91. In udendo ciò, per l’amicizia che avevano con Temistocle credevano

alle parole di lui; nondimeno giunti alcuni altri, e ragguagliando

chiaramente che le mura si edificavano, e che già erano di qualche

altezza, non sapevano come non credervi. Temistocle accortosi di

ciò li consiglia a non lasciarsi illudere da discorsi, ma spedire

alcuni di loro, personaggi dabbene, i quali osservata la cosa, la

riferissero fidatamente. Si spediscono. E Temistocle, rispetto a loro,

manda celatamente avviso agli Ateniesi ordinando li trattenessero

nel modo il men vistoso, e non gli licenziassero, prima che egli

ed i colleghi fossero ritornati: conciofossechè (venuti essendo a

raggiungerlo Abronico figliolo di Lisicle, ed Aristide di Lisimaco

compagni dell’ambasceria, colla nuova che le mura erano a buon

termine) temeva che i Lacedemoni, avutone indubitabile ragguaglio non

più gli lascerebbero partire. Gli Ateniesi adunque come era stato

loro significato, intertennero i legati; e appunto allora Temistocle

presentatosi ai Lacedemoni disse apertamente: «la città essere omai

fornita di mura a segno che poteva difendere gli abitanti: però se i

Lacedemoni o i confederati volevano mandare qualche legazione ad Atene,

lo facessero in avvenire come a gente che sa discernere il proprio

ed il comune vantaggio; perchè anche quando credettero espediente

abbandonar la città e salir sulle navi, osarono farlo senza conferirne

con loro; nè esser mai per consiglio rimasti indietro ad alcuno in

tutti gli affari su i quali insieme con essi erano venuti a deliberare.

Parer dunque meglior cosa anche adesso che la loro città abbia mura;

ciò esser per riuscire di maggior utilità non solo pe’ cittadini in

particolare, ma per tutti i confederati. Infatti senza equilibrio

di forze non esser possibile che nulla si deliberi in comune con

eguaglianza di diritto. Pertanto, soggiungeva, o dover tutti i compresi

nella lega restar senza mura, o trovar giusto anche il fatto presente.»

92. A queste parole i Lacedemoni non mostrarono apertamente il loro

dispetto verso gli Ateniesi, sia perchè la loro ambasceria non aveva

per oggetto il fare inibizione alcuna, ma solo (se vuolsi credere) il

consigliare la cosa come vantaggiosa pel bene comune; sia perchè erano

allora amici della Repubblica ateniese a cagione dell’esimio valore

mostrato contro il Medo; ma covavano internamente il rancore vedendo

falliti i propri disegni. E gli ambasciatori di ambe le parti tornarono

ciascuno alla patria senza farsi querela veruna.

93. Così gli Ateniesi in poco tempo edificarono le mura della città; e

l’edifizio mostra anche adesso essere stato frettolosamente compito:

conciossiachè lo sostengono fondamenta d’ogni maniera di sassi, e in

qualche parte non ben commessi, ma alla rinfusa come ciascuno gli

portava; impiegaronvi ancora molte colonnette dei sepolcri e pietre

scolpite: perchè, volendo dappertutto dilatare il giro della città, si

avacciavano abbattendo ogni cosa senza riguardo. Inoltre Temistocle

persuase agli Ateniesi di dar compimento anche alla fabbrica del

Pireo già incominciata l’anno che egli fu arconte in Atene; perocchè

giudicava quel luogo vantaggioso per i tre porti naturali che presenta;

e perchè ad essi, ove si addessero al mare, riuscirebbe di gran

giovamento per avanzare in potenza. Egli il primo osò dire, bisognare

applicarsi al mare, e subito tolse a procacciarne loro l’imperio.

Fabbricarono, per suo consiglio, anco il muro intorno al Pireo della

grossezza che tuttora si vede, cosicchè due carri a riscontro vi

portavano i sassi. Nell’interno della muraglia non era nè calcina nè

loto, ma grandi pietre congegnate, tagliate a canto vivo, e tenute

insieme all’esterno con ferro impiombato. Nondimeno l’altezza fu forse

condotta alla metà di quanto ei s’era prefisso; sì perchè voleva

coll’altezza e grossezza del muro tener lontani gli assalti dei nemici,

sì perchè giudicava bastevoli a guardarlo pochi e dei più invalidi,

affinchè gli altri montassero sulle navi alle quali erano tutte rivolte

le sue cure. Vedeva egli, per mio avviso, che agli eserciti del re

restava più facile lo invadere dalla parte di mare che dalla parte di

terra; laonde giudicava, il Pireo più importante della rocca della

città: e spesso avvertiva gli Ateniesi avessero a scendervi per far

sulle navi resistenza a qualunque, se per avventura si trovassero

stretti dalla parte di terra. Così gli Ateniesi subito dopo la ritirata

dei Medi si fortificarono colle mura, e ristaurarono il rimanente della

città.

