa
fino a Sollio. Ivi comunicò il suo disegno con gli Acarnani che per
non avere egli cinto di mura Leucade, non lo approvarono; ond’ei col
resto dell’esercito composto di Cefalleni, Messenii e Zacintii, e con
trecento Ateniesi che militavano sulle sue navi (essendo già partite le
quindici dei Corfuotti) portò le armi contro gli Etoli, mosso il campo
da Enone della Locride. I Locri Ozolii di questi luoghi erano alleati,
e dovevano con tutte le loro forze riunirsi con gli Ateniesi nei luoghi
mediterranei. Imperocchè essendo confinanti degli Etoli ed usando la
medesima armatura, pareva che col concorrere all’impresa sarebbero
di gran vantaggio, attesa la pratica che avevano del guerreggiare di
quelli e del paese.
96. Egli adunque coll’esercito pernottò nel recinto sacro a Giove
nemeo (ove si dice che dalla gente del paese fu morto il poeta
Esiodo, secondo l’oracolo che gli avea predetto arebbe sofferto ciò
in Nemea)[229], e sul far dell’aurora mosse il campo per alla volta
di Etolia. Nel primo dì prende Potidania, nel secondo Crocilio, nel
terzo Tichio[230], ove fece alto, e mandò il bottino ed Eupolio della
Locride, avendo egli intenzione di conquistar prima gli altri luoghi,
e ricondursi a Naupatto, per quindi combattere gli Ofionesi qualora
e’ non volessero arrendersi. Queste mene però non erano ignote agli
Etoli neanche quando ei dapprima le macchinava; e non sì tosto si
presentò con l’esercito, che accorsero tutti contro lui con numerose
soldatesche; e fino i Bomiesi e i Calliesi, che sono gli ultimi tra gli
Ofionesi e si stendono fino al golfo Meliaco, non istettero a vedere.
97. Ma i Messenii davano a Demostene lo stesso consiglio di prima:
ripetevano la presa degli Etoli sarebbe facile: lo confortavano
assalisse subitamente le borgate: non aspettasse che tutti riuniti
assieme potessero fargli fronte; e cercasse di prender quella che a
mano a mano gli si parasse innanzi. Egli vi acconsentì, e fidato alla
fortuna che non gli era nulla contraria, senza aspettare i Locri che
doveano venire in rinforzo, perocchè il suo principal bisogno era di
saettatori armati alla leggera, marcia sopra Egitio[231], e al primo
assalto lo espugna; essendochè gli abitanti si sottraevano colla fuga,
e si eran fermati sulle colline che soprastano la città, situata essa
pure in luoghi alti, e distante dal mare intorno di ottanta stadii. Ma
gli Etoli accorsi già alla difesa di Egitio si avventano sugli Ateniesi
e su’ loro alleati, precipitando chi di qua chi di là dalle alture,
e scagliando dardi sovra loro; e se gli Ateniesi si avanzavano, essi
davano indietro; se cedevano, gli caricavano. Durò un pezzo questa
zuffa di incalzare e ritirarsi, e nell’uno e nell’altro modo pativano
gli Ateniesi.
98. Nondimeno finchè i loro arcieri ebbero saette e lena da servirsene,
erano essi che reggevano la battaglia; poichè gli Etoli armati
leggermente venivano rintuzzati dalle frecce: ma quando gli arcieri,
morto il comandante, si sbandarono, allora, spossati gli Ateniesi
e da gran tempo oppressi da quel medesimo travaglio, e dall’altra
parte saettati ed incalzati dagli Etoli, voltate finalmente le spalle
fuggivano; ed incappando in de’ borri senza riuscita, ed in luoghi de’
quali non eran pratici (essendo morto Cromone messenio che insegnava
loro le strade), erano sperperati. All’opposto gli Etoli essendo
spediti al corso ed armati alla leggera li dardeggiavano; e giugnendoli
dappresso in quella che davano le spalle, molti ne uccidevano: mentre i
più che smarrite le strade si erano ingolfati in un bosco senza uscita,
appiccatovi il fuoco rimasero tutti arsi. Così fuvvi nel campo ateniese
ogni maniera di fuga e di morte: quei che la scamparono penarono molto
a ricovrarsi al mare, e ad Enone della Locride, donde eran partiti.
Mancarono in questo fatto molti alleati, e circa centoventi Ateniesi
di grave armatura; perdita grandissima perchè erano tutti sul fiore
dell’età e di valore non ordinario, e morì anche Procle uno de’ due
generali. Gli altri, riavuti dagli Etoli i cadaveri con salvocondotto,
tornarono a Naupatto, e poi si ricondussero colla flotta ad Atene.
