Preludi di una nuova guerra egizio-siriaca. Ambasciatori siri ed egizi
a Roma.
Il grande dramma, che, con la seconda guerra macedonica e la prima
siriaca, si era svolto negli ultimi anni del passato e nei primi del
corrente secolo, e del quale avevano fatto parte e Roma e l’Egitto,
si apparecchiava ad una rinnovazione. Fra il successo re di Siria,
Antioco Epifane, e l’Egitto tornava a risorgere l’antica contesa
della supremazia in Oriente, che adesso presentava, come occasione
immediata, il possesso di quelle province[214], che Antioco IIIº, aveva
assegnato come dote alla figlia Cleopatra. Pare che, non ostante tale
cessione, il possesso delle medesime sia rimasto alla Siria, e l’erario
alessandrino non abbia acquisito altro diritto se non quello di goderne
le rendite fino alla morte di Cleopatra[215].
Era quindi naturale che l’Egitto aspirasse alla riconquista dei
territori perduti, come il giovane re di Siria, approfittando delle
recriminazioni che gli si movevano, pensasse a realizzare l’antico
sogno dei Seleucidi, l’assoggettamento dell’Egitto.
Non è chiaro da quale dei due contendenti siano partite le
ostilità[216]. Certo si è che, appena le due corti previdero
l’inevitabile rottura, inviarono a Roma ambasciatori per giustificarsi.