Precedente ritirata di Antioco dall’Egitto. L’azione conciliatrice di
Roma (168).
In questo lungo intervallo, Antioco, sia per le difficoltà
dell’assedio[224], sia per alcuni torbidi avvenuti nel suo regno, era
stato costretto a tornare in Siria. Nella sua assenza i due fratelli
s’erano diviso fra loro il governo e avevano deciso di sostenere in
comune la guerra contro Antioco, che già tornava più decisamente a
minacciare l’Egitto[225] (168). A tal uopo essi, poichè nulla di buono
era omai da aspettarsi da Roma, mandarono ambasciatori in Grecia a
raccogliere aiuti ed alleanze. Una di codeste ambascerie fu inviata
agli Achei, e, mentre fra questi, riuniti a consiglio, prevaleva
l’opinione di esaudire i due re, pervenne un messaggio con lettere
di Q. Marcio Filippo esortante gli Achei a incaricarsi della pura
conciliazione fra l’Egitto e la Siria[226].
Invece di spedire aiuti, come era dovere di alleati e come l’Egitto
s’era dichiarato pronto a fare durante le tre ultime guerre sostenute
da Roma, o, almeno, ad intervenire direttamente colla forza della
propria autorità, il senato tornava ad accontentarsi della platonica
raccomandazione, trasmessa a dei terzi, di comporre la vertenza
egizio-siriaca. Gli è che Roma era troppo avvezza a non addossarsi
gratuitamente le brighe degli altri. Qualora avesse avuto le mani
libere per trarre da un qualsiasi intervento la conclusione della
conquista della Siria, essa non avrebbe indugiato, come non avea
indugiato nelle due guerre precedenti. Ma, ora che le sue legioni erano
impegnate con gli eserciti della Macedonia, mostrare viso arcigno ad
Antioco, sarebbe equivalso a procacciarsi due avversari ad un tempo.
Era perciò bene che questi fosse tenuto a bada e, solo dopo la ratifica
dei conti con la Macedonia, si sarebbe pensato al pareggio anche per la
Siria[227].