94. Da Sparta fu di poi spedito condottiero de’ Greci Pausania figlio

di Cleombroto con venti navi del Peloponneso, alle quali si unirono

gli Ateniesi con trenta, e con buon numero degli altri alleati. Fecero

vela contro l’isola di Cipro e ne soggiogarono gran parte; si diressero

poscia alla volta di Bisanzio occupata dai Medi, e la espugnarono sotto

la condotta del medesimo.

95. Ma già Pausania usava nel comando modi insolenti, onde erano

disgustati gli altri Greci, e principalmente gli Ionii e quanti eransi

di poco sottratti al servaggio del re[63]. Questi prontavano[64]

presso gli Ateniesi, e pel titolo di parentela gli pregavano volessero

essere loro duci, e non permettessero a Pausania le sue soperchierie.

Gli Ateniesi prestarono orecchio alle loro parole, e presero a

considerarle con intendimento di non lasciar correre, e di ordinare le

altre cose nella maniera la più utile per loro. In questo i Lacedemoni

richiamano Pausania per fare il processo dei rapporti che avevano di

lui: avvegnachè da’ Greci che arrivavano a Sparta gli fossero imputate

grandi ingiustizie, per le quali compariva più tiranno che generale.

Nel tempo istesso del suo richiamo accadde che anche gli alleati,

salvo le milizie del Peloponneso, per l’odio concepito contro di lui

passarono a parte Ateniese. Giunto egli a Sparta fu dichiarato reo di

private avanie contro alcuno, ma restò assoluto come innocente delle

imputazioni più criminose; perocchè veniva principalmente accusato di

seguir la parte del Medo, e la cosa pareva manifestissima. Il perchè

non fu più spedito generale, ma inviarono Dorci ed alcuni altri con

piccol numero di soldatesca, ai quali gli alleati non vollero rimettere

il comando. Come essi il riseppero tornarono indietro, e i Lacedemoni

non spedironvi più alcuno, sì perchè temevano che andati colà non si

guastassero, come era addivenuto di Pausania, sì perchè bramavano

disbrigarsi della guerra col Medo, e reputavano gli Ateniesi capitani

sufficienti, e in quel tempo loro amici.

96. In questa guisa, a grado degli alleati che odiavano Pausania,

pervenuti gli Ateniesi al comando determinarono le città che avessero a

somministrar denaro o navi per andar contro il barbaro; conciossiachè

pretesto a ciò era la vendetta che pei mali sofferti volevan prendere

di lui, devastandone le terre. E fu allora per la prima volta

constituita presso gli Ateniesi la carica degli Ellenotami, i quali

riscotevano il tributo[65], che così chiamossi la contribuzione del

denaro. Da prima il tributo imposto fu di quattrocentosessanta talenti.

Delo era la tesoreria, e nel tempio si tenevano le adunanze.

97. In principio gli Ateniesi governavano gli alleati, lasciando loro

le proprie leggi, ed il dritto di deliberare nelle generali adunanze:

ma nel tempo di mezzo a questa guerra e quella del Medo, sono pervenuti

a grado presente di potenza per essersi esercitati in guerra, e per

aver condotto a lieto fine le brighe avute col barbaro, coi propri

alleati che mulinassero cose nuove, e con quei tra i Peloponnesi che a

mano a mano prendessero parte in ciascuna di quelle controversie. Ed io

ne ho scritto l’istoria, fatta digressione dal mio soggetto, avvegnachè

questo punto sia stato omesso da tutti gli scrittori prima di me, che

hanno narrato o i fatti de’ Greci anteriori alla guerra dei Medi, o

quelli solo della guerra con i Medi. Ed Ellanico[66], che pur lo toccò

nella storia attica, rammenta le cose in succinto, e senza accurata

indicazione dei tempi. Inoltre questa digressione insegna chiaramente

il modo onde venne a stabilirsi l’impero degli Ateniesi.

