30. Dopo la battaglia i Corfuotti ersero trofeo a Leucimna promontorio

di Corfù, e uccisero gli altri prigionieri che avevano presi, ritenendo

in carcere i Corintii. Appresso, quando i Corintii con gli alleati,

rimasti sconfitti nella battaglia navale, furono tornati a casa, i

Corfuotti restarono padroni di tutto il mare di quelle adiacenze,

e navigarono contro Leucade colonia dei Corintii; ne devastarono

la campagna, e diedero fuoco a Cillene arsenale degli Elei, perchè

avevano somministrato navi e denari ai Corintii: e per la maggior parte

dell’anno, dopo la battaglia navale, tennero il dominio del mare, e

colle navi assalendo gli alleati dei Corintii gli malmenavano; finchè,

al sopravvenir della state, i Corintii mossi dai disastri degli alleati

vi mandarono navi e truppe, e posero il campo ad Azio nei contorni di

Chimerio della Tesprotide, per servir di presidio a Leucade e alle

altre città loro amiche. Parimente i Corfuotti colle navi e colla

fanteria tenevano il campo di faccia a loro in Leucimna: ma delle due

flotte nissuna si mosse contro l’altra; anzi restando ferme sulle

difese per quell’estate, al venir dell’inverno se ne tornarono a casa.

31. I Corintii però in tutto l’anno dopo la battaglia navale e nel

seguente, pieni di rabbia per la guerra dei Corfuotti, fabbricavano

navi ed allestivano nel più compiuto modo la flotta, soldando rematori

del Peloponneso e dell’altre parti di Grecia. Alla nuova de’ loro

preparamenti impauriti i Corfuotti che non erano in lega con nissuno

dei Greci, nè si erano fatti pur descrivere in quella degli Ateniesi o

dei Lacedemoni, risolvettero di presentarsi agli Ateniesi per mettersi

nella loro alleanza, e far di tutto per avere qualche soccorso.

Informati di questo i Corintii mandarono essi pure ambasciatori ad

Atene, affinchè la flotta degli Ateniesi non si riunisse con quella de’

Corfuotti, ed impedisse ad essi Corintii di disporre la guerra in quel

modo che volevano. Vi si tenne adunanza, e venuti a dire ognuno le sue

ragioni, i Corfuotti parlarono così.

32. «Egli è giusto, o Ateniesi, che quei che si presentano ad altri per

chieder soccorso, senza anticipato credito di segnalato benefizio o

titolo di alleanza, come noi ora facciamo, incomincino dal dimostrare,

prima, che utili sono le loro dimande, o almeno non dannose, quindi

che avranno stabile riconoscenza: se niuna di queste cose porteranno

all’evidenza, non si sdegnino del rifiuto: lo che confidando poter

sicuramente fare, ci hanno qua spedito i Corfuotti per domandarvi

alleanza. Ma egli addiviene che le maniere stesse da noi sin qui tenute

non sono dinanzi a voi valevoli rispetto al nostro bisogno, ma più

tosto, al presente, dannose alle cose nostre. Conciossiachè non avendo

pel passato sino ad ora appartenuto di buon grado a veruna alleanza,

veniamo adesso per implorarla da altri, noi che appunto per questo,

nella presente guerra co’ Corintii ci troviamo abbandonati da tutti:

e quella che prima parea nostra prudenza (il non far lega con veruno

per non partecipar dei pericoli a voglia altrui) è ora venuta a tale

da sembrare sconsigliatezza e debolezza. Certo nella passata battaglia

navale abbiamo da noi soli respinto i Corintii: ma da che si son mossi

contro di noi con apparecchio maggiore tratto dal Peloponneso e dal

rimanente di Grecia, e da che ci vediamo impotenti di sostenerci colle

sole nostre forze (tanto più che grande sarebbe il pericolo se fossimo

da loro sottomessi) siamo astretti a cercar sovvenimento da voi e da

qualunque altro. E meritiam perdono, se non per malignità, ma per

errore di opinione siamo ridotti ad avere ardire contrario al primo

proposto di fuggire ogni briga.