Ma Demostene che per queste cose temeva degli Ateniesi, restò nelle
vicinanze di Naupatto e di quei luoghi.
99. Al tempo medesimo gli Ateniesi che erano intorno alla Sicilia
navigarono contro la Locride, e sbarcando a terra vinsero i Locri
venuti a respingerli, e prendono Peripolio città situata sul fiume
Alece.
100. Parimente in questa estate gli Etoli che trovandosi assaliti dagli
Ateniesi avevano già spedito ambasciatori a Corinto e a Sparta Tolofo
osionese, Boriade euritane e Tisandro apodoto, persuadono coteste
città a mandare in grazia loro delle truppe contro Naupatto. Laonde i
Lacedemoni spedirono verso l’autunno tremila di grave armatura presi
dagli alleati, cinquecento de’ quali erano di Eraclea nella Trachinia,
città fabbricata d’allora. Guidava queste genti Euriloco nobile di
Sparta, cui seguivano Macario e Menedeo nobili Spartani anch’essi.
101. Riunitosi questo esercito a Delfo, Euriloco spedì un araldo ai
Locri Ozolii perchè gli bisognava traversare le loro terre per andare
a Naupatto, ed insieme perchè voleva staccarli dagli Ateniesi. Tra
i Locri favorivano Euriloco gli Amfissei[232] (perchè temevano dei
Focesi loro nemici) i quali furono i primi a dare ostaggi, e col timore
dell’esercito che si avanzava indussero a dargli anco gli altri;
in principio i soli Mionesi loro confinanti per dove è difficile
l’accesso nella Locride: poi gl’Ipnei, i Messapii, i Tritei, i Callei,
i Tolofoni, gli Essi e gli Eantesi, tutti i quali popoli si unirono con
Euriloco. Gli Olpei diedero ostaggi ma non lo seguitarono; e gli Iei
non diedero neppur gli ostaggi sino a che non fu preso un loro borgo
che aveva nome Poli.
102. Ma Euriloco poichè ebbe ordinato il tutto, e depositati gli
ostaggi a Citinio della Doride[233], marciava coll’esercito contro
Naupatto traversando i Locri; e per via prende due de’ loro castelli
Eneone ed Eupolio che avevano rifiutato unirsi a lui. Pervenuti poi in
su quel di Naupatto insieme con gli Etoli già corsi in rinforzo, ne
saccheggiarono la campagna, ed occuparono il suburbio che era senza
mura; ed avanzatisi a Molicrio colonia dei Corintii, ma soggetto agli
Ateniesi; lo espugnano. Demostene l’ateniese, che dopo gli avvenimenti
dell’Etolia si tratteneva ancora nelle vicinanze di Naupatto,
presentito l’arrivo di quest’esercito, e temendo di quella città, si
presenta agli Acarnani; e gl’induce a recarvi soccorso, quantunque
difficilmente per la sua ritirata da Leucade. Spediscono con lui sulle
navi mille di grave armatura, i quali entrati nella città la salvarono:
poichè vi era molto pericolo che, grandi essendo le mura, quei pochi
che vi erano a difesa non potessero resistere. Laonde Euriloco e le
sue genti, quando intesero esservi entrate quelle truppe, e divenuto
impossibile espugnare a viva forza la città, si ritirarono non già nel
Peloponneso ma nell’Eolide, chiamata ora Calidona, ed in Pleurona e
in altri luoghi di quei dintorni, ed in Proschio dell’Etolia. E ciò
perchè gli Ambracioti eran venuti persuadendoli si unissero con loro ad
assaltare Argo Amfilochico e il resto dell’Amfilochia e l’Acarnania:
protestando, che vinti questi luoghi, tutto Epiro verrebbe all’alleanza
dei Lacedemoni. Accettò Euriloco il partito; licenziati gli Etoli si
tratteneva col suo esercito in quei luoghi senza darsi alcun moto
finchè non fosse bisognato dar mano agli Ambracioti, usciti che fossero
in campagna per l’impresa d’Argo; e finiva l’estate.