98. Questi primieramente sotto la condotta di Cimone figliolo di

Milziade cinsero d’assedio ed espugnarono Eiona sullo Strimone[67],

occupata allora dai Medi, e fecero schiavi gli abitanti. Ridussero

poscia in servitù Sciro isola del mare Egeo, abitata dai Dolopi[68],

ove mandarono colonia de’ loro. Ebbero anche (senza che vi prendessero

parte gli altri Eubei) guerra coi Caristii[69], con i quali qualche

tempo dopo vennero agli accordi. Mossero poi guerra ai Nassii[70] che

s’erano ribellati e gli soggiogarono per via d’assedio; e questa fu la

prima città alleata ridotta, contro la consueta osservanza del dritto,

allo stato di servitù: lo che in questo o in quel modo addivenne anche

all’altre.

99. Tra i varii motivi di ribellione erano i principali il rifiuto

dei tributi e delle navi, e la mancanza in chi che fosse al servigio

militare. Perocchè gli Ateniesi erano rigorosi esattori, e rendevansi

odiosi costringendo alle militari fatiche gente non usatavi e non

volenterosa. Erano ancora per altre cagioni non più come prima

aggraditi nel loro comando, e nelle spedizioni non concorrevano

con soldatesca egualmente che gli altri; tanto per essi era facile

assoggettare i ribelli. Ma di queste soperchierie erano cagione gli

alleati stessi, la più parte dei quali, attesa questa ritrosia al

servigio militare per non dilungarsi dalla patria, invece che dare le

navi, tassavansi a pagar l’equivalente in denaro. Così gli Ateniesi

accrescevano la loro flotta colla pecunia contribuita da quelli,

i quali ove si ribellassero, entravano in guerra poveri e scarsi

d’apparecchi.

100. Dopo questi avvenimenti gli Ateniesi e gli alleati ebbero

combattimento navale e terrestre col Medo, sul fiume Eurimedonte, nella

Pamfilia, capitanati da Cimone figliolo di Milziade: e in un giorno

stesso furono vincitori in amendue, presevi e disfatte in tutto dugento

triremi dei Fenici. Appresso avvenne la ribellione de’ Tasii venuti in

controversia per le piazze mercantili e per le miniere che possedevano

in quella parte di Tracia, che guarda verso la loro isola. Gli Ateniesi

fecero vela per alla volta di Taso, vinsero la battaglia navale, e

sbarcarono a terra. Circa questo tempo mandarono sul fiume Strimone una

colonia di diecimila tra Ateniesi e confederati, con intendimento di

impadronirsi del luogo detto allora Le Nove Strade, ed ora Amfipoli,

cui occupavano gli Edoni. Infatti se ne insignorirono; ma procedendo

fra terra in Tracia[71], furono disfatti a Drabesco dell’Edonia dai

Traci tutti riuniti, i quali mal sopportavano l’edificazione del

castello Nove-Strade.

101. I Tasii rimasti vinti in più battaglie ed essendo stretti

dall’assedio si raccomandavano ai Lacedemoni, confortandoli a dar loro

soccorso coll’invader l’Attica. Ne tolsero i Lacedemoni l’assunto

di nascosto agli Ateniesi, ed erano in sull’eseguir ciò, se non che

furonne distolti dal terremoto che allor sopravvenne, all’occasione

del quale anche gli Iloti[72], e tra i popoli convicini a Sparta, i

Turiati e gli Elei ribellaronsi e passarono in Itome. La maggior parte

degl’Iloti discendevano da quelli antichi Messenii ridotti allora

in servitù, ed erano per ciò chiamati tutti Messenii. Frattanto i

Lacedemoni ebbero guerra con quei di Itome: ed i Tasii assediati da

tre anni si resero agli Ateniesi, a condizione di demolire le mura,

consegnare le navi, accettare i balzelli di denaro da pagarsi in

sul momento, o come un tributo per l’avvenire, e di abbandonare le

terraferma e le miniere.

