VII.

Cicerone e P. Lentulo. Pompeo, A. Gabinio e Tolomeo Aulete.

Non erano così rassegnati i partigiani dei due concorrenti.

Tra essi Cicerone consigliava per lettera Lentulo, qualora lui, che si

trovava più vicino, ne giudicasse più opportuna l’interna situazione,

vigendo ancora il _senatus-consultum_, il quale l’aveva investito

della missione in Egitto, di rimettere coraggiosamente Aulete sul

trono, riconducendolo magari a Tolemaide od altrove, indi marciare con

l’esercito e la flotta, senza fare uso delle armi, su Alessandria, ed

assicurarvi stabilmente colla presenza delle sue truppe, il dominio

del re. Così il Tolomeo sarebbe stato rimesso sul trono, giusta il

primo _senatus-consultum_, e, senza azione militare alcuna, giusta il

responso dei libri sibillini. Se poi, soggiungeva l’oratore, Lentulo,

costretto o meno, fosse riescito a conquistare l’Egitto, agli occhi

del pubblico, il successo dell’impresa sarebbe bastato a giustificare

l’impiego di qualsiasi mezzo[473].

Ma l’abile e poco scrupoloso piano dell’oratore non persuase il

pretore della Cilicia, il quale fu l’unico a rassegnarsi al suo crudo

destino. Se non che, mentre ciò avveniva, ed il 56 trascorreva in vane

querimonie, Aulete, raccomandato da Pompeo, si presentava al proconsole

della Siria, Aulo Gabinio[474].

Quando Gabinio ricevette Tolomeo, pensava, — e le condizioni della

provincia lo richiedevano, — ad una guerra contro i Parti. Ma le

istanze di un suo, per allora, oscuro luogotenente di cavalleria, M.

Antonio, il futuro competitore di Ottaviano[475], prevalsero alla

coscienza del proprio dovere, cui del resto Aulete non gli avrebbe

concesso di porgere eccessivo omaggio, dappoichè aveva, insieme col

generale, corrotto l’esercito, sborsando immediatamente metà della

somma pattuita, ben diecimila talenti[476], e rimettendo il resto al

saldo della ricevuta promessa, la restituzione in patria.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 100 / 118 题