33. «Ma se ci compiacerete, la congiuntura del nostro bisogno per voi

sarà bella per molti rispetti. Primieramente porterete soccorso a gente

ingiuriata, non già che offende altrui: dipoi, perchè avendoci accolti

mentre corriamo gli estremi rischi, tal grazia ne compartirete di cui

resterà la più indelebile ricordanza. Di più, dalla vostra in fuori,

abbiam noi flotta la più considerabile: ora, osservate qual più rara

e felice occasione per voi, o più molesta ai nemici dar si possa, di

quella che una potenza (ad aggiugnervi la quale avreste speso tanto

denaro e tanta gratitudine) si offra di per sè stessa, dandosi a voi

senza niuna vostra spesa o pericolo, che inoltre fama vi arrechi di

virtù verso il pubblico, ingeneri riconoscenza in chi soccorriate, ed

a voi medesimi aggiunga forza e vigore. Vantaggi invero che, tutti

insieme riuniti, si sono in ogni tempo conseguiti da pochi: e ben

rari son quelli che, domandando alleanza, si presentino a coloro cui

la domandano per recare, più presto che per ricevere, sicurezza e

decoro. E se taluno crede che non nascerà la guerra, per la quale noi

potremmo esservi utili, la sbaglia nel suo pensiero, e non s’accorge

che i Lacedemoni, per la paura che han di voi, non veggon l’ora di

farvi guerra; che i Corintii, da per sè potenti, son anche vostri

nemici, e che ora incominciano dal preoccupar noi per farsi strada ad

assalir voi, affinchè voi e noi animati da odio comune non ci mettiamo

d’accordo contro di loro, e così vadano falliti in una di queste due

mire, o di abbatter noi, o di afforzare se stessi.

34. «Ma tocca a voi il prevenirli coll’accettare l’alleanza che i

Corfuotti vi offrono, e così preoccupare, piuttosto che ribattere,

le loro macchinazioni. Se poi dicano non esser giusto che riceviate

i coloni loro, imparino che ogni colonia ben trattata onora la città

madre, oltraggiata se ne aliena: poichè i coloni vengono mandati per

essere non servi, ma alla pari con quelli che rimangono. Or la loro

ingiusta soverchieria è manifesta; invitati a giuridica decisione

sul fatto di Epidamno, han voluto con le armi, piuttosto che con la

bilancia del dritto, procedere su i capi d’accusa. Però quel che fanno

verso di noi che siamo del loro sangue, vi serva di buon argomento per

non lasciarvi sedurre dalle loro frodi, nè condiscendere a dirittura

alle loro domande; perciocchè più di tutti dura nella sua sicurezza chi

meno si carica di pentimenti per favori fatti ai nemici.

35. «Nè già voi romperete i trattati coi Lacedemoni, se accettate noi,

che nè di loro nè di voi siamo alleati: poichè in quelli è dichiarato

che se una città greca non sia in lega con alcuno possa accostarsi

a quale delle due parti le piaccia. E sarebbe certamente strano che

venga permesso ai Corintii di trar soldati, pel servizio della flotta,

dalle città comprese nella vostra lega, dal resto della Grecia, e

fino da quelle che vi sono suddite; ed essi all’opposto escludan noi

da un’alleanza proposta a tutti, e dai sussidi che altronde possiamo

avere. E avran poi coraggio di apporvi a delitto il consentire alle

nostre domande? Noi con più ragione vi apporremmo a delitto la repulsa,

però che rifiutereste noi che non siamo nemici vostri, e che corriamo

pericolo: e non che far fronte a loro veri vostri nemici e poco meno

che assalitori, li lascereste piuttosto avvantaggiarsi di nuove forze

tratte dal vostro stesso dominio, contro ogni giustizia, la quale

all’opposto vuole, o che anche a loro vietate di assoldare la vostra

gente; o che mandiate a noi pure quel soccorso che crederete; anzi,

a meglio dire che, ricevendoci palesemente nella vostra lega, ci

aiutiate. Lo che, come abbiam detto innanzi, torniamo ora a mostrarvi

essere per molti rispetti del vostro vantaggio: ma soprattutto (e

questo vi sia pegno sicuro di nostra fede) perchè i nemici nostri lo

erano medesimamente di voi, nè già deboli, ma forti abbastanza per

farla pagar caro a chi tenti staccarsi da loro. Nè per ultimo è per voi

tutt’uno il tenervi fuori da questa che vi si offre alleanza marittima,

non già terrestre: anzi principalmente non dovete permettere, se

potete, che verun altro abbia flotta, o almeno avere amico chi più

valga in quella.

