L’ascesa al trono di Evergete IIº e l’aiuto di Roma.
Due anni dopo[274] egli chiudeva la sua vita amareggiata, e a lui
succedeva la moglie Cleopatra, la quale si associò al trono Tolomeo
VIIº Eupatore[275] (145). Ma, ad attraversarne i piani, resideva in
Alessandria almeno uno dei tre ambasciatori, L. Minucio Termo, spedito
al 154 dal senato per riporre Evergete sul trono di Cipro. Coerente
agli scopi ultimi, cui la politica romana avea tenuto d’occhio nel
favorire Evergete, nonchè allo spirito della sua trascorsa missione,
egli, che senza dubbio manteneva al tempo stesso segreti accordi
con Roma, lavorava con ogni mezzo l’opinione pubblica perchè questa
dichiarasse altamente di volere re d’Egitto il re della Cirenaica. E
le sue mene approdarono all’effetto. Evergete marciò con le sue truppe
da Cirene ad Alessandria, senza incontrare ombra di resistenza, e,
tolto di mezzo l’incomodo erede, sposava la regina vedova, assumendo
immacolata l’eredità del trono[276].
Di quali malanni tanta usurpazione sarebbe stata foriera all’Egitto
il tempo galantuomo l’avrebbe fra non guari dimostrato; ma quello che
ci meraviglia altamente si è la vasta e profonda ingerenza, che un
rappresentante del governo romano poteva adesso esercitare e sulla
corte e sull’opinione pubblica alessandrina. Termo era rimasto dal
154, nemico indisturbato, nel cuore di quello Egitto, ove egli, coi
suoi compagni, era venuto a rattizzare la guerra civile, senza che nè
Filometore, nè l’opinione pubblica avessero osato additargli la via del
confine, ed ora, arbitro quasi della situazione, si rendeva strumento
di uno dei più odiosi colpi di stato nella persona del nemico più vile
ed implacato del buono e valente Filometore. Gli è che la ribellione di
quest’ultimo contro la greve tutela romana era stata anch’essa timida
e parziale. I Lagidi sentivano d’avere contro un nemico invisibile e
ineluttabile, dinnanzi a cui le proprie arditezze li facevano gelare
di terrore, mentre Roma, decimato, in ben tre riprese, i possessi
dell’Egitto e tentato di attizzarvi la più tremenda delle guerre
civili, defraudava, vittoriosa, l’erede legittimo, per sostituirvi
quell’altro, che più e meglio avrebbe soddisfatto ai suoi interessi
laggiù. Non era il colmo, ma verso quella meta si marciava a gran
passi.