di Corfù, e uccisero gli altri prigionieri che avevano presi, ritenendo
in carcere i Corintii. Appresso, quando i Corintii con gli alleati,
rimasti sconfitti nella battaglia navale, furono tornati a casa, i
Corfuotti restarono padroni di tutto il mare di quelle adiacenze,
e navigarono contro Leucade colonia dei Corintii; ne devastarono
la campagna, e diedero fuoco a Cillene arsenale degli Elei, perchè
avevano somministrato navi e denari ai Corintii: e per la maggior parte
dell’anno, dopo la battaglia navale, tennero il dominio del mare, e
colle navi assalendo gli alleati dei Corintii gli malmenavano; finchè,
al sopravvenir della state, i Corintii mossi dai disastri degli alleati
vi mandarono navi e truppe, e posero il campo ad Azio nei contorni di
Chimerio della Tesprotide, per servir di presidio a Leucade e alle
altre città loro amiche. Parimente i Corfuotti colle navi e colla
fanteria tenevano il campo di faccia a loro in Leucimna: ma delle due
flotte nissuna si mosse contro l’altra; anzi restando ferme sulle
difese per quell’estate, al venir dell’inverno se ne tornarono a casa.
31. I Corintii però in tutto l’anno dopo la battaglia navale e nel
seguente, pieni di rabbia per la guerra dei Corfuotti, fabbricavano
navi ed allestivano nel più compiuto modo la flotta, soldando rematori
del Peloponneso e dell’altre parti di Grecia. Alla nuova de’ loro
preparamenti impauriti i Corfuotti che non erano in lega con nissuno
dei Greci, nè si erano fatti pur descrivere in quella degli Ateniesi o
dei Lacedemoni, risolvettero di presentarsi agli Ateniesi per mettersi
nella loro alleanza, e far di tutto per avere qualche soccorso.
Informati di questo i Corintii mandarono essi pure ambasciatori ad
Atene, affinchè la flotta degli Ateniesi non si riunisse con quella de’
Corfuotti, ed impedisse ad essi Corintii di disporre la guerra in quel
modo che volevano. Vi si tenne adunanza, e venuti a dire ognuno le sue
ragioni, i Corfuotti parlarono così.
32. «Egli è giusto, o Ateniesi, che quei che si presentano ad altri per
chieder soccorso, senza anticipato credito di segnalato benefizio o
titolo di alleanza, come noi ora facciamo, incomincino dal dimostrare,
prima, che utili sono le loro dimande, o almeno non dannose, quindi
che avranno stabile riconoscenza: se niuna di queste cose porteranno
all’evidenza, non si sdegnino del rifiuto: lo che confidando poter
sicuramente fare, ci hanno qua spedito i Corfuotti per domandarvi
alleanza. Ma egli addiviene che le maniere stesse da noi sin qui tenute
non sono dinanzi a voi valevoli rispetto al nostro bisogno, ma più
tosto, al presente, dannose alle cose nostre. Conciossiachè non avendo
pel passato sino ad ora appartenuto di buon grado a veruna alleanza,
veniamo adesso per implorarla da altri, noi che appunto per questo,
nella presente guerra co’ Corintii ci troviamo abbandonati da tutti:
e quella che prima parea nostra prudenza (il non far lega con veruno
per non partecipar dei pericoli a voglia altrui) è ora venuta a tale
da sembrare sconsigliatezza e debolezza. Certo nella passata battaglia
navale abbiamo da noi soli respinto i Corintii: ma da che si son mossi
contro di noi con apparecchio maggiore tratto dal Peloponneso e dal
rimanente di Grecia, e da che ci vediamo impotenti di sostenerci colle
sole nostre forze (tanto più che grande sarebbe il pericolo se fossimo
da loro sottomessi) siamo astretti a cercar sovvenimento da voi e da
qualunque altro. E meritiam perdono, se non per malignità, ma per
errore di opinione siamo ridotti ad avere ardire contrario al primo
proposto di fuggire ogni briga.
