niuna città d’allora passa oggi per considerevole, potrebbe servire
di sicuro argomento ad alcuno per non credere tanto grande essere
stata quest’armata quanto e l’hanno descritta i poeti, e ne è costante
la fama. Perocchè se venisse desertata la città dei Lacedemoni,
restandone solo i templi e lo spazzo del fabbricato, credo che in
progresso di molto tempo, nonostante la celebrità di essa, ne sarebbe
dai posteri assai poco creduta la potenza, quantunque delle cinque
parti del Peloponneso due ne posseggano[11], e su di esso tutto e
su molti alleati di fuori abbiano il principato. Nondimeno per non
essere il fabbricato della città riunito, nè usare essa templi ed
edifizi sontuosi, ma essere edificata a borgate secondo l’antico
costume della Grecia, ne scomparirebbe la potenza: laddove accadendo
lo stesso agli Ateniesi, dall’appariscente aspetto della distrutta
città conghietturerebbesi due volte tanto. Ragion dunque vuole che
non si lasci di credere, e non si considerino gli aspetti delle
città piuttosto che la loro potenza; e però si giudichi essere stato
quell’esercito maggiore di quelli di prima, minore di quelli de’
nostri giorni; se pure anche qui si vuole prestar fede alla poesia di
Omero, dalla quale, quantunque da lui ornata in modo che ne ricresca
il soggetto, pure quell’armata apparisce da meno di quelle dei nostri
tempi. Conciossiachè ei l’ha descritta di mille dugento navi: quelle
dei Beozii di centoventi uomini, quelle di Filottete di cinquanta,
accennando, come parmi, le più grandi e le più piccole; ma nel catalogo
delle navi non rammenta la grandezza dell’altre. Che poi fossero
tutti remiganti e combattenti insieme lo ha dichiarato nelle navi
di Filottete, ove fa arcieri tutti quelli addetti al remo. E non è
presumibile che vi fossero molti di sopraccarico a navigare con loro,
eccetto i re e quelli dei primi gradi; specialmente dovendo tragittar
molto mare con li strumenti di guerra, senza aver pure navi con
coverta, ma, secondo l’uso antico, costruite alla foggia de’ corsali.
Considerandone adunque il mezzo fra le più grandi e le più piccole è
chiaro che, per essere stata la spedizione di tutta Grecia insieme,
molti non furono quelli che vi concorsero.
11. Causa ne fu, più che la scarsità d’uomini, quella di denaro;
perocchè per mancanza di vettovaglia vi condussero gente in poco
numero, e quanto speravano che dal luogo stesso delle guerre potrebbe
ritrarre il vitto. E sebbene appena arrivati nel territorio troiano
vincessero la battaglia, come è chiaro (perchè altrimenti non avrebbero
potuto accamparsi con riparo di forte trincea), pure apparisce
che nemmeno colà fecero valere tutta la gente, ma si volsero alla
coltivazione della penisola, e al ladroneccio per penuria di vitto.
Onde, stando essi sparsi qua e là, più facilmente poterono per dieci
anni resistere loro i Troiani, forti bastantemente per far fronte a
quei che successivamente rimanevano al corpo dell’esercito. Ma se
andativi con munizioni da vivere, e tenendosi riuniti, lungi dal
ladroneccio e dall’agricoltura, avessero senza interrompimento tirata
avanti la guerra, riportando su loro vittoria, li avrebbero agevolmente
soggiogati: giacchè, sebbene non tutti insieme, ma colla porzione che
di mano in mano rimaneva resistevano ai Troiani: laddove stando fermi
all’assedio avrebbero anche con minor tempo e fatica espugnato Troia.
Deboli insomma per mancanza di denaro furono le imprese anteriori; e
questa medesima più rinomata di tutte le precedenti è certamente chiaro
essere stata al disotto della fama e della voce che di lei ora ha preso
piede per opera dei poeti.
