XVI.

Pace definitiva (189). Fine dei possedimenti egiziani asiatici.

Antioco si ritirava al di là del Tauro e del fiume Halis[201],

sgomberando quasi tutta l’Asia Minore[202], mentre le regioni della

medesima, nelle quali i Tolomei avevano vantato dei possedimenti,

venivano così distribuite: la Cilicia al di là del Tauro rimaneva

ad Antioco, le città Ionie, salvo quelle, come Mileto, già autonome

prima della battaglia di Magnesia, passavano ad Eumene re di Pergamo,

al quale veniva altresì a toccare la Caria a nord-est del Meandro e

la licia Telmesso con le sue dipendenze. La Caria a sud del Meandro

fino ai confini della Pisidia con le rimanenti città licie passava ai

Rodiani. Il territorio di Tolomeo Telmesso, un congiunto della casa

regnante in Egitto, fu lasciato al suo possessore[203]. La Pamfilia,

di cui s’era taciuto nel _senatusconsultum_, che avea fissato i

particolari della pace, più tardi, nel riordinamento dell’Asia Minore,

toccò, sebbene a torto, ad Eumene[204]. Così avvenne del Chersoneso

tracico, di Lisimachia, delle recenti conquiste di Antioco in quella

regione, e di Efeso in Ionia, mentre Milasa in Caria veniva dichiarata

autonoma[205].

Tolomeo Epifane rimaneva così a denti asciutti, senza avere un solo

istante goduto delle preoccupazioni del governo romano, ripagato della

stessa moneta, di cui forse era degna la sua condotta verso il re di

Siria. E nel breve giro di sette anni quei suoi amici d’oltre mare,

per cui egli non aveva risparmiato umiliazioni, gli avevano dato agio

di registrare sul passivo della propria politica estera la perdita

definitiva di tutti i possedimenti d’Europa e dell’Asia Minore.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 35 / 118 题