III.

Preludi di una nuova guerra egizio-siriaca. Ambasciatori siri ed egizi

a Roma.

Il grande dramma, che, con la seconda guerra macedonica e la prima

siriaca, si era svolto negli ultimi anni del passato e nei primi del

corrente secolo, e del quale avevano fatto parte e Roma e l’Egitto,

si apparecchiava ad una rinnovazione. Fra il successo re di Siria,

Antioco Epifane, e l’Egitto tornava a risorgere l’antica contesa

della supremazia in Oriente, che adesso presentava, come occasione

immediata, il possesso di quelle province[214], che Antioco IIIº, aveva

assegnato come dote alla figlia Cleopatra. Pare che, non ostante tale

cessione, il possesso delle medesime sia rimasto alla Siria, e l’erario

alessandrino non abbia acquisito altro diritto se non quello di goderne

le rendite fino alla morte di Cleopatra[215].

Era quindi naturale che l’Egitto aspirasse alla riconquista dei

territori perduti, come il giovane re di Siria, approfittando delle

recriminazioni che gli si movevano, pensasse a realizzare l’antico

sogno dei Seleucidi, l’assoggettamento dell’Egitto.

Non è chiaro da quale dei due contendenti siano partite le

ostilità[216]. Certo si è che, appena le due corti previdero

l’inevitabile rottura, inviarono a Roma ambasciatori per giustificarsi.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 41 / 118 题