V.

Nuova discussione in senato. Il senato contro Filometore. Guerra civile

in Egitto. Evergete di nuovo a Roma (154).

Introdotti alla presenza del senato, gli ambasciatori cominciarono

a discutere vivacemente le loro ragioni. T. Torquato e Cn. Merula,

per motivi non completamente altruistici, difesero a spada tratta i

diritti di Evergete. Il senato allora decreta che gli ambasciatori

di Filometore, entro cinque giorni, abbandonino la capitale e cassa

l’alleanza stipulata. Era il colmo della prepotenza, dappoichè nei

trattati romano-egiziaci non si conteneva di certo, da parte della

corte di Alessandria, l’obbligo di ottemperare a tutti i decreti, che

al senato fosse piaciuto emettere sulle questioni interne dell’Egitto,

nè al governo romano il diritto di intimarne. Questo frattanto inviava

un’ambasceria a Tolomeo Evergete, allora residente in Cirene allo scopo

di notificargli le decisioni assunte sul proposito.

Gli ambasciatori di Filometore lasciarono tosto la città, ed i nuovi

spediti informarono minutamente Evergete di tutto quanto erano stati

incaricati, mentre questi, infiammato di novella speranza, si volgeva

alla conquista di Cipro[250].

La guerra, che ne seguì, fu per lui lunga e naturalmente disastrosa,

tanto più che il governo romano, desiderando che i due fratelli si

straziassero a vicenda non gli fu largo che di platonici sorrisi. Al

154 le ostilità continuavano ancora, e al senato, che non poco avea

contribuito a suscitarle, la sorte maturava quei frutti, di cui essa

era stata avara ad Antioco Epifane, allorchè, lasciando l’Egitto, aveva

ardito sperare che le milizie dei due fratelli si sarebbero dilacerate

in una guerra civile. In quell’anno stesso, Evergete tornava a Roma a

richiedere un nuovo, decisivo intervento.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 53 / 118 题