L’ambasceria romana ed Evergete alla volta d’Egitto.
Sembra però che nè questi, nè gli ambasciatori, e forse neanco il
senato, abbiano sul serio creduto alla raccomandazione di non usare
delle armi, ma di procedere soltanto per vie diplomatiche. Il principe
infatti, pervenuto in Grecia in compagnia degli ambasciatori, si
affrettò ad arrolare soldati; indi, dopo una breve sosta nell’Asia
Minore, a Perea, navigò alla volta di Cipro. Qui soltanto gli
ambasciatori si risovvennero dell’ingiunzione senatoria, e, oppostisi
al trasporto delle milizie, cercarono altresì di persuaderlo a
rinunciare pel momento ad un approdo in Cipro. Essi promettevano
di recarsi direttamente da Filometore per patrocinare la di lui
causa e tornare quindi a ricondurlo dai confini della sua Cirenaica
alle spiagge di Cipro. Evergete, convinto, annuì e gli ambasciatori
ripartirono alla volta di Alessandria, lasciando presso il principe
uno dei loro, Gneo Merula. Insieme con questo Evergete si recò a
Creta, donde tornò di nuovo ad arrolare mercenari. Di là, passato in
Libia, ancorò nel porto di Api, in attesa del ritorno dell’ambasceria
romana[247].