102. I Lacedemoni poi, vedendo andare in lungo la guerra con quei

d’Itome, chiamarono tra gli altri alleati anche gli Ateniesi, attesa

principalmente la fama del loro valore nell’espugnare le mura, i

quali vi andarono in buon numero condotti da Cimone. Nondimeno, per

la lunghezza dell’assedio, la loro bravura appariva minore dalla

rinomanza; avvegnachè avrebbero altrimenti preso a viva forza la

piazza. Laonde questa spedizione originò i primi manifesti disgusti tra

Lacedemoni ed Ateniesi. Imperciocchè i Lacedemoni, dacchè non riusciva

loro l’espugnazione di quella, insospettirono dell’audacia e dell’amor

per le cose nuove degli Ateniesi[73], tanto più che gli riguardavano

come d’altra nazione: e temendo che continuando a trattenervisi, non

fossero indotti da quei d’Itome a tentar novità, congedarono essi soli

tra gli alleati, senza dichiarare il proprio sospetto, e solo dicendo

non averne più bisogno. Conobbero gli Ateniesi di non esser congedati

per onesta cagione, ma esser nato qualche sospetto: se ne adontarono,

e stimando non aver meritato sì inonesto trattamento dai Lacedemoni,

tornati appena alla patria abbandonarono la lega fatta con essi contro

il Medo, entrarono in alleanza con gli Argivi nemici di quelli, ed

entrambi strinsero e giurarono confederazione coi Tessali.

103. Quelli d’Itome dopo dieci anni d’assedio non potendo più

reggersi, capitolarono coi Lacedemoni di uscir con salvocondotto dal

Peloponneso per non mettervi mai più piede; e chiunque vi fosse preso

rimanesse schiavo di chi lo arrestasse. Inoltre i Lacedemoni avevano

di prima avuto in risposta dall’oracolo Pitico «lasciassero partire

il supplichevole a nome di Giove Itomita.» Partirono adunque coloro

coi figlioli e colle mogli; e gli Ateniesi, perchè già odiavano i

Lacedemoni, gli accolsero e diedero loro stanza a Naupatto[74] tolto

di poco ai Locri Ozolii che l’occupavano. Anche i Megaresi stretti

dalla guerra coi Corintii per controversie su i confini del territorio,

staccaronsi dai Lacedemoni e ricorsero all’alleanza degli Ateniesi: i

quali per questo modo acquistarono Megara e Pege, e fabbricarono ai

Megaresi le mura lunghe, dalla città sino a Nisea[75], ove tenevano

presidio da loro stessi. Da ciò ebbe principalmente origine l’odio

implacabile dei Corintii contro gli Ateniesi.

104. Passando ora a parlare d’Inaro di Libia, figliolo di Psammetico re

dei Libii confinanti coll’Egitto, è da sapere, che partitosi egli da

Marea[76] città situata al disopra di Faro, ribellò al re Artaserse[77]

la maggior parte dell’Egitto, se ne fece capo, e chiamò ancora gli

Ateniesi, i quali per avventura erano andati ad oste a Cipro con

un’armata di dugento navi tra di loro e dei confederati. Abbandonarono

essi quell’impresa, e recatisi colà, lasciando la marina navigarono

pel Nilo, e restati padroni del fiume e di due parti di Memfi facevano

guerra alla terza chiamata le Mura-Bianche, ove stanziavano i rifuggiti

Persiani e Medi con quelli Egiziani che non si erano mescolati nella

ribellione.

105. Gli Ateniesi presero terra ad Alia[78], e fecero giornata coi

Corintii e con gli Epidaurii, ove restarono vincitori i Corintii. Fuvvi

di poi gran battaglia navale tra la flotta peloponnesia e l’ateniese

a Cecrifalea[79], con la vittoria di quest’ultima: ed essendo omai

insorta la guerra tra gli Ateniesi e gli Egineti, seguì tra loro presso

Egina gran combattimento per mare, ove ambe le parti erano sostenute

dagli alleati. La vittoria fu per gli Ateniesi che presero settanta

navi nemiche, e sbarcarono nell’isola ad assediarne la città, guidati

da Leocrate figliolo di Strebo. Per questa nuova i Peloponnesi volendo

soccorrere gli Egineti fecero passare in Egina trecento fanti di grave

armatura stati di prima ausiliari dei Corintii e degli Epidaurii,

ed occuparono le alture di Geranea[80]. Medesimamente i Corintii

con gli alleati scesero nel territorio megarese, confidando che gli

Ateniesi non potrebbero portare aiuto ai Megaresi, perchè gran parte

di loro gente era lontana, trovandosi chi in Egina chi in Egitto;

speravano altresì che, ove volessero soccorrerli, sarebbero costretti

a rimuoversi da Egina. Ma i più vecchi ed i giovanetti degli Ateniesi

rimasti in città, senza punto muovere l’esercito che era ad Egina,

marciano a Megara, sotto la condotta di Mironida, vengono a giornata

con i Corintii, e la vittoria fu indecisa; il perchè i due eserciti

si divisero stimando amendue non avere avuto la peggio nella zuffa.

