V.

Il ritorno (56).

Ma l’ironia della sorte non poteva peggio rispondere a tanta

scrupolosità, giacchè l’uno dei due libri seguì nel suo fatale destino

il liberto che lo portava, essendosi la nave rovesciata presso le

isole Ceneree[418]; l’altro, a Corcira, dove Catone coll’equipaggio

si era ancorato, perì tra le fiamme, che alla tenda del duce si erano

propagate dal posto, dove i nocchieri, per il freddo intenso, avevano

acceso grandi fuochi. Così a Catone, afflitto da tanta irreparabile

sciagura, non rimanevano garanti dell’opera sua, se ne eccettui i

ministri dell’estinto re, che egli aveva avuto la venturosa accortezza

di condurre seco, e nella cui testimonianza avea ragioni sufficienti di

fidare[419].

A Roma intanto, all’annunzio del ritorno, gran folla di popolo era

accorsa alle rive del Tevere, insieme coi sacerdoti, i senatori ed i

magistrati. Se non che il questore ciprio, disprezzando alteramente

l’ovazione apparecchiatagli, così come avea disprezzato le ricchezze,

non smontò dalla capitana, al qual’uopo egli avea scelto la nave regia

del Tolomeo, bella di sei ordini di remi, se non quando fu pervenuto

colà, dove avrebbe deposto il danaro[420]. Alla constatazione di

tante ricchezze e di altrettanta scrupolosità, il senato si affrettò a

rivestire, in via eccezionale, Catone dell’onorifico titolo di pretore

e della facoltà di assistere in pretesta purpurea ai ludi pubblici.

Ma l’uno e l’altro privilegio[421] furono rifiutati, e, in luogo dei

medesimi, Catone chiese, come unico compenso, la manomissione del

tesoriere dell’estinto Tolomeo, che egli avea condotto seco e della cui

fedele diligenza dichiarava di rendersi testimone[422], (56)[423].

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 89 / 118 题