33. «Ma se ci compiacerete, la congiuntura del nostro bisogno per voi
sarà bella per molti rispetti. Primieramente porterete soccorso a gente
ingiuriata, non già che offende altrui: dipoi, perchè avendoci accolti
mentre corriamo gli estremi rischi, tal grazia ne compartirete di cui
resterà la più indelebile ricordanza. Di più, dalla vostra in fuori,
abbiam noi flotta la più considerabile: ora, osservate qual più rara
e felice occasione per voi, o più molesta ai nemici dar si possa, di
quella che una potenza (ad aggiugnervi la quale avreste speso tanto
denaro e tanta gratitudine) si offra di per sè stessa, dandosi a voi
senza niuna vostra spesa o pericolo, che inoltre fama vi arrechi di
virtù verso il pubblico, ingeneri riconoscenza in chi soccorriate, ed
a voi medesimi aggiunga forza e vigore. Vantaggi invero che, tutti
insieme riuniti, si sono in ogni tempo conseguiti da pochi: e ben
rari son quelli che, domandando alleanza, si presentino a coloro cui
la domandano per recare, più presto che per ricevere, sicurezza e
decoro. E se taluno crede che non nascerà la guerra, per la quale noi
potremmo esservi utili, la sbaglia nel suo pensiero, e non s’accorge
che i Lacedemoni, per la paura che han di voi, non veggon l’ora di
farvi guerra; che i Corintii, da per sè potenti, son anche vostri
nemici, e che ora incominciano dal preoccupar noi per farsi strada ad
assalir voi, affinchè voi e noi animati da odio comune non ci mettiamo
d’accordo contro di loro, e così vadano falliti in una di queste due
mire, o di abbatter noi, o di afforzare se stessi.
34. «Ma tocca a voi il prevenirli coll’accettare l’alleanza che i
Corfuotti vi offrono, e così preoccupare, piuttosto che ribattere,
le loro macchinazioni. Se poi dicano non esser giusto che riceviate
i coloni loro, imparino che ogni colonia ben trattata onora la città
madre, oltraggiata se ne aliena: poichè i coloni vengono mandati per
essere non servi, ma alla pari con quelli che rimangono. Or la loro
ingiusta soverchieria è manifesta; invitati a giuridica decisione
sul fatto di Epidamno, han voluto con le armi, piuttosto che con la
bilancia del dritto, procedere su i capi d’accusa. Però quel che fanno
verso di noi che siamo del loro sangue, vi serva di buon argomento per
non lasciarvi sedurre dalle loro frodi, nè condiscendere a dirittura
alle loro domande; perciocchè più di tutti dura nella sua sicurezza chi
meno si carica di pentimenti per favori fatti ai nemici.
35. «Nè già voi romperete i trattati coi Lacedemoni, se accettate noi,
che nè di loro nè di voi siamo alleati: poichè in quelli è dichiarato
che se una città greca non sia in lega con alcuno possa accostarsi
a quale delle due parti le piaccia. E sarebbe certamente strano che
venga permesso ai Corintii di trar soldati, pel servizio della flotta,
dalle città comprese nella vostra lega, dal resto della Grecia, e
fino da quelle che vi sono suddite; ed essi all’opposto escludan noi
da un’alleanza proposta a tutti, e dai sussidi che altronde possiamo
avere. E avran poi coraggio di apporvi a delitto il consentire alle
nostre domande? Noi con più ragione vi apporremmo a delitto la repulsa,
però che rifiutereste noi che non siamo nemici vostri, e che corriamo
pericolo: e non che far fronte a loro veri vostri nemici e poco meno
che assalitori, li lascereste piuttosto avvantaggiarsi di nuove forze
tratte dal vostro stesso dominio, contro ogni giustizia, la quale
all’opposto vuole, o che anche a loro vietate di assoldare la vostra
gente; o che mandiate a noi pure quel soccorso che crederete; anzi,
a meglio dire che, ricevendoci palesemente nella vostra lega, ci
aiutiate. Lo che, come abbiam detto innanzi, torniamo ora a mostrarvi
essere per molti rispetti del vostro vantaggio: ma soprattutto (e
questo vi sia pegno sicuro di nostra fede) perchè i nemici nostri lo
erano medesimamente di voi, nè già deboli, ma forti abbastanza per
farla pagar caro a chi tenti staccarsi da loro. Nè per ultimo è per voi
tutt’uno il tenervi fuori da questa che vi si offre alleanza marittima,
non già terrestre: anzi principalmente non dovete permettere, se
potete, che verun altro abbia flotta, o almeno avere amico chi più
valga in quella.