36. «E chi trova utili queste proposizioni, ma teme, abbracciandole, di

rompere i trattati, intenda che questo suo timore, accompagnato dalla

forza, piuttosto spaventerà i nemici, e che la sua fiducia, rimanendo

debole in faccia a nemici potenti, sarà meno formidabile: intenda di

più che la presente sua deliberazione ha per oggetto, non meno di

Corfù, Atene stessa, e che intorno a questa non antivede il meglio; se

con una guerra imminente e poco meno che attuale, risguardando solo al

presente sta in tra due nell’aggiugnersi a una città, la cui amicizia o

inimicizia è di grandissimo momento. Conciossiachè, tralasciando molti

altri vantaggi, Corfù risiede in sito opportuno pel tragittò d’Italia

e di Sicilia, da non permettere che di là vengano altre flotte ai

Peloponnesi, e da favorir per là il passaggio di quelle che partano da

Atene. Le quali cose tutte comprendendo in somma, da ciò imparate a non

ci rigettare. Tre sono le flotte considerevoli dei Greci; la vostra, la

nostra e quella dei Corintii: se dunque trascurerete che due di queste

si riducano in una, e se primi saranno i Corintii ad occupar noi, vi

troverete a combattere in mare co’ Corfuotti insieme e co’ Peloponnesi;

laddove, accogliendoci, sarete in grado di combattere colle vostre navi

aumentate dalle nostre.» Così parlarono i Corfuotti; e dopo loro i

Corintii così.

37. «Avendo questi Corfuotti fatto parola non solo di essere ammessi

alla vostra alleanza, ma eziandio di essere ingiuriati da noi, e di

soffrire a torto questa guerra, forza è che noi pure tocchiamo prima

questi due capi, per passar poi agli altri punti dei quali siamo

per parlarvi: così voi preconoscerete esservi maggiormente utili le

nostre richieste, e non irragionevolmente rifiuterete i servigi di

costoro. Dicono non aver per prudenza fatto mai alleanza con veruno;

mentre hanno costumato così più presto per ribalderia che per virtù:

perciocchè non vogliono avere testimoni alle loro nequizie per non

doversi vergognare di averli invitati. La stessa loro città, che colla

sua positura ne porge il più bel destro da ciò, li rende, più che se lo

fossero per convenzione, giudici delle ingiurie che contro gli altri

commettono, perchè senza navigare a casa altrui non fanno altro che

intraprender quei che per necessità vi approdano. Ecco la forza del bel

pretesto di non conoscere alleanza; di questo si ammantellano, non per

evitare la complicità delle ingiustizie altrui, ma per commetterle da

sè soli; per usar violenza ove abbiano maggiori forze; per soverchiar

altrui, ove riesca tenere occulta la trama; e per negare sfacciatamente

qualunque usurpazione. E pure se fossero uomini dabbene come si

vantano, quanto meno erano esposti alle invasioni altrui, tanto più

potevano palesemente far mostra di virtù, col rendere, e col ricevere

quel che è di giusto diritto.

38. «Ma non adoperano così nè con gli altri nè con noi. Anzi tutto che

nostri coloni, ci sono sempre stati ribelli, ed or di più ci fanno

guerra, allegando non essere stati mandati per soffrir danno: e noi

pure diciamo avervi mandato colonia non per patire insulti, ma per

averne il governo e riscuoterne il dovuto rispetto. Certo le altre

colonie ci onorano, ed è la gente al maggior segno contenta di noi:

onde è chiaro che se siamo bene dei più, non può darsi che questi

soli sieno giustamente disgustati di noi. Nè contro il nostro decoro

porteremmo ad essi la guerra, ove non fossimo grandemente offesi. Ma

sia pur nostro lo sbaglio; sarebbe stato nondimeno quanto dignitoso

per loro cedere al nostro sdegno, altrettanto vergognoso per noi oppor

violenza alla lor moderazione: laddove essi, oltre a mille altre

offese, dopo non essersi data alcuna premura per Epidamno travagliata

dal nemico, andati appena noi a soccorrerla, hanno colla loro petulanza

e licenza, causata dalle ricchezze, espugnato cotesta città di nostra

giurisdizione; e la ritengono tuttora.

