III.

Prima guerra mitridatica. Vana ambasceria di L. Licinio Lucullo in

Egitto (96).

Era scoppiata intanto la prima guerra mitridatica. All’87 l’Asia

Minore, la Grecia e parte della Macedonia erano cadute in potere

del minaccioso re del Ponto, mentre la sua flotta avea occupato

il bacino orientale del Mediterraneo. In quell’anno stesso salpava

alla volta dei territori minacciati il console L. Cornelio Silla.

Sprovvisto, o quasi, di esercito terrestre e marittimo, il generale

romano fu costretto a valersi d’astuzia più che d’audacia, e, invece

di approdare sul continente asiatico, egli sbarcava nella Grecia, ove,

dispersi in breve giro di tempo i generali nemici, forzava tutto il

territorio conquistato a passare nelle sue mani e stringeva di assedio

quell’Atene, che non avea voluto cedere agli echi delle sue vittorie

(86).

Padrone quasi dell’Attica, la situazione di Silla non poteva però dirsi

fortunata. La mancanza infatti di un’armata qualsiasi avea dato agio

al nemico di riconquistare la Macedonia e chiudere all’esercito romano

la via delle vettovaglie e dei possibili soccorsi, mentre a renderne

insostenibile la posizione si aggiungeva minacciosa ed insistente

l’opera di devastazione dei pirati.

Allora Silla e il proquestore L. Lucullo, uno dei suoi più abili

ufficiali, s’accinsero ad un colpo disperato. Quest’ultimo doveva,

su pochi battelli da trasporto, cacciarsi tra la flotta nemica e le

squadre dei corsari fino a toccare il porto d’Alessandria, per passare

indi in Siria e radunare colà, dalle provincie e dagli stati marittimi,

vassalli, clienti od alleati, un’accolta di navi da guerra[317].

Il colpo disperato riescì[318]. Partito a mezzo inverno, per la via di

Creta e della Cirenaica, Lucullo continuò il viaggio verso l’Egitto,

perdendo frattanto parecchi dei suoi navigli, che gli fu giocoforza

abbandonare in mano ai pirati. Entrato nel porto di Alessandria, il re

d’Egitto, Tolomeo Sotero IIº, gli venne incontro con tutta la flotta,

e, sbarcato a terra, le accoglienze, cui venne fatto segno, non furono

da meno delle iniziali. Accolto, onorevole eccezione, quotidianamente

alla mensa del re, gli fu assegnato uno stipendio quadruplo di quello

che era solito darsi agli ambasciatori e largiti dei doni del valore di

ben ottanta talenti. Ma Lucullo, preoccupato del triste contenuto della

sua missione, non solo rifiutò tutto quanto eccedeva dal consueto, ma

non andò neanche a visitare Menfi, le piramidi e le bellezze naturali

della regione, come Sotero avrebbe desiderato. Se non che, a dispetto

di tanta melanconica modestia, egli era atteso da gravi delusioni.

Quando infatti venne alla domanda di un naviglio da guerra, il Tolomeo,

temendo questa volta Mitridate più di Silla, si rifiutò con una

ineluttabile fermezza.

Era la prima volta che Roma subiva dalla corte di Alessandria una così

grave umiliazione, e, se non pensò più tardi a vendicarsi, ciò si deve

alle prossime, gravi lotte intestine, che la politica reazionaria

di Silla acuì, sospingendo i propri avversari politici al mezzo

extra-legale della rivolta. L’umiliazione fu però cercata di compensare

con la lustra delle cerimonie ufficiali. Tolomeo Sotero, non pago dei

doni sin’allora largiti, mise a disposizione di Lucullo delle navi,

che l’accompagnassero, e, accomiatandosene con un amplesso affettuoso,

offrì all’emissario romano un fregio d’oro di gran prezzo, che l’altro

non potè rifiutare, mentre, fra gli auguri di un buon viaggio e di

migliore fortuna, tornava a veleggiare, può immaginarsi con qual animo,

alla volta di Cipro.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 71 / 118 题