II.

La querela di Evergete in senato. Decisioni senatorie.

Pochi giorni dopo Evergete si presentava direttamente al senato.

Questo si affrettò a chiedergli scusa per non avere inviato, come

era consuetudine, un questore per i dovuti ricevimenti, nè di averlo

ospitato come si conveniva a un principe alleato. E a tali mancanze

esso rimediò, offrendogli tosto una residenza degna della sua

condizione, pregandolo di mutare i miseri abiti che indossava e coi

quali Evergete mirava a toccare l’animo del senato, invitandolo a

domandare tosto un’udienza e colmandolo quotidianamente di doni per

mezzo dei questori[244]. Evergete chiese infatti un’udienza. Colà egli

espose le ragioni della sua venuta. Chiedeva che il senato annullasse

la divisione dell’impero egizio, avvenuta sotto la pressione di eventi

superiori, quali l’imminenza della duplice invasione siriaca, e che

quindi il senato gli assegnasse Cipro, giacchè, anche in tal guisa,

i dominii del fratello sarebbero rimasti di gran lunga più estesi dei

propri.

Alla seduta assisteva un emissario di Filometore, il quale, subito

dopo il discorso di Evergete, si levò per confutarne le ragioni.

Disse che questi, tutt’altro che sporgere nuove querele, avrebbe

potuto rammentare come egli dovesse la vita al fratello. L’accenno

era probabilmente riferito a quegli anni, in cui Antioco Epifane

aveva invaso l’Egitto in nome di Filometore, e questi, anzichè

punire Evergete della già avvenuta usurpazione, aveva diviso con

lui il potere, affidandogli il governo della Cirenaica. Le parole

dell’ambasciatore furono confermate dalla testimonianza di due

cittadini romani, i quali o avevano per caso assistito agli atti del

governo egiziano, cui s’era riferito l’ambasciatore del re, o avevano

frattanto, incaricati dal senato, attinto informazioni sui fatti

in discorso. Tale difesa e testimonianza resero l’opinione pubblica

avversa alle pretese di Evergete. Non così il senato, il quale capì

come dalla richiesta d’ingerenza negli affari interni d’Egitto, che

lo spingeva ad attizzare sempre più la discordia negli animi dei

due re, tutto era da guadagnare e nulla da perdere. Decretò quindi

la spedizione di un’ambasceria[245] con l’incarico: 1) di rimettere

pacificamente Evergete al governo di Cipro; 2) di dichiarare a

Filometore come tale occupazione fosse già stata riconosciuta dal

governo romano; 3) di conciliare i due fratelli. L’ambasceria partì

contemporaneamente ad Evergete[246].

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 50 / 118 题