36. «E chi trova utili queste proposizioni, ma teme, abbracciandole, di
rompere i trattati, intenda che questo suo timore, accompagnato dalla
forza, piuttosto spaventerà i nemici, e che la sua fiducia, rimanendo
debole in faccia a nemici potenti, sarà meno formidabile: intenda di
più che la presente sua deliberazione ha per oggetto, non meno di
Corfù, Atene stessa, e che intorno a questa non antivede il meglio; se
con una guerra imminente e poco meno che attuale, risguardando solo al
presente sta in tra due nell’aggiugnersi a una città, la cui amicizia o
inimicizia è di grandissimo momento. Conciossiachè, tralasciando molti
altri vantaggi, Corfù risiede in sito opportuno pel tragittò d’Italia
e di Sicilia, da non permettere che di là vengano altre flotte ai
Peloponnesi, e da favorir per là il passaggio di quelle che partano da
Atene. Le quali cose tutte comprendendo in somma, da ciò imparate a non
ci rigettare. Tre sono le flotte considerevoli dei Greci; la vostra, la
nostra e quella dei Corintii: se dunque trascurerete che due di queste
si riducano in una, e se primi saranno i Corintii ad occupar noi, vi
troverete a combattere in mare co’ Corfuotti insieme e co’ Peloponnesi;
laddove, accogliendoci, sarete in grado di combattere colle vostre navi
aumentate dalle nostre.» Così parlarono i Corfuotti; e dopo loro i
Corintii così.
37. «Avendo questi Corfuotti fatto parola non solo di essere ammessi
alla vostra alleanza, ma eziandio di essere ingiuriati da noi, e di
soffrire a torto questa guerra, forza è che noi pure tocchiamo prima
questi due capi, per passar poi agli altri punti dei quali siamo
per parlarvi: così voi preconoscerete esservi maggiormente utili le
nostre richieste, e non irragionevolmente rifiuterete i servigi di
costoro. Dicono non aver per prudenza fatto mai alleanza con veruno;
mentre hanno costumato così più presto per ribalderia che per virtù:
perciocchè non vogliono avere testimoni alle loro nequizie per non
doversi vergognare di averli invitati. La stessa loro città, che colla
sua positura ne porge il più bel destro da ciò, li rende, più che se lo
fossero per convenzione, giudici delle ingiurie che contro gli altri
commettono, perchè senza navigare a casa altrui non fanno altro che
intraprender quei che per necessità vi approdano. Ecco la forza del bel
pretesto di non conoscere alleanza; di questo si ammantellano, non per
evitare la complicità delle ingiustizie altrui, ma per commetterle da
sè soli; per usar violenza ove abbiano maggiori forze; per soverchiar
altrui, ove riesca tenere occulta la trama; e per negare sfacciatamente
qualunque usurpazione. E pure se fossero uomini dabbene come si
vantano, quanto meno erano esposti alle invasioni altrui, tanto più
potevano palesemente far mostra di virtù, col rendere, e col ricevere
quel che è di giusto diritto.
38. «Ma non adoperano così nè con gli altri nè con noi. Anzi tutto che
nostri coloni, ci sono sempre stati ribelli, ed or di più ci fanno
guerra, allegando non essere stati mandati per soffrir danno: e noi
pure diciamo avervi mandato colonia non per patire insulti, ma per
averne il governo e riscuoterne il dovuto rispetto. Certo le altre
colonie ci onorano, ed è la gente al maggior segno contenta di noi:
onde è chiaro che se siamo bene dei più, non può darsi che questi
soli sieno giustamente disgustati di noi. Nè contro il nostro decoro
porteremmo ad essi la guerra, ove non fossimo grandemente offesi. Ma
sia pur nostro lo sbaglio; sarebbe stato nondimeno quanto dignitoso
per loro cedere al nostro sdegno, altrettanto vergognoso per noi oppor
violenza alla lor moderazione: laddove essi, oltre a mille altre
offese, dopo non essersi data alcuna premura per Epidamno travagliata
dal nemico, andati appena noi a soccorrerla, hanno colla loro petulanza
e licenza, causata dalle ricchezze, espugnato cotesta città di nostra
giurisdizione; e la ritengono tuttora.