103. L’inverno seguente gli Ateniesi che erano in Sicilia, co’
Greci loro alleati, e con quei Siciliesi che oppressati da duro
imperio s’erano staccati dalla lega dei Siracusani e gli aiutavano
in questa guerra, andarono a dar l’assalto a Nessa, castello della
Sicilia, la cui rocca tenevasi pei Siracusani; non vennero a capo di
prenderla e partirono. Ma i Siracusani del forte, mentre l’esercito si
ritirava, assalgono gli alleati degli Ateniesi che erano alla coda:
ed azzuffatisi, mettono in fuga buona parte dell’esercito stesso con
grande strage. Dopo questa rotta Lachete con gli Ateniesi fecero
parecchie volte scala dalle navi lungo il fiume Caicino nella Locride,
e vinsero in un conflitto circa trecento Locri, che con Prosseno
figlio di Capatone vollero opporsi loro; gli disarmarono, e quindi
continuarono la loro gita.
104. Nel medesimo inverno gli Ateniesi purgarono Delo per iscrupolo
di un certo oracolo. L’avea purgata di prima anche Pisistrato il
tiranno, non però tutta interamente, ma quanta se ne scorgeva dal
tempio[234]. Ora però ella fu purgata tutta con queste cerimonie.
Tolsero via quante arche di morti erano in Delo; e bandirono che per
l’avvenire nessuno fosse lasciato morire nell’isola, e le donne non vi
dovessero partorire; ma i moribondi e le partorienti si trasportassero
in Renea, la quale è distante da Delo sì poco, che Policrate tiranno
di Samo[235], stato per qualche tempo potente in flotta e padrone di
altre isole, quando ebbe conquistato Renea la consacrò ad Apollo Delio,
legandola con una catena a Delo. Allora per la prima volta dopo la
purgazione celebrarono gli Ateniesi le feste Delie che ricadono ogni
cinque anni. Era già in Delo fino da remoto tempo gran concorso di
Ioni e d’isolani circonvicini che vi andavano ai sacri spettacoli con
le mogli e co’ loro figlioli, come ora gli Ioni alle feste di Diana
in Efeso: ed ivi pure si facevano le gare di ginnastica e di musica;
e le diverse città vi conducevano le compagnie de’ danzatori. Che si
praticasse così lo dichiara a maraviglia Omero in quei versi cavati
dall’inno di Apollo[236]:
Ma tu giubbili, o Febo, sopra tutto
Allor che gl’Ioni dalle lunghe vesti
Si radunano in Delo ad onorarti
Insiem coi figli e le pudiche spose.
Te dilettano allor che rimembrando
Il nome tuo, cominciano le gare
Di lotte, di carole e d’armonie.
E che vi fosse pure la gara di musica, e che vi concorressero i
gareggianti, lo dichiara in questi versi del medesimo inno; poichè dopo
aver celebrato il coro delle donne di Delo terminò l’elogio con questi
versi, ne’ quali fece pur menzione di sè:
Deh! se ne sien propizi Apollo e Diana,
Addio voi tutte, e di me vi sovvenga
Allor che un cattivello pellegrino
Dei terrestri mortali vi domandi:
O Donzellette, dite, e qual s’aggira
Spirto gentil dolcissimo tra voi,
Che col suo canto vi diletta il core?
Voi tutte liete allor gli rispondete,
Un cieco abitator dell’aspra Chio.
Ecco gli argomenti che dà Omero di esservi stato anticamente a Delo
concorso e festa grande. In processo di tempo gl’isolani e gli Ateniesi
vi mandavano le compagnie dei cori e le offerte sacre. Ma quanto ai
giuochi e alla maggior parte delle solennità pare che per le calamità
dei tempi andassero in disuso; finchè al tempo accennato non li
celebrarono gli Ateniesi, con più le corse de’ cavalli che prima non vi
erano.
105. In quest’istesso inverno gli Ambracioti, conforme avevan promesso
ad Euriloco perchè trattenesse l’esercito, escono in campagna contro
Argo Amfilochico con tremila di grave armatura. Entrati sul territorio
argivo occupano Olpa, castello forte sopra un’altura vicino al mare,
guarnito in altri tempi di mura dagli Acarnani che se ne servivano per
comun tribunale, e distante circa venticinque stadii da Argo città
marittima. Ma gli Acarnani parte correvano a soccorso di Argo, parte
si erano accampati in quel sito dell’Amfilochia che si chiama le
Fonti, per invigilare che i Peloponnesi con Euriloco non passassero di
nascosto ad unirsi con gli Ambracioti. Spedirono inoltre a Demostene,
che aveva prima condotti gli Ateniesi nell’Etolia, invitandolo a
pigliare il comando dell’esercito, avvisando pure le venti navi degli
Ateniesi, che si trovavano attorno al Peloponneso, capitanate da
Aristotele di Timocrate e da Ierofonte di Antimnesto. Medesimamente
quelli Ambracioti che erano ad Olpa inviarono ad Ambracia un messo,
ordinando che fatta una leva generale venissero a soccorrerli;
perciocchè temevano (non potendo le genti di Euriloco attraversare
l’Acarnania) di dovere, o sostenere la battaglia da se soli, o volendo
ritirarsi, non poterlo fare sicuramente.