12. Conciossiachè anche dopo i fatti troiani la Grecia era soggetta
a trasmigrazioni e cambiamenti di abitatori, sì che non poteva in
tranquillo stato avanzarsi. Imperocchè la lentezza dei Greci nel
ritornare da Ilio fu cagione di molte rivoluzioni, onde nacquero
fazioni nella maggior parte delle città; e quelli che ne erano
banditi altre se ne fabbricavano. Infatti i Beozi di adesso, nel
sessantesimo anno dopo la presa di Troia, cacciati da Arne per opera
dei Tessali, passarono nella campagna chiamata ora Beozia, e prima
Cadmeide. In cotesta campagna era anche innanzi una porzione dei loro,
del numero dei quali furono quelli che andarono alla spedizione di
Troia[12]. Nell’ottantesimo anno i Dori con gli Eraclidi occuparono
il Peloponneso: e appena dopo molto tempo, tranquillata stabilmente
la Grecia, e liberata oramai dalle sedizioni, mandò fuori colonie.
Gli Ateniesi fondarono quelle degli Ionii e del più delle isole:
nell’Italia però e nella Sicilia, ed in altri luoghi del resto della
Grecia, generalmente le fondarono i Peloponnesi: ma tutte queste
colonie furono dopo i fatti troiani.
13. Essendosi resa la Grecia più potente, e procurandosi anche più che
per lo innanzi acquisto di denaro (divenendo così maggiori l’entrate)
laddove prima i principati erano ereditari con determinati autorevoli
uffizi, si stabilivano ordinariamente nelle città governi tirannici, e
di flotte si forniva la Grecia, dandosi principalmente al mare. Fama
è che i Corintii furono i primi a riformare le navi colla massima
simiglianza al modo presente, e che a Corinto, innanzi a tutto il
rimanente di Grecia, furono fabbricate triremi. Certo è poi che furono
costruite quattro navi pei Samii da Aminocle corintio che ne faceva
il mestiere; e da che egli andò da’ Samii sino al termine di questa
guerra sono circa trecento anni: e la battaglia navale più antica che
si sappia è de’ Corintii co’ Corfuotti seguita circa dugento sessanta
anni innanzi il detto tempo. I Corintii poi, attesa la positura della
città loro sull’istmo, ebbero sempre mai mercato, perchè i Greci del
Peloponneso e quei di fuori piuttosto che per mare avevano anticamente
scambievole commercio per terra, passando a traverso il loro
territorio: ed erano però sin d’allora potenti per denaro, conforme
lo dichiarano anche gli antichi poeti, che danno a cotesto paese il
nome di ricco. Ma da che i Greci più usavano il mare, i Corintii,
forniti com’erano di flotta, distruggevano i pirati, e così offrendo
sicurezza di mercatanzia ai Greci del Peloponneso e di fuori, resero
la città loro potente per entrate di denaro. Assai più tardi ebbero
flotta gli Ionii a’ tempi di Ciro primo re dei Persiani, e di Cambise
suo figliolo; e guerreggiando con Ciro furono per qualche tempo padroni
del mare loro adiacente. Al tempo di Cambise, Policrate tiranno di
Samo, forte in mare, oltre ad altre isole che avea soggettate, espugnò
Renea[13] che consacrò ad Apollo di Delo: ed i Focesi, mentre fondavano
Marsilia, ebbero vittoria navale su i Cartaginesi.
14. Queste erano le flotte più poderose; pure manifestamente esse
furono molte generazioni dopo i fatti di Troia. Usavansi però poche
triremi, ed invece tuttavolta barche a cinquanta rematori, come quelle
che andarono contro Troia. E solo poco prima de’ fatti de’ Medi e della
morte di Dario, succeduto a Cambise nel regno dei Persiani, ebbero gran
numero di triremi i tiranni di Sicilia[14], ed i Corfuotti; perocchè
queste furono le ultime flotte ragguardevoli nella Grecia prima della
spedizione di Serse. Gli Egineti e gli Ateniesi e alcuni altri le
ebbero piccole e per la maggior parte composte di navi a cinquanta
rematori; e ciò assai tardi, cioè, da che Temistocle ebbe persuaso agli
Ateniesi, che erano in guerra con gli Egineti, e che si aspettavano il
barbaro[15], di fabbricar navi colle quali vennero a battaglia, senza
che però avessero ancora intera coverta.