39. «E pur vociferano che prima di prenderla volevano decisione per via
giuridica: via che certamente dee sembrare tener non colui che aspetta
di trovarsi al disopra, e da luogo di sicurezza invita altrui a non so
qual parlamento, ma quegli bensì che prima del dibattimento siasi messo
perfettamente alla pari tanto nelle vie di fatto, quanto nella facoltà
di dire le sue ragioni; dove costoro non prima di cinger d’assedio la
piazza, ma quando crederono che noi non vi saremmo indifferenti, allora
hanno prodotto il bel pretesto della via giuridica. E vengono qua non
solamente rei delle ingiurie che ci hanno fatte ad Epidamno, ma di
più colla pretensione di avere ora anche voi non compagni nelle armi,
ma complici degli affronti, volendo che gli riceviate perchè sono in
discordia con noi. Dovevano ricorrere a voi quando non avevano nulla
da temere, e non quando noi siamo già gli offesi ed essi in pericolo;
nè quando voi, senza aver nella presa di Epidamno dato mano alle loro
forze, li fareste ora partecipi de’ vantaggi che sperano da voi stessi,
ai quali, quantunque non complici dei loro delitti, noi daremmo colpa
egualmente. Se di prima aveste con quelli accomunate le vostre forze,
facea di mestieri che anche ne risentiste comuni le conseguenze: ma se
non volete entrare a parte dei loro delitti soltanto, conviene non vi
intramettiate in queste contese che tutte da essi procedono.
40. «Egli è adunque dimostrato che noi ricorriamo a voi colle debite
prove di giustizia, dalla parte nostra, e che la violenza e la
soverchieria sta tutta dalla loro. Resta a convincervi che non potete
giustamente riceverli. Se nei capitoli è detto potere ogni città che
non vi sia descritta, accostarsi a qual dei due più le piaccia, pure
la convenzione non risguarda chi si accosti con danno altrui, ma chi
senza staccarsi da altri non sia per cagionare guerra in cambio di
pace a quei che lo ricevono, lo che non faranno se han fior di senno.
Or questo appunto accaderà a voi se non porgiate orecchio alle nostre
parole. Perchè non vi farete solamente aiutatori di loro, ma eziandio
nemici nostri di alleati che siete; atteso che, se vi mettete con essi,
è indispensabile che essi e voi insieme respingiamo. Eppure dover
vostro è di starvene soprattutto neutrali, o unirvi all’opposto con
noi per andar contro loro, co’ quali non avete mai nemmeno pattuito
sospensione d’armi, laddove dei Corintii siete alleati; e così non
metter l’usanza di dar ricetto ai ribelli altrui. Perocchè anche quando
vi si ribellarono i Samii, e i voti degli altri Peloponnesi erano
divisi sul doversi o no recar loro soccorso, noi non concorremmo col
nostro a farvi contro, anzi rispondemmo apertamente, dovere ognuno da
sè tenere in freno i propri alleati. Che se voi accorderete ricetto e
difesa a quei che commettano qualche malefizio, non meno saranno tra’
vostri alleati coloro che si vedranno accostarsi a noi; e metterete
tale uso più a vostro che a nostro danno.
41. «Queste sono dinanzi a voi i buoni titoli di giustizia che ci
competono in forza delle leggi greche. Noi inoltre vi avvertiamo e vi
preghiamo di un favore, con cui non essendovi nemici da rivolgerlo
a danno vostro, nè amici a segno da usarne più del giusto, diciamo
dover voi al presente ricambiarci. Perchè quando per la guerra con
gli Egineti, innanzi quella de’ Medii, vi trovaste scarsi di navi
lunghe, ne prendeste venti dai Corintii. Cotesto servigio coll’altro
nell’affare dei Samii, d’aver cioè noi fatto sì che i Peloponnesi
non gli aiutassero, vi procurò vittoria sugli Egineti e modo di
raffrenare i Samii; servigio tanto più pregevole, perchè prestato in
tali occasioni nelle quali un popolo inteso tutto ad investire i suoi
nemici, di null’altro si cura che della vittoria, tenendo per amico chi
lo aiuta, fosse egli anche di prima suo nemico, e per nemico chi lo
contradia, benchè amico gli sia; poichè per la gara del momento, non
guarda a rovinare le stesse sue cose.