Nondimeno gli Ateniesi, i quali piuttosto furono vincitori, ersero

trofeo, partiti che furono i Corintii; i quali motteggiati come

dappoco dai più vecchi rimasti in città, dodici giorni dopo tornarono

apparecchiati a contrapporre trofeo quasi avessero riportata vittoria.

Allora gli Ateniesi usciti con alte grida da Megara trucidarono quelli

che lo innalzavano, e azzuffatisi con gli altri, gli misero in volta.

106. Costoro vinti davano indietro, e buon numero di essi incalzati

vigorosamente incapparono nella terra d’un signore privato, cinta

intorno di profonda fossa senza uscita veruna. Gli Ateniesi se ne

accorsero e colle truppe gravi li chiusero di fronte, e schierati

sul circuito i soldati leggieri, lapidarono tutti quelli che v’erano

entrati. Fu questa una grande sciagura per i Corintii, nondimeno il

grosso dell’oste tornò in città.

107. Circa questo tempo gli Ateniesi cominciarono a fabbricare le mura

lunghe verso il mare, che da una parte arrivano a Falera, dall’altra al

Pireo. I Focesi volsero le armi contro Beo, Citinio ed Erineo castelli

dei Dorii dai quali discendono i Lacedemoni, e si fecero padroni di uno

di quelli. I Lacedemoni condotti da Nicomede figliolo di Cleombroto,

che comandava in luogo del re Plistoanatte ancor giovinetto figliolo

di Pausania, corsero in aiuto dei Dorii con millecinquecento dei loro

di grave armatura e diecimila alleati; e costretti i Focesi a render

per capitolazione il castello, tornavano indietro. Ma al loro ritorno

trovaronsi in pericoloso frangente; conciossiachè se volessero per la

via di mare tragittare il seno di Crisa, gli Ateniesi volteggiando

colle navi erano pronti ad opporvisi; senza che, il passaggio per

Geranea pareva mal sicuro, occupando gli Ateniesi Megara o Pege,

e disastroso era il cammino per a quella, guardata continuamente

dagli Ateniesi: e comprendevano bene che anche da cotesto lato si

sarebbero opposti. Per pensare adunque al modo più sicuro del passare

innanzi fermaronsi presso i Beozi, tanto più che segretamente ne li

confortavano alcuni di Atene i quali speravano abolire il governo

popolare, e frastornare l’edificazione delle mura lunghe[81]. Gli

Ateniesi a stormo accorservi contro, con l’aggiunta di mille Argivi e

di altri alleati secondo le forze di ciascheduno (ciò furono in tutti

quattordicimila); perchè giudicavano non saprebbero per dove aprirsi

il passo, e perchè bucinavasi si cercasse abolire il governo popolare.

Si unì con gli Ateniesi per patto di alleanza[82] anche la cavalleria

tessala che nel forte della zuffa passò ai Lacedemoni.

108. Vennero a giornata a Tanagra della Beozia con grande strage da

ambe le parti, ma con la vittoria dei Lacedemoni, i quali si avanzarono

sul territorio di Megara, e diboscando le vie tornarono a casa a

traverso Geranea e l’istmo. Sessantadue giorni dopo la battaglia gli

Ateniesi condotti da Mironida rivolsero le armi contro i Beozi, e

vincitori nel combattimento delle Enofite[83] s’impadronirono del

territorio beotico e della Focide, e rovinarono le mura di Tanagra.

Presero altresì cento ostaggi dei più ricchi tra’ Locri Opunzii, e

compirono le loro mura lunghe. Dopo questi avvenimenti gli Egineti si

arresero agli Ateniesi a condizione di demolir le mura, consegnare

le navi ed accettare le imposizioni da pagarsi in avvenire. Poscia

gli Ateniesi sotto la condotta di Tolmida figliolo di Tolmeo fecero

per mare il giro del Peloponneso, incendiarono l’arsenale de’

Lacedemoni[84], presero Calcide città dei Corintii, e vinsero in

battaglia i Sicionesi che vollero opporsi al loro sbarco.

109. L’esercito ateniese che con gli alleati era in Egitto vi restava

tuttora, e la guerra avea preso per loro molte forme diverse.