15. Tali dunque erano le flotte antiche dei Greci e dei tempi appresso;
pure quelli che vi posero cura si acquistarono grandissima potenza
per entrate di denaro e per dominio sovr’altri: perchè, specialmente
coloro che non avevano sufficiente territorio, investivano colle navi
le isole e le soggiogavano. Ma per terra non ebbevi veruna guerra che
portasse notabile accrescimento di potenza, e quante ne sorsero erano
di luoghi particolari coi confinanti: spedizioni al di fuori a molta
distanza dal loro territorio per soggiogare altrui, i Greci allora non
ne intraprendevano; perchè le città ora suddite, non avean fatto un
sol corpo con le più potenti, e nemmeno da per sè facevano in comune
spedizioni contribuendo alla pari. Si facevano piuttosto guerra tra
loro i confinanti secondo le particolari occorrenze: e più che altro
nella guerra dei Calcideesi e degli Eritreesi, avvenuta già nei tempi
antichi, il rimanente della Grecia si divise a soccorso di una delle
due parti.
16. Si frapponevano pure altrove per altri popoli ostacoli
all’ingrandimento; e quanto agli Ionii, quando già le cose loro
erano venute a grande avanzamento, Ciro e con lui tutta la monarchia
persiana, sconfitto Creso e soggiogato ciò che era dal fiume Alis in
poi sino al mare[16], portò loro la guerra, e ridusse in servitù le
città di terraferma: Dario appresso vincitore colla flotta fenicia
soggiogò anche le isole[17].
17. Ma tutti i tiranni delle greche città studiosi solo del proprio
interesse, della persona loro e degli avanzamenti delle famiglie,
tenevansi ordinariamente dentro alle città per esser più sicuri che
potevano; e nulla fecero di rilievo, se non che in particolare qualche
cosa contro i confinanti; laddove quei di Sicilia erano saliti in gran
potenza. Così fu dappertutto la Grecia lungo tempo impedita che nulla
di grande potè fare in comune; e le città particolari erano, anzi che
no, senza ardimento.
18. Quando però i tiranni d’Atene, e la maggior parte di quelli del
rimanente di Grecia anche di prima quasi tutta tiranneggiata, e quando
anche gli ultimi che restavano, eccettuati quei di Sicilia, furono
distrutti dai Lacedemoni, questi appunto perciò si resero potenti,
e davano norma allo stato delle altre città[18]. Ora Lacedemone,
quantunque, da che fu fabbricata dai Dori[19] che l’abitano adesso,
sia stata più lungamente di quante altre sappiamo agitata da
sedizioni, pure sino da remotissima età ebbe buone leggi[20], nè mai
fu soggetta a tiranni; essendo sino all’esito di questa guerra circa
quattrocent’anni o poco più, che i Lacedemoni serbano il medesimo
reggimento. Non molti anni dopo estirpati i tiranni dalla Grecia
accadde a Maratona la battaglia de’ Medi con gli Ateniesi: dieci anni
dipoi tornò con numerosa armata il barbaro per mettere la Grecia in
servaggio. Nell’imminenza di sì grave pericolo, siccome i Lacedemoni
superiori di forze presero il comando dei Greci associati con loro per
questa guerra; così gli Ateniesi alla invasione dei Medi deliberarono
di abbandonar la città: sgombraronla di fatto, e saliti sulle navi si
fecero gente di mare. Poscia che d’accordo ebbero rispinto il barbaro,
poco dopo tanto quei che allora si erano ribellati dal re, quanto
gli altri Greci collegati a combatterlo, si divisero fra Lacedemoni
ed Ateniesi; i due popoli che senza paragone si distinguevano in
potenza, quelli per terra, questi per mare. Ma durarono poco nella
confederazione: anzi venuti manifestamente in discordia combatteansi
tra loro coll’aiuto degli alleati; e d’allora in poi ricorrevano ad
essi anche gli altri Greci nelle loro differenze: cosicchè dal tempo
de’ Medi sino a questa guerra, facendo continovamente, ora tregue
insieme, ora movendo le armi l’un contro l’altro, o contro gli alleati
che si ribellassero, misero in buon assetto gli apparecchi di guerra, e
si fecero più esperti esercitandosi in mezzo ai pericoli.
