IX.

Nuova astensione del senato e ragioni del fatto. Nuove vicende estere

di Roma.

Tale cronologia ci spiega d’altro canto come Roma, per quelle stesse

ragioni, per cui si astenne dal partecipare alle vicende della guerra

civile, non potè fare a meno di astenersi del pari da qualsiasi

ingerenza o ratifica dell’accomodamento medesimo, con quella stessa

forzata remissività, con cui, in tutto quel non breve periodo di tempo,

essa preferì non ingerirsi efficacemente negli affari orientali.

Erano allora cominciati i preparativi per la spedizione delle navi

e degli armati, necessari alla terza guerra cartaginese, i cui

primi anni (149-7) non dovevano riescire molto lieti per le armi

romane[260]. Infierivano contemporaneamente in Spagna feroci ribellioni

dei Celtiberi e dei Lusitani (154-39), preparando direttamente e

indirettamente nuovi e più gravi turbamenti in quella penisola[261].

Al 149 era parso altresì prossimo il divampare di una quarta guerra

macedonica per opera di un falso pretendente, e, mentre essa sarebbe

terminata con una definitiva vittoria del console Q. Cecilio Metello,

la prima battaglia campale del 149 e gli scontri del 148 erano

riesciti molto più gravi che non quelli delle tre precedenti guerre

macedoniche[262]. A tante preoccupazioni, tutta la buona o cattiva

volontà dei Romani doveva cedere, e, come avevano consentito che il

loro protetto rimanesse di fatto isolato durante le vicende della

guerra, così ora concludevano coll’astenersi del pari dal mettere bocca

nei trattati ch’ebbero a ratificarne l’esito infelice. Questa fu la

fine della decenne guerra civile.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 57 / 118 题