La condotta dei tribuni. Il senato. I consoli.
Ma, se alla fine delle fini tale dichiarazione poteva pel momento
rassicurare i più pessimisti, e, insieme col ritardo dell’incarico a
Lentulo, provocare quello dell’incarico a Pompeo, grave fu la sorpresa
degli amici del primo, quando, di lì a poco, si vide C. Catone medesimo
proporre il richiamo di Lentulo dalla Cilicia[466] ed il suo collega
Caninio far approvare dai comizi, mentre altri leggeva al popolo le
concordi lettere del monarca egiziano[467], che l’incaricato della
missione fosse Pompeo, sia pure sfornito d’esercito, col semplice
accompagnamento di due littori[468].
L’enigmatica condotta dei tribuni si rivelava adesso a luce meridiana
come la graduale attuazione dei piani concepiti dalla più fine arte
degli amici di Pompeo[469]. Ma il guaio si era che le due proposte
tribunizie urtavano, specie la seconda, contro gli antichi sentimenti
del senato, già da tempo ostile alla creazione di un proconsolato
egizio; ed esso, aiutato da un improvviso attacco in pubblico tribunale
di Clodio, accusatore di Milone, contro Pompeo, difensore del medesimo
e da un altro, di C. Catone[470], s’affrettò ad annullare ogni
deliberazione popolare, dopo avere sapientemente preparato all’uopo
l’opinione pubblica, allegando che Pompeo non poteva assentarsi dalla
capitale, poichè, in qualità di prefetto dell’annona, gl’incombeva
l’incarico di provvedere la città di vettovaglie[471]. Al tempo stesso
il console Marcellino Lentulo, inaugurando le ferie latine, sospendeva
i giorni comiziali, allo scopo d’impedire a sua volta qualsiasi
proposta di legge di Catone, o, peggio ancora, di Caninio[472].
All’annunzio di tante disavventure, Tolomeo, che non aveva fidato in
altri se non in Pompeo e che, pare, fosse già partito per l’Oriente,
disperando d’ogni buona riescita, si ritirava scoraggiato in Efeso.