IV.

Agitazione e rivalità fra i pretendenti all’incarico della restituzione

del Tolomeo.

L’incarico della spedizione egizia era infatti un boccone così ghiotto,

un orizzonte così foriero di potenza civile e militare che nessuno

dei più cospicui uomini politici del tempo se ne sarebbe volentieri

vista sgusciare di mano l’occasione. Un precedente _senatus-consultum_

avea, come osservammo, incaricato dell’impresa P. Lentulo proconsole di

Cipro e di Cilicia. Se non che, contro di lui sorgeva adesso temibile

concorrente Gneo Pompeo, alle cui costole il principe egiziano, verso

la fine del 57, allontanatosi prudentemente dal territorio romano[454],

aveva messo un suo incaricato, l’egizio Ammonio[455]. Col triumviro,

in grazia dell’aureola democratica, stavano i più, non esclusi

coloro, che in buona fede pigliavano a cuore la causa del re, e,

quel che più monta, uno degli stessi membri del collegio dei tribuni,

L. Caninio Gallo, mentre Pompeo, in mezzo all’aperta lotta, che per

lui sostenevano i suoi amici, cercava di disarmare gli avversari più

temibili e più tenaci col mostrarsi affatto alieno dall’impresa[456].

Deliberati ad infrangere tutte le rosee speranze del vecchio e del

nuovo concorrente erano invece i più rigidi membri di quel partito

conservatore, che si era mantenuto sempre avverso alla riduzione

dell’Egitto a provincia romana, guatando con occhio sospettoso

l’avvento di un governatore in quelle regioni.

La caduta di un fulmine sulla statua di Giove sul Monte Albano era

intanto servita ai tribuni quale occasione per tentare il responso dei

libri sibillini, e il provvido oracolo avea profetato, vietando pel re

d’Egitto altro soccorso all’infuori di una platonica amicizia. Questo

avea divulgato il tribuno Caio Catone[457] prima ancora della nuova

decisione senatoria, forzando altresì i pontefici a leggere e comentare

pubblicamente l’oracolo, e ciò bastava pel momento a destituire di ogni

importanza il già trascorso _senatus-consultum_ in pro del governatore

della Cilicia[458], mentre a tale «calunnioso ostacolo», come per ora

ebbe a definirlo M. Tullio Cicerone, era giocoforza che la grande

maggioranza dei sostenitori, sia di Pompeo che di Lentulo, fosse

pronta, in ogni modo, a inchinarsi.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 97 / 118 题