V.

L’Egitto conquistato da Antioco Epifane di Siria (171-0). Disperata

ambasceria al senato romano (170).

Poco dopo scoppiava la guerra fra le due potenze orientali. Negli

stessi anni 171-0 Filometore, battuto a Pelusio, cadeva prigioniero

nelle mani di Antioco, mentre tutte le principali città egizie

passavano l’una dopo l’altra nelle mani del vincitore. Sola,

Alessandria chiudeva le porte in faccia al nemico, ed acclamava re il

fratello di Filometore, Tolomeo Evergete IIº[220], mentre Antioco,

dichiarando adesso di combattere l’usurpatore, si apparecchiava ad

assediarla sino all’estremo.

La disperata condizione dei due re era tale da consentire qualsiasi

umiliazione, e la più dolorosa non poteva non essere l’invio di nuovi

ambasciatori al senato romano. In abito di lutto[221], con la barba

negletta, i capelli scomposti ed un ramo di ulivo in mano, essi si

presentarono all’udienza senatoria, ove appena entrati, si affrettarono

a prosternarsi dinnanzi alla maestà dei rappresentanti della capitale

d’Italia. Narrarono come Antioco, sotto pretesto di rimettere sul trono

il maggiore dei due fratelli, moveva guerra al più giovane, allora

chiuso in Alessandria, pregarono non si tardasse a soccorrerlo, al

qual’uopo bastava rammentare ad Antioco i benefizi ricevuti. Se si

tardasse, il re, fra breve, sarebbe venuto esule a Roma a costituire,

colla sua nuova condizione, una perenne accusa di alleanza tradita da

parte del popolo romano.

A tale preghiera, narra Livio, il senato commosso si dichiarò pronto

ad inviare un’ambasceria con a capo C. Popilio Lenate, perchè si

recasse, prima da Antioco e poi da Tolomeo, allo scopo di significar

loro che Roma non avrebbe tardato a radiarli dal novero dei propri

amici, qualora l’uno o l’altro avesse esitato a deporre le armi (168).

Conforme a tale solenne decisione, la votata ambasceria partiva tre

giorni dopo insieme coi legati alessandrini[222].

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 43 / 118 题