III.

Roma e l’Egitto durante la guerra contro i pirati (67). La cattura di

P. Clodio e il Tolomeo di Cipro (67).

Ma l’annessione dell’Egitto, già fallita alla morte di Alessandro

IIº, quando maggiori ne erano le probabilità, tornò a fallire anche

adesso, e non certo negli interessi di Roma, dappoichè l’irresolutezza

del senato, congiunta con la sua inesplicabile condotta verso il re

elettivo di quella regione, schierava il medesimo fra i nemici della

capitale d’Italia. Sembra infatti che negli anni intercedenti fra

l’assunzione al trono di Aulete e l’ultima guerra mitridatica i due

Tolomei, regnanti in Cipro ed in Egitto, abbiano, non solo favorito le

incursioni dei pirati, ma stretto una formale e non passeggera alleanza

col re del Ponto.

Le legioni dei corsari, che nell’ultimo secolo di Roma avevano incusso

tanto spavento alla novella capitale del mondo, non erano, (ironia

della sorte!), se non il parto più naturale, il duplicato più fedele

della potenza romana. Simili negli intendimenti e nell’indirizzo,

non ne differivano se non in quanto al dominio geografico della

propria potenza, che non era più la terra, sibbene il mare. Ma

la messe sempre giovane e sempre fiorente delle loro masnade era

covata fra le rovine dell’universale depredazione romana, la quale

sospingeva al brigantaggio tutti i colpiti delle sue ferocie e delle

sue persecuzioni, e schierava dalla loro gli stati ancora liberi,

ma non per questo meno minacciati, pronti ognora a promuovere o a

subire la pirateria, ad esserne gli aizzatori o i manutengoli, mentre,

dall’Europa e dall’Asia, eternamente sconvolte, gl’immiseriti cittadini

correvano a preferire il mare alla terra[344].

Fra le succitate nazioni figurava l’Egitto, specie la sua colonia

cipriota, l’uno e l’altra sempre aperti al commercio umano, mezzo

esclusivo di guadagno e di rifornimento dei corsari[345], e, peggio

ancora, ambedue, molestati nelle loro tranquille attività, sempre

pronti ad emigrazioni fra le orde dei primi[346]. Il pericolo si era

via via accresciuto cogli anni, e la coincidente guerra mitridatica

l’aveva reso enorme nel 67 a. C.

Mentre Roma debellava il mondo, i pirati avevano spinto le loro

incursioni fin nel cuore dell’Italia, alle bocche del Tevere, e,

in quello stesso anno 67, catturavano l’ammiraglio della flotta

Cilicia, P. Clodio Pulcro[347], imponendo al medesimo gli sfregi

più brutali ed infamanti[348]. Fu allora che il Tolomeo di Cipro,

invitato, non si sa bene se da Clodio o dal governo romano, a saldare

il prezzo del riscatto, rispose con eccessiva noncuranza, inviando

due soli talenti[349]. Più tardi i pirati, al sopraggiungere di

Pompeo, rifiutarono il riscatto e liberarono spontaneamente il

prigioniero[350], ma, mentre la condotta del principe cipriota costituì

il primo incentivo alla distruzione del di lui regno, la palese gravità

della situazione sospinse il senato a provvedere, ricorrendo a mezzi

energici e decisivi.

Pompeo venne rivestito di pieni poteri, ed il governo romano s’affrettò

a scrivere ai re, ai principi, alle nazioni e alle città, con cui

esso vantava relazioni, perchè l’aiutassero con ogni mezzo e gli

concedessero facoltà di raccogliere nei loro stati le milizie e i

danari, che fosse sembrato opportuno[351]. Dal novero dei sollecitati

la corte alessandrina non fu certo esclusa; ma, come se ciò non

bastasse, fra le milizie, di cui Pompeo cosparse il Mediterraneo, due

armate, furono, per ogni eventualità, poste a guardia dell’Egitto

e di Cipro[352] (67). Lo sfregio morale o, per lo meno, il curioso

trattamento usato all’indipendenza dei due paesi era chiaro, e i

due principi alessandrini dovettero ben ricordarsene, quando, dopo

il trionfo del generale, frustrati nelle loro speranze di riscossa,

accennarono a passare, a dispetto di Roma, ad amori più stabili,

sebbene più pericolosi.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 77 / 118 题