Conciossiachè da prima essendo gli Ateniesi padroni dell’Egitto, il re

Artaserse spedisce a Sparta Megabazzo gentiluomo persiano con buona

somma di denaro, per confortare i Lacedemoni ad invadere l’Attica e

così divertire gli Ateniesi dall’Egitto. Ma vedendo Megabazzo che

l’affare non si incamminava a buon fine, e che spendeva senza prò, si

ricondusse in Asia col resto del denaro. Allora Artaserse spedisce in

Egitto con molta gente un altro Megabazzo signore persiano figliolo

di Zopiro[85], il quale andato colà per terra superò in battaglia i

ribelli Egiziani co’ loro alleati, e cacciò da Memfi i Greci, cui

finalmente riserrò nell’isola Prosopitide[86]. Ivi li teneva assediati

diciotto mesi; sino a che dissecò il canale voltandone altrove le

acque; e ridotte le navi in secco e la maggior parte dell’isola in

terraferma, vi passò colla fanteria e se ne fece padrone.

110. Per questo modo dopo sei anni di guerra andarono colà rovinate

le cose dei Greci; e di quella numerosa armata, pochi passando per

la Libia giunsero a salvamento in Cirene, mentre la maggior parte vi

perirono. L’Egitto ritornò tutto all’obbedienza del re, salvo Amirteo

signore delle paludi[87], per la vastità delle quali non potè esser

vinto, e perchè gli abitatori di quelle sono tra gli Egiziani i più

valorosi guerrieri. Inaro re dei Libii, autore di tutte le turbolenze

dell’Egitto, fu preso a tradimento e messo in croce. Cinquanta navi

poi degli Ateniesi e degli altri alleati che navigavano verso l’Egitto

per succedere alle prime, approdarono, senza saper nulla dei fatti

accaduti, al ramo del Nilo, chiamato Mendesio. Ma la fanteria nemica

dalla parte di terra e la flotta fenicia dal mare le assalirono, e ne

distrussero la maggior parte: poche dando addietro si sottrassero colla

fuga. Tale fu il termine di questa grande spedizione in Egitto fatta

dagli Ateniesi insieme co’ loro confederati[88].

111. Oreste, figliolo di Echecratida, re dei Tessali, trovandosi

bandito dalla Tessaglia pregò gli Ateniesi a ricondurvelo. Questi

unirono le armi con i Beozi ed i Focesi loro alleati, e marciarono

contro Farsale della Tessaglia: ma impediti dalla cavalleria tessala

occuparono soltanto quel poco spazio di terreno che potevano non

dilungandosi molto dal campo, e non riuscirono a prendere la città,

nè operare verun’altra cosa di quelle per cui si erano mossi; laonde

insieme con Oreste si ritirarono senza aver conchiuso nulla[89]. Non

molto di poi mille Ateniesi condotti da Pericle figliolo di Xantippo

salirono sulle navi che avevano a Pege (della qual città erano padroni)

e radendo la costa passarono a Sicione, ove nel fare scala superarono

in battaglia quei Sicionesi che erano venuti a combatterli[90]. Quindi

pigliarono immediatamente seco gli Achei, e tragittarono alla parte

opposta del golfo per portar l’armi contro Eniade città dell’Acarnania.

La cinsero d’assedio, ma non avendo potuto espugnarla ritornarono a

casa.

112. Passati tre anni i Peloponnesi e gli Ateniesi fanno tregua per

cinque anni: il perchè gli Ateniesi si ritenevano dal far la guerra

in Grecia, mentre che guidati da Cimone si volsero contro Cipro con

dugento navi tra di loro e degli alleati; sessanta delle quali fecero

vela per l’Egitto a richiesta d’Amirteo signore delle paludi, le altre

assediavano Cizio. Venuto a morte Cimone, e fattosi carestia gli

Ateniesi si ritirarono da Cizio[91], e in tragittando al disopra di

Salamina di Cipro combatterono ad un tempo stesso per mare e per terra

co’ Fenici, co’ Ciprii e coi Cilicii, ed avuto vittoria in ambedue

le battaglie tornarono a casa di conserva colle navi che venivano

d’Egitto. I Lacedemoni dipoi intrapresero la guerra chiamata sacra, e

insignoritisi del tempio di Delfo lo consegnarono ai Delfi. Alla loro

partita vi tornarono gli Ateniesi a mano armata, e vinti i Delfi lo

restituirono ai Focesi.

Delle guerre del Peloponneso, libri VIII, vol. 1/2 · 第 8 / 35 段