Nuove trattative di pace (190).
Alla disfatta terrestre delle Termopili seguiva, a un anno di distanza,
la non meno decisiva disfatta marittima di Mionneso (190), e Antioco,
smarrito, tornava a proporre nuove condizioni di pace.
Il suo ambasciatore fu ricevuto in una numerosissima assemblea
senatoria. Riferì da parte del re che oramai questi aveva abbandonato
tutte le città occupate in Europa, che era inoltre pronto a cedere
quelle di Eolia e Ionia, che ancora accoglievano i suoi presidii,
più le altre, che i Romani avessero voluto premiare per la loro
fedeltà[199].
Ma al senato questa volta non soddisfaceva più il dilemma di tre
anni innanzi. Tutt’altro che cedere ad Antioco pieni poteri sugli
affari d’Asia, qualora questi avesse desistito dall’immischiarsi
in quelli d’Europa, essi tornarono a pretendere che tutte le città
greche dell’Asia Minore fossero riconosciute autonome, il che poteva
aver luogo, solo nel caso che Antioco si fosse rassegnato a ritirarsi
dall’Asia Minore[200].
Le trattative di pace tornarono quindi ad abortire per essere
ripigliate dopo la prossima totale disfatta siriaca di Magnesia (189)
che decise stabilmente delle sorti dell’Asia Minore.