Gli ambasciatori romani alla corte di Filometore. Insurrezione della
Libia e della Cirenaica contro Evergete. La condotta dell’Egitto.
Ad Alessandria, intanto T. Torquato, uno degli ambasciatori recatisi
colà, aveva esposto a Filometore le ragioni della sua venuta, cercando
di persuaderlo a rilasciare Cipro al fratello e a rappaciarsi col
medesimo. Filometore, seguendo una politica, che per allora parve
inintelligibile, cercò a sua volta di tirare in lungo le trattative, in
parte mostrando di promettere ed in parte di ascoltare.
Da Api Evergete attendeva con grande ansietà i risultati
dell’ambasceria; ma, poichè i giorni passavano inutilmente, egli si
decise a spedire l’ambasciatore rimastogli, Gneo Merula. Al pari del
primo, anche costui fu trattenuto alla corte di Alessandria, cercando
Filometore, tra l’altro, di conciliarsene con ogni mezzo l’animo e la
testimonianza, il che gli sarebbe stato di grande utilità nel rapporto,
che della loro missione essi avrebbero fatto al senato.
Scorsi più di quaranta giorni, Evergete seppe che Girene ed altre città
gli si erano ribellate o si apparecchiavano a ribellarsi al governatore
lasciatovi nella sua assenza. Gli occulti motivi della politica di
Filometore si facevano palesi. Evergete, temendo di perdere anche
Cirene, vi si recò precipitosamente. Si trovava appena alla dimane di
una grave sconfitta subita dalle milizie insurrezionali, quando, poichè
ormai nessun motivo imponeva al Tolomeo d’Alessandria di trattenere gli
ambasciatori romani, giungeva ad Evergete Gneo Merula per informarlo
come nulla era stato possibile ottenere dal re d’Egitto, ma che questi
era ancora pronto ad attenersi ai patti originari[248].
Era la prima volta che l’Egitto osava tenere verso il senato romano
un contegno energico e dignitoso, e ne avea ben mille ragioni di
fronte ad uno stato, che, senza diritto alcuno, pretendeva ingerirsi
nei suoi affari interni col regolare la spartizione dell’eredità di
Tolomeo Epifane. Nè si trattava soltanto di ragioni legali, ma della
più alta opportunità politica. «Cipro non era semplicemente fornita di
un’importanza commerciale, sibbene di un più alto valore strategico.
Alessandro il grande l’avea definita la chiave dell’Egitto, affermando
così che dal possesso della medesima dipendeva la dominazione del
Mediterraneo. Ciò conosceva Filometore e ciò, tra l’altro, lo sospinse
ad opporsi con ogni fermezza alle pretese del senato in favore di suo
fratello»[249].
Non era però tale contegno capace di soddisfare Evergete, il quale,
udita la risposta di Merula, tornò a spedire a Roma due nuovi
ambasciatori, affinchè, insieme coll’emissario romano, ch’egli aveva
seco, attestassero l’iniquità del re d’Alessandria ed il disprezzo, in
cui questi teneva gli ordini del senato. Contemporaneamente Filometore
tornava del pari a spedire un’altra ambasceria, la quale pervenne a
Roma insieme con la precedente.