42. «Pieni la mente di questi fatti che i giovanetti apprenderanno dai
più vecchi, faccia ognuno suo debito il retribuirci egual benefizio;
nè creda che, per giuste che sieno le proposizioni nostre, ben altro
sarebbe il vantaggio suo in caso di guerre: poichè ove uno il men
possibile si allontani dal giusto, ivi pure il vantaggio conseguita.
L’avvenire della guerra, col timor della quale i Corfuotti vi invitano
ad ingiustizie, resta ancora nell’incertezza: or non è della vostra
dignità, che mossi da cotesto timore imprendiate co’ Corintii nimicizia
manifesta e non già incerta; anzi richiede la prudenza vostra che
togliate i motivi alla diffidenza che di prima abbiamo di voi a cagione
dei Megaresi[31]: perocchè l’ultimo benefizio fatto a tempo, benchè
minore, può cancellare una querela maggiore. Nè vi adeschi l’offerta di
un’alleanza molto importante di flotta; perchè il rispetto pei dritti
degli uguali dà potenza più stabile, che non gli acquisti i quali si
ottengano in mezzo ai pericoli, per l’ingordigia di presente vantaggio.
43. «E trovandoci nel caso stesso pel quale a Sparta pronunziammo che
ciascuno da sè tenesse a freno i propri alleati, crediamo ora giusto
che ci si debba altrettanto, affinchè voi favoriti dal nostro voto, non
ci portiate danno col vostro. Anzi retribuiteci del pari, vedendo esser
questa l’opportunità, in cui è sommamente amico chi aiuta, e nemico
chi contradia: e non vogliate a nostro malgrado ricevere in alleanza
questi Corfuotti, nè aiutarli mentre ci offendono. Oprando così farete
il convenevole, e prenderete a pro vostro il consiglio migliore.» Così
parlarono i Corintii.
44. Poscia che gli Ateniesi ebbero udite le parti, tennero due
adunanze: nella prima approvarono più le ragioni dei Corintii:
nell’altra mutarono consiglio e deliberarono di stringer lega co’
Corfuotti, non però offensiva e difensiva insieme (perchè venendo
da’ Corfuotti indotti ad unirsi colle loro navi contro Corinto,
trasgredirebbero alle convenzioni) ma difensiva soltanto, pel mutuo
soccorso dei territori, contro chi attaccasse Corfù o Atene o gli
scambievoli alleati. Pur troppo credevano che anche con questo
temperamento avrebbero guerra coi Peloponnesi, e però non volevano
abbandonare ai Corintii Corfù sì potente sulla marina, ma farli al più
possibile cozzar tra loro, per trovarli più deboli, ove abbisognasse
mettersi in guerra coi Corintii, o con altri forniti di flotta. Senza
che pareva la situazione di quell’isola molto acconcia per tragittare
in Italia ed in Sicilia.
45. Con questo intendimento gli Ateniesi accettarono i Corfuotti; e
poco dopo, partiti i legati di Corinto, spedirono loro in soccorso
dieci navi sotto il comando di Lacedemonio figliolo di Cimone, di
Diotimo di Strombico, e di Protea d’Epicle; ma con ordine di non venire
a naval combattimento coi Corintii, eccetto che se navigassero contro
Corfù o altro luogo di sua giurisdizione, e tentassero farvi scala:
allora vi resistessero con tutto il vigore: tali ordini tendevano a non
rompere il concordato. Queste navi poi arrivan di fatto a Corfù.
