IV.

Imparentamento della casa egizia con Mitridate.

Sembra infatti che negli ultimi anni della terza guerra mitridatica

l’alleanza dei due fratelli, regnanti in Cipro ed in Egitto, col

re del Ponto fosse un fatto compiuto; ed essi, al 63, figuravano

reciprocamente fidanzati con le due figlie del medesimo[353].

La gravità di questo nuovo orientamento dell’Egitto è misurata dai

repentagli, a cui Mitridate avea messo e continuava a mettere lo stato

romano.

Prima ancora che guerra alcuna l’avesse trascinato a scontrarsi con

le legioni romane, egli signoreggiava «sulla spiaggia settentrionale e

meridionale del Mar Nero e molto addentro nell’Asia Minore. I mezzi di

cui disponeva», «per la guerra terrestre e marittima, erano immensi.

Il paese, su cui poteva levar soldati, si stendeva dalla foce del

Danubio al Caucaso e al Mar Caspio; sotto le sue insegne accorrevano

Traci, Sciti, Sauromati, Bastarmi, Colchi, Iberi». «Per la sua flotta

la satrapia colchica gli somministrava, oltre il lino, la canapa, la

pece e la cera, l’eccellente legname da costruzione, tagliato nelle

foreste del Caucaso; e piloti e ufficiali erano assoldati nella Fenicia

e nella Siria. Dicevasi che il re fosse entrato in Cappadocia con 600

carri falcati, con 10000 cavalli e 80000 fanti, e per questa guerra non

aveva tuttavia chiamato sotto le armi quanti avrebbe potuto».[354].

A tanta potenza egli era pervenuto, assorbendo e conquistando ora

tacitamente ed ora rumorosamente i paesi limitrofi al proprio regno e

poscia i limitrofi ai nuovi territori conquistati sino ad estendere in

Europa la propria autorità morale e materiale. Appunto allora il senato

s’era scosso dal torpore, cui l’avea costretto la situazione interna

dello stato, e Silla, fra i tre fuochi di una rivoluzione politica in

Roma, di una sociale in Italia, e della guerra asiatica, aveva all’87

preferito di volgersi contro il terzo nemico. La guerra era stata aspra

e pericolosa. La Grecia avea per un momento balenato sotto i piedi

degli eserciti romani, e, quando a Silla, dopo tanti frangenti, era

stato concesso di rimbarcarsi per l’Italia, il vinto Mitridate avea

trovato mezzo di chiudere al suo vincitore le porte della patria[355].

Nè s’era trattato se non di un breve armistizio. La guerra era

ricominciata alla sola distanza di tre anni, ed il pericolo di

Mitridate avea riacceso l’altro non meno incalcolabile della

devastazione piratica. Così le cose s’erano trascinate sino al 66 a.

C., e ben 20 anni di guerra si apparecchiavano ad un’eco clamorosa

entro l’orbita dei partiti politici Romani. In quell’anno stesso (66),

Pompeo, per mezzo dei suoi amici e con l’appoggio della democrazia,

veniva, benchè cittadino privato, investito del supremo potere militare

con l’assegnata competenza della guerra pirato mitridatica.

Era lo strappo più violento che mai si fosse perpetrato contro i

privilegi della oligarchia romana, e la sua enormità ci offre la

misura dei pericoli di Roma[356]. Or bene, al principe, il quale tanto

rivolgimento e terrore avea apportato nel cuore della capitale del

mondo, i due monarchi egiziani venivano adesso ad offrire il contributo

della propria potenza[357].

Ma anche questo secondo tentativo di legare l’Egitto agli interessi

dell’Oriente era destinato ad una nuova, tragica catastrofe. Nello

stesso anno 63, nel crollo finale della potenza del monarca del Ponto,

le fanciulle furono dal padre, entro la capitale stessa del Bosforo

Cimmerio, ultima rocca di difesa rimastagli, costrette a bere quel

calice avvelenato, che le salvò dalla vergogna e dalla schiavitù

insieme con colui, che, dopo Annibale, era stato il più implacabile fra

i nemici di Roma[358].

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 78 / 118 题