19. I Lacedemoni avevano governo sugli alleati senza tributo, contenti
di condurli con maniere officiose a reggersi in oligarchia conforme
al governo di Sparta: per opposito gli Ateniesi col tempo si presero
le navi delle città alleate, fuorchè quelle de’ Chii e de’ Lesbii, e
vi esercitavano impero, con aver di più messo imposte da pagarsi in
denaro. Però gli Ateniesi e i Lacedemoni ebbero ambidue per questa
guerra apparecchio proprio assai maggiore di quando, non ancor lesa la
confederazione, erano le cose loro in istato floridissimo.
20. Ecco pertanto quello che ho trovato delle cose antiche; le quali,
tutto che successivamente comprovate da ogni maniera di argomenti,
saranno appena credute; perchè la gente senza scrupoloso esame ascolta
tutti ad un modo i racconti dei fatti dei maggiori, sieno anche del
proprio paese. Quindi il volgo degli Ateniesi crede che Ipparco fosse
tiranno quando fu ucciso da Armodio e da Aristogitone; non sanno
che Ippia (di cui era fratello Ipparco e Tessalo) come primogenito
di Pisistrato reggeva allora Atene; e che in quel giorno Armodio ed
Aristogitone entrati improvvisamente in sospetto che qualche indizio
della trama fosse stato dato da’ loro complici ad Ippia, non osarono
accostarsi a lui credendolo avvertito: ma incaparbiti in voler fare
qualche prodezza prima di essere arrestati, essendosi presso al così
detto Leocorio abbattuti in Ipparco, che ordinava la pompa della festa
panatenaica[21], lo uccisero. Parimente in molte altre cose, tuttora
esistenti, e pel tempo non obliate, non la pensano giustamente nè pure
gli altri Greci. Per esempio che i re de’ Lacedemoni rendan voto non
con una ma con due pietruzze per ciascheduno; che sia presso loro la
compagnia Pitanate[22], che per niun modo vi fu mai: cotanto la ricerca
del vero è intollerante di fatica pel maggior numero degli uomini, che
più volentieri piegano alla corrente.
21. Nondimeno per le prove addotte non andrà lungi dal vero chi
giudichi queste cose tali presso a poco quali per me sono state
esposte, più presto che tali quali le hanno cantate i poeti con
ornamenti che le ricrescono, o quali, per molcere le orecchie più che
per dire il vero; le hanno raffazzonate i prosatori: cose mancanti di
prove, e che generalmente per la loro antichità, senza esser credute,
hanno preso piede nel genere delle favole. Nè fallirà chi piuttosto
pensi che, secondo antiche, col tener dietro a più manifesti argomenti
sieno state ritrovate tali da appagare. Così, tutto che gli uomini
abbiano maggior concetto della guerra presente mentre vi combattono, e
sbrigatisi di quella tengano in maggior conto le antiche; pure a chi
vorrà giudicarne propriamente dai fatti, questa si mostrerà essere
stata più considerabile di quelle.