39. «E pur vociferano che prima di prenderla volevano decisione per via

giuridica: via che certamente dee sembrare tener non colui che aspetta

di trovarsi al disopra, e da luogo di sicurezza invita altrui a non so

qual parlamento, ma quegli bensì che prima del dibattimento siasi messo

perfettamente alla pari tanto nelle vie di fatto, quanto nella facoltà

di dire le sue ragioni; dove costoro non prima di cinger d’assedio la

piazza, ma quando crederono che noi non vi saremmo indifferenti, allora

hanno prodotto il bel pretesto della via giuridica. E vengono qua non

solamente rei delle ingiurie che ci hanno fatte ad Epidamno, ma di

più colla pretensione di avere ora anche voi non compagni nelle armi,

ma complici degli affronti, volendo che gli riceviate perchè sono in

discordia con noi. Dovevano ricorrere a voi quando non avevano nulla

da temere, e non quando noi siamo già gli offesi ed essi in pericolo;

nè quando voi, senza aver nella presa di Epidamno dato mano alle loro

forze, li fareste ora partecipi de’ vantaggi che sperano da voi stessi,

ai quali, quantunque non complici dei loro delitti, noi daremmo colpa

egualmente. Se di prima aveste con quelli accomunate le vostre forze,

facea di mestieri che anche ne risentiste comuni le conseguenze: ma se

non volete entrare a parte dei loro delitti soltanto, conviene non vi

intramettiate in queste contese che tutte da essi procedono.

40. «Egli è adunque dimostrato che noi ricorriamo a voi colle debite

prove di giustizia, dalla parte nostra, e che la violenza e la

soverchieria sta tutta dalla loro. Resta a convincervi che non potete

giustamente riceverli. Se nei capitoli è detto potere ogni città che

non vi sia descritta, accostarsi a qual dei due più le piaccia, pure

la convenzione non risguarda chi si accosti con danno altrui, ma chi

senza staccarsi da altri non sia per cagionare guerra in cambio di

pace a quei che lo ricevono, lo che non faranno se han fior di senno.

Or questo appunto accaderà a voi se non porgiate orecchio alle nostre

parole. Perchè non vi farete solamente aiutatori di loro, ma eziandio

nemici nostri di alleati che siete; atteso che, se vi mettete con essi,

è indispensabile che essi e voi insieme respingiamo. Eppure dover

vostro è di starvene soprattutto neutrali, o unirvi all’opposto con

noi per andar contro loro, co’ quali non avete mai nemmeno pattuito

sospensione d’armi, laddove dei Corintii siete alleati; e così non

metter l’usanza di dar ricetto ai ribelli altrui. Perocchè anche quando

vi si ribellarono i Samii, e i voti degli altri Peloponnesi erano

divisi sul doversi o no recar loro soccorso, noi non concorremmo col

nostro a farvi contro, anzi rispondemmo apertamente, dovere ognuno da

sè tenere in freno i propri alleati. Che se voi accorderete ricetto e

difesa a quei che commettano qualche malefizio, non meno saranno tra’

vostri alleati coloro che si vedranno accostarsi a noi; e metterete

tale uso più a vostro che a nostro danno.

41. «Queste sono dinanzi a voi i buoni titoli di giustizia che ci

competono in forza delle leggi greche. Noi inoltre vi avvertiamo e vi

preghiamo di un favore, con cui non essendovi nemici da rivolgerlo

a danno vostro, nè amici a segno da usarne più del giusto, diciamo

dover voi al presente ricambiarci. Perchè quando per la guerra con

gli Egineti, innanzi quella de’ Medii, vi trovaste scarsi di navi

lunghe, ne prendeste venti dai Corintii. Cotesto servigio coll’altro

nell’affare dei Samii, d’aver cioè noi fatto sì che i Peloponnesi

non gli aiutassero, vi procurò vittoria sugli Egineti e modo di

raffrenare i Samii; servigio tanto più pregevole, perchè prestato in

tali occasioni nelle quali un popolo inteso tutto ad investire i suoi

nemici, di null’altro si cura che della vittoria, tenendo per amico chi

lo aiuta, fosse egli anche di prima suo nemico, e per nemico chi lo

contradia, benchè amico gli sia; poichè per la gara del momento, non

guarda a rovinare le stesse sue cose.