106. I Peloponnesi adunque con Euriloco, intesa la mossa degli
Ambracioti che erano giunti ad Olpa, partono da Proschio per
prontamente soccorrerli; e valicato l’Acheloo marciavano attraverso
dell’Acarnania, rimasta spopolata per il soccorso di Argo, avendo a
destra la città degli Strazii e il loro presidio, e alla sinistra il
resto dell’Acarnania. Trascorse le terre degli Strazii camminavano per
Fizia, e quindi pei confini di Medona, e poi per Limnea; e misero piede
sul territorio degli Agrei non più amico degli Acarnani, ma di loro.
Quindi prendendo la via di Tiamo, monte incolto, lo traversarono; e di
notte calarono nella campagna argiva: così passarono celatamente tra
la città degli Argivi, e il presidio degli Acarnani alle Fonti, e si
congiunsero con gli Ambracioti ad Olpa.
107. Riuniti che furono insieme, sul far del giorno fecero alto sotto
il castello chiamato Metropoli[237], ove formavano il campo. Poco dopo
arrivano in soccorso degli Argivi al golfo di Ambracia gli Ateniesi
colle venti navi, e Demostene con dugento Messenii di grave armatura
e sessanta arcieri ateniesi. Stavano le navi in osservazione alle
falde del monticello di Olpa dalla parte di mare. Gli Acarnani con
pochi Amfilochii (perchè la maggior parte era per forza ritenuta dagli
Ambracioti) si erano già raunati ad Argo, e si preparavano a combattere
co’ nemici. Eleggono per generale di tutta la lega Demostene, senza
però escluderne i particolari loro capitani: ed egli avanzatosi fin
vicino ad Olpa vi pose il campo; sì che solo un gran borro separava
i due eserciti. Per cinque giorni restarono tranquilli: ma nel sesto
si mettevano entrambi in ordine di battaglia. Era l’esercito de’
Peloponnesi più numeroso ed esteso; onde Demostene temendo di non
essere circondato mette in aguato per una strada scoscesa e cespugliosa
truppe di leggera e grave armatura, in tutto quattrocento; acciò
nel tempo della zuffa uscissero dell’aguato, e prendessero alle
spalle i nemici in quella parte ove fossero superiori. Quando i due
eserciti furono in punto vennero alle mani. Demostene con i Messenii
e pochi Ateniesi teneva il corno destro, e l’altro tenevasi dagli
Acarnani disposti con quell’ordine che ad ognuno era toccato, e da
quei frecciatori amfilochi che vi si ritrovavano. I Peloponnesi e gli
Ambracioti erano mescolati, ad eccezione dei Mantiniei, che riuniti
fra loro erano piuttosto sul corno sinistro, ma però non arrivavano
all’estremità di esso, ove era Euriloco co’ suoi in faccia a’ Messenii
e a Demostene.
108. Menavansi omai le mani da ambe le parti, ed il corno de’
Peloponnesi era superiore, e faceva vista di circondare il destro de’
nemici; quando gli Acarnani dall’aguato sopravvenendo alle spalle
si scagliano loro addosso e li costringono a voltar faccia, sicchè
non più tennero il fermo, e col loro timore ridussero a fuggire la
maggior parte dell’esercito: poichè al veder sperperata l’ordinanza
di Euriloco, che era il nerbo delle milizie, molto più gli altri
impaurivano. I Messenii che con Demostene erano su questo punto,
compirono la maggior parte dell’impresa: all’opposto gli Ambracioti
e quelli del corno destro, che sono i più guerreschi di quei luoghi,
ruppero le genti che avevano a fronte e le incalzarono fino ad Argo.
Ma nel ritirarsi, poichè videro il grosso dell’esercito disfatto, e
poichè erano inquietati dagli Acarnani, a gran fatica salvaronsi ad
Olpa: ove precipitandosi dentro disordinatamente e alla rinfusa, molti
perirono. Non così avvenne dei Mantinei i quali, meglio ordinati di
tutto l’esercito, ritiraronsi dalla battaglia che finì sulla sera.