22. Quanto poi alle arringhe fatte da ciascuno essendo per attaccar la
zuffa, o già in quella trovandosi, era certamente difficile ricordarsi
esattamente delle parole, sia per me di quelle che ho io stesso udite,
sia per chiunque che udite da altri me le riferiva. Il perchè le ho
riportate così come, attenendomi il più possibile all’intero concetto
delle parole veramente pronunziate, mi pareva che ognuno, volta per
volta che si presentasse l’occasione, avrebbe opportunamente parlato.
Ma i particolari dei fatti di questa guerra non mi sono fatto lecito
di scriverli per udita da chiunque mi si parasse innanzi, nè a mio
capriccio; bensì ho scritto quelli ai quali io sono stato presente, e
quanto a quelli uditi da altri, li ho raccontati dopo la più esatta
e perseverante ricerca intorno a ciascuno. Bene era malagevole il
rintracciarli, perchè coloro che erano stati presenti a ciascun fatto
non parlavano d’un’istessa cosa per egual modo, ma secondo l’affetto
per una delle due parti, o la memoria che ne avevano. Forse i miei
scritti per non essere in essi nulla che senta della favola, parranno
ad udire meno dilettevoli; ma per chi vorrà osservarvi la schietta
verità delle cose passate, e di quelle che umanamente parlando debbono
accadere a suo tempo presso a poco nel medesimo modo, avranno pregio
bastevole per esser giudicati utili. Or son essi composti per esser
un patrimonio per l’eternità, più presto che una disputa scenica da
sentirsi fugacemente.
23. Delle guerre antecedenti la più famigerata è stata quella dei
Medi; pure ella fu prestamente decisa in due battaglie di mare e due
di terra[23]: ma la lunghezza di questa è stata grande, e vi si sono
frapposti per la Grecia calamitosi avvenimenti, quali non altri mai in
eguale spazio di tempo. Conciossiachè non furono mai prese e spopolate
tante città, parte dai barbari, parte dai Greci stessi che erano in
guerra tra loro; alcune delle quali espugnate perderono gli antichi,
ed ebbero altri abitatori; nè tante persone bandite, nè tanto sangue
sparso, sì nella guerra medesima, sì per causa di sedizioni. Onde
le antiche tradizioni, ben di rado confermate dai fatti, si resero
credibili, sia riguardo ai terremoti che scossero più parti della terra
e furono insieme violentissimi, sia rispetto agli eclissi del sole
che accaddero più frequenti in paragone di quelli che si ricordano
nei tempi andati. In alcuni luoghi furono siccità grandi e fami
conseguenze di esse, e quel contagioso morbo che sopra tutto danneggiò
ed anche distrusse parte della Grecia; flagelli che tutti concorsero a
straziarla unitamente a questa guerra, alla quale diedero cominciamento
gli Ateniesi ed i Peloponnesi colla rottura della tregua di trent’anni
fermata tra loro dopo la presa di Eubea[24]. Ed io ho premesso i motivi
di questa rottura e le contenzioni tra di loro, affinchè nessuno abbia
mai a cercare donde surse guerra sì grande tra i Greci. Nondimeno
cagione verissima, sebbene riposta nel più cupo silenzio, ne furono
gli Ateniesi divenuti grandi, i quali mettendo paura ai Lacedemoni li
ridussero nella necessità di risolversi per la guerra. Ma le cause di
cui si parlava senza mistero, e per le quali ruppero la tregua e si
messero in guerra, furono da ambe le parti le seguenti.