46. Ma i Corintii quando ebbero tutto in ordine fecero vela contro
Corfù con centocinquanta navi, dieci cioè degli Elei, dodici dei
Megaresi, dieci dei Leucadii, ventisette degli Ambracioti, una degli
Anattorii, e novanta proprio de’ Corintii. Ciascuna di queste città
aveva il suo capitano: dei Corintii lo era Xenoclide figliolo di
Euticle con quattro colleghi. Ed allorchè facendo vela da Leucade ebber
toccato terraferma rimpetto a Corfù, presero stazione a Chimerio della
Tesprotide che presenta un porto, al di sopra del quale un po’ distante
dal mare, è la città di Efira nella parte della Tesprotide chiamata
Eleatide. Presso di questa mette foce nel mare il lago Acherusio il
quale prende nome dal fiume Acheronte che vi si scarica scorrendo per
la Tesprotide, ove pure scorre il fiume Tiami che divide la Tesprotide
dalla Cestrina, tra’ quali fiumi sporge il promontorio Chimerio.
In questo punto adunque di terraferma approdarono i Corintii, e vi
piantarono il campo.
47. Quando i Corfuotti riseppero la loro mossa, allestirono cento
dieci navi sotto la condotta di Miciade, di Esimide e di Euribato, e
campeggiarono in una delle isole chiamate Sibote, ove arrivarono anche
le dieci navi di Atene: e la lor fanteria con mille Zacinti di grave
armatura stava sul promontorio di Leucimna. Ma aveano anche i Corintii
in terraferma molti barbari che erano andati a soccorrerli, perchè la
gente di codeste contrade è loro mai sempre amica.
48. Essendosi i Corintii ben preparati preser foraggio per tre giorni,
e di notte salparono da Chimerio per venire a battaglia navale.
Navigavano sul far dell’aurora, quando videro le navi dei Corfuotti in
alto mare avanzarsi contro di loro, e vistisi appena scambievolmente
si misero da ambe le parti in ordinanza. I Corfuotti avevano sul corno
destro le navi d’Atene, ed essi reggevano il rimanente dell’armata che
era diviso in tre squadre, guidate ciascuna da uno dei tre capitani.
Tale era l’ordinanza dei Corfuotti. Sulla destra dei Corintii erano le
navi megaresi e ambraciote, nel mezzo il resto degli alleati, come era
toccato a ciascuno: sulla sinistra stavano i Corintii da sè colle navi
più spedite al corso, di faccia agli Ateniesi che erano sulla destra
dei Corfuotti.
49. Alzati quinci e quindi i segnali[32] vennero alle mani, e per la
poca esperienza, armati essendo tuttora all’uso antico, da ambe le
parti si combatteva di sopra coverta con molti di grave armatura, e
molti arcieri e saettatori. Accanita era la zuffa, ma poco la perizia
del mestiero; anzi somigliantissima a battaglia di terra: perocchè
dopo il primo urto delle due flotte, per lo disordine del gran numero
si rendeva difficile alle navi lo staccarsi tra loro, ed i soldati
gravi di sopra coverta, nei quali era riposta la principal fiducia
della vittoria, restando quelle immobili, combattevano di piè fermo;
nè potendo indietreggiare per quindi correre a romper le file nemiche,
pugnavano con furibonda gagliardia più che con perizia del mestiero.
Laonde grande era per tutto uno scompiglio, un tumultuar di battaglia,
nella quale le navi ateniesi pronte a sostenere i Corfuotti ovunque
fosser messi alle strette, facevano gran paura ai nemici: ma i generali
non li attaccarono per timore degli ordini ricevuti in Atene. Il corno
destro dei Corintii principalmente pativa: conciossiachè, furono
messi in fuga dalle venti navi dei Corfuotti, che perseguitarono fino
alla costa le navi disperse, e inoltratisi fino all’accampamento
scesero a terra, abbruciarono le tende abbandonate, e tutto misero
a ruba. Da questo lato erano certamente battuti i Corintii con gli
alleati, e vincevano i Corfuotti; ma sull’ala sinistra ove erano da
sè i Corintii, la vittoria era manifestamente per loro, perocchè alle
navi dei Corfuotti, che erano in minor numero, mancavano le venti
che rincorrevano il nemico. Il perchè gli Ateniesi al veder pressati
i Corfuotti, li soccorrevano oramai più francamente; benchè sulle
prime si ritenessero dal fare affronto veruno; ma quando li videro
manifestamente dar volta coi Corintii alle spalle, allora davvero,
senza aver più riguardo alcuno, presero tutti parte alla pugna, tal che
gli stessi Corintii e Ateniesi trovaronsi nella necessità di assalirsi
scambievolmente.