XV.

Nuove trattative di pace (190).

Alla disfatta terrestre delle Termopili seguiva, a un anno di distanza,

la non meno decisiva disfatta marittima di Mionneso (190), e Antioco,

smarrito, tornava a proporre nuove condizioni di pace.

Il suo ambasciatore fu ricevuto in una numerosissima assemblea

senatoria. Riferì da parte del re che oramai questi aveva abbandonato

tutte le città occupate in Europa, che era inoltre pronto a cedere

quelle di Eolia e Ionia, che ancora accoglievano i suoi presidii,

più le altre, che i Romani avessero voluto premiare per la loro

fedeltà[199].

Ma al senato questa volta non soddisfaceva più il dilemma di tre

anni innanzi. Tutt’altro che cedere ad Antioco pieni poteri sugli

affari d’Asia, qualora questi avesse desistito dall’immischiarsi

in quelli d’Europa, essi tornarono a pretendere che tutte le città

greche dell’Asia Minore fossero riconosciute autonome, il che poteva

aver luogo, solo nel caso che Antioco si fosse rassegnato a ritirarsi

dall’Asia Minore[200].

Le trattative di pace tornarono quindi ad abortire per essere

ripigliate dopo la prossima totale disfatta siriaca di Magnesia (189)

che decise stabilmente delle sorti dell’Asia Minore.

Le relazioni politiche di Roma con l'Egitto dalle origini al 50 a. C. · 第 34 / 118 题