24. Epidamno[25] è città alla destra di chi entra nel seno ionico,
colla quale confinano i Taulanzii barbari di nazione illirica. I
Corfuotti vi avevano fondata colonia di cui fu capo Falio figliolo di
Eratoclide di stirpe corintia, di quei della discendenza di Ercole,
fatto venire dalla città madre giusta l’antica usanza[26]. Si unirono
con lui a questa fondazione alcuni di Corinto ed altri di stirpe
dorica. In progresso di tempo la città degli Epidamnii divenne grande
e popolosa: ma dopo molti anni di sedizioni interne furono, come è
fama, da non so qual guerra dei vicini barbari malmenati e privati
in gran parte di loro potere. Finalmente innanzi questa guerra i
popolani cacciarono i magnati; e questi usciti si accordarono co’
barbari a infestar co’ ladronecci per mare e per terra i rimasti in
città. Gli Epidamnii adunque che erano in città trovandosi alle strette
spediscono legati a Corfù, come a città madre, pregandola di non
essere indifferente sulla loro sciagura; ma a riconciliare con loro
gli usciti, e por fine alla guerra dei barbari. In atto supplichevole
seduti nel tempio di Giunone chiedevano queste cose: ma i Corfuotti non
prestarono orecchio alle loro supplicazioni, e gli rimandarono senza
effetto.
25. Conobbero gli Epidamnii non doversi aspettare verun soccorso
da Corfù; e dubitando come dar buon sesto all’urgenza del momento,
spedirono in Delfo a consultare il nume, se dovessero consegnare la
città ai Corintii come fondatori di quella colonia, e tentare di
ottenere qualche sussidio. Il nume rispose, la consegnassero e li
prendessero per loro duci. Pertanto gli Epidamnii andarono a Corinto,
e, secondo l’oracolo, consegnarono la colonia, dimostrando il fondatore
di quella essere corintio; e manifestando la risposta dell’oracolo
pregavano i Corintii non dovessero mettere in non cale la loro rovina,
ma soccorrerli. I Corintii, persuasi aver dritto alla colonia non meno
de’ Corfuotti, promisero il soccorso, non solo per dovere di giustizia,
ma eziandio per odio contro i Corfuotti stessi, che quantunque coloni
loro li trascuravano, non rendendo ad essi nelle solenni adunanze
i consueti onori, nè accordando il dritto di precedenza nelle cose
religiose a un cittadino di Corinto, come usavano le altre colonie.
Anzi li disprezzavano, inorgogliti per essere allora potenti in denaro
quanto i più ricchi Greci, e negli apparecchi di guerra anche più
forti; invaniti pure talvolta della loro grande superiorità sulla
marina, e dall’avere i Feaci, famosi per le loro flotte, abitata di
prima Corfù: motivo per cui con studio maggiore allestivano naviglio,
nel quale erano di fatto formidabili, perocchè avevano centoventi
triremi quando incominciarono la guerra.
26. I Corintii adunque che avevano tutti questi titoli di rammarico,
di buona voglia spedirono a soccorso di Epidamno delle genti composte
di Ambracioti, di Leucadii e di loro; invitando ancora qualunque
volesse andarvi ad abitare. Passarono per la via di terra ad Apollonia,
colonia dei Corintii, per paura di non essere impediti dai Corfuotti
in tragittando il mare. I Corfuotti pertanto quando intesero la venuta
ad Epidamno di cotesti abitatori e di quelle genti, e che la Colonia
si era data ai Corintii, se ne adontarono, e senza perder tempo, si
misero in mare con venticinque navi seguite poi da altra armata, e
contumeliosamente ordinavano agli Epidamnii di riammettere gli usciti,
che andati a Corfù aveano additato i sepolcri e rammentato i vincoli
di consanguineità; pregando con questo titolo di esser ricondotti
in patria, e rimandate le genti speditevi dai Corintii unitamente a
quei nuovi abitatori. Gli Epidamnii non li obbedirono in nulla; e
però i Corfuotti andarono contro essi con quaranta navi, e con gli
usciti per ricondurveli; con più un rinforzo d’Illirici. Fermarono il
campo dinanzi alla città, e mandarono fuori una grida che dava intera
franchigia a qualunque degli Epidamnii o forestieri volessero uscire;
altrimenti gli tratterebbero da nemici. Quelli non prestarono loro
orecchio, ed i Corfuotti assediavano la città situata sull’istmo.
