La questione in senato. Iª seduta (15 gennaio 56) IIª seduta (16
gennaio).
Tre erano quindi le opinioni che si sarebbero conteso il campo nella
prossima tornata senatoria fissata pel 15 gennaio: una tendente
a riproporre Lentulo, aggiungendo però la clausola che questi,
nell’eseguire la sua missione, non facesse, concordemente all’oracolo,
uso alcuno della forza armata; una seconda, tendente ad eleggere non
uno, ma tre privati, ed una terza, schiettamente in favore di Pompeo,
contro del quale, al più, concedeva la garanzia di un paio di colleghi,
tutti però rivestiti del dritto di _imperium_, nel pieno esercizio cioè
dei loro poteri militari[459].
La prima opinione, concretata in un relativo ordine del giorno,
doveva essere sostenuta da Q. Ortensio, M. Lucullo e Cicerone, che
al proconsole della Cilicia doveva, riconoscente, la fortuna del suo
ritorno; la seconda, da M. Calpurnio Bibulo, nemico di Pompeo perchè
genero di Cesare, del quale egli era stato collega ed avversario
nell’edilità, nella pretura e nel consolato; la terza, da M. Licinio
Crasso e da L. Volcacio Tullo.
Dopo lunga e vivace discussione, si stabilì di passare ai voti. Giusta
la gerarchia del rango, doveva avere la precedenza l’ordine del giorno
di Ortensio, cui avrebbe dovuto seguire la votazione sull’altro
di Volcacio. Ma, poichè i consoli avversavano la causa di Lentulo,
di cui Ortensio era noto sostenitore, dettero, valendosi dei loro
poteri discrezionali[460], la precedenza a Calpurnio Bibulo, il quale
avversava tanto la causa di Lentulo quanto quella di Pompeo.
Ma, poichè il suo ordine del giorno implicava due questioni: 1)
il dovere di ottemperare all’oracolo, 2) la nomina di tre privati,
ne fu chiesta immediatamente la divisione. La prima parte riscosse
l’unanimità dei voti ed il _veto_ dei tribuni Catone e Caninio; la
seconda venne, a grande maggioranza, respinta.
Seguiva l’ordine del giorno di Ortensio, quando un tribuno della plebe,
P. Rutilio Lupo, fattosi avanti, richiese di presenziare e verificare
la votazione[461]. Ne nacque un uragano di proteste. I consoli, che
miravano a far sì che le proposte di Ortensio non fossero votate,
lasciarono che la discussione si prolungasse all’infinito, e ciò bastò
perchè, esaurita la giornata, tutto fosse rimesso alle sorti della
dimane[462].
La nuova seduta senatoria riescì senza confronto, più grave della
precedente.
Dopo un lungo, prolisso polemizzare, i fautori di Lentulo e di Pompeo
parvero trovarsi di fronte ad un ostacolo imprevisto ed insormontabile.
I tribuni C. Catone[463] e L. Caninio Gallo[464] vennero fuori con la
strana dichiarazione, che, valendosi dei loro diritti, si sarebbero
ora e sempre astenuti dal presentare ai comizi proposta alcuna di
legge innanzi le future elezioni magistratizie[465]. Ciò bastava perchè
l’insistere per un’immediata decisione equivalesse ad un voler lottare
contro l’ineluttabile.