IV.

Gli ambasciatori romani alla corte di Filometore. Insurrezione della

Libia e della Cirenaica contro Evergete. La condotta dell’Egitto.

Ad Alessandria, intanto T. Torquato, uno degli ambasciatori recatisi

colà, aveva esposto a Filometore le ragioni della sua venuta, cercando

di persuaderlo a rilasciare Cipro al fratello e a rappaciarsi col

medesimo. Filometore, seguendo una politica, che per allora parve

inintelligibile, cercò a sua volta di tirare in lungo le trattative, in

parte mostrando di promettere ed in parte di ascoltare.

Da Api Evergete attendeva con grande ansietà i risultati

dell’ambasceria; ma, poichè i giorni passavano inutilmente, egli si

decise a spedire l’ambasciatore rimastogli, Gneo Merula. Al pari del

primo, anche costui fu trattenuto alla corte di Alessandria, cercando

Filometore, tra l’altro, di conciliarsene con ogni mezzo l’animo e la

testimonianza, il che gli sarebbe stato di grande utilità nel rapporto,

che della loro missione essi avrebbero fatto al senato.

Scorsi più di quaranta giorni, Evergete seppe che Girene ed altre città

gli si erano ribellate o si apparecchiavano a ribellarsi al governatore

lasciatovi nella sua assenza. Gli occulti motivi della politica di

Filometore si facevano palesi. Evergete, temendo di perdere anche

Cirene, vi si recò precipitosamente. Si trovava appena alla dimane di

una grave sconfitta subita dalle milizie insurrezionali, quando, poichè

ormai nessun motivo imponeva al Tolomeo d’Alessandria di trattenere gli

ambasciatori romani, giungeva ad Evergete Gneo Merula per informarlo

come nulla era stato possibile ottenere dal re d’Egitto, ma che questi

era ancora pronto ad attenersi ai patti originari[248].

Era la prima volta che l’Egitto osava tenere verso il senato romano

un contegno energico e dignitoso, e ne avea ben mille ragioni di

fronte ad uno stato, che, senza diritto alcuno, pretendeva ingerirsi

nei suoi affari interni col regolare la spartizione dell’eredità di

Tolomeo Epifane. Nè si trattava soltanto di ragioni legali, ma della

più alta opportunità politica. «Cipro non era semplicemente fornita di

un’importanza commerciale, sibbene di un più alto valore strategico.

Alessandro il grande l’avea definita la chiave dell’Egitto, affermando

così che dal possesso della medesima dipendeva la dominazione del

Mediterraneo. Ciò conosceva Filometore e ciò, tra l’altro, lo sospinse

ad opporsi con ogni fermezza alle pretese del senato in favore di suo

fratello»[249].

Non era però tale contegno capace di soddisfare Evergete, il quale,

udita la risposta di Merula, tornò a spedire a Roma due nuovi

ambasciatori, affinchè, insieme coll’emissario romano, ch’egli aveva

seco, attestassero l’iniquità del re d’Alessandria ed il disprezzo, in

cui questi teneva gli ordini del senato. Contemporaneamente Filometore

tornava del pari a spedire un’altra ambasceria, la quale pervenne a

Roma insieme con la precedente.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 52 / 118 题