27. Ma i Corintii, venuta da Epidamno la nuova dell’assedio,
allestivano armata e ordinavano colonia per Epidamno, con piena
uguaglianza ne’ diritti civili per chiunque volesse andarvi,
permettendo che depositasse cinquanta dramme corintie[27] chi volendo
entrare a parte della colonia non gradisse imbarcar subito con gli
altri: e furono molti tanto a imbarcare, quanto a sborsare il denaro.
Pregarono ancora i Megaresi[28] a convogliarli colla flotta, se mai
fosse loro da’ Corfuotti impedita la navigazione; e quelli allestirono
una conserva di otto navi, ed i Paleesi di Cefallenia di quattro.
Richiesero di navi pure gli Epidauri che ne offrirono cinque, gli
Ermionesi una, i Trezenii due, i Leucadii dieci, e otto gli Ambracioti.
Ai Tebani ed ai Fliasii domandarono denaro, ed agli Elei navi vuote[29]
e denaro: de’ Corintii proprio si allestivano trenta navi, e tremila
soldati di grave armatura.
28. Pervenuti tali apparecchi a notizia del Corfuotti, questi andarono
a Corinto co’ legati de’ Lacedemoni e dei Sicionesi che seco presero,
ed intimarono ai Corintii di richiamar la guarnigione di Epidamno ed
i coloni, come se sopra a quella città non avessero diritto: e se
pur nulla vi pretendevano, volevano che ne dessero ragione dinanzi a
quelle città del Peloponneso delle quali convenissero entrambi; e che
quelli dei due ai quali la colonia fosse aggiudicata, ne ritenessero
il dominio. Soggiungevano che eran pronti a rimettersi all’oracolo
di Delfo, ma dissuadevano i Corintii dal far guerra; altrimenti
protestavano che dalle loro violenze sarebbero essi pure costretti a
farsi, pel proprio vantaggio, amici quelli che e’ non gradirebbero,
uno cioè dei due superiori in potenza. Rispondevano i Corintii che
ove i Corfuotti richiamassero da Epidamno le navi ed i barbari,
delibererebbero: prima di questo non essere del loro decoro contentarsi
a piatire, mentre gli Epidamnii soffrivano l’assedio. Parimente, i
Corfuotti rispondevano farebber tutto, se anche i Corintii ritirassero
da Epidamno la gente loro; e di più esser pronti a far tregua, col
patto di restare entrambi al loro posto sino alla giuridica decisione.
29. Ma i Corintii non approvarono nulla di questo; anzi avendo già
le navi in punto, ed essendo presenti gli alleati, prima di tutto
spedirono araldo a dichiarar guerra ai Corfuotti; e fatto vela con
settantacinque navi e due mila soldati di grave armatura, navigarono
sopra Epidamno per combattere i Corfuotti. Erano ammiragli Aristeo
figliolo di Pellico, Callicrate di Callia e Timanore di Timanto:
guidavano la fanteria Archetimo di Euritimo, ed Isarchide di Isarco.
Arrivati che furono ad Azio[30] nell’Anactoria, ove è il tempio
d’Apollo alla bocca del seno ambracio, i Corfuotti premisero loro un
araldo spedito su d’uno schifo per intimare che non proseguissero
il corso contro essi; e intanto allestivano le navi, rimettendo i
banchi alle vecchie perchè fossero buone per mare, e racconciavano le
altre. L’araldo non riportò veruna pacifica risposta dalla parte dei
Corintii; ed essi che avean già allestite ottanta navi, poichè quaranta
erano all’assedio di Epidamno, si mossero incontro, e messa la flotta
in ordinanza appiccarono la zuffa. La vittoria fu manifestamente
pei Corfuotti colla perdita di quindici navi dei Corintii. Nel
giorno stesso avvenne che i loro all’assedio di Epidamno ebbero per
capitolazione la piazza, col patto di vendere i forestieri, e di
dover serbare prigioni i Corintii, sino a che non si fosse altrimenti
deliberato.