42. «Pieni la mente di questi fatti che i giovanetti apprenderanno dai

più vecchi, faccia ognuno suo debito il retribuirci egual benefizio;

nè creda che, per giuste che sieno le proposizioni nostre, ben altro

sarebbe il vantaggio suo in caso di guerre: poichè ove uno il men

possibile si allontani dal giusto, ivi pure il vantaggio conseguita.

L’avvenire della guerra, col timor della quale i Corfuotti vi invitano

ad ingiustizie, resta ancora nell’incertezza: or non è della vostra

dignità, che mossi da cotesto timore imprendiate co’ Corintii nimicizia

manifesta e non già incerta; anzi richiede la prudenza vostra che

togliate i motivi alla diffidenza che di prima abbiamo di voi a cagione

dei Megaresi[31]: perocchè l’ultimo benefizio fatto a tempo, benchè

minore, può cancellare una querela maggiore. Nè vi adeschi l’offerta di

un’alleanza molto importante di flotta; perchè il rispetto pei dritti

degli uguali dà potenza più stabile, che non gli acquisti i quali si

ottengano in mezzo ai pericoli, per l’ingordigia di presente vantaggio.

43. «E trovandoci nel caso stesso pel quale a Sparta pronunziammo che

ciascuno da sè tenesse a freno i propri alleati, crediamo ora giusto

che ci si debba altrettanto, affinchè voi favoriti dal nostro voto, non

ci portiate danno col vostro. Anzi retribuiteci del pari, vedendo esser

questa l’opportunità, in cui è sommamente amico chi aiuta, e nemico

chi contradia: e non vogliate a nostro malgrado ricevere in alleanza

questi Corfuotti, nè aiutarli mentre ci offendono. Oprando così farete

il convenevole, e prenderete a pro vostro il consiglio migliore.» Così

parlarono i Corintii.

44. Poscia che gli Ateniesi ebbero udite le parti, tennero due

adunanze: nella prima approvarono più le ragioni dei Corintii:

nell’altra mutarono consiglio e deliberarono di stringer lega co’

Corfuotti, non però offensiva e difensiva insieme (perchè venendo

da’ Corfuotti indotti ad unirsi colle loro navi contro Corinto,

trasgredirebbero alle convenzioni) ma difensiva soltanto, pel mutuo

soccorso dei territori, contro chi attaccasse Corfù o Atene o gli

scambievoli alleati. Pur troppo credevano che anche con questo

temperamento avrebbero guerra coi Peloponnesi, e però non volevano

abbandonare ai Corintii Corfù sì potente sulla marina, ma farli al più

possibile cozzar tra loro, per trovarli più deboli, ove abbisognasse

mettersi in guerra coi Corintii, o con altri forniti di flotta. Senza

che pareva la situazione di quell’isola molto acconcia per tragittare

in Italia ed in Sicilia.

45. Con questo intendimento gli Ateniesi accettarono i Corfuotti; e

poco dopo, partiti i legati di Corinto, spedirono loro in soccorso

dieci navi sotto il comando di Lacedemonio figliolo di Cimone, di

Diotimo di Strombico, e di Protea d’Epicle; ma con ordine di non venire

a naval combattimento coi Corintii, eccetto che se navigassero contro

Corfù o altro luogo di sua giurisdizione, e tentassero farvi scala:

allora vi resistessero con tutto il vigore: tali ordini tendevano a non

rompere il concordato. Queste navi poi arrivan di fatto a Corfù.

46. Ma i Corintii quando ebbero tutto in ordine fecero vela contro

Corfù con centocinquanta navi, dieci cioè degli Elei, dodici dei

Megaresi, dieci dei Leucadii, ventisette degli Ambracioti, una degli

Anattorii, e novanta proprio de’ Corintii. Ciascuna di queste città

aveva il suo capitano: dei Corintii lo era Xenoclide figliolo di

Euticle con quattro colleghi. Ed allorchè facendo vela da Leucade ebber

toccato terraferma rimpetto a Corfù, presero stazione a Chimerio della

Tesprotide che presenta un porto, al di sopra del quale un po’ distante

dal mare, è la città di Efira nella parte della Tesprotide chiamata

Eleatide. Presso di questa mette foce nel mare il lago Acherusio il

quale prende nome dal fiume Acheronte che vi si scarica scorrendo per

la Tesprotide, ove pure scorre il fiume Tiami che divide la Tesprotide

dalla Cestrina, tra’ quali fiumi sporge il promontorio Chimerio.

