IV.

Relazioni di Evergete con Roma. Roma, gli Ebrei e l’Egitto.

Noi non sappiamo se l’alleanza fra Roma e l’Egitto sia stata adesso

ufficialmente rinnovata. Ci è però noto come i rapporti fra i due stati

tornarono di bel nuovo più che cordiali, e, a conferma di ciò, stanno

due fatti: un’iscrizione di Delo e la visita ufficiale d’un’ambasceria

romana nel 135, con a capo Scipione Emiliano. Ma, a parte queste due

testimonianze, di cui discorreremo fra breve, noi possediamo menzione

di un nuovo atto di poco desiderabile tutela sull’Egitto.

Dopo la conquista dell’impero persiano da parte di Alessandro Magno,

i Giudei, al pari degli altri popoli, che in esso albergavano,

erano passati sotto il dominio degli stati, che la dissoluzione del

mastodontico impero macedone avea suscitato. Così essi avevano, dal

Iº al IVº Tolomeo subito la dominazione egizia, indi quella siriaca,

che era riescita assai più tormentosa della precedente[277]. Con

tutto ciò, l’Egitto non aveva per questo mancato di rimanere sede di

numerose colonie giudaiche. Sotto Filometore poteva dirsi che nelle

loro mani risiedesse appunto la somma dell’amministrazione dello stato,

e giudei erano altresì i supremi comandanti dell’esercito di terra.

La reazione, quindi, che Evergete si apparecchiava ad intraprendere

contro tutto l’indirizzo politico del fratello coinvolse anche la

società ebraica[278], tanto più che questa era stata sola ad avversare

l’usurpatore, in omaggio ad un lodevole sentimento di riconoscenza e di

fedeltà verso il principe trapassato.

Se non che, mentre i suoi correligionari della Siria si trovavano,

da parecchi anni, in ottime relazioni di amicizia e di alleanza con

Roma[279], un travolgimento dinastico del paese da essi abitato, ne

procurava al 142 l’emancipazione nazionale[280], e, allora stesso,

accompagnandola con ricchi donativi, inviavano al popolo romano

un’ambasceria[281], nella quale è, dalla posteriore condotta del

medesimo, agevole presumere che essi abbiano elevato reclami contro le

persecuzioni del principe egizio.

Il senato, infatti, accettando le nuove proteste di amicizia, si

affrettò a spedire a sua volta una significativa lettera ai monarchi

orientali, e ad Evergete, nella quale, notificando la rinnovata

alleanza, aggiungeva di aver risoluto di scrivere ai re e ai popoli

per intimar loro di astenersi da ogni offesa ai propri alleati della

Giudea, di rispettarne anzi il territorio, di avversarne i nemici

e consegnare loro i colpevoli, eventualmente ospitati nelle proprie

regioni[282] (142-1)[283].

Per quanto generica ed impersonale fosse l’epistola, il vantarvisi

implicitamente il diritto d’ingerirsi nella politica egiziana rispetto

ai sudditi e ai più umili vicini era, da parte del governo di Roma, un

farsi pagare a prezzo non certo mercato la protezione testè elargita

all’usurpatore. Tuttavia, anche questa volta, per quanto a malincuore,

e il principe e la corte dovettero chinare pazientemente il capo e

tornare ad apparecchiarsi all’obbedienza così come il destino della

loro patria li sospingeva.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 64 / 118 题