Ragioni del fatto. Vicende estere di Roma dal 161 al 164.
Già al 161 s’era disegnata all’orizzonte la grave probabilità di un
terzo conflitto con Cartagine, che era stata appunto Roma a provocare.
Continuando la politica, iniziata dopo la guerra annibalica, di
contrapporre a Cartagine la Numidia, essa aveva allora risoluto in
favore di quest’ultima la lunga contesa fra i due stati circa il
possesso di Emporia sulla piccola Sirti, nè una seconda ambasceria
romana, comparsa al 157 per ripigliare in esame la vertenza, era
approdata a conclusione alcuna. Ma, a parte tale impreveduto accidente,
il palese rifiorire economico di Cartagine risuscitava nei due rami
dell’aristocrazia romana, gli agrari, i conservatori gretti alla
catoniana, ed i grossi speculatori, i cavalieri, che aspiravano a
raccoglierne l’eredità di ricchezze, il desiderio e l’urgenza della
distruzione dell’infelice metropoli. Contemporaneamente le romane
ostilità, palesi od occulte, avevano sospinto al governo cartaginese i
vecchi, odiati patriotti, i quali s’erano tosto accinti ad assoldare
un esercito contro la Numidia. Questa, dal canto suo, aveva cercato
di lavorare l’opinione del senato per indurlo a persuadersi che quei
preparativi erano in realtà diretti contro Roma, cosicchè, in questo
stesso anno, 154, ambasciatori romani, recatisi a Cartagine per imporvi
il disarmo, avevano corso pericolo della vita[252].
Non meno grave era quello, che contemporaneamente accadeva in Spagna.
Anche prima d’allora Roma era stata in armi contro i Celtiberi e i
Lusitani. Ma, nel 154, questi ultimi avevano invaso il territorio
romano, battuto i governatori, ed esteso le loro scorrerie fino a
Cartagena. Ciò, scrive il Mommsen, avea sollevato in Roma tale panico
da costringere il senato ad inviare sul luogo un console, «il che non
era accaduto dal 195 in poi, e, onde accelerare l’arrivo dei soccorsi,
si dispose che i nuovi consoli entrassero in carica due mesi e mezzo
prima del tempo legale»[253]. A tutto ciò aggiungi, nel 156-55, due
spedizioni, in parte infelici, contro i Dalmati, nello stesso 154,
una verso le Alpi Marittime contro alcune ribelli popolazioni liguri
di quella regione, e sarà palese come, in vista di tali frangenti, le
cose d’Egitto si dovevano abbandonare alle risorse della politica più
egoista ed ipocrita.