In questo punto adunque di terraferma approdarono i Corintii, e vi

piantarono il campo.

47. Quando i Corfuotti riseppero la loro mossa, allestirono cento

dieci navi sotto la condotta di Miciade, di Esimide e di Euribato, e

campeggiarono in una delle isole chiamate Sibote, ove arrivarono anche

le dieci navi di Atene: e la lor fanteria con mille Zacinti di grave

armatura stava sul promontorio di Leucimna. Ma aveano anche i Corintii

in terraferma molti barbari che erano andati a soccorrerli, perchè la

gente di codeste contrade è loro mai sempre amica.

48. Essendosi i Corintii ben preparati preser foraggio per tre giorni,

e di notte salparono da Chimerio per venire a battaglia navale.

Navigavano sul far dell’aurora, quando videro le navi dei Corfuotti in

alto mare avanzarsi contro di loro, e vistisi appena scambievolmente

si misero da ambe le parti in ordinanza. I Corfuotti avevano sul corno

destro le navi d’Atene, ed essi reggevano il rimanente dell’armata che

era diviso in tre squadre, guidate ciascuna da uno dei tre capitani.

Tale era l’ordinanza dei Corfuotti. Sulla destra dei Corintii erano le

navi megaresi e ambraciote, nel mezzo il resto degli alleati, come era

toccato a ciascuno: sulla sinistra stavano i Corintii da sè colle navi

più spedite al corso, di faccia agli Ateniesi che erano sulla destra

dei Corfuotti.

49. Alzati quinci e quindi i segnali[32] vennero alle mani, e per la

poca esperienza, armati essendo tuttora all’uso antico, da ambe le

parti si combatteva di sopra coverta con molti di grave armatura, e

molti arcieri e saettatori. Accanita era la zuffa, ma poco la perizia

del mestiero; anzi somigliantissima a battaglia di terra: perocchè

dopo il primo urto delle due flotte, per lo disordine del gran numero

si rendeva difficile alle navi lo staccarsi tra loro, ed i soldati

gravi di sopra coverta, nei quali era riposta la principal fiducia

della vittoria, restando quelle immobili, combattevano di piè fermo;

nè potendo indietreggiare per quindi correre a romper le file nemiche,

pugnavano con furibonda gagliardia più che con perizia del mestiero.

Laonde grande era per tutto uno scompiglio, un tumultuar di battaglia,

nella quale le navi ateniesi pronte a sostenere i Corfuotti ovunque

fosser messi alle strette, facevano gran paura ai nemici: ma i generali

non li attaccarono per timore degli ordini ricevuti in Atene. Il corno

destro dei Corintii principalmente pativa: conciossiachè, furono

messi in fuga dalle venti navi dei Corfuotti, che perseguitarono fino

alla costa le navi disperse, e inoltratisi fino all’accampamento

scesero a terra, abbruciarono le tende abbandonate, e tutto misero

a ruba. Da questo lato erano certamente battuti i Corintii con gli

alleati, e vincevano i Corfuotti; ma sull’ala sinistra ove erano da

sè i Corintii, la vittoria era manifestamente per loro, perocchè alle

navi dei Corfuotti, che erano in minor numero, mancavano le venti

che rincorrevano il nemico. Il perchè gli Ateniesi al veder pressati

i Corfuotti, li soccorrevano oramai più francamente; benchè sulle

prime si ritenessero dal fare affronto veruno; ma quando li videro

manifestamente dar volta coi Corintii alle spalle, allora davvero,

senza aver più riguardo alcuno, presero tutti parte alla pugna, tal che

gli stessi Corintii e Ateniesi trovaronsi nella necessità di assalirsi

scambievolmente.

Delle guerre del Peloponneso, libri VIII, vol. 1/2 · 第 5 / 35 段