La Cirenaica autonoma. Ragioni del fatto.
Così, per un ripicco dinastico, Apione largiva a Roma una delle
contrade più fiorenti della monarchia egiziana. Il senato però volle
anche questa volta ritentare la ben strana gara della generosità.
Come, dopo la seconda guerra macedonica e la prima siriaca, esso aveva
proclamato l’indipendenza delle città greche di Asia e di Europa, così
adesso proclamò l’indipendenza della, in massima parte, grecizzata[312]
Cirenaica[313]. La sorte, che già allora, dopo la distruzione di
Corinto, era toccata alla Grecia[314], non può più illuderci sui motivi
di tanta liberalità. In luogo di sentimenti cavallereschi ben più
egoistiche ragioni concorrevano a sospingere il governo di Roma verso
l’autonomia della Cirenaica.
Roma cominciava oramai a risentire il gravame della sua trascorsa
politica estera, e, quantunque l’interesse e il convenzionale orgoglio
delle classi dominanti l’allettassero ancora verso nuove guerre
cosmopolite, non poteva non imporsi alla coscienza dei più quella
modesta politica coloniale, che verrà esplicitamente formulata dal
primo degli imperatori romani. Così l’indirizzo degli affari esteri
comincerà a subire sin d’ora delle strane tergiversazioni, degli strani
contrasti, e allo stato per eccellenza conquistatore ne seguirà uno
senza precisi criteri direttivi, per l’appunto in quel ramo della
politica, ch’era stata l’unico pensiero della sua giovinezza. A tanta
indecisione del governo sospingevano ognor più i pericoli dell’interna
agitazione democratica. L’antico, latente conflitto fra proletari
e latifondisti in lega coi grossi industriali e speculatori era già
scoppiato, e, l’anno della cessione di Cirene esso aveva già ricevuto
il suo triplice battesimo di sangue con le repressioni del 131, del 121
e del 100[315].
L’invio di un luogotenente nella florida e remota Cirenaica, a contatto
dell’ancora possente Egitto, non era quindi senza pericoli. Partito
come ufficiale del governo, egli sarebbe potuto tornare vindice dei
diritti delle classi inferiori della cittadinanza, come più tardi
avverrà del proconsole delle Gallie, C. Giulio Cesare. Il contrasto
fra la nazione legale e la nazione reale rodeva le viscere dello stato
romano e paralizzava l’azione del suo governo. Così, fra la voglia
e il timore di aggregarsi la Cirenaica, si preferì temporeggiare,
usando con la Grecia africana lo stesso trattamento, che s’era usato
colla Grecia europea, e concedendo quell’autonomia, che sarebbe stata
frettolosamente ritolta, allorchè quelle regioni si fossero presunte
meno renitenti e lo stato romano meno passibile di pregiudizio alcuno.
E non farà d’uopo essere profeti per garantire una simile soluzione.
Al 74 infatti la Cirenaica passava sotto l’amministrazione di un
_quaestor-propretore_, per tornare al 67 ad essere riorganizzata e
forse annessa a Creta in unica provincia, il che accadde esplicitamente
e definitivamente circa